martedì 4 marzo 2014

CLASSIFICA DEI FILM CON PIÙ NOMINATION E NESSUN OSCAR

Lo scorso ottobre avevamo postato questo articolo con la classifica dei film che hanno ottenuto numerose nomination, ma nessun Oscar. La recente cerimonia ha visto l'amara prestazione di American Hustle (10 nomination/zero Oscar) classificatosi così al secondo posto di questa graduatoria, a pari punti con altre pellicole di valore. 

La notte degli Oscar non è solo un momento di gioia, ma anche di amara delusione, talvolta amarissima. Un attore famoso può risultare sconfitto per la prestazione di un rampante esordiente, un regista può veder trionfare il suo collega più odiato, un mago degli effetti speciali può sentirsi frustrato dall’enorme fatica ricompensata solo una pacca sulla spalla (oltre ad un bel po’ di soldi) .

E se tutte queste cose capitassero allo stesso film

Ebbene sì, è successo, ci sono delle pellicole che hanno ricevuto tantissime nomination agli Oscar, ma poi sono uscite a bocca asciutta dalla serata di premiazione.

il colore viola-         Il record assoluto spetta al film Due vite, una svolta, diretto da Herbert Ross nel 1977. La poco invidiabile media è di zero Oscar vinti su 11 nomination. Simpatica storia di due “miglior nemiche” unite dalla passione per il ballo e da rimpianti perenni sulle proprie occasioni perdute. A pari merito si piazze Il colore viola, diretto niente di meno che da Steven Spielberg nel 1985. La pellicola affronta tematiche forti, come il razzismo, il sessismo, la violenza sulle donne. Nel cast spicca Whoopi Goldberg, ma c’è da segnalare anche la presenza di Oprah Winfrey. A differenza del romanzo da cui è tratto il film è meno “ruvido” e decisamente più lacrimevole.

gangs of new york di caprio-         Segue Gangs of New York, Martin Scorsese, 2002, zero Oscar su 10 nomination. Discreto successo di pubblico per un film dai toni operistici. Mescolanza di storia ed esagerazione, sullo sfondo di un’America mitica e violenta si scontrano i due protagonisti (Daniel Day Lewis e Leonardo di Caprio), uniti da una forte passione tutta europea, ma nemici e destinati a soccombere per la crudeltà della nuova patria che non li ama affatto. Ottimo ritorno sulle scene di Day Lewis dopo cinque anni come apprendista calzolaio a Firenze, forse avrebbe meritato l’Oscar, ma di certo, avendone ormai tre, non nutrirà particolari rimpianti. Per il successo di critica la coppia Di Capiro – Scorsese dovrà attendere The Departed.   Il Grinta, Joel ed Ethan Coen, 2010. I due fratelli sono dei registi eccezionali, talvolta però imbroccano dei fiaschi abbastanza evidenti: A Serious Man, ad esempio, va capito, certo, ma forse un po’ troppo a fatica; Il Grinta, appunto, storia di una vendetta covata a lungo dalla giovane Mattie, portata avanti tra spunti ironici e atmosfere da Old West. Non si capisce quale delle due strade sia quella principale ed in effetti la pellicola deraglia presto sulla via della noia. Zero Oscar su 10 nomination. Appena entrato in classifica American Hustle, di David O. Russell; a nostro parere la pellicola avrebbe meritato certamente dei premi, ad esempio come Miglior film non avrebbe sfigurato, ma nemmeno come Miglior montaggio, Migliore sceneggiatura originale o per i costumi. 

-         Con zero su 9 nomination abbiamo Piccole volpi, 1941, W. Wyler, più teatro che cinema, dramma borghese di fine Ottocento; I peccatori di Peyton, 1957, M. Robson, storia di peccati e lussuria coperti da un’ipocrita rispettabilità tutta americana; ben fatto, ma troppo telenovela per vincere.

-         Con zero su 8 ricordiamo The Elephant Man, D. Lynch, 1980, commuovente storia di un uomo sfigurato dalla malattia e costretto a diventare un fenomeno da baraccone per il divertimento del pubblico, decisamente più “malato” di lui; film struggente, soprattutto il finale, avrebbe meritato più premi. Ragtime, Milos Forman, 1981: con il sottofondo di musica sincopata che dà il nome al film, si sviluppano quattro storie intriganti, ma poco approfondite. Forman si rifarà alla grande tre anni dopo con il capolavoro Amadeus, 8 Oscar vinti su 11 nomination. Quel che resta del giorno, James Ivory, 1993, nostalgico racconto di un maggiordomo (il grande A. Hopkins) incapace di concepire alcun sentimento al di fuori della fedeltà verso il proprio padrone, un inglese ammiratore dei nazisti. La pellicola sa tanto di occasioni mancate e vita sprecata, ottima davvero, peccato per i pochi premi.

il padrino parte III-         Ricordiamo rapidamente i film che hanno ottenuto zero Oscar su 7 nomination. Gli ammutinati del Bounty, L. Milestone, 1962, tratto da una storia vera ma allungato fino allo sfinimento. Il padrino-ParteIII, F.F.Coppola, 1990, delusione giustificata da parte dei fan, anche se la trama è intrigante ed aperta a questioni reali, come gli scandali finanziari del Vaticano. Nel nome del padre, J. Scheridan, ancora un ottimo film con Daniel Day Lewis, in questo caso l’assenza di premi è giustificata più che altro dalla terribile concorrenza (Schindler's List, Philadelphia,  Lezioni di piano). Le ali della libertà, F. Darabont, 1994, una pellicola profonda ed appassionante, incredibile che non abbia vinto nulla. La sottile linea rossa, T. Malick, 1998, film di guerra come tanti altri, non il peggiore, ma nemmeno degno di chissà quale premio. Ombre malesi, W. Wyler, 1940, un buon noir, tensione perenne e cupezza un po’ eccessiva.

  

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