mercoledì 16 ottobre 2013

SCRITTORI ITALIANI MASSONI

La massoneria è studiata nelle nostre scuole in modo sintetico ed estremamente riduttivo. Solitamente si fa accenno a questa organizzazione in due momenti diversi: durante l’analisi della Rivoluzione francese e nella stagione rivoluzionaria di metà ‘800. Nel primo caso ci si sofferma di più sulle idee della libera muratoria, sulla sua attività in opposizione alla Chiesa; nel secondo caso c’è un accenno al ruolo svolto dalla massoneria nell’organizzazione dei moti del ’20-’21 ed in quelli del ’48, talvolta nei manuali è presente uno specchietto con una piccola storia dell’organizzazione, solitamente molto scarno e poco informativo. 
Simbolo, massoneria, occhio che tutto vede, piramide


Ciò che colpisce maggiormente, tuttavia, è l’assenza quasi totale di informazioni sugli avvenimenti successivi della storia contemporanea, come ad esempio l’Unità d’Italia, la Rivoluzione turca, il rapporto contrastato tra fascismo e massoneria, l’importanza riacquisita nel dopoguerra, gli affari del trittico finanza-chiesa-massoneria e i vari scandali a partire dalla P2.

Questo assordante silenzio si protrae anche alla storia della letteratura. Escludendo qualche rapidissimo accenno, non ci si concentra mai sul numero di scrittori italiani iscritti alla massoneria o vicini ad essa, tralasciando di analizzare il rapporto tra le loro opere ed il messaggio massonico. Talvolta la chiave massonica permetterebbe di allargare la prospettiva critica su un’opera, aggiungendo significati nuovi e sorprendenti; altre volte, invece, una lettura misterica o esoterica potrebbe contribuire a sciogliere riferimenti ed allusioni che appaiono come criptiche o contraddittorie agli occhi dei critici “tradizionali”.
Una piccola rassegna di importanti autori legati alla massoneria sarà utile per comprendere quanto sia ampio questa strada interpretativa scarsamente percorsa.  


Vittorio AlfieriVITTORIO ALFIERI (1749-1803)
Il titanico drammaturgo italiano fu iniziato alla massoneria all’estero, durante i suoi viaggi in giro per l’Europa. In una sua opera [La Vita, Epoca IV, capitolo I] mette in rima alcuni segreti e costumi dell’ordine, chiedendo nel contempo scusa ai fratelli per questo suo audace gesto. Successivamente aderì alla loggia “Vittoria” di Napoli, ed in effetti la città campana fu asilo di molti massoni durante la serrata piemontese ad opera dei Savoia. Negli ultimi anni di vita Alfieri rinnegherà questa sua esperienza nella satira L’impostura, così come sconfesserà tutti i suoi atteggiamenti illuministici, mostrando disprezzo verso il nuovo ordine che stava per imporsi per mano di Napoleone.

UGO FOSCOLOUGO FOSCOLO (1778-1827)
Del rapporto tra Foscolo e la massoneria non si sa molto. Fu iniziato presso la Loggia Reale Amalia Augusta di Brescia e la sua rapida carriera tra le fila dell’esercito napoleonico si spiega anche con la totale adesione ai progetti dell’imperatore ed ai suoi ideali profondamente intrisi nel messaggio massonico. Non bisogna dimenticare, inoltre, l’interesse di Foscolo per il fratello Alfieri ed il fortissimo messaggio presente nei Sepolcri, opera in cui si loda l’influenza positiva che i morti possono avere su i vivi, attraverso una ispirazione patriottica e civile totalmente sganciata dall’ideale trascendentale cristiano. I riferimenti presenti in quest’opera sono numerosi (come ad esempio la lode per i costumi dell’Inghilterra, nazione forgiata dalla massoneria e tutt’altro che “nemica” per l’autore nonostante gli scontri tra essa e Napoleone) , così come quelli delle Grazie, impossibili da capire appieno se non si collega il percorso evoluzione umana con quello tracciato e auspicato dalla massoneria.
GIOSUE’ CARDUCCI
GIOSUE’ CARDUCCI (1835-1907)
Giosuè Carducci fu iniziato alla massoneria nella loggia Galvani di Bologna, spinto dai suoi sentimenti anti-ecclesiastici e patrioti; la città emiliana resta ancora oggi un centro importantissimo per la libera muratoria. La sua fiducia nel progresso e l’opposizione ad ogni tipo di oscurantismo lo spingeranno a comporre l’Inno a Satananel 1863. L’opera, pubblicata due anni dopo, è un durissimo attacco al potere della chiesa ed al suo messaggio repressivo, sancito da Pio IX nel Sillabo, pubblicato nel 1864. Per Carducci, Satana è il simbolo dell’energia vitale e del progresso, esemplificato dall'immagine vigorosa della locomotiva. Certo non poté sfuggire al poeta la consuetudine di appellare, da parte della chiesa, come “satanico” o “luciferino” tutto ciò andasse contro il proprio messaggio; non è un mistero, inoltre, che all'interno della massoneria l’ideale ribelle di Lucifero è sia considerato positivamente, facendo riferimento all'etimologia propria del termine “portatore di luce” e realizzando una sorta di commistione con il pagano Prometeo, altro eroe massonico. Successivamente il poeta vate si distaccherà dall'ordine con il suo riaccostarsi alla monarchia ed a posizioni più conservatrici.


