sabato 25 agosto 2012

Un sogno per domani (Pay It Forward), 2000, Mimi Leder. Discorso alla classe

 Prof. Simonet: C’è un mondo là fuori e anche se decidete di non volerlo incontrare, comunque vi colpirà dritto in faccia, credetemi. Dunque è meglio comincia a pensare al mondo ora, a cosa vuol dire per voi: che significa il mondo per ognuno di voi? Coraggio! Vorrei una classe che partecipa qui! È solo da quest’aula che volete tirarvi fuori? Da casa vostra? Dalla vostra strada? Nessuno di voi vuole spingersi oltre? Ogni quanto pensate alle cose che accadano fuori da questa città? Guardate il telegiornale? Sì, no? Bene, non siamo ancora pensatori globali, ma perché non lo siamo? Trevor: Perché… abbiamo undici anni
Prof. Simonet: Giusto rilievo: forse Trevor ha assolutamente ragione: perché dovremmo pensare al mondo, insomma, dopotutto cos’è che il mondo si aspetta da noi, da te: cos’è che il mondo si aspetta da te.
Trevor: Niente. Prof. Simonet: Niente… Mio dio, ragazzi e ragazze ha assolutamente ragione: niente. Sì, eccovi qui: non potete guidare, votare, non potete nemmeno andare in bagno senza un permesso da parte mia, siete incastrati, proprio qui nella seconda media. Ma non per sempre, perché un giorno sarete liberi. Ma che succede se il giorno in cui sarete liberi non siete preparati, non siete pronti, eppure vi guardate intorno e a voi non piace il mondo com’è… e se il mondo è un’enorme delusione ? Paco: Siamo fregati!
Prof. Simonet: A meno che non prendete le cose che non vi piacciono di questo mondo e le sbattete via facendole finire a terra sulle chiappe. E potete cominciare a farlo oggi: questo è il vostro compito, avrete un voto e vale per tutto l’anno. No, no, un momento: cos’è che non va? Qual è il problema?
Ragazzi: E’ tipo così… Strano… Pazzesco… Faticoso… Barboso
Prof. Simonet: Barboso, faticoso… che ne dite di: possibile. È possibile, il regno della possibilità esiste dove? In ognuno di voi… Qui, perciò potete farlo, potete sorprenderci, spetta a voi, o potete starvene impalati e lasciarlo atrofizzare. 



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