domenica 30 giugno 2019

10 BUFALE LETTERARIE

Frasi celebri mai pronunciate, icone religiose mai nominate, errori di attribuzione, invenzioni o approssimazioni, fantasie sessuali, origini dimenticate e falsi; in una parola: bufale letterarie.
Alcune sono nate dall'ignoranza del lettori e dal semplice accontentarsi di una conoscenza approssimativa; altre continuano a sopravvivere grazie alla moderna consuetudine di fingersi esperti di tutto, senza che in realtà si conosca bene davvero nulla.
Abbiamo già parlato dei 10 finti lettori, ora diamo un sguardo a 10 bufale letterarie!





1) "ELEMENTARE, WATSON"
Le celeberrima frase di Sherlock Holmes è in realtà un falso letterario. Nell'idea comune il noto investigatore ripeterebbe questa sentenza fino allo sfinimento, ma in verità l'esatta espressione "Elementare, Watson" è totalmente assente dalla bibliografia del detective. In alcune traduzioni italiane, all'inizio del sesto capitolo de Il segno dei quattro (1890), l'espressione è stata utilizzata in modo arbitrario, dato che nell'originale è presente soltanto "Certamente, Watson". Nella stessa opera Conan Doyle fa pronunciare al suo indagatore la frase "E' elementare", già usata in Uno studio in rosso e ripresa successivamente nel racconto L'uomo deforme. Il tormentone ebbe inizio con uno dei primi adattamenti teatrali, realizzato da William Gillette in collaborazione con Sir Arthur, e si consolidò nel passaggio dalla scena al grande schermo.


2) IL FRUTTO PROIBITO DELLA BIBBIA
 Secondo una diffusissima opinione il "frutto proibito" presente nella Genesi sarebbe una rossa e succosa mela; niente di più errato. Nella Bibbia viene citato un generico "albero della conoscenza del bene e del male". L'identificazione del frutto con la mela è attribuibile ad un errore di traduzione risalente al Medioevo; il termine latino "malum" indicava sia la "mela" che il "male", ed ecco spiegata l'errata credenza diffusa soprattutto in Europa. Una carta influenza l'avrà avuta anche il precedente mito della "mela della discordia", pomo dato in premio da Paride ad Afrodite in cambio dell'amore di Elena; anche in questo caso abbiamo un legame tra umano e divino, senza dimenticare il ruolo nefasto di Elena, figura tentatrice al pari di Eva. L'idea della mela vista come "frutto del male" sarà ripreso anche dall'arte e dalla letteratura, come ad esempio nella favola dei fratelli Grimm Biancaneve e i sette nani.
Il frutto è stato anche identificato con il fico, l'uva ed il cedro.


3) LA POESIA LENTAMENTE MUORE
La poesia Lentamente muore viene spesso attribuita al grande poeta Pablo Neruda, premio Nobel nel 1971; in realtà è stata scritta dalla poetessa brasiliana Martha Medeiros nel 2000 e pubblicata sul quotidiano di Porto Alegre Zero Hora. Su internet l'errore è ampiamente diffuso, ma personalmente ho visto il testo della lirica affisso sulla bacheca di una facoltà universitaria di Lingue e Letterature straniere, anche qui attribuita a Neruda. Il 24 gennaio 2008 il senatore Mastella lesse la poesia durante il teso dibattito precedente al voto di fiducia sul governo Prodi II; anche in questo caso la poesia fu attribuita all'autore cileno.


4) LA TRISTEZZA DI LEOPARDI
Il pessimismo leopardiano è cosa nota, non solo agli studenti, ed il povero Giacomo è diventato ormai quasi un emblema dell'uomo triste. Certo, la sfiducia nella natura e nell'uomo, l'idea presente nello Zibaldone secondo la quale "tutto è male" ed il rifiuto di aderire a qualsiasi ideologia consolatoria confermano questa immagine desolata del poeta recanatese. Tuttavia, c'è anche un Leopardi umorista, satirico ed ironico, messo in secondo piano, se non proprio sconosciuto. Ci riferiamo alle Operette Morali, ad esempio, nelle quali vi è una certa amara ironia tesa a smascherare le ipocrisie dell'uomo moderno; alla Palinodia. Al marchese Gino Capponi, presa in giro della fiducia positivista ottocentesca, aspra satira anti-progressista, portata avanti attraverso una mirabile tecnica antifrastica; la stessa verve è riservata anche agli spiritualisti, denigrati nella satira I nuovi credenti. I Paralipomeni della Batracomiomachia vedono come protagonisti topi, rane e granchi, metafore deformi degli ingenui liberali, dei goffi borbonici e degli austriaci reazionari; le forze progressiste e conservatrici sono condannate entrambe, ridicolizzate per le proprie ideologie e per la vana battaglia politica, dato che alla fine il potere resta in mano sempre agli stessi.
Ricordiamo, infine, che ne I pensieri Leopardi scrisse "Grande tra gli uomini e di gran terrore è la potenza del riso: contro il quale nessuno nella sua coscienza trova se munito da ogni parte. Chi ha coraggio di ridere, è padrone del mondo, poco altrimenti di chi è preparato a morire". 

