giovedì 31 ottobre 2013

L'ELEFANTE E LA CORDA (di Paulo Coelho)

Ecco la procedura adottata dai domatori del circo per far sì che gli elefanti non si ribellino mai. Ed ho il sospetto che questo valga anche per tanta gente.
Ancora cucciolo, l’elefantino è legato con una corda molto spessa ad una palo saldamente conficcato nel terreno. Egli cerca di liberarsi più volte, ma non ha la forza sufficiente per riuscirci.
Dopo un anno, il palo e la corda sono ancora abbastanza forti per tenere prigioniero l’elefantino; lui continua a tentare di liberarsi, ma senza riuscirci.
A questo punto l’animale inizia a comprendere che la corda sarà sempre più forte di lui e smette di tentare. Quando raggiunge l’età adulta si ricorda che, per molto tempo, ha sprecato tanta energia nel vano tentativo di liberarsi.
A questo punto il domatore potrebbe anche legarlo con un filo sottile ad un manico di scopa, tanto l’elefante non cercherebbe più di liberarsi. 
                                                                          (di Paulo Coelho)

                                                                              -

Eis o procedimento adotado pelos treinadores de circo, para que os elefantes jamais se rebelem – e eu desconfio que isso também se passa com muita gente.
Ainda criança, o bebê-elefante é amarrado, com uma corda muito grossa, a uma estaca firmemente cravada no chão. Ele tenta soltar-se várias vezes, mas não tem forças suficientes para tal.
Depois de um ano, a estaca e a corda ainda são suficientes para manter o pequeno elefante preso; ele continua tentando soltar-se, sem conseguir. A esta altura, o animal passa a entender que a corda sempre será mais forte que ele, e desiste de suas iniciativas.
Quando chega a idade adulta, o elefante ainda se lembra que, por muito tempo, gastou energia à toa, tentando sair do seu cativeiro. A esta altura, o treinador pode amarrá-lo com um pequeno fio, num cabo de vassoura, que ele não tentará mais a liberdade.

lunedì 28 ottobre 2013

Ricetta torta ricotta e pere



    Per il pan di Spagna alle nocciole
  • 65gr di zucchero
  • 3 uova intere
  • 90gr di nocciole di Giffoni intere e tostate
  • 30gr di farina 00
  • 50gr di burro fuso
  • Per la farcia di ricotta
  • 400gr di ricotta di Tramonti
  • 150gr di panna montata
  • 150gr di zucchero
  • 1 baccello di vaniglia
  • Per la bagna alla pera
  • 100gr di acqua
  • 70gr di zucchero
  • 50gr di distillato di pere
  • Per la farcia alle pere
  • 175gr di pere pennate di Agerola (o pere Williams)
  • 50gr di zucchero
  • 10gr di distillato di pere
  • 3gr di amido di mais
  • 1/2 limone Costa d’Amalfi
  • Olio EVO

