lunedì 14 ottobre 2013

TAXI DRIVER

Travis aggiusta lo specchietto retrovisore nervosamente, forse è turbato, probabilmente la sua nevrosi sta tornando, o magari non è mai guarito.
Ha combattuto in Vietnam, ne è uscito schiantato come persona: insonnia, solitudine, difficoltà a comunicare.
 Ha idee politiche confuse, vorrebbe soprattutto “pulizia” dalla feccia che intasa le strade, le sue strade, perché solo lì, di notte, è più in pace (o nei cinema porno, ma il sesso non lo tange).
Prende la fissa per delle donne, tutte candidate a diventare quella della sua vita. Si invaghisce di Betsy, attivista politica impegnata nella campagna elettorale per il senatore Palantine. All’inizio sembra andare tutto per il meglio, fin quando Travis non la porta con sé in un cinema porno: non è un gesto audace, semplicemente l’ex soldato è così “ingenuo” da non accorgersi di come la cosa possa essere imbarazzante per lei. 
Taxi driver    Robert De Niro  Martin Scorsese
Locandina di Taxi driver
Travis quindi cambia musa, ora tocca ad Iris, adolescente prostituta. La ragazza, tuttavia, non ha alcuna intenzione di farsi aiutare, frustrando così l’ennesima buona intenzione dell’uomo.
Ormai è consapevole di non riuscire a rapportarsi con nessuno. Emblematica la scena del dialogo con un suo collega: cerca di parlargli dei suoi problemi, ma costui non riesce a capirlo e lui non è capace di spiegarsi. Uno scambio di battute surreale, concluso da astratti ed insensati consigli. Afasia ed incomunicabilità.
Famigerata la sequenza di Travis che si guarda allo specchio con fare minaccioso mentre sfodera la sua pistola dalla manica attraverso un ingegnoso congegno realizzato in proprio. Lo specchio, simbolo dell’autoanalisi novecentesca con cui l’uomo ha cercato risposte sul proprio essere. Nevrosi, sociopatia, o forse banalissima solitudine. Travis frantuma il televisore dinnanzi al quale passa le sue giornate, distrutto dal nulla che si diffonde fuori e dentro lo schermo.
Deve fare qualcosa, deve smuovere le acque stagnanti della sua vita e allora deve agire: uccidere.
Il suo destino è segnato dal caso: fallito un obiettivo (il senatore Palantine) se ne presenta un altro non meno rischioso, ma decisamente più “sacrosanto” per la mentalità perbenista americana. Il protettore di Iris, Sport. 

La sparatoria con la quale riesce a “liberare” la piccola Iris è una delle scene più cruenti della storia del cinema: eliminati gli sfruttatori con la violenza, la società riaccoglie “l’eroe” a braccia aperte, ne glorifica le imprese brutali, riconoscendolo parte di sé. 
L’uccisione del candidato presidente lo avrebbe condannato all’indignazione pubblica.
Travis parla con i suoi colleghi ed appare più sicuro, a casa ha appeso una lettera commossa dei genitori di Iris. Nell’ultima scena Betsy (ora molto più dolce) scende dal taxi, tenta un approccio, ma Travis la lascia lì, stavolta tocca a lei essere rifiutata.
Forse ha raggiunto l’equilibrio. È guarito? Chissà, la pellicola si chiude con quel gesto un po’ maniacale per aggiustare lo specchietto retrovisore, forse sintomo di una condizione ancora precaria. 

Un de Niro lucidamente delirante, Jodie Foster precocemente sorprendente, Harvey Keitel perfetto per il suo ruolo, Cybill Lynne Shepherd recita bene da reginetta di bellezza snob.

Palma d’ora al Festival di Cannes, 2 premi Bafta, ma dove sono gli Oscar? Come miglior film nel '76 vinse Rocky (?!?), ed anche il regista di quest'ultimo film fu premiato (?!?). Taxi driver perse anche l’Oscar per la sua bellissima colonna sonora, ma certo non biasimo i primi strappatigli da Quinto Potere.

p. s. Curiosamente il film avrebbe inciso sulla storia americana, se non mondiale: un certo  John Warnock tentò di uccidere il presidente Regan nel tentativo di far colpo su Jodie Foster della quale si era innamorato (come Travis insomma) dopo aver visto Taxi driver. Il mancato assassinio gli costò il carcere praticamente a vita, ma rafforzò il carisma di Regan che avrebbe così potuto contrastare il potere dell’Urss, mettendo fine alla guerra fredda (certo la Storia non è così lineare e semplice) .

Questo fatto è riassunto in maniera molto divertente in un episodio di American Dad.


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