domenica 23 agosto 2015

TRA LETTERATURA E CALCIO: Leopardi, Saba, Pasolini

Il calcio è lo sport più popolare al mondo, amato in tutti i continenti e giocato ovunque, dagli stadi più prestigiosi fino al cortile sotto casa.
Ai giorni nostri, oltre alla passione per questo sport, si associa anche un sentimento di insofferenza, dovuto all'esorbitante ed eccessivo giro di denaro che ruota attorno al pallone, senza contare la violenza imbelle che spesso si manifesta intorno al rettangolo di gioco, allontanando dallo spettacolo famiglie e veri tifosi.
Numerosi romanzieri, poeti ed artisti d'ogni tipo sono rimasti affascinati da questo sport, soprattutto nei tempi mitici del calcio, quando campi fangosi e palloni pesantissimi rendevano ogni partita una vera e propria battaglia. 

Uno dei primissimi collegamenti letteratura-calcio viene spesso individuato nella poesia di Giacomo Leopardi Ad un vincitore nel pallone [1821] . Ovviamente, però, non è il calcio moderno lo sport descritto in questa canzone. Si tratta, invece, del gioco del "pallone con bracciale", sport di squadra molto diffuso nell'Europa continentale fino agli anni '20, fin quando i marinai inglesi diffusero nel mondo il calcio. Il pallone col bracciale può essere assimilato alla palla tamburello, ed a partire dagli anni 2000 sta risorgendo dalle sue ceneri riscontrando anche un certo successo di pubblico. 
La lirica leopardiana è dedicata al conte Carlo Didimi, futuro patriota mazziniano, uno dei più grandi giocatori in assoluto di questa disciplina. Al tempo delle prime Canzoni, il Leopardi credeva ancora in un possibile riscatto italico, e la metafora dello sport è utilizzata dal poeta per spronare gli italiani a destarsi dal loro ozio per onorare le patria così come fecero gli antichi eroi.  

Umberto Saba scrisse Cinque poesie per il gioco del calcio, inserite poi nella sezione del Canzoniere intitolata Parole [1933-34]. Il giovane Umberto si avvicinò a questo sport quasi per caso, dopo aver ricevuto da un amico il biglietto per una partita della Triestina; più che le dinamiche tattiche o la fama degli atleti, l'attenzione del poeta si concentrò sulle emozioni umane e le reazioni psicologiche degli eventi di gioco, in linea con la tematica introspettiva ed analitica propria della sua produzione poetica. 
La lirica Goal è emblematica di questo atteggiamento ed in questi versi è possibile ritrovare molti temi cari alla produzione sabiana. Come sempre il poeta triestino si divide tra gioia e dolore, solitudine e condivisione. In questo caso la sofferenza del portiere battuto sta tutta rinchiusa all'interno, in una sofferenza incondivisibile ed inconsolabile, nonostante la mano del compagno che lo smuove e "scopre pieni di lacrime i suoi occhi". Fa da contraltare il portiere avversario, festante per la segnatura e desideroso di di gioire insieme ai compagni ed alla folla esultante, "Della festa - egli dice - anch'io son parte". Soli nella tristezza ed in compagnia nei momenti di gloria, metafora non solo del calcio antico e moderno, ma forse di tutta l'esistenza. In un'altra delle cinque poesie Saba dedica dei versi ai tifosi di Padova dove lui e la figlia erano andati a seguire la Triestina in trasferta. I padroni di casa offrirono un mazzo di fiori alla bambina, nonostante avessero riconosciuto nei due degli "avversari"; galanteria d'altri tempi, è proprio il caso di dirlo.

 Pier Paolo Pasolini ha amato tanto il calcio, sport praticato fin dalla sua infanzia, considerato dall'autore corsaro sanamente popolare, vissuto quasi come un rito collettivo da condividere con la propria comunità. In un'intervista l'autore friulano, con la sua solita carica dissacrante, celebrerà questo sport innalzandolo a livelli quasi sacri ed artistici:

«Il calcio è l'ultima rappresentazione sacra del nostro tempo. È rito nel fondo, anche se è evasione. Mentre altre rappresentazioni sacre, persino la messa, sono in declino, il calcio è l'unica rimastaci. 
Il calcio è lo spettacolo che ha sostituito il teatro»


Nel marzo del 1975 Pasolini stava girando Salò e le centoventi giornate di Sodoma nella provincia di Mantova, non molto lontano da dove Bertolucci era intento a dirigere Novecento. Il 16 marzo, giorno del compleanno di quest'ultimo, le due compagnie fermarono i lavori per dare vita ad una partita vinta per 5-2 dallo schieramento di Novecento e che vide un appassionato Pasolini abbandonare il campo perché i compagni più bravi di lui lo lasciavano ai margini del gioco.
In un celebre saggio Pasolini spiegherà le differenze tra gli stili calcistici, dividendo i giocatori tra poeti e prosatori, a seconda che prevalga l'estro o lo schematismo, il dribbling o le triangolazioni, concludendo che i brasiliani (ed i sudamericani in genere) sono i poeti del calcio, mentre italiani ed europei lo praticano da prosatori.







2 commenti:

  1. Interessante! Grazie per la panoramica su questi autori italiani e il loro rapporto con lo sport.

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  2. Buona la proposta della triade -LEOPARDI- SABA- PASOLINI-Necessitava introdurre altro materiale per arricchire i contenuti.

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