sabato 16 giugno 2012

I FONDI EUROPEI PER LE BANCHE, NON PER I CITTADINI




Nel 2010 sette banche spagnole si sono fuse per creare Bankia, istituto di credito di valenza nazionale, destinato a competere con i grandi colossi europei. L’impresa, tuttavia, sembra essersi arenata in circa due anni e così nel maggio 2012 lo stato iberico è entrato nel novero degli azionisti, passo affatto nuovo, ripetuto nel corso della storia ogni volta che una banca è piombata in una profonda crisi (in questo caso si parla di 19 miliardi di euro di buco) . A prima vista può apparire come un passaggio obbligato, necessario a salvare i conti correnti di numerosi cittadini, per cui di primo acchito sembra che lo stato (la collettività) scenda in campo per salvare se stesso, ma non è così. Nel stragrande maggioranza dei casi, infatti, queste banche in crisi sono finite in una tale situazione dopo ripetute operazioni spericolate e senza controllo: titoli “tossici”, speculazioni senza paracadute, mutui facili ecc ecc. I profitti di questi istituti di credito sono divisi tra pochi azionisti principali, ma i debiti sono assorbiti dalla collettività per evitare che il fallimento azzeri i risparmi di numerosi cittadini. Tuttavia non ci si adopera quasi mai contro i super stipendi dei dirigenti (incapaci) e i grandi dividendi non vengono toccati per non far del male a qualche importante personalità; si evita quasi sempre, inoltre, di regolamentare in maniera efficace il sistema finanziario, ponendo un freno alle operazioni rischiose e sconsiderate portate avanti sulle spalle dei correntisti. 
Torniamo a Bankia. Ormai è certo che l’Unione Europea interverrà per sanare la crisi del sistema bancario spagnolo (con un contributo di circa 100 miliardi di euro) e Bankia sarà il primo beneficiario. Dopo l’intervento dello stato iberico, quindi dei cittadini spagnoli, ora toccherà a tutti noi europei dare il contributo per salvare questi istituti di credito in difficoltà, come già accaduto per Grecia, Portogallo e Irlanda. E’ opportuno dunque comprendere come si sia potuti giungere ad debito così elevato: prestiti alle imprese? Finanziamenti per i mutui? Certo, ma non solo. Spicca un dato incredibile: 4 miliardi del buco di Bankia sono causati dal calcio. Debiti contratti da Barcellona e Real Madrid per costruire squadre fantastiche e imbattibili, ma anche formazioni più modeste come ad esempio il Valencia.  Si può magnificare il Barca per la sua rosa quasi tutta proveniente dalla “cantera”, ma bisogna anche considerare l’alto ingaggio pagato a questi campioni per far sì che restino, senza dimenticare i numerosi acquisti del club catalano (Ibrahimovic e Villa su tutti) affatto a buon mercato; il Real, invece, attinge molto meno dalle sue giovanili, ed infatti i vari Ronaldo, Kaka, Ozil, Alonso, Benzema sono stati pagati a caro prezzo e vantano tutti stipendi altissimi. Ovviamente gli incassi non coprono le spese, ecco perché spesso questi grandi club sono ricorsi a prestiti bancari ed ora, nella crisi più nera, saremo noi cittadini europei a colmare i debiti accumulati. Senza contare che un altro miliardo di euro i club professionistici spagnoli lo devono alle casse del regno, tasse mai pagate e si consideri che sono anche molto più basse rispetto a quelle degli altri stati: da anni Galiani ripete ai tifosi milanisti che non si può competere con i club iberici dato che per pagare uno stipendio netto di 12 milioni di euro in Italia se ne devono spendere quasi 20, mentre in Spagna ne bastano 15. Nonostante ciò i club della Liga non riescono a pagare tutte le tasse, ed ecco ora i risultati.
Diverse fonti giornalistiche, inoltre, ripetono che gli sprechi dei club non sono certo da imputare ad un male endemico attribuibile al calcio. Alti dirigenti di società calcistiche spagnole, infatti, si avvantaggiano della loro posizione per elargire favori e conquistare popolarità, passi necessari per un successivo ingresso in politica. Dato il federalismo spagnolo ed il forte sentimento identitario localistico, non c’è vetrina migliore che quella del calcio, ed ecco perché è in questo settore che si concentrano gli sprechi e lo sperpero economico, ma tutto ciò è soltanto una ruota dell’enorme carro posto al di sopra. Non dubitate, infatti, che questo prestito da 100 miliari inciderà poco o nulla sulla vita degli spagnoli; grossi dividendi e compensi per il (pessimo) lavoro svolto divoreranno gran parte di questi soldi, destinati certamente a nuove speculazioni. 
Verrà presto il giorno in cui gli sceicchi non riusciranno più a mantenere i numerosi club europei di loro proprietà, così come un giorno si risveglieranno bruscamente da questo illusorio e insostenibile sogno molti altri proprietari, che siano petrolieri, industriali, americani o russi… Il calcio allora si troverà ad un bivio: crollare o ridimensionarsi. Ma non è solo il calcio a doversi dare una regolata. Una mondo come il nostro non può reggere a questi ritmi, così come le ingiustizie dell’alta finanza non possono restare impunite per sempre: certo noi cittadini dobbiamo imparare a ridimensionare le nostre abitudini e deciderci a riscoprire le vere priorità, ma chi è al di sopra di noi dovrà rendere conto e rendersi conto che non la si può fare franca per sempre.
Dobbiamo aprire gli occhi ed informarci sempre di più, acquisire coscienza e conoscenza di come funziona il mondo. Allora si che potremo cominciare a sentirci liberi.  

Seth Ankh

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