5) LA FOLLIA DI LUCREZIO
Trattasi di bufala d'annata. Secondo una tradizione iniziata da San Girolamo, Lucrezio sarebbe impazzito dopo aver bevuto un filtro d'amore e solo nei momenti di lucidità avrebbe scritto i suoi libri, per poi suicidarsi poco più che quarantenne. La maggior parte dei critici considera totalmente priva di valore questa tradizione, mentre altri, ancora oggi, sostengono che l'autore del De Rerum Natura soffrisse del cosiddetto disturbo bipolare, sebbene le prove a sostegno di tale teoria siano praticamente inesistenti.
Girolamo, probabilmente, ha tentato di consegnare alla storia un'idea distorta di Lucrezio, pensando si screditare in questo modo l'ateismo e l'epicureismo presenti nella sua opera; lo stesso valga per l'ipotesi del suicidio. I critici sopracitati, invece, si servono del presunto disturbo da cui sarebbe stato affetto Lucrezio per giustificare la differenza di vedute con Epicuro, dato che il primo sembra essere privo di ottimismo e più incline alla drammaticità, come testimonia il tragico finale del De rerum natura, sebbene l'opera venga diffusamente considerata incompiuta.

6) LA COSTOLA DI D'ANNUNZIO
La leggenda è nota (ed apprezzata) soprattutto in ambito scolastico: D'Annunzio si sarebbe fatto asportare due costole (o una, a seconda delle versione) per poter poi essere in grado di praticare dell'autoerotismo orale. L'origine della bufala è da ricercare nella vita gaudente e spensierata del poeta, famoso per le numerose e spericolate storie d'amore,spesso non limitate ad un'unica donna per volta. La storia della costola, tuttavia, non ha alcuna fonte, magari è stata fatta un po' di confusione, forse voluta,  con un incidente che costò diversi danni ossei al poeta. Si consideri anche la difficoltà e la pericolosità dell'intervento per la chirurgia dell'epoca; sarebbe stato assurdo sottoporvisi per un vizio.
Su D'Annunzio le dicerie sono tantissime, alcune riguardano la corpofagia, altre il sesso con animali, insomma, un miscela piuttosto contorta. Ripetiamo, sulla storia della costola non vi è alcuna fonte scritta, ma soltanto dicerie trasmesse per via orale (permetteteci la battuta).

7) L'EDONISMO ORAZIANO
Considerare Quinto Orazio Flacco un edonista, in virtù del suo noto motto "carpe diem", è un'affermazione sostanzialmente errata, o almeno richiederebbe alcune precisazioni. L'invito a cogliere l'attimo ha come base la consapevolezza della brevità della vita e della fugacità del piacere, per cui il motto non può essere considerato un invito a godere in modo esagerato e smodato, come invece spesso viene interpretato erroneamente. Riprendendo il pensiero epicureo, Orazio afferma che il saggio è colui che sarà in grado di affrontare ed accettare gli eventi con serenità, addolcendo la vita con piaceri semplici, con piccoli e continui momenti di felicità. Il saggio è colui che riesce a liberarsi dalle passioni eccessive ed a sfuggire agli eccessi, accettando la morte e la precarietà della vita. Vivere ogni giorno come se fosse l'ultimo, certo, ma con moderazione e semplicità, non in modo sfrenato e quasi autodistruttivo (qui semmai siamo al limite dell'estetismo d'annunziano).

8) LE ORIGINI DELLA FIABA CENERENTOLA
La favola di Cenerentola è conosciuta ormai in tutto il mondo, tuttavia la maggior parte delle persone ignora le antiche origini letterarie della storia.
Molti sono convinti che sia un'invenzione della Disney, come se tutto fosse nato con l'omonimo film del 1950.
Un buon numero di persone sa che nei primi decenni dell'800 i Fratelli Grimm pubblicarono tantissime favole, tra le quali proprio Cenerentola; in questa versione la scarpetta è d'oro, non di cristallo.
Un gruppetto più sparuto di appassionati è consapevole che i Grimm si ispirarono ad un racconto di Charles Perrault, scrittore francese attivo nella seconda metà del '600; nella sua versione, fonte principale delle Disney, la scarpetta è appunto di cristallo.
Pochi eletti sanno che l'autore francese si ispirò allo scrittore napoletano Giambattista Basile, autore della raccolta Lo cunto de li cunti (1634-36); l'opera contiene cinquanta splendide favole narrate da dieci donne diverse, tra cui spicca La gatta Cenerentola, fiaba decisamente più realistica e cruda rispetto alle versioni sopracitate (la giovane arriva addirittura ad assassinare la matrigna).
Qui si fermano le fonti letterarie certe, ma la tradizione è indubbiamente più antica del periodo Barocco. Alcuni studiosi hanno trovato dei precedenti nella cultura cinese, spiegando così l'ammirazione per il piccolo piede della ragazza (in Cina è ancora una caratteristica "nobile") e la sicurezza del principe che crede ci sia una donna soltanto capace di poter indossare la scarpina, dato che in questa versione verrebbe sottolineato il fatto che la ragazza abbia i piedi più piccoli del regno.
Altri filologi fanno risalire l'origine della storia alla tradizione egizia, rimandando alle vicende della schiava Rodopi. Questa fiaba viene citata anche da Erodoto e Strabone, ed in effetti ha tantissimi punti in comune con Cenerentola. La leggenda vuole che Esopo abbia udito la storia dalla stessa schiava, dando così origine al mito.