GIOVANNI PASCOLI (1855-1912)
Seguendo la strada tracciata dal suo maestro Carducci, Giovanni Pascoli aderì alla massoneria venendo iniziato nella loggia Rizzoli di Bologna. La questione sulla sua adesione all'ordine è remota e molto combattuta, fu la sorella la prima a negare l’affiliazione, tuttavia il ritrovamento recente del testamento del poeta ne dà conferma senza ombra di dubbio. Della massoneria Pascoli amava l’impegno attivo, la fratellanza e la solidarietà che lo facevano sentire, per una volta, protetto. Influirono certamente anche gli ideali socialisti ed umanitari che contraddistinsero la giovinezza dell’autore. Una traccia di passione mistica ed esoterica è riscontrabile, invece, nelle pagine critiche che Pascoli dedicò a Dante, dense di significati profondi ed esoterici.



GABRIELE D’ANNUNZIO (1863-1938)
L’adesione di D’Annunzio alla massoneria è piuttosto controversa, dato che, sebbene non manchino i riferimenti del poeta a simboli ed ideali massonici, ed inoltre siano note le sue amicizie con massoni dichiarati, manca una prova certa della sua adesione formale. Nel 1901 inaugurò l’Università Popolare di Milano con il suo fondatore Ettore Ferrari, gran maestro del GOI, e successivamente si ebbe uno scontro tra le diverse logge per accaparrarsi il poeta. La disputa sarebbe stata vinta da quella di Piazze del Gesù e D’Annunzio avrebbe successivamente percorso tutti i gradini della scala massonica fino ad arrivare al 33◦ grado; la stessa bandiera della Reggenza del Carnaro avrebbe simboli esoterici e massonici, senza dimenticare che molti aderenti all'impresa fiumana furono a loro volta massoni. Secondo un’altra teoria D’Annunzio aderì alla corrente massonica del Martinismo, spinto dal suo amico Debussy; questa società aborriva i caratteri razionalistici tipici della libera muratoria, perseguendo un forte panismo edonista e sensista che poggia la sua base teorica sull'idea di una divinità formata da emanazioni sensitive che l’uomo deve recuperare attraverso un percorso mistico.
Certo non deve passare inosservata la scelta di D’Annunzio di denominare i suoi tre cicli di romanzi con simboli massonici o esoterici, quali il Giglio, la Rosa, e soprattutto il Melograno.

EDMONDO DE AMICIS (1846-1908) & CARLO COLLODI (1826-1890)
L’autore di Cuore avrebbe aderito alla massoneria in Uruguay, tuttavia non c’è unanimità di vedute tra le fonti, né sulla sua iniziazione, né su dove sarebbe avvenuta. Gli ideali socialisti, egualitari e democratici dell’autore sarebbero un indice di questa sua adesione, comunque piuttosto incerta.  Recentemente è stata avanzata l’ipotesi che il libro Cuore sia un vero e proprio manifesto dei valori massonici con cui si voleva plasmare la giovane Italia, basati fondamentalmente sull'amore per la patria.

In modo molto simile sono stati considerati come “massonici” i valori trasmessi da un altro autore di libri considerati “per ragazzi” (forse in modo troppo semplicistico). Ci riferiamo a Carlo Collodi, padre del famosissimo Pinocchio. La stessa nascita del protagonista, forgiato dalla grezza materia, sarebbe da collegare con l’ideale di crescita massonico basato sulla “costruzione” della propria identità, ed inoltre gli strumenti di Geppetto sono ancora oggi noti simboli della massoneria (scalpello, maglietto); la morte di Pinocchio burattino simboleggerebbe il passaggio dalla vita ingenua a quella adulta e consapevole, senza dimenticare che l’attraversamento della morte è uno dei riti di iniziazione all'ordine  altri passaggi riconducibili al rito sarebbero riscontrabili nella bevanda amara che i tre medici (come tre sono gli ufficiali del rito iniziatore) gli fanno bere; il burattino viene accolto dai suoi simili che lo chiamano “fratello”; il ventre della balena somiglierebbe alla “camera di riflessione” e così via.



SALVATORE QUASIMODO (1901-1968)
Salvatore Quasimodo fu iniziato alla massoneria nel 1922 dalla loggia 
Arnaldo  da Brescia di Licata e successivamente ne è stata intitolata anche una in suo onore. Come il Pascoli anche Quasimodo attribuirà alla massoneria un ruolo guida nel processo di solidarietà umana, sostenuta dalla forza dell’intelligenza laica. Le tematiche mistiche ed esoteriche segneranno in particolar modo le sue prime opere, Acque e Terre ed Oboe sommerso

Oltre a questi autori ce ne sono tantissimi altri accostabili all'ordine  alcuni dei quali indubbiamente massoni: Giacomo Casanova, Antonio de Curtis, Arrigo Boito, Luigi Capuana, Luigi Settembrini, Goffedro Mameli.
   
Tra i “sospettati” di essere massoni ricordiamo: Guido Gozzano, Francesco De Sanctis, Vincenzo Monti, Cesare Beccaria.

E' evidente che più ci sia avvicina ai giorni nostri e meno dettagliate sono le informazioni in nostro possesso. Sugli autori più recenti bisognerà attendere una cinquantina d'anni almeno. 


Seth Ankh

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