giovedì 19 novembre 2015

C'ERA UNA VOLTA...LA GEOGRAFIA!

Ho notato che molti concorrenti dei quiz-show cadono sulla geografia, spesso in seguito a domande piuttosto semplici. Nei loro confronti provo un sentimento fortissimo di empatia; dico la verità, io stesso non posso considerarmi abbastanza preparato in  materia.
Ai miei tempi (non sono così vecchio eh!) si studiava discretamente bene alle elementari; alle medie l’Italia era approfondita al primo anno, un’ora a settimana, con Europa e globo passati in rassegna al secondo e al terzo; al liceo credo me l’abbiano insegnata solo i primi due anni, confusa nei miei ricordi e forse in quelli dei professori.
Università, Lettere Moderne. Ok, immaginavo che non sarebbe stata una delle materie principali ed in effetti la catalogavano alla lettera C (affini o integrative). Quando vidi che erano previsti tre esami mi sentii “confuso e felice”: ero un po’ preoccupato per le mie lacune, ma certo che in tre moduli bene o male le avrei colmate.
Sorpresa!
Niente fiumi, mari e monti, niente provincie e città, niente capitali e oceani. Negli atenei si studia geografia “umana”, “sociale”, “antropologica”, “insediativa”, “ambientale” e chi ha in mente qualche altro termine ce lo metta. 
Insomma nessuna traccia di geografia “fisica”. Il secondo modulo era un librone di 30 saggi in cui professori (di latino, storia delle religioni, linguistica) affrontavano temi distanti, distantissimi tra loro e da ogni nozione che io assegnavo, ingenuamente, alla sfera geografica "tradizionale".
Certo, bisogna approfondire le conoscenze, non volevo mica ripetere le elementari! Tre corsi di vecchia geografia non me li sarei dovuti mai aspettare. È anche vero, però, che ho studiato pagine e pagine, ho accumulato dodici crediti, ma di concetti geografici fisici non si è mai parlato.

Ora, da docente di istituti secondari, dovrò insegnarla assieme alla Storia, strizzata con quest'ultima in due ore settimanali e senza un libro di testo.
Per questo mi sento abbastanza in colpa, e dovrò porvi rimedio. Sia stimolato dalla moralità che deve guidare qualsiasi mestiere, sia dalla paura di incontrare un ragazzo di 15 anni che mi mette in fila le provincie d’Italia, mentre io devo controllarle dal libro.

C’è un’altra cosa che mi preoccupa:  il sistema di istruzione e formazione mi ha lasciato questo debito, ma in quali altri campi accade la stessa cosa? Succede anche per medici, ingegneri, avvocati ecc. ecc.?
Se lasciamo troppo spazio alla coscienza delle persone temo che le delusioni saranno parecchie, così come gli insuccessi. 

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