mercoledì 18 aprile 2012

IL PROFESSOR MONTI A SCUOLA DA CINA E QATAR


Avevano detto a tutti noi di non preoccuparci: arriva “il professore”. Laureato alla Bocconi, borsa di studio a Yale con il premio Nobel Tobin, ritorno all’università milanese prima come insegnante ed infine come rettore. Questo solo per citare alcuni dei suoi titoli accademici, tralasciamo la banca per cui ha lavorato, gli incarichi nell’Unione europea, oltre alla partecipazione a varie associazioni di stampo ultra-liberistico di cui certamente avrete letto tutti qualcosa, ma forse ne parleremo anche noi in futuro.
 © ANSA
Dicevamo, il professore doveva risolvere tutti i problemi economici e finanziari della nostra penisola, grazie anche alla corte di super tecnici che gli fanno da contorno. Ci è riuscito? Ci sta riuscendo? Per chi si e per chi no, sarà interessante capire cosa diranno i nostri politici nella prossima campagna elettorale, soprattutto i leader dei partiti che lo appoggiano, dato che, di fatto, stanno governando assieme a lui e voglio vedere chi di loro prometterà continuità e chi invece tenterà di prendere le distanze. Tralasciamo anche i giudizi positivi scontati della Merkel, di Draghi e soci, troppo facile prevedere che l’azione di Monti non sarebbe mai stata invisa a questi poteri. Mi vorrei soffermare su alcune opinioni, relative al suo operato, espresse da leader di paesi stranieri un po’ più lontani da noi.
 © ANSA
Il 27 marzo il presidente cinese Hu Jintao ha promesso di incoraggiare investimenti cinesi in Italia, sia pubblici che privati, confermando il suo apprezzamento per le riforme del premier Monti. Dopo quattro giorni il professore è andato direttamente in Cina, dove ha ricevuto i complimenti anche dal primo ministro Jiabao, soddisfatto  per i progressi del nostro paese. Durante una conferenza tenuta alla scuola Comunista di Pechino (certo, i cinesi sono comunisti, come è vero che una pornostar a fine carriera è vergine) il nostro premier ha dovuto ammettere che in effetti il sistema capitalista ha subito dei colpi, ma ancora oggi si dimostra il più forte tra i vari scenari economici possibili. Silenzio sul Tibet, toni rassicuranti sui non-diritti umani, in sostanza Monti ha affermato che dobbiamo farci i fatti nostri, soprattutto nei confronti di un paese che ci può portare paccate di denaro. In effetti il premier cinese ha anche ricordato le sue recenti trasferte ufficiali in Italia, confermando l’apprezzamento per le nostre piccole e medie imprese, per l’innovazione e la capacità manifatturiera, senza dimenticare arte e cultura, praticamente ha tralasciato solo pizza e mandolino. Vi dico la verità, sono rimasto turbato sentendo queste frasi. La Cina esprime apprezzamento verso le riforme economiche di un nostro governo?! Ma non è la stessa Cina che tutti i nostri medi e piccoli imprenditori accusano per scopiazzamenti vari e concorrenza illegale, dato il livello incredibilmente basso dei salari? Non è lo stesso paese che manda qui da noi ogni giorno container su container di prodotti a bassissima qualità con cui inondano i nostri negozi a scapito della nostra produzione migliore qualitativamente ma, per forza, più cara? Non è la stessa Cina che colonizza le nostre città (vedi Milano e Prato, ad esempio) mentre da loro controllano le nascite? La stessa nazione che possiede una grande fetta del debito pubblico americano sta prendendo di mira anche noi adesso? Senza contare i diritti umani, gli apprezzamenti da parte di uno stato che praticamente si regge su un unico, grande e inamovibile partito mi fanno pensare che se a loro piace cosa accade in Italia allora dobbiamo essere noi a preoccuparci. Cosa vorranno fare di preciso i cinesi con noi? Investire per la nostra crescita o per il loro profitto? Se apriamo un libro di storia di soli dieci anni fa e leggiamo il classico paragrafetto minuscolo sulla Cina capiremo che il mondo davvero sta cambiano, e comprenderemo che ormai noi non contiamo più una cicca.