9) I DIARI DI MUSSOLINI
Da circa trent'anni girano per il mondo dei presunti Diari di Benito Mussolini, considerati ormai falsi dalla stragrande maggioranza degli studiosi.
Nel 1980 il Times di Londra li rifiutò dopo un'attenta analisi; all'inizio degli anni '90 furono giudicati falsi dalla casa d'aste Sotheby's e dall'editore Carlo Feltrinelli, per essere poi bocciati dalla critica. Nel 2007 un'approfondita indagine filologica e storica dell'Espresso ne sancì il definitivo status di "falso". In quello stesso anno Marcello Dell'Utri aveva affermato di aver ricevuto i Diari dai figli di un partigiano, sottolineandone l'autenticità. Nel 2010 l'allora premier Silvio Berlusconi, amico del Dell'Utri, citò addirittura una frase dei falsi Diari durante un vertice dell'Ocse.
Nonostante i numerosi pareri negativi la Bompiani pubblicò i 30 Diari con l'astuto titolo "I diari di Mussolini (veri o presunti)" e nel 2011 il quotidiano Libero li distribuì gratuitamente. Nello stesso anno lo storico Mimmo Franzinelli pubblicò lo studio Autopsia di un falso: i "Diari" di Mussolini e la manipolazione della storia.

10) L'AUTOBIOGRAFIA DI NIETZSCHE 
Nel 1951 venne pubblicato un libro sconvolgente, dal titolo Mia sorella ed io. Secondo gli editori si trattava di uno scritto autobiografico redatto da Nietzsche verso il 1890, mentre il filosofo era rinchiuso nel manicomio di Turingia. L'opera, se vera, sarebbe una confessione diretta del rapporto incestuoso intrattenuto con la sorella; lo stile è affine a quello di Nietzsche, ed alcuni particolari privati fanno si che ancora oggi alcuni critici ritengano il libro originale.
La maggioranza degli studiosi, tuttavia, lo considerano senza alcun dubbio un apocrifo, in virtù di varie prove:  nell'introduzione dell'opera si fa il nome del traduttore inglese, tuttavia la figlia di costui ha sempre negato il coinvolgimento del padre; la casa editrice che pubblicò l'opera era stata già condannata per falsi e distribuzione illegale di opere protette dal diritto d'autore; il libro fa riferimento ad avvenimenti posteriori al '90; lo stile appare decisamente troppo "moderno" e scandalistico; le conoscenza filosofiche dell'autore appaiono troppo approssimative.


giovedì 9 maggio 2019

DIECI SCULTURE DA RECORD

Statua delle Libertà
- La Statua delle Libertà è la costruzione scultorea più pesante al mondo, grazie alle su 24633 tonnellate divise tra rame, acciaio e cemento. Dalla base alla fiaccola la distanza è di 93 metri, ed all'interno sono presenti 354 gradini che conducono fino alla testa. Le dita sono lunghe più di due metri e il naso un metro e mezzo.
L'opera fu donata dalla Francia agli Usa nel 1885 per suggellare il rapporto di amicizia in nome della libertà.


- Il Buddha Zhōngyuán è la statua più alta del mondo, con un'altezza di 128 metri, senza contare gli ulteriori 30 metri dell'edificio su cui è posta. La sua costruzione durò ben sette anni, ma ce ne vollero altri undici per le rifiniture e per risolvere diversi problemi di stabilità, per cui solo nel 2003 i lavori sono stati finalmente conclusi. Insieme al tempio su cui è situata la costruzione è costata circa 55 milioni di dollari. 
L'uomo che cammina di Giacometti
L'uomo che cammina di Giacometti è la scultura più costosa al mondo. Realizzata dallo scultore svizzero nel 1961, l'opera è stata acquistata da un anonimo collezionista per una cifra che si aggira intorno ai 65 milioni di sterline.

- La scultura di pietra più grande al mondo è il complesso detto "Stonewall", realizzato sulla parete dello Stone Mountain, Atlanta, Georgia, e composto dai ritratti giganti di Jefferson Davies, dei generali Robert Lee e Thomas Jackson. Il suo autore, Roy Faulkner, vi lavorò per circa nove anni.

Armand Fernandez, noto autore di opere realizzate ammucchiando oggetti l'uno sull'altro. Il Long-term Parking - La scultura contenente il maggior numero di auto è stata realizzata da Armand Fernandez, noto autore di opere realizzate ammucchiando oggetti l'uno sull'altro. Il Long-term Parking è composto da 60 auto incastonate in 1600 tonnellate di cemento per un'altezza complessiva di 23 metri.

- La più grande scultura di sabbia di tutti i tempi fu realizzata nel maggio del 1991, da circa 10000 volontari, a Myrtle Beach, nella Carolina del Sud. L'opera fu chiamata The GTE Directories Ultimate Sand Castle, ed era lunga 26277 metri.