Il primo passo consiste nel preparare i due dischi di pan di Spagna. Io preferisco dividere in due gli ingredienti e preparare separatamente gli impasti, ma potete anche preparare un impasto unico e poi dividerlo in due. Mentre lo preparate mettete la ricotta a sgocciolare in un colino o in un cestino da ricotta (io me ne sono fatta regalare uno dalla signora del banco dei formaggi al mercato ed è comodissimo per questa operazione).
Tritate finemente le nocciole con la farina facendo attenzione a non scaldare troppo o le nocciole rilasceranno il loro olio ed otterrete una crema piuttosto che una farina. Fondete a bagnomaria o al microonde il burro senza scaldarlo troppo. Montate le uova con lo zucchero con le fruste elettriche o la planetaria per *almeno* 15 minuti fino a quadruplicare il loro volume. Con movimenti delicati dal basso verso l’alto, per non smontare l’impasto, incorporate la farina di nocciole alle uova, poi fate assorbire anche il burro fuso. Versate l’impasto nella tortiera ben imburrata e infarinata, dividendolo a metà se avete scelto di fare impasto unico. Io utilizzo uno tortiera con cerniera che è molto comoda per sformare il disco senza rischiare di romperlo e anche per la composizione finale. Infornate a 180° in forno preriscaldato statico per 10 minuti e ripetete il procedimento per il secondo disco. Tenete presente che questo pan di Spagna è piuttosto sottile e molto delicato quindi non pensate di poter fare un’unico disco e poi tagliarlo a metà.
Tra un’infornata e l’altra del pan di Spagna io preparo la bagna alle pere mettendo la pera a pezzetti in un bollitore con l’acqua e lo zucchero e facendola sobbollire per un paio di minuti e lasciano in infusione a raffreddare. Se avete scelto la versione alcoolica eliminate la pera e fate uno sciroppo facendo bollire per un paio di minuti acqua e zucchero e aggiungetevi il distillato di pere.
Mentre il pan di Spagna e la bagna si raffreddano si passa a preparare la farcia di ricotta. Mantecate con una frusta elettrica la ricotta sgocciolata con lo zucchero e i semi della bacca di vaniglia. Ci tengo a precisare che in questo dolce la qualità di tutti gli ingredienti ma soprattutto quello della vaniglia è fondamentale. Non usate surrogati chimici come la vanillina ne’ estratti alcolici o il gusto ne risentirà sensibilmente. Montate la panna ben soda ed incorporatela alla ricotta.
Per la preparazione della farcia alle pere si sbucciano le pere poi le si mette, sbucciate e tagliate a pezzetti, in un tegame antiaderente insieme al limone, lo zucchero e un cucchiaio d’olio (e se avete scelto di usarlo anche il distillato di pere) e le si lascia cuocere a fuoco medio fino a che non abbiano rilasciato il loro succo, a questo punto si aggiunge l’amido setacciato e si lascia addensare brevemente.
Per comporre la torta aiutatevi utilizzando l’anello della teglia in cui lo avete cotto oppure utilizzate uno specifico anello di cartone da pasticceria. Disponete il primo strato di pan di Spagna e bagnatelo con la bagna alle pere facendo ben attenzione ai bordi che possono essere le zone più asciutte. Sul pan di Spagna fate uno strato piuttosto spesso con la farcia di ricotta e su questa andate a disporre la farcia alle pere distribuendola in maniera omogenea. Chiudete con l’altro disco di pan di Spagna provvedendo a bagnare anch’esso.
Per la decorazione potete sbizzarrirvi come più vi piace. Se pensate di metterci dello zucchero a velo fatelo un attimo prima di servire il dolce perchè è piuttosto umido e lo zucchero tende a sparire rapidamente. fonte

DISCORSO DI PERICLE AGLI ATENIESI

Nel corso della durissima guerra tra Sparta ed Atene, Pericle tenne un celebre discorso, citato spesso ancora oggi per la forte carica emotiva e la glorificazione della democrazia e della giustizia, contro ogni sopruso.




TUCIDITE; Guerra del Peloponneso; II 35-46.  [Discorso di Pericle agli Ateniesi] 

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Qui ad Atene noi facciamo così.

Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.

Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.

Qui ad Atene noi facciamo così.

La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.

Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.

Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.

E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benchè in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.

Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.

Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.

Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versatilità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.

Qui ad Atene noi facciamo così.
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Ogni riferimento a fatti realmente accaduti e/o a persone realmente esistenti è da ritenersi puramente VOLUTO.