Pochi giorni fa l’Emiro del Qatar è giunto in visita qui in Italia, calorosamente ricevuto dal nostro premier. Monti, chissà perché mai, ha chiesto ad Al Thani cosa avesse scoraggiato gli investimenti del Fondo Sovrano nel bel paese e la risposta è stata “la corruzione”. Il caro Mario lo ha rassicurato ed inoltre ha affermato che si cercherà di rendere il nostro mercato del lavoro simile a quello dei paesi in cui gli investimenti sono più convenienti. Il professore, inoltre, ha ricordato le collaborazioni tra i due paesi, soprattutto a livello energetico, e non ci si è dimenticati del calcio, visto il futuro mondiale nel paese asiatico: è stata auspicata una stretta collaborazione per ciò che riguarda le infrastrutture da costruire in uno stato che di certo non ha ancora tanti stadi quanti ne servono per una competizione globale. Sul momento il mio sesto senso mi ha avvertito che qualcosa non quadrava in queste frasi, a mente fredda ho riflettuto meglio e queste sono le conclusioni. Il problema che frena gli investimenti, secondo l’Emiro, è la corruzione, ed in effetti noi tutti siamo consapevoli delle storture del nostro paese, ma è molto strano che venga a farci la morale un monarca assoluto che regna uno stato in cui la giustizia è retta dalla Shari’a e che diversi istituti internazionali collocano agli ultimi livelli per diritti politici e civili, senza dimenticare che stiamo parlando di un paese che prevede ancora la pena di morte e la tortura. Per quanto riguarda l’economia, un quarto del bilancio statale è destinato alla spese militari ed in effetti negli scorsi decenni il Qatar non si è tirato indietro negli scontri tra Iran ed Iraq, cambiando talvolta posizione, ma consapevole di dove schierarsi per non essere schiacciato. Il brivido provato per le parole di Monti relative al nostro mercato del lavoro da cambiare e, addirittura, adeguare ai paesi che attirano investimenti, si è rivelato fondato quando ho letto alcune informazioni sul mercato del lavoro in Qatar. Lo stato arabo si regge sulla manodopera straniera, proveniente soprattutto dal sud-est asiatico, ma sono stati rilevati diversi problemi in questi ultimi anni: in pratica gli emigranti si trovano ad operare in condizioni economiche e di vita peggiori di quelle prestabilite, oltretutto si sono verificati casi di limitazioni della libertà di movimento, sia all’interno dell’emirato sia per tornare nel loro paese d’origine; non ci sono sindacati, non si rispettano le norme contro il lavoro forzato, addirittura è scoppiato uno scandalo relativo ad alcuni “campi di lavoro” (il nome mi ricorda qualcosa). Il nostro premier ha promesso un adeguamento del nostro sistema lavoro a quello dei paesi che attirano investimenti e lo ha fatto proprio durante l’incontro con l’emiro del Qatar, tutto ciò sarà una coincidenza ma continuo a rabbrividire. Per quanto riguarda l’energia, certamente il regno si regge sulla vendita di gas e petrolio e noi italiani abbiamo tanto bisogno di fonti energetiche, dato che quelle nucleari sono state (per fortuna) temporaneamente accantonate e le energie alternativi (stranamente) sembrano non fruttare per cui si è deciso di dare un taglio secco alle agevolazioni. Passiamo al calcio. Siamo stati sbaragliati da Ucraina e Polonia nella corsa all’europeo, due stati che di certo non hanno un campionato del nostro livello e, anche messi assieme, sono incorsi in mille difficoltà organizzative, tanto che si era addirittura ipotizzato un incredibile spostamento di sede. Qui da noi gli stadi sono vecchi, scomodi e spesso non a norma per le competizioni internazionali. Ancora non capisco, dunque, perché mai il Qatar ci ha scelto come partner per le infrastrutture: se non siamo bravi è stato un autogol; se siamo bravi, ma qui non riusciamo a dimostrarlo, allora ci stiamo facendo autogol ogni giorno che passa.     
