martedì 22 ottobre 2013

LE FOTO CHE HANNO FATTO LA STORIA

L'arte della fotografia ha raggiunto una diffusione enorme. Con l'istallazione di microcamere sui cellulari la platea di aspiranti fotografi è aumentata a dismisura, sebbene tutto ciò non abbia comportato affatto un incremento nella qualità dei risultati. Oggi, forse, è fin troppo facile riuscire a produrre immagini di buon livello; grazie al perfezionamento delle apparecchiature tutti noi possiamo sentirci dei piccoli Helmut Newton, e, probabilmente, il problema è che molti si sentono davvero tali.
In questo profluvio di artisti ed immagini, come distinguere una buona foto da una grande foto? Ed ancora, come nascono le foto "storiche", tali da diventare emblemi di un determinato periodo o addirittura capaci di segnare ed influenzare la storia?
Naturalmente una foto epocale non è considerata tale soltanto per la tecnica dell'esecuzione. C'è bisogno di un soggetto parimenti storico o significativo, ed è necessario che lo scatto sia stato realizzato in modo quasi improvviso, catturando ciò che è sfuggito a tutti gli altri. Se la foto è stata scattata dopo un'accurata preparazione del soggetto, invece, perché essa diventi storica bisogna che sintetizzi un determinato ideale, una problematica, un'inquietudine di quel determinato periodo, diventando così un'icona.





Joseph Nièpce, Vista dalla finestra a Le gras

Joseph Nièpce, Vista dalla finestra a Le gras, 1826.
Considerata la prima fotografia della storia, trattasi precisamente di una eliografia, fu ottenuta dall'autore con una esposizione di circa otto ore di un foglio di stagno ricoperto dal bitume.










 Alfred Eisenstaedt, Il bacio, 14 agosto 1945.


 Alfred Eisenstaedt, Il bacio, 14 agosto 1945.

Appena giunta la notizia della resa giapponese, il giovane George Friedman andò subito a festeggiare la fine della guerra con la sua fidanzata. No, non quella della foto. Il marinaio, infatti, alticcio per i troppi brindisi gioiosi, accalappiò una sconosciuta assistente dentista che passava di lì per caso. Eisenstaedt fu rapidissimo nel cogliere il momento con la sua Leica, realizzando uno scatto che in seguito diverrà noto finendo sulla copertina di Life e divenendo il simbolo dell'amore che sconfigge ogni guerra.
p.s. La fidanzata di George si può scorgere dietro, sulla sinistra. Il suo sorriso non è certo un segno d gelosia, ed infatti successivamente è convolata a nozze con l'audace marinaio.






Jeff Widener, Rivoltoso sconosciuto, 5 giugno 1989.
Credits: Jeff Widner
Jeff Widener, Rivoltoso sconosciuto, 5 giugno 1989.

Alla fine degli anni '80 la crisi dei regimi comunisti ebbe una portata mondiale. La scomparsa dell'Urss fu un evento rapido e tutto sommato privo di spargimenti di sangue. In Cina, invece, la rivolta della primavera dell'89 fu repressa duramente. Piazza Tienanmen fu completamente militarizzata, ma nonostante ciò un giovane decise di sfidare una colonna di carri armati. Impedì il loro transito e si arrampicò su uno di essi per parlare con il conducente. La sorte del giovane cinese è avvolta nel mistero; secondo diverse fonti fu giustiziato pochi giorni dopo, per altri ricevette una lunga condanna alla prigionia. L'immagine fu pubblica sul New York Times il giorno successivo, diventando il simbolo dell'opposizione ad ogni forma di dittatura e repressione.




Telescopio Hubble, I pilastri della creazione, 1 aprile 1995.
Credits: Nasa

Telescopio Hubble, I pilastri della creazione, 1 aprile 1995.

Nella costellazione Coda del Serpente è presente un ammasso di stelle e gas ionizzato noto come Nebulosa Aquila. Ai confini della nebulosa ci sono degli ammassi di poveri modellati dai gas in modo da assumere forme a pilastri. Le parti dense e scure di questi splendidi ammassi longilinei sarebbero in realtà delle protostelle, ecco spiegato il nome della foto scattata non da un essere umano, bensì da un telescopio diventato famosissimo nel corso degli anni '90. Certo le foto accumulate da Hubble sono tantissime e non tutte così affascinanti, ma lo spessore evocativo di questa è notevole.






Charles Ebbets (forse), Lunchtime atop a Skyscraper, 20 settembre 1932.
Credits: © Bettmann/CORBIS
Charles Ebbets (forse), Lunchtime atop a Skyscraper, 20 settembre 1932.

In piena crisi economica la città di New York tentava di rialzarsi soprattutto grazie all'edilizia ed al contributo dei suoi miliardari. La progettazione del Rockfeller Center era iniziata prima della crisi del '29, tuttavia, dopo quel terribile anno, assunse un significato diverso, quasi di lotta dell'uomo contro la recessione (seppure non è che i grandi magnati come Rockfeller si possano considerare immuni da colpe riguardo la crisi, anzi). Lo scatto probabilmente fu organizzato da un team di fotografi proprio per pubblicizzare la prossima apertura del Center. Nel corso degli anni alcuni degli operai hanno trovato un nome, in gran parte si tratta di irlandesi o comunque di immigrati europei, lavoratori così dediti da non avere paura dell'incredibile altezza da cui avevano deciso di fare la pausa pranzo. Secondo me, più che simbolo del lavoro duro, la foto potrebbe diventare emblema della precarietà e del lavoro poco tutelato.