Ex satanista avverte del pericolo Halloween



Un quotidiano nazionale ha pubblicato la testimonianza di una donna che confessa di aver fatto un culto in una setta satanica e mette in guardia dai pericoli di celebrare Halloween o notte delle streghe.
Il quotidiano "El Norte", riporta le dichiarazioni di Cristina Kneer Vidal, ex occultista, ex satanista e spiritista di origine americana che vive a Hermosillo, Sonora, che si dice molto preoccupata del fatto che ogni 31 ottobre e decine di giovani e bambini vengono uccisi in tutto il Messico dalle sette sataniche.
Cristina Kneer Vidal ha chiesto alle famiglie di prendersi cura dei loro figli, nel paese vi sarebbero circa 1.500 "adoratori di Satana", che sono distribuiti principalmente in città come Guadalajara, Monterrey, Messico. Dice Cristina: "Non voglio spaventare nessuno, ognuno è libero di credere a quello che vuole, ma le mie parole devono essere prese in considerazione, almeno vi chiedo di ascoltarmi, ragionare e decidere ".
Secondo la Kneer, "migliaia di persone hanno inconsapevolmente adottato una pratica satanica [Halloween] e quindi stanno propiziando la crescita del satanismo in Messico, soprattutto nelle grandi città come Guadalajara e Monterrey."
Il quotidiano "El Norte" dice che Cristina Kneer ha trascorso molto tempo vicino al satanismo, ha incontrato il male e la cattiveria di molti satanisti con i quali viveva e dice: "Questi sono argomenti poco conosciuti, ho praticato la meditazione e ancora adesso me ne pento, sono arrivata a detestare Dio".
Secondo la Kneer il satanismo esiste in tutto il mondo e la sua pratica è antica quanto il culto a Dio. "Gli ambiziosi", ella nota, "hanno firmato un patto con il diavolo in cambio di ricchezza e di potere ed hanno offerto in cambio la loro anima". Dice Cristina Kneer: "'Essi pagano un prezzo terribile; non arriveranno mai ad avere la pace e inoltre sono puniti brutalmente anche dopo la loro morte" e avverte che "riconoscere un satanista è molto difficile perché sono politici, artisti, funzionari pubblici o commercianti che godono di prestigio" ma aggiunge "Ciò non significa che tutti i politici siano satanisti".La Kneer sostiene, inoltre, che in date come quella di Halloween [31 ottobre], i satanisti fanno la "messa nera" e spiega che "la Messa è officiare nel campo o in edifici chiusi fortemente protetti e iniziare con l'evocazione di Satana che spesso non si presenta perché, a differenza di Dio, non può essere ovunque ". A metà della "messa", ella dice, sono macellati animali come gatti, cani, e quando la "messa" è molto importante, come Halloween, sono fatti sacrifici umani. Per la Kneer "preferibilmente vengono scelti i bambini perchè non hanno peccato e sono i preferiti da Dio; prima della macellazione sono violati a privati della loro purezza ". Secondo la Kneer, oltraggiare o ferire un bambino dà il potere di Satana al satanista ed è un modo per prendersi gioco di Dio. Per la Kneer le celebrazioni sataniche, sono sempre tenuti in otto date diverse, anche se la più importante è la festa di Samhain o Halloween il 31 ottobre che celebra il nuovo anno satanico, spiega, "E' come il compleanno del Diavolo". "Le vittime", dice la Kneer, "sono state sacrificate, togliendo loro il cuore che viene consumato dai presenti, poi il corpo viene cremato e gettato in mare". Dice la Kneer, "Per i satanisti è molto facile sbarazzarsi dei corpi perché coloro che fanno la 'messa' nera sono molto importanti'.
Si avverte che nella notte di Halloween molti satanisti nascondono nei dolci e nella frutta che regalano ai bambini: coltelli, droghe, veleno o chiodi.
Attualmente, la Kneer e le altre donne che hanno partecipato a culti satanici hanno costituito un gruppo denominato SAL che mira a inviare ai satanisti un messaggio di speranza e la richiesta di non fare più danni. Dice la Kneer: "Ogni satanista che legge queste informazioni e desidera rifiutare o abbandonare satanismo può con l'aiuto di Dio, come abbiamo fatto, noi'.

sabato 26 ottobre 2013

Frittelle/zeppole di alghe napoletane

Le frittelle di alghe o zeppolelle napoletane, sono uno stuzzicante antipasto
poco conosciuto in altre parti di Italia ma molto semplice da preparare.

Ingredienti:
sale
lievito fresco
farina 00
alghe 
olio 


Prepariamo la pastella con 550 gr d’acqua, 15 gr di sale, una grattatina di pepe e 15 gr di lievito fresco. Amalgamiamo, aggiungiamo 500 gr di farina doppio 0, 55 gr di alghe ed un pizzico di prezzemolo tritato. Quindi lasciamo lievitare per 2 ore, rimestiamo e lasciamo che riposi ancora per 2 ore. Quindi formiamo le nostre frittelle e le friggiamo in olio. Possiamo servire con del formaggio, dei pomodorini o salumi vari.


venerdì 25 ottobre 2013

PER CAPIRE MEGLIO GLI ALTRI DEVI LEGGERE I CLASSICI

La lettura dei classici aiuta a comprendere le persone che ci circondano ed a prevedere le loro scelte.
No, non si tratta di una delle classiche frasi messe lì a caso per ottenere qualche "mi piace", ma del risultato di una serissima ricerca scientifica condotta dallo psicologo italiano Emanuele Castano in collaborazione con l'esperto di letteratura russa David Corner Kidd presso la New School for Social Research di New York. Lo studio è servito per approfondire la conoscenza umana nel campo della "teoria della mente", ovvero in quell'insieme di processi psichici e psicologici che l'uomo attua per interagire e comprendere le altre persone.