-La scultura floreale più grande è stata realizzata  a Giacarta, in Indonesia, nel 1999 dall'agenzia pubblicitaria Ammirati Puris Lintas per  la casa farmaceutica Bayer: 1914 persone hanno riprodotto una composizione a forma di confezione d'Aspirina, utilizzando 75000 crisantemi bianchi, 1200000 stelle alpine e 715000 sacchetti di foglia di Pangus.

- Nella primavera del 1999 fu completata la statua di Gandhi dell'altezza di quasi due metri e mezzo, ad opera di A. N. Khairnar, dopo quasi un anno di lavoro. La particolarità di quest'opera, pesante 20 chilogrammi, sta nel materiale: cotone idrofilo chirurgico pregno di sostanze solidificanti.

he Qizna Institute of Chocolate & Pastry" per festeggiare i trent'anni di attività. L'opera ha la forma di un gigantesco tempio Maya- La scultura di cioccolato più grande al mondo è stata realizzata dal The Qizna Institute of Chocolate & Pastry" per festeggiare i trent'anni di attività. L'opera ha la forma di un gigantesco tempio Maya (18000 libre)  e sono state necessarie 800 ore di lavoro. E' stato scelto di omaggiare la cultura precolombiana
perché essa ha avuto un ruolo decisivo nella storia del cioccolato, grazie alla pratica della coltivazione degli alberi di cacao.
scultura più piccola del mondo è stata realizzata da Williard Wigan
- La scultura più piccola del mondo è stata realizzata da Williard Wigan, noto proprio per le sue micro-sculture. L'opera a forma di moto è stata realizzata su di un pelo utilizzando un microscopico frammento di diamante e sono state necessarie cinque settimane di lavoro certosino.

giovedì 11 aprile 2019

J. R. R. TOLKIEN, Il signore degli anelli. La Compagnia dell'Anello, Incipit & Explicit


INCIPIT
Il signore degli anelli. La Compagnia dell'Anello
Quando il signor Bilbo Baggins di Casa Baggins annunziò che avrebbe presto festeggiato il suo centoundicesimo compleanno con una festa sontuosissima, tutta Hobbiville si mise in agitazione. Bilbo era estremamente ricco e bizzarro e, da quando sessant’annni prima era sparito di colpo, per ritornare poi inaspettatamente, rappresentava la meraviglia della Contea. Le ricchezze portate dal viaggio erano diventate leggendarie, ed il popolo credeva, benché ormai i vecchi lo neghino, che la collina di Casa Baggins fosse piena di grotte rigurgitanti di tesori. E, come se ciò non bastasse, ad attirare l’attenzione di tutti contribuiva la sua inesauribile, sorprendente vitalità. Il tempo passava lasciando poche tracce sul signor Baggins: a novant’anni era tale e quale era stato a cinquanta; a novantanove incominciarono a dire che si manteneva bene: sarebbe stato più esatto dire che era immutato. Vi erano quelli che scuotevano la testa, borbottando che aveva avuto troppo dalla vita: non sembrava giusto che qualcuno possedesse (palesemente) l’eterna giovinezza ed allo stesso tempo (per fama) ricchezze inestimabili.
« Sono cose che dovremo scontare », dicevano; « non è secondo natura, e ci porterà dei guai! 


EXPLICIT


«Così hai rovinato tutto il mio bel piano!», disse Frodo. «E'
inutile cercare di sfuggirti. Ma ne sono felice, Sam. Non sai quanto.
Andiamo! E' chiaro che il destino vuole che viaggiamo insieme! Noi
partiremo, e possano gli altri trovare una via verso la salvezza!
Grampasso si occuperà di loro. Penso che non li vedremo mai più».
 «Chissà, signor Frodo, può darsi di sì. Tutto è possibile», disse
Sam.
frodo e sam E così Frodo e Sam partirono insieme per l'ultima tappa della
Missione. Frodo si allontanò remando dalla riva, e il Fiume li condusse
via rapidamente lungo il braccio occidentale, oltre le minacciose
rupi di Tol Brandir. Il ruggito delle grandi cascate si fece più vicino.
Malgrado tutto l'aiuto che Sam potè dare, fu un compito arduo
attraversare la corrente all'estremità sud dell'isola, e dirigere la barca
verso la riva orientale.
 Infine toccarono nuovamente terra sulle pendici meridionali di
Amon Lhaw. Trovarono una sponda che s'immergeva dolcemente
nelle acque; tirarono in secco la barca, e la nascosero come poterono
dietro un grosso macigno. Dopo essersi caricati sulle spalle i bagagli,
si misero in marcia, alla ricerca di un sentiero che valicasse i grigi


colli dell'Emyn Muil e li conducesse, infine, giù nella Terra d'Ombra.

