sabato 24 agosto 2013

Trainspotting [FILM], monologo finale di Mark Renton

“Mi sono giustificato con me stesso in tante maniere diverse, non era niente di che, solo un piccolo tradimento, o… i nostri rapporti erano cambiati, sapete cose così… ma ammettiamolo li avevo bidonati, i miei cosiddetti amici. 
Di Begbie non me ne fregava un cazzo, e Sick Boy avrebbe fatto lo stesso con me se c’avesse pensato per primo. Di Spud beh, d’accordo per Spud mi dispiaceva, non aveva mai fatto del male a nessuno lui. Allora perché l’ho fatto? Potrei dare un milione di risposte tutte false.
 La verità è che sono cattivo, ma questo cambierà, io cambierò, è l’ultima volta che faccio cose come questa. Metto la testa a posto, vado avanti, rigo dritto, scelgo la vita. Già adesso non vedo l’ora, diventerò esattamente come voi: il lavoro, la famiglia, il maxitelevisore del cazzo, la lavatrice, la macchina, il cd e l’apriscatole elettrico; buona salute, colesterolo basso, polizza vita, mutuo, prima casa, moda casual, valigie, salotto di tre pezzi, fai da te, telequiz, schifezze nella pancia, figli, a spasso nel parco, orario d’ufficio, bravo a golf, l’auto lavata, tanti maglioni, natale in famiglia, pensione privata, esenzione fiscale, tirando avanti lontano dai guai, in attesa del giorno in cui morirai.”



  • Now I've justified this to myself in all sorts of ways. It wasn't a big deal, just a minor betrayal. Or we'd outgrown each other, you know, that sort of thing. But let's face it, I ripped them off - my so called mates. But Begbie, I couldn't give a shite about him. And Sick Boy, well, he'd have done the same to me, if he'd only thought of it first. And Spud, well okay, I felt sorry for Spud - he never hurt anybody. So why did I do it? I could offer a million answers - all false. The truth is that I'm a bad person. But, that's gonna change - I'm going to change. This is the last of that sort of thing. Now I'm cleaning up and I'm moving on, going straight and choosing life. I'm looking forward to it already. I'm gonna be just like you. The job, the family, the fucking big television. The washing machine, the car, the compact disc and electric tin opener, good health, low cholesterol, dental insurance, mortgage, starter home, leisure wear, luggage, three piece suite, DIY, game shows, junk food, children, walks in the park, nine to five, good at golf, washing the car, choice of sweaters, family Christmas, indexed pension, tax exemption, clearing gutters, getting by, looking ahead, the day you die.

sabato 10 agosto 2013

Radiofreccia, 1998, Luciano Ligabue. Monologo di Freccia alla radio (S. Accorsi)

Ehh buonanotte... qui è Radio Raptus... e io sono Benassi... Ivan. Forse lì c'è qualcuno che non dorme, be' comunque che ci siete oppure no, io c'ho una cosa da dire. Oggi ho avuto una discussione con un mio amico; lui... bé  lui è uno di quelli bravi, bravi a credere a quello in cui gli dicono di credere. Lui, lui dice che se uno non crede in certe cose non crede in niente. Be' non è vero... anch'io credo...
Credo nelle rovesciate di Bonimba, e nei riff di Keith Richards.
Credo al doppio suono di campanello del padrone di casa che vuole l'affitto ogni primo del mese.
Credo che ognuno di noi si meriterebbe di avere una madre e un padre che siano decenti con lui almeno finché non si sta in piedi.
Credo che un'Inter come quella di Corso, Mazzola e Suarez non ci sarà mai più, ma non è detto che non ce ne saranno altre belle in maniera diversa.
Credo che non sia tutto qua, però prima di credere in qualcos'altro bisogna fare i conti con quello che c'è qua, e allora mi sa che crederò prima o poi in qualche Dio.
Credo che se mai avrò una famiglia sarà dura tirare avanti con trecento mila al mese, però credo anche che se non leccherò culi come fa il mio caporeparto difficilmente cambieranno le cose.
Credo che c'ho un buco grosso dentro, ma anche che il rock n' roll, qualche amichetta, il calcio, qualche soddisfazione sul lavoro, le stronzate con gli amici, bé ogni tanto questo buco me lo riempiono.
Credo che la voglia di scappare da un paese con ventimila abitanti vuol dire che hai voglia di scappare da te stesso, e credo che da te non ci scappi neanche se sei Eddy Merckx.
Credo che non è giusto giudicare la vita degli altri, perché comunque non puoi sapere proprio un cazzo della vita degli altri. Credo che per credere, certi momenti ti serve molta energia. Ecco, allora vedete un po' di ricaricare le vostre scorte con questo... 




