venerdì 25 ottobre 2013

PER CAPIRE MEGLIO GLI ALTRI DEVI LEGGERE I CLASSICI

La lettura dei classici aiuta a comprendere le persone che ci circondano ed a prevedere le loro scelte.
No, non si tratta di una delle classiche frasi messe lì a caso per ottenere qualche "mi piace", ma del risultato di una serissima ricerca scientifica condotta dallo psicologo italiano Emanuele Castano in collaborazione con l'esperto di letteratura russa David Corner Kidd presso la New School for Social Research di New York. Lo studio è servito per approfondire la conoscenza umana nel campo della "teoria della mente", ovvero in quell'insieme di processi psichici e psicologici che l'uomo attua per interagire e comprendere le altre persone.

L'esperimento è stato condotto dividendo i volontari in vari gruppi. Al primo era assegnata la lettura di brani tratti da importanti romanzi, quasi tutti classici contemporanei scritti da premi nobel; al secondo gruppo sono stati assegnati romanzi leggeri da intrattenimento; al terzo dei saggi critici; al quarto non è stata data nessuna lettura. Successivamente i vari gruppi sono stati sottoposti a dei test relativi alla decifrazione dei sentimenti espressi da altre persone attraverso linguaggi non verbali: i lettori dei classici sono stati i più intuitivi, seguiti dai "saggisti", dai lettori di romanzi popolari ed infine da coloro che non avevano letto nulla.

Secondo i due studiosi i risultati eccellenti del primo gruppo non dipenderebbero direttamente dal contenuto della storia, ma dallo sforzo compiuto per comprendere i personaggi. I grandi romanzi classici, infatti, hanno dei protagonisti complessi, spesso imprevedibili, e la fatica necessaria alla loro decifrazione sarebbe un grandissimo allenamento per l'intelletto umano (ma io aggiungerei che anche le trame più complesse o la forma meno banale di questi grandi romanzi non possono essere escluse a priori come fattore "stimolante").

Lo studio sembra smontare definitivamente la teoria secondo la quale i lettori sarebbero degli "isolati", rinchiusi nella torre d'avorio dei propri pensieri. Certo, questa empatia deve sempre essere attivata in modo volontario; bisogna, dunque, saper agire concretamente nel mondo dopo essersi rafforzati con l'esperienza libresca. D'altro canto ci terrei a sottolineare, ancora una volta, che dallo studio non risultano "esaltati" i lettori in generale, bensì soprattutto coloro che si dedicano ai classici. Sfatiamo così il mito che la letteratura sia tutta uguale e non ci siano differenze tra testi e lettori.

Nessun commento:

Posta un commento