[J. R. R. TOLKIEN, Il signore degli anelli. La Compagnia dell'Anello, 1954]

martedì 12 marzo 2019

ITALO CALVINO, Le città invisibili, Incipit & Explicit

INCIPIT

calvinoNon è detto che Kublai Kan creda a tutto quel che dice Marco Polo quando gli descrive le città visitate nelle sue ambascerie, ma certo l'imperatore dei tartari continua ad ascoltare il giovane veneziano con più curiosità e attenzione che ogni altro suo messo e esploratore. Nella vita degli imperatori c'è un momento, che segue all'orgoglio per l'ampiezza sterminata dei territori che abbiamo conquistato, alla malinconia e al sollievo di sapere ce presto rinunceremo a conoscerli e a comprenderli; un senso come di vuoto che ci prende una sera con l'odore degli elefanti dopo la pioggia e della cenere di sandalo che si raffredda nei bracieri; una vertigine che fa tremare i fiumi e le montagne istoriati sulla fulva groppa dei planisferi, arrotola uno sull'altro i dispacci che ci annunciano il franare degli ultimi eserciti nemici di sconfitta in sconfitta, e scrosta la ceralacca dei sigilli di re mai sentiti nominare che implorano la protezione delle nostre armate avanzati in cambio di tributi annuali in metalli preziosi, pelli conciate e gusci di testuggine: è il momento disperato in cui si scopre che quest'impero che ci era sembrato la somma di tutte le meraviglie è uno sfacelo senza fine né forma, che la sua corruzione è troppo incancrenita perché il nostro scettro possa mettervi riparo, che il trionfo sui sovrani avversari ci ha fatto eredi della loro lunga rovina. Solo nei resoconti di Marco Polo, Kublai Kan riusciva a discernere, attraverso le muraglie e le torri destinate a crollare, la filigrana d'un disegno così sottile da sfuggire al morso delle termiti.

EXPLICIT

città invisibiliL'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio. 

(Italo Calvino, Le città invisibili, 1972)

mercoledì 13 febbraio 2019

LO SCRITTORE PIÙ PROLIFICO AL MONDO


Josè Carlos Ryoki (22 luglio 1946) è lo scrittore più prolifico in assoluto. Autore brasiliano, dal 1 giugno 1986 ad oggi ha pubblicato 1075 libri, con il proprio nome oppure servendosi di pseudonimi. In particolare in soli dieci anni, tra il 1986 ed il 1996, ha pubblicato ben 1058 opere, tra racconti di fantascienza, libri western, storie d'amore, opere sulla guerra e thriller.

Nel 1986 ha abbandonato la carriera di medico specialista in chirurgia toracica e si è dedicato completamente alla scrittura, facendo fortuna soprattutto con i libri tascabili, e nel 1993 è entrato nel Guinnes dei primati grazie a questo suo incredibile record. Intorno alle mille pubblicazioni Josè ha deciso di abbandonare i romanzi tascabili per concentrarsi su opere più lunghe e meditate.

Nel 1996 il giornalista del Wall Street Journal, Matt Moffett, ha sfidato Ryoki a scrivere un libro nel tempo più breve possibile; l'autore è riuscito a realizzarne uno in una sola notte, più precisamente tra le 23:30 e le 4 di mattina.

SITO 





mercoledì 16 gennaio 2019

LE FOTO CHE HANNO FATTO LA STORIA

L'arte della fotografia ha raggiunto una diffusione enorme. Con l'istallazione di microcamere sui cellulari la platea di aspiranti fotografi è aumentata a dismisura, sebbene tutto ciò non abbia comportato affatto un incremento nella qualità dei risultati. Oggi, forse, è fin troppo facile riuscire a produrre immagini di buon livello; grazie al perfezionamento delle apparecchiature tutti noi possiamo sentirci dei piccoli Helmut Newton, e, probabilmente, il problema è che molti si sentono davvero tali.
In questo profluvio di artisti ed immagini, come distinguere una buona foto da una grande foto? Ed ancora, come nascono le foto "storiche", tali da diventare emblemi di un determinato periodo o addirittura capaci di segnare ed influenzare la storia?
Naturalmente una foto epocale non è considerata tale soltanto per la tecnica dell'esecuzione. C'è bisogno di un soggetto parimenti storico o significativo, ed è necessario che lo scatto sia stato realizzato in modo quasi improvviso, catturando ciò che è sfuggito a tutti gli altri. Se la foto è stata scattata dopo un'accurata preparazione del soggetto, invece, perché essa diventi storica bisogna che sintetizzi un determinato ideale, una problematica, un'inquietudine di quel determinato periodo, diventando così un'icona.





Joseph Nièpce, Vista dalla finestra a Le gras

Joseph Nièpce, Vista dalla finestra a Le gras, 1826.
Considerata la prima fotografia della storia, trattasi precisamente di una eliografia, fu ottenuta dall'autore con una esposizione di circa otto ore di un foglio di stagno ricoperto dal bitume.










 Alfred Eisenstaedt, Il bacio, 14 agosto 1945.


 Alfred Eisenstaedt, Il bacio, 14 agosto 1945.

