martedì 5 aprile 2016

LEGGERE AIUTA A RIMANERE GIOVANI


I bibliofili incalliti sanno già quanto sia salutare leggere tanto, ogni giorno, così da mantenere la mente giovane e l'anima serena. Attraverso i libri è possibile viaggiare per chilometri e chilometri sulle ali della mente, immaginare mondi fantastici senza bisogno degli effetti speciali, dialogare con i nostri autori più cari come se li avessimo davvero vicino a noi.
La ricerca scientifica, negli ultimi anni, ci sta dando continue conferme, così che ora possiamo definitivamente considerare certo il potere curativo e ringiovanente dei nostri amati libri.
Da pochi mesi si è concluso uno studio del Rush University Medical center di Chicago, diretto dal professore R. Wilson, il quale ha dimostrato che la lettura e la scrittura aiutano a rimanere giovani. La ricerca, pubblicata su Neurology, si è basata su di una serie di test sottoposti a quasi trecento anziani, effettuati per valutare la frequenza e la qualità delle attività "stimolanti" per il cervello che essi avevano portato avanti fin dalla loro infanzia.
Alla morte dei vecchietti i loro cervelli sono stati analizzati in laboratorio. I risultati hanno confermato che coloro i quali erano soliti scrivere e leggere con frequenza avevano conservato un cervello più giovane e sano, con un minor numero di segni tipici della demenza senile (placche, grovigli neurofibrillari) confermando così i dati dei test effettuati in vita, nei quali questi soggetti si erano distinti per un minore declino cognitivo e mnemonico. I dati della ricerca, dunque, confermano un declino cognitivo più lento del 15% rispetto alla media per coloro che leggono e scrivono abitualmente, ed un calo della memoria minore del 32% rispetto a chi invece ha perso l'abitudine di coltivare la lettura e la scrittura.

All'inizio dell'anno, in Inghilterra, la Liverpool University ha condotto degli studi approfonditi su un campione di volontari per valutare l'attività cerebrale dell'area destra del cervello, quella deputata alla creatività, alla memoria ed alla fantasia. Attraverso una risonanza magnetica è stato possibile osservare un forte intensificarsi dei processi cerebrali durante la lettura di opere "impegnative", come ad esempio quelle di Shakespeare. I classici, dunque, contribuiscono ad aumentare le abilità mnemoniche e cognitive grazie allo sforzo necessario per raggiungere la completa comprensione del testo. La ricerca ha poi confermato che letture più impegnate stimolano meglio quelle aree del cervello che sono solite subire per prime gli effetti dell'invecchiamento.

Questo secondo studio è stato confermato da uno più recente di cui abbiamo già parlato (clicca qui per leggerlo) condotto dalla New School for Social Research di New York.  I risultati di questo test hanno dimostrato che la lettura dei classici può stimolare anche l'intuizione e la sensibilità, rendendo le persone più intuitive ed abili a decifrare i comportamenti degli altri, fino ad intuirne i sentimenti attraverso il linguaggio non verbale.

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