domenica 13 ottobre 2013

PHILADELPHIA


La struggente musica di Bruce Springsteen accompagna scene di vita quotidiana, tra svaghi passeggeri e povertà, consumismo e vagabondaggio, perfetta sintesi di un mondo occidentale in crisi. Le note risuonano come una ouverture vera e propria, anticipando l’andamento della pellicola, preannunciandone la drammaticità. 

Il film Philadelphia (Jonathan Demme)  inizia alla grande e proseguirà in crescendo.  
I due protagonisti della storia: l’avvocato Andy Beckett/ Tom Hanks ( magistrale interpretazione che gli valse il primo Oscar) rappresenta una importante società costruttrice nella causa contro Joe Miller/ Denzel Washington, avvocato dei poveri cittadini danneggiati dalle suddetta ditta. I due sembrano molto diversi. Andy ha successo, soldi, potere, mentre Joe raccatta clienti per strada o al pronto soccorso. Andy è all'apice della carriera ed infatti gli è stata affidata una causa importante da parte dei membri anziani del prestigioso studio per cui lavora.
Tutto cambia improvvisamente con l'implacabile verdetto: Andy è malato, sta sempre peggio, ha l’AIDS. Uno dei suoi "capi" intuisce qualcosa e scatta la trappola. Vengono fatti sparire alcuni documenti decisivi per l'importantissima causa, riappaiono giusto in tempo, ma il rampante avvocato viene accusato dell’incidente e quindi immediatamente licenziato.
Andy decide allora di affidarsi proprio a Joe, di certo non il buon samaritano: è tirchio anche nelle spese per la festa della sua paternità; allontana la mano del malato Andy appena viene a conoscenza di cosa lo affligge; palesa atteggiamenti omofobi a più riprese. Per il momento Joe non accetta la causa dell’ex nemico, ma lentamente qualcosa inizierà a cambiare in lui. 
Lo Spannung avviene per caso, in biblioteca: Joe scorge l’atteggiamento ipocrita dei “sani” nei confronti del “malato” affetto dal “cancro dei Gay”, termine con cui era chiamato l’AIDS nei primi anni. Impressionato dalla forza di volontà del giovane e pentito del comportamento tenuto durante il primo incontro, decide ora di accettare il caso.
Andy è sostenuto anche dal compagno (un ottimo Banderas) e dalla famiglia, classicamente americana, ma aperta alle nuove unioni e ancora salda nonostante tutto ciò che sta accadendo.
Tom Hanks  Denzel Washington  Philadelphia
Tom Hanks,  Denzel Washington

Il processo è molto combattuto, i testimoni si susseguono in un vortice continuo e gli avvocati danno il massimo. Memorabile la scena in cui Joe appella un testimone con epiteti volgari ed omofobi, giustificando poi questa scelta con la volontà di non  nascondere nulla riguardo a ciò che la gente comune pensa: in fondo “questa è una causa sulla omosessualità”. 
Durante una pausa processuale Andy organizza una festa, stizzito dal comportamento di chi gli sta intorno. Sembra, infatti, che tutti vogliano indurlo a pensare già da morto, ma lui non si sente ancora pronto: la festa gay vede coinvolto un imbarazzato Joe che al termine della serata sostiene sia il caso di parlare del processo. Andy però non è affatto concentrato, non vuole pensare al domani, ma cerca di vivere a pieno questo momento di libertà...alza il volume della musica, si espande nell’aria la splendida voce di Maria Callas mentre canta la “Mamma morta”, un’aria di Umberto Giordano. Le parole danno vita ai pensieri di Andy: “Così fui sola, intorno il nulla”,”Porto sventura a chi mi vuol bene”, ma da questa crisi ecco rispuntare la primavera: “Fu in quel dolore che a me venne l’amor!”, “Vivi ancora, io sono la vita!”.
 Un magnifico connubio tra musica, poesia, cinema, una maestosa rivendicazione della vita su tutto, dell’amore sulla malattia.
Riprende il processo ed Andy sta sempre più male: un testimone della difesa lo accusa apertamente di vivere contro natura, raccontando con orgoglio episodi autobiografici di violenza contro i gay e  sfidando Joe a trovare nella Bibbia passi a favore degli omosessuali. All’improvviso Andy si accascia in aula, ormai vicino alla morte. 
Tom Hanks Denzel Washington Philadelphia

Il finale esula dai classici film di genere giudiziario: senza pathos viene presentata la condanna nei confronti degli ex datori di lavoro, verdetto non unanime, ma ottenuto con l’appoggio di uno dei giurati più conservatori, colui che aveva riso complice ai racconti sprezzanti dell’ultimo test. Conservatore, ma intelligente: segue le indicazioni di Joe, il quale aveva pregato i giurati di lasciare fuori dall’aula le proprie considerazioni sulle scelte sessuali (lui stesso, appunto, si dichiarava omofobo) per dare spazio alla legge.
La vittoria sembra rinfrancare Andy: vede riconosciuti i suoi diritti, la sua professionalità, ed ha finalmente realizzato il suo sogno, ossia il desiderio di entrare a far parte, almeno per un momento, della Giustizia. Afferma di essere pronto per morire e ciò avverrà la stessa notte della sentenza; i familiari e Joe portano avanti la serenità degli ultimi moneti di vita di Andy, senza lasciarsi andare alla desolazione durante il suo funerale. Lo schermo di una TV in salotto rimanda immagini della giovinezza del defunto: gioia e innocenza persistono adesso nel ricordo dei parenti, la vita si rinnova nella memoria.


Il film è eccezionale sia perché fu il primo ad occuparsi di omosessualità e Aids in modo così diretto (in modo forse mai eguagliato fino ad oggi, eppure risale al 1993), sia per l’interpretazione dei singoli attori, in particolare per quanto concerne i protagonisti; ottimi anche gli accompagnamenti musicali ed il modo in cui essi supportano le scene, sempre curate nelle inquadrature e nei tempi; innovativi i dialoghi crudi e sinceri, vanno dritti al cuore delle cose e danno forma ad idee precise e forti; delicato il messaggio finale, positivo e privo di rabbia, senza però divenire stucchevole.
Due Golden Globe, un’infinità di premi per Hanks, tra cui uno dei due Oscar vinti dal film su cinque nomination, l'andò a Springsteen per la canzone Street of Philadelphia citata all'inizio: forse un po' pochi, ma quell’anno c’era anche un certo Spielberg con Schindler's List  in gara.






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