Appena giunta la notizia della resa giapponese, il giovane George Friedman andò subito a festeggiare la fine della guerra con la sua fidanzata. No, non quella della foto. Il marinaio, infatti, alticcio per i troppi brindisi gioiosi, accalappiò una sconosciuta assistente dentista che passava di lì per caso. Eisenstaedt fu rapidissimo nel cogliere il momento con la sua Leica, realizzando uno scatto che in seguito diverrà noto finendo sulla copertina di Life e divenendo il simbolo dell'amore che sconfigge ogni guerra.
p.s. La fidanzata di George si può scorgere dietro, sulla sinistra. Il suo sorriso non è certo un segno d gelosia, ed infatti successivamente è convolata a nozze con l'audace marinaio.






Jeff Widener, Rivoltoso sconosciuto, 5 giugno 1989.
Credits: Jeff Widner
Jeff Widener, Rivoltoso sconosciuto, 5 giugno 1989.

Alla fine degli anni '80 la crisi dei regimi comunisti ebbe una portata mondiale. La scomparsa dell'Urss fu un evento rapido e tutto sommato privo di spargimenti di sangue. In Cina, invece, la rivolta della primavera dell'89 fu repressa duramente. Piazza Tienanmen fu completamente militarizzata, ma nonostante ciò un giovane decise di sfidare una colonna di carri armati. Impedì il loro transito e si arrampicò su uno di essi per parlare con il conducente. La sorte del giovane cinese è avvolta nel mistero; secondo diverse fonti fu giustiziato pochi giorni dopo, per altri ricevette una lunga condanna alla prigionia. L'immagine fu pubblica sul New York Times il giorno successivo, diventando il simbolo dell'opposizione ad ogni forma di dittatura e repressione.




Telescopio Hubble, I pilastri della creazione, 1 aprile 1995.
Credits: Nasa

Telescopio Hubble, I pilastri della creazione, 1 aprile 1995.

Nella costellazione Coda del Serpente è presente un ammasso di stelle e gas ionizzato noto come Nebulosa Aquila. Ai confini della nebulosa ci sono degli ammassi di poveri modellati dai gas in modo da assumere forme a pilastri. Le parti dense e scure di questi splendidi ammassi longilinei sarebbero in realtà delle protostelle, ecco spiegato il nome della foto scattata non da un essere umano, bensì da un telescopio diventato famosissimo nel corso degli anni '90. Certo le foto accumulate da Hubble sono tantissime e non tutte così affascinanti, ma lo spessore evocativo di questa è notevole.






Charles Ebbets (forse), Lunchtime atop a Skyscraper, 20 settembre 1932.
Credits: © Bettmann/CORBIS
Charles Ebbets (forse), Lunchtime atop a Skyscraper, 20 settembre 1932.

In piena crisi economica la città di New York tentava di rialzarsi soprattutto grazie all'edilizia ed al contributo dei suoi miliardari. La progettazione del Rockfeller Center era iniziata prima della crisi del '29, tuttavia, dopo quel terribile anno, assunse un significato diverso, quasi di lotta dell'uomo contro la recessione (seppure non è che i grandi magnati come Rockfeller si possano considerare immuni da colpe riguardo la crisi, anzi). Lo scatto probabilmente fu organizzato da un team di fotografi proprio per pubblicizzare la prossima apertura del Center. Nel corso degli anni alcuni degli operai hanno trovato un nome, in gran parte si tratta di irlandesi o comunque di immigrati europei, lavoratori così dediti da non avere paura dell'incredibile altezza da cui avevano deciso di fare la pausa pranzo. Secondo me, più che simbolo del lavoro duro, la foto potrebbe diventare emblema della precarietà e del lavoro poco tutelato.



Anonimo, Presa di Berlino, 2 maggio 1945.
Anonimo, Presa di Berlino, 2 maggio 1945.

Il 30 aprile del 1945 Hitler si suicidò in un bunker sotterraneo, consapevole che era giunta la fine del suo folle sogno di dominio. L'Armata rossa entrò due giorni dopo nelle capitale tedesca, ormai quasi distrutta dai bombardamenti. La foto non è solo il simbolo della fine di una guerra lunga e devastante (come si può intuire dagli edifici distrutti), ma anche della futura lotta tra mondo capitalista e comunista, intenti a piantare la bandiera del loro dominio sull'Europa e su una paese che resterà diviso per decenni.





Will Counts, Elizabeth Eckford, 4 settembre 1957.
Credits: © Bettmann/CORBIS
Will Counts, Elizabeth Eckford, 4 settembre 1957.
Nel 1954 la Corte costituzionale americana aveva sancito l'incostituzionalità delle scuole separate tra bianchi e neri e di tutte le leggi di segregazione. Una scuola di Little Rock decise immediatamente di adeguarsi alla sentenza, anche se ci vollero due anni per farla applicare. All'inizio dell'anno scolastico del 1957 la quindicenne Elizabeth fa il suo ingresso nell'istituto, scortata dall'esercito e accompagnata dalle urla di una sua coetanea bianca. Quarant'anni dopo le due donne si incontreranno di nuovo per sancire la pace razziale per cui gli Usa hanno a lungo lottato e lottano ancora oggi, nonostante la doppia elezione di Obama.



Bill Biggart, Ultima foto, 11 settembre 2001.
Credits: Bill Biggart
Bill Biggart, Ultima foto, 11 settembre 2001.