sabato 3 agosto 2013

Apocalypse Now. 1979, Francis Ford Coppola. Colonnello Kurtz (M. Brando) "discorso sull'orrore"

Non esistono parole per descrivere ciò che è necessario a coloro che non sanno ciò che significhi l’orrore. L’orrore; l'orrore ha un volto e bisogna essere amici dell’orrore.
Orrore, terrore morale, sono amici. Ma se non lo sono, essi sono nemici da temere. Sono i veri nemici.
Ricordo, quand’ero nelle forze speciali... sembra, siano passati mille secoli. Andammo in un campo, per vaccinare i bambini. Andati via dal campo, dopo averli vaccinati tutti contro la polio. Più tardi venne un vecchio a richiamarci, piangeva, era cieco.
Tornammo al campo, quegli uomini [Vietcong] e avevano tagliato ogni braccio vaccinato. Erano là in un mucchio, un mucchio di piccole braccia e, mi ricordo che ho pianto come, come, come una povera nonna.
Volevo strapparmi i denti di bocca, non sapevo quel che volevo fare. E voglio ricordarlo, non voglio mai dimenticarlo, non voglio dimenticarlo mai.
Poi ho capito, come fossi stato colpito, colpito da un diamante: una pallottola di diamante in piena fronte: “Dio mio, che genio c’è in questo! Che genio! Che volontà, per fare quel gesto! Perfetto, genuino, completo, cristallino, puro!”
Allora ho realizzato che loro erano più forti di noi, perché loro lo sopportavano. Questi non erano mostri, erano uomini,  addestrati. Uomini che combattevano col cuore, che avevano famiglia,  pieni d’amore, ma che avevano la forza, la forza di far questo. 
Se io avessi avuto dieci divisioni di questi uomini, i nostri problemi qui sarebbero risolti da tempo. Bisogna avere uomini con un senso morale e che, allo stesso tempo, siano capaci di utilizzare i loro primordiali istinti di uccidere senza emozioni, senza passione, senza giudizio, senza giudizio. Perché è il giudizio che ci indebolisce.”






  • I remember when I was with Special Forces. Seems a thousand centuries ago. We went into a camp to inoculate the children. We left the camp after we had inoculated the children for polio, and this old man came running after us and he was crying. He couldn't see. We went back there and they had come and hacked off every inoculated arm. There they were in a pile: a pile of little arms. And I remember I...I...I cried. I wept like some grandmother. I wanted to tear my teeth out. I didn't know what I wanted to do. And I want to remember it. I never want to forget it. I never want to forget. And then I realized, like I was shot — like I was shot with a diamond...a diamond bullet right through my forehead. And I thought: My God, the genius of that. The genius! The will to do that: perfect, genuine, complete, crystalline, pure. And then I realized they were stronger than me, because they could stand it. These were not monsters. These were men, trained cadres — these men who fought with their hearts, who had families, who have children, who are filled with love — but they had the strength — the strength! — to do that. If I had ten divisions of those men our troubles here would be over very quickly. You have to have men who are moral and at the same time who are able to utilize their primordial instincts to kill without feeling, without passion, without judgement. Without judgement! Because it's judgement that defeats us.