Tutto questo discorso potrebbe venir frainteso, ecco perché mi pongo da solo due obiezioni-domande:
Te la prendi perché si tratta di Cina e Qatar, quindi sei come minimo razzista?
No, me la prendo anche quando si tratta di altri paesi. Mi fa incazzare la Merkel che ci critica quando affonda una nostra nave e non guarda ai suoi treni che si “tozzano” con eccessiva frequenza; la stessa cancelliera mi irrita per la sua folle idea che strozzando un paese come la Grecia si possa risollevare l’intera Europa; non mi piace sentirla fare sempre la maestrina a noi italiani che, se fossimo più intelligenti, potremmo campare sostenendoci soprattutto con arte, cultura, turismo e piccola – media industria che si accompagna a questo tipo di attività, ma ci stiamo concentrando in una lotta impari con paesi storicamente più forti da un punto di vista industriale e come patrimonio di materie prime, senza contare che la loro cultura calvinista-protestante li rende maggiormente disposti al lavoro sfrenato,anche a costo di mille sacrifici, ma dopo un viaggio in Italia non so dove preferirebbero vivere. Mi disturba sentire gli americani che ci danno lezioni di democrazia, loro che portano avanti guerre preventive con l’idea di “esportare” valori positivi; recenti critiche statunitensi al nostro sistema giudiziario mi fanno ridere, considerando la loro pena di morte, la polizia dal grilletto facile, le piazze sgomberate con la violenza, i processi in cui spesso sono state condannate persone (anche del nostro paese) per idee più che per reati; gli Usa si vantano di essere una democrazia fondata su ideali “magnifici e progressivi”, dimenticando che la loro costituzione si è basata sui nostri filosofi, di loro ci hanno aggiunto l’idea che tutto si regga con la Bibbia in una mano e il fucile nell’altra, senza dimenticare una propensione esasperata all’individualismo. Ho scelto due paesi “cardine”, ma potrei anche fare il nome dei francesi spesso superbi con noi, ma talvolta facili nel lasciarsi cadere in eccessi ( Guerre di religione, Rivoluzione 1789), estremisti in senso anti-religioso (leggi anti-simboli), fiducia nel progresso (centrali nucleari a decine), deliri di onnipotenza (come quando schiacciarono la Germania dopo la seconda guerra mondiale, consegnando così il paese nella mani dell’estremismo). E non parliamo degli inglesi. Facciamo così, un giorno scriverò un post anche sulle nazioni occidentali-avanzate-industrializzate che ci fanno da maestrine, ma oggi la mia idea era un’altra.
  Te la prendi perché pensi che prima di Monti si stesse meglio?
Assolutamente no, ma almeno vorrei poter scegliere chi deve prendere le decisioni, e vorrei farlo soprattutto nei momenti di crisi, quando le decisioni da prendere toccano i problemi più spinosi. In mancanza della libertà di scelta almeno sia consentito criticare.
In definitiva, l’idea del mio post è questa. Ormai sorrido quando altri grandi paesi occidentali ci fanno la ramanzina oppure ci allungano il biscottino, sorrido amaramente però, perché convinto che ci stiamo facendo prendere per i fondelli da 151 anni. Mi sorprendo di più, tuttavia, quando sento critiche o consigli da paesi che stanno ancora cercando di raggiungere i più scontati livelli di libertà e giustizia, oltre che eguaglianza sociale. Mi sorprendo, però, non perché spinto da un sentimento di superiorità, ma semmai perché ho tanta di quella fiducia nelle potenzialità del nostro paese che credo toccherebbe a noi dare consigli agli altri, siano essi confinanti o paesi lontani. Potremmo essere noi la guida degli stati in via di “sviluppo”, invece vedo i nostri dirigenti prostrarsi davanti ai loro leader assoluti (salvo poi cambiare idea se ce lo ordinano gli USA). Abbiamo scelto, invece, di farci colonizzare anche a livello intellettuale. Divento così consapevole che la globalizzazione non sta affatto avvicinando le culture, semmai sta accomunando i lati peggiori di tutti gli stati, e chissà quale sarà la fine, o meglio, quale è IL FINE di tutto ciò. E chissà chi tira i fili.

Seth Ankh

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