In un giorno che ha cambiato il corso della storia contemporanea l'esempio di alcuni uomini rimarrà per sempre indelebile. Il coraggio dei pompieri, ad esempio, dediti al loro lavoro anche se consapevoli dei rischi; la dedizione dei giornalisti, decisi a riprendere tutto per poter documentare questo evento epocale. Bill morirà due minuti dopo, travolto dai detriti della seconda torre; quello spirito di inchiesta e quella volontà di conoscenza forse si è spento negli anni successivi all'evento, ancora oggi attorniato da dubbi. Resta il coraggio dell'uomo e questo documento di cupa distruzione.




Huynnh Cong Ut, Vietnam napalm girl, 8 giugno 1972.
Credits: Nick Ut 
Huynnh Cong Ut, Vietnam napalm girl, 8 giugno 1972.
La bambina che corre è la povera Kim, nuda a causa dei vestiti bruciati dal napalm, vittima dei  bombardamenti sudvietnamiti che erroneamente compirono le proprie truppe ed i propri civili. La piccola sopravviverà alle ustioni e successivamente fuggirà dal Vietnam. Oggi risiede in Canada e ha fondato una associazione per la tutela dei bambini vittime della guerra.






Joe Rosenthal, La bandiera di Iwo Jima, 23 febbraio 1945.
credits:AP Photo/Joe Rosenthal

Joe RosenthalLa bandiera di Iwo Jima, 23 febbraio 1945.

La bandiera fu issata più volte e si sospetta che la foto non sia stata affatto uno scatto "improvviso". La durissima battaglia di Iwo Jima segnò lo scontro nel Pacifico portandosi dietro un numero enorme di morti, feriti e prigionieri.










Steve McCurry, The Afghan girl, 1984.
credits:Steve McCurry

Steve McCurry, The Afghan girl, 1984.

Sharbat Gula fu fotografata in un campo rifugiati a Peshawar, in Pakistan. I suoi occhi profondi, lo sguardo intimorito e penetrante divennero il simbolo della condizione dei rifugiati di ogni dove. Pubblicata sulla copertina del National Geographic, ci vollero 17 anni per dar un nome alla donna. 














Arthur Sasse, La lingua di Albert Einstein, 14 marzo 1951.
credits:Arthur Sasse

Arthur Sasse, La lingua di Albert Einstein, 14 marzo 1951.

In occasione del settantaduesimo compleanno del noto fisico si tenne un banchetto a cui accorsero numerosi fotografi. Appena videro passare il festeggiato gli chiesero a gran voce un sorriso, ma lui stupì tutti con questa linguaccia divenuta famosissima, emblema di un genio tutt'altro che freddo.













Alberto Diaz Gutierrez, Guerrillero Heroico, 5 marzo 1960.
Alberto Diaz Gutierrez, Guerrillero Heroico, 5 marzo 1960.

Il 4 marzo un carico di munizioni provenienti dal Belgio era saltato improvvisamente al porto de l'Avana e Castro non esitò a dare la colpa alla Cia. Il giorno dopo si tenne una cerimonia per le 100 vittime ed il ministro Che Guevara non poteva di certo mancare all'evento. L'immagine fu ottenuta tagliando una foto che ritraeva il comandante intento a chiudersi la zip; Diaz comprese che il volto isolato del Che avrebbe avuto un fascino più ampio. Per anni, tuttavia, l'istantanea rimase praticamente ignota, fin quando l'editore Giangiacomo Feltrinelli, durante un viaggio a Cuba, incontrò Gutierrez ed ottenne la foto senza pagare nulla.









Le immagini storiche sono tantissime, ed è impossibile raccontarle tutte in un unico post. Ecco alcuni siti in cui è possibile trovarne tante altre.

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giovedì 20 dicembre 2018

PHILADELPHIA


La struggente musica di Bruce Springsteen accompagna scene di vita quotidiana, tra svaghi passeggeri e povertà, consumismo e vagabondaggio, perfetta sintesi di un mondo occidentale in crisi. Le note risuonano come una ouverture vera e propria, anticipando l’andamento della pellicola, preannunciandone la drammaticità. 

