martedì 22 marzo 2016

Il dottor Stranamore, ovvero: come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba


  
In piena guerra fredda (1964) irrompe un film che ha il coraggio di portare sul grande schermo la tensione mondiale, osservandola da un’ottica particolarissima: l’ironia provoca il riso ed al contempo l’umorismo ci fa capire che sotto c’è qualcosa di tremendamente vero.
Il dottor Stranamore, ovvero: come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bombaLe nazioni del mondo, per la propria salvezza, sono pronte a compiere la distruzione globale.
I potente di queste nazioni, considerati leader infallibili dalle masse, non sono che uomini, con ansie, paure, nevrosi e quanto altro c’è di “disturbato” in noi.
Per scatenare la guerra mondiale bastavano pochi ordini, premere i pulsanti giusti ed inviare messaggi cifrati che in pochi attimi potevano condurre l'umanità alla rovina.
Per la distruzione di quel mondo (quello del film) la causa è da ricercare nella mente contorta di un unico generale che ha perduto la propria dignità e vuole portare tutti all’inferno con sé.
Il film è divertente, simpaticissimo, ma ti lascia anche quel retrogusto  meditativo che ormai oggi s'è completamente perso, sostituito da un comicità banale, servile e fugace. 

L'opera è stata ispirata dal libro Allarme rosso.

Piccolo avvertimento: credo che sia necessario guardare il film in lingua originale per non perdere lo spirito di molte battute e per evitare di ignorare riferimenti difficilmente comprensibili dopo il doppiaggio.
Il dottor Stranamore, ovvero: come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba 
Magnifico Sellers nella tripla interpretazione.
Stupendo George C. Scott nei panni del generale kamikaze, protagonista di una scena finale indimenticabile.-------------->

Quattro Nomination all’Oscar, nessuna vittoria: come sempre gli Usa si dimostrano inquieti dinnanzi all'autocritica.

Kubrick stesso (profondo critico dello stato a stelle e strisce) non riceverà mai quei premi che avrebbe meritato nella sua carriera, tuttavia l'eterna memoria degli appassionati di grande cinema non dimenticherà mai i suoi film. 

 Un celebre motto post-rinascimentale riassume l’ideologia della pellicola:


Castigat ridendo mores (Il ridere castiga i costumi) [Jean de Santeuil]



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