Anonimo, Presa di Berlino, 2 maggio 1945.
Anonimo, Presa di Berlino, 2 maggio 1945.

Il 30 aprile del 1945 Hitler si suicidò in un bunker sotterraneo, consapevole che era giunta la fine del suo folle sogno di dominio. L'Armata rossa entrò due giorni dopo nelle capitale tedesca, ormai quasi distrutta dai bombardamenti. La foto non è solo il simbolo della fine di una guerra lunga e devastante (come si può intuire dagli edifici distrutti), ma anche della futura lotta tra mondo capitalista e comunista, intenti a piantare la bandiera del loro dominio sull'Europa e su una paese che resterà diviso per decenni.





Will Counts, Elizabeth Eckford, 4 settembre 1957.
Credits: © Bettmann/CORBIS
Will Counts, Elizabeth Eckford, 4 settembre 1957.
Nel 1954 la Corte costituzionale americana aveva sancito l'incostituzionalità delle scuole separate tra bianchi e neri e di tutte le leggi di segregazione. Una scuola di Little Rock decise immediatamente di adeguarsi alla sentenza, anche se ci vollero due anni per farla applicare. All'inizio dell'anno scolastico del 1957 la quindicenne Elizabeth fa il suo ingresso nell'istituto, scortata dall'esercito e accompagnata dalle urla di una sua coetanea bianca. Quarant'anni dopo le due donne si incontreranno di nuovo per sancire la pace razziale per cui gli Usa hanno a lungo lottato e lottano ancora oggi, nonostante la doppia elezione di Obama.



Bill Biggart, Ultima foto, 11 settembre 2001.
Credits: Bill Biggart
Bill Biggart, Ultima foto, 11 settembre 2001.

In un giorno che ha cambiato il corso della storia contemporanea l'esempio di alcuni uomini rimarrà per sempre indelebile. Il coraggio dei pompieri, ad esempio, dediti al loro lavoro anche se consapevoli dei rischi; la dedizione dei giornalisti, decisi a riprendere tutto per poter documentare questo evento epocale. Bill morirà due minuti dopo, travolto dai detriti della seconda torre; quello spirito di inchiesta e quella volontà di conoscenza forse si è spento negli anni successivi all'evento, ancora oggi attorniato da dubbi. Resta il coraggio dell'uomo e questo documento di cupa distruzione.




Huynnh Cong Ut, Vietnam napalm girl, 8 giugno 1972.
Credits: Nick Ut 
Huynnh Cong Ut, Vietnam napalm girl, 8 giugno 1972.
La bambina che corre è la povera Kim, nuda a causa dei vestiti bruciati dal napalm, vittima dei  bombardamenti sudvietnamiti che erroneamente compirono le proprie truppe ed i propri civili. La piccola sopravviverà alle ustioni e successivamente fuggirà dal Vietnam. Oggi risiede in Canada e ha fondato una associazione per la tutela dei bambini vittime della guerra.






Joe Rosenthal, La bandiera di Iwo Jima, 23 febbraio 1945.
credits:AP Photo/Joe Rosenthal

Joe RosenthalLa bandiera di Iwo Jima, 23 febbraio 1945.

La bandiera fu issata più volte e si sospetta che la foto non sia stata affatto uno scatto "improvviso". La durissima battaglia di Iwo Jima segnò lo scontro nel Pacifico portandosi dietro un numero enorme di morti, feriti e prigionieri.










Steve McCurry, The Afghan girl, 1984.
credits:Steve McCurry

Steve McCurry, The Afghan girl, 1984.

Sharbat Gula fu fotografata in un campo rifugiati a Peshawar, in Pakistan. I suoi occhi profondi, lo sguardo intimorito e penetrante divennero il simbolo della condizione dei rifugiati di ogni dove. Pubblicata sulla copertina del National Geographic, ci vollero 17 anni per dar un nome alla donna. 














Arthur Sasse, La lingua di Albert Einstein, 14 marzo 1951.
credits:Arthur Sasse

Arthur Sasse, La lingua di Albert Einstein, 14 marzo 1951.

In occasione del settantaduesimo compleanno del noto fisico si tenne un banchetto a cui accorsero numerosi fotografi. Appena videro passare il festeggiato gli chiesero a gran voce un sorriso, ma lui stupì tutti con questa linguaccia divenuta famosissima, emblema di un genio tutt'altro che freddo.













Alberto Diaz Gutierrez, Guerrillero Heroico, 5 marzo 1960.
Alberto Diaz Gutierrez, Guerrillero Heroico, 5 marzo 1960.

Il 4 marzo un carico di munizioni provenienti dal Belgio era saltato improvvisamente al porto de l'Avana e Castro non esitò a dare la colpa alla Cia. Il giorno dopo si tenne una cerimonia per le 100 vittime ed il ministro Che Guevara non poteva di certo mancare all'evento. L'immagine fu ottenuta tagliando una foto che ritraeva il comandante intento a chiudersi la zip; Diaz comprese che il volto isolato del Che avrebbe avuto un fascino più ampio. Per anni, tuttavia, l'istantanea rimase praticamente ignota, fin quando l'editore Giangiacomo Feltrinelli, durante un viaggio a Cuba, incontrò Gutierrez ed ottenne la foto senza pagare nulla.









Le immagini storiche sono tantissime, ed è impossibile raccontarle tutte in un unico post. Ecco alcuni siti in cui è possibile trovarne tante altre.

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