Il film Philadelphia (Jonathan Demme)  inizia alla grande e proseguirà in crescendo.  
I due protagonisti della storia: l’avvocato Andy Beckett/ Tom Hanks ( magistrale interpretazione che gli valse il primo Oscar) rappresenta una importante società costruttrice nella causa contro Joe Miller/ Denzel Washington, avvocato dei poveri cittadini danneggiati dalle suddetta ditta. I due sembrano molto diversi. Andy ha successo, soldi, potere, mentre Joe raccatta clienti per strada o al pronto soccorso. Andy è all'apice della carriera ed infatti gli è stata affidata una causa importante da parte dei membri anziani del prestigioso studio per cui lavora.
Tutto cambia improvvisamente con l'implacabile verdetto: Andy è malato, sta sempre peggio, ha l’AIDS. Uno dei suoi "capi" intuisce qualcosa e scatta la trappola. Vengono fatti sparire alcuni documenti decisivi per l'importantissima causa, riappaiono giusto in tempo, ma il rampante avvocato viene accusato dell’incidente e quindi immediatamente licenziato.
Andy decide allora di affidarsi proprio a Joe, di certo non il buon samaritano: è tirchio anche nelle spese per la festa della sua paternità; allontana la mano del malato Andy appena viene a conoscenza di cosa lo affligge; palesa atteggiamenti omofobi a più riprese. Per il momento Joe non accetta la causa dell’ex nemico, ma lentamente qualcosa inizierà a cambiare in lui. 
Lo Spannung avviene per caso, in biblioteca: Joe scorge l’atteggiamento ipocrita dei “sani” nei confronti del “malato” affetto dal “cancro dei Gay”, termine con cui era chiamato l’AIDS nei primi anni. Impressionato dalla forza di volontà del giovane e pentito del comportamento tenuto durante il primo incontro, decide ora di accettare il caso.
Andy è sostenuto anche dal compagno (un ottimo Banderas) e dalla famiglia, classicamente americana, ma aperta alle nuove unioni e ancora salda nonostante tutto ciò che sta accadendo.
Tom Hanks  Denzel Washington  Philadelphia
Tom Hanks,  Denzel Washington

Il processo è molto combattuto, i testimoni si susseguono in un vortice continuo e gli avvocati danno il massimo. Memorabile la scena in cui Joe appella un testimone con epiteti volgari ed omofobi, giustificando poi questa scelta con la volontà di non  nascondere nulla riguardo a ciò che la gente comune pensa: in fondo “questa è una causa sulla omosessualità”. 
Durante una pausa processuale Andy organizza una festa, stizzito dal comportamento di chi gli sta intorno. Sembra, infatti, che tutti vogliano indurlo a pensare già da morto, ma lui non si sente ancora pronto: la festa gay vede coinvolto un imbarazzato Joe che al termine della serata sostiene sia il caso di parlare del processo. Andy però non è affatto concentrato, non vuole pensare al domani, ma cerca di vivere a pieno questo momento di libertà...alza il volume della musica, si espande nell’aria la splendida voce di Maria Callas mentre canta la “Mamma morta”, un’aria di Umberto Giordano. Le parole danno vita ai pensieri di Andy: “Così fui sola, intorno il nulla”,”Porto sventura a chi mi vuol bene”, ma da questa crisi ecco rispuntare la primavera: “Fu in quel dolore che a me venne l’amor!”, “Vivi ancora, io sono la vita!”.
 Un magnifico connubio tra musica, poesia, cinema, una maestosa rivendicazione della vita su tutto, dell’amore sulla malattia.
Riprende il processo ed Andy sta sempre più male: un testimone della difesa lo accusa apertamente di vivere contro natura, raccontando con orgoglio episodi autobiografici di violenza contro i gay e  sfidando Joe a trovare nella Bibbia passi a favore degli omosessuali. All’improvviso Andy si accascia in aula, ormai vicino alla morte. 
Tom Hanks Denzel Washington Philadelphia

Il finale esula dai classici film di genere giudiziario: senza pathos viene presentata la condanna nei confronti degli ex datori di lavoro, verdetto non unanime, ma ottenuto con l’appoggio di uno dei giurati più conservatori, colui che aveva riso complice ai racconti sprezzanti dell’ultimo test. Conservatore, ma intelligente: segue le indicazioni di Joe, il quale aveva pregato i giurati di lasciare fuori dall’aula le proprie considerazioni sulle scelte sessuali (lui stesso, appunto, si dichiarava omofobo) per dare spazio alla legge.
La vittoria sembra rinfrancare Andy: vede riconosciuti i suoi diritti, la sua professionalità, ed ha finalmente realizzato il suo sogno, ossia il desiderio di entrare a far parte, almeno per un momento, della Giustizia. Afferma di essere pronto per morire e ciò avverrà la stessa notte della sentenza; i familiari e Joe portano avanti la serenità degli ultimi moneti di vita di Andy, senza lasciarsi andare alla desolazione durante il suo funerale. Lo schermo di una TV in salotto rimanda immagini della giovinezza del defunto: gioia e innocenza persistono adesso nel ricordo dei parenti, la vita si rinnova nella memoria.


Il film è eccezionale sia perché fu il primo ad occuparsi di omosessualità e Aids in modo così diretto (in modo forse mai eguagliato fino ad oggi, eppure risale al 1993), sia per l’interpretazione dei singoli attori, in particolare per quanto concerne i protagonisti; ottimi anche gli accompagnamenti musicali ed il modo in cui essi supportano le scene, sempre curate nelle inquadrature e nei tempi; innovativi i dialoghi crudi e sinceri, vanno dritti al cuore delle cose e danno forma ad idee precise e forti; delicato il messaggio finale, positivo e privo di rabbia, senza però divenire stucchevole.
Due Golden Globe, un’infinità di premi per Hanks, tra cui uno dei due Oscar vinti dal film su cinque nomination, l'andò a Springsteen per la canzone Street of Philadelphia citata all'inizio: forse un po' pochi, ma quell’anno c’era anche un certo Spielberg con Schindler's List  in gara.