domenica 2 giugno 2013

La leggenda del pianista sull'oceano,1998, Giuseppe Tornatore. Monologo di Danny Boodman T.D. Lemon Novecento

Tutta quella città... non si riusciva a vederne la fine...
La fine, per cortesia, si potrebbe vedere la fine?
Era tutto molto bello, su quella scaletta... e io ero grande con quel bel cappotto, facevo il mio figurone, e non avevo dubbi che sarei sceso, non c'era problema.
Non è quello che vidi che mi fermò, Max
È quello che non vidi.
Puoi capirlo? Quello che non vidi... In tutta quella sterminata città c'era tutto tranne la fine.
C'era tutto.
Ma non c'era una fine. Quello che non vidi è dove finiva tutto quello. La fine del mondo.
Tu pensa a un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu lo sai che sono 88 e su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro. Tu sei infinito, e dentro quegli 88 tasti la musica che puoi fare è infinita.
Questo a me piace. In questo posso vivere.
Ma se io salgo su quella scaletta, e davanti a me si srotola una tastiera di milioni di tasti, milioni e miliardi di tasti, che non finiscono mai, e questa è la verità, che non finiscono mai... Quella tastiera è infinita.
Ma se quella tastiera è infinita allora su quella tastiera non c'è musica che puoi suonare. E sei seduto sul seggiolino sbagliato: quello è il pianoforte su cui suona Dio.
Cristo, ma le vedevi le strade?
Anche soltanto le strade, ce n'erano a migliaia! Ma dimmelo, come fate voialtri laggiù a sceglierne una.
A scegliere una donna. Una casa, una terra che sia la vostra, un paesaggio da guardare, un modo di morire.
Tutto quel mondo addosso che nemmeno sai dove finisce, e quanto ce n'è.
Non avete mai paura, voi, di finire in mille pezzi solo a pensarla, quell'enormità, solo a pensarla? A viverla...
Io ci sono nato su questa nave. E vedi, anche qui il mondo passava, ma non più di duemila persone per volta. E di desideri ce n'erano, ma non più di quelli che ci potevano stare su una nave, tra una prua e una poppa. Suonavi la tua felicità su una tastiera che non era infinita.
Io ho imparato a vivere in questo modo.
La Terra... è una nave troppo grande per me. È una donna troppo bella. È un viaggio troppo lungo. È un profumo troppo forte. È una musica che non so suonare.
Non scenderò dalla nave.
Al massimo, posso scendere dalla mia vita. In fin dei conti, è come se non fossi mai nato.
Sei tu l'eccezione, Max. Solo tu sai che sono qui... e sei una minoranza. Non ti resta che adeguarti.
Perdonami amico mio, ma io non scenderò. 

  • All that city... You just couldn't see an end to it. The end! Please, could you show me where it ends? It was all very fine on that gangway and I was grand, too, in my overcoat. I cut quite a figure and I had no doubts about getting off. Guaranteed. That wasn't a problem. It wasn't what I saw that stopped me, Max. It was what I didn't see. Can you understand that? What I didn't see. In all that sprawling city, there was everything except an end. There was everything. But there wasn't an end. What I couldn't see was where all that came to an end. The end of the world. Take a piano. The keys begin, the keys end. You know there are 88 of them and no-one can tell you differently. They are not infinite, you are infinite. And on those 88 keys the music that you can make is infinite. I like that. That I can live by. But you get me up on that gangway and roll out a keyboard with millions of keys, and that's the truth, there's no end to them, that keyboard is infinite. But if that keyboard is infinite there's no music you can play. You're sitting on the wrong bench. That's God's piano. Christ, did you see the streets? There were thousands of them! How do you choose just one? One woman, one house, one piece of land to call your own, one landscape to look at, one way to die. All that world weighing down on you without you knowing where it ends. Aren't you scared of just breaking apart just thinking about it, the enormity of living in it? I was born on this ship. The world passed me by, but two thousand people at a time. And there were wishes here, but never more than could fit on a ship, between prow and stern. You played out your happiness on a piano that was not infinite. I learned to live that way. Land is a ship too big for me. It's a woman too beautiful. It's a voyage too long. Perfume too strong. It's music I don't know how to make. I can't get off this ship. At best, I can step off my life. After all, it's as though I never existed. You're the exception, Max. You're the only one who knows that I'm here. You're a minority. You'd better get used to it. Forgive me, my friend. But I'm not getting off.

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