L'esperimento è stato condotto dividendo i volontari in vari gruppi. Al primo era assegnata la lettura di brani tratti da importanti romanzi, quasi tutti classici contemporanei scritti da premi nobel; al secondo gruppo sono stati assegnati romanzi leggeri da intrattenimento; al terzo dei saggi critici; al quarto non è stata data nessuna lettura. Successivamente i vari gruppi sono stati sottoposti a dei test relativi alla decifrazione dei sentimenti espressi da altre persone attraverso linguaggi non verbali: i lettori dei classici sono stati i più intuitivi, seguiti dai "saggisti", dai lettori di romanzi popolari ed infine da coloro che non avevano letto nulla.

Secondo i due studiosi i risultati eccellenti del primo gruppo non dipenderebbero direttamente dal contenuto della storia, ma dallo sforzo compiuto per comprendere i personaggi. I grandi romanzi classici, infatti, hanno dei protagonisti complessi, spesso imprevedibili, e la fatica necessaria alla loro decifrazione sarebbe un grandissimo allenamento per l'intelletto umano (ma io aggiungerei che anche le trame più complesse o la forma meno banale di questi grandi romanzi non possono essere escluse a priori come fattore "stimolante").

Lo studio sembra smontare definitivamente la teoria secondo la quale i lettori sarebbero degli "isolati", rinchiusi nella torre d'avorio dei propri pensieri. Certo, questa empatia deve sempre essere attivata in modo volontario; bisogna, dunque, saper agire concretamente nel mondo dopo essersi rafforzati con l'esperienza libresca. D'altro canto ci terrei a sottolineare, ancora una volta, che dallo studio non risultano "esaltati" i lettori in generale, bensì soprattutto coloro che si dedicano ai classici. Sfatiamo così il mito che la letteratura sia tutta uguale e non ci siano differenze tra testi e lettori.

giovedì 24 ottobre 2013

LA MODIFICA DELL'ARTICOLO 138 DELLA COSTITUZIONE

Con la votazione tenutasi in Senato il 23/10/2013 è stato approvato il ddl costituzionale che al suo interno contiene la modifica dell'articolo 138 della Costituzione. Grazie ad uno scarto di soli 4 voti è stata superata la soglia dei due terzi, necessaria per evitare che il provvedimento debba passare attraverso il referendum confermativo. Se la stessa soglia sarà raggiunta anche nel prossimo voto alla Camera, quindi, verrà istituito subito il Comitato elettorale per le riforme costituzionali, senza dover passare per il giudizio del popolo. Il provvedimento è stato approvato con i voti di Pd, Pdl (anche se in questo partito ci sono state delle astensioni e ricordiamo che al Senato valgono come voti contrario), Lega, Scelta civica, Gal e Autonomie; hanno votato contro il Movimento5stelle e Sinistra ecologia e libertà.
parlamento, camera, senato

Se a dicembre sarà approvato anche alla Camera, dunque, il ddl istituirà un Comitato di 42 parlamentari, sia deputati che senatori, scelti tra tutte le forze politiche tenendo conto della rappresentanza; in caso di mancato accordo i delegati dell'opposizione saranno scelti dall'alto. Il Comitato apporterà modifiche ai titoli I, II, III, V della seconda parte della Costituzione, quindi ci saranno dei cambiamenti riguardo la composizione del Parlamento, la Presidenza della Repubblica, il ruolo del governo, le provincie ed i comuni.

Chi ha votato a favore sostiene che il Comitato è l'unica sede in cui possano avvenire le necessarie riforme costituzionali, invocate anche dall'opposizione, come ad esempio il taglio del numero dei parlamentari o il superamento del bicameralismo perfetto.  
Gli oppositori accusano Pd e Pdl di voler stravolgere la Costituzione e di istituire una deroga che già di per sé sarebbe incostituzionale. Il M5S chiede al governo di accettare comunque un passaggio referendario, per dare la possibilità ai cittadini di esprimersi su una materia così delicata. Stefano Rodotà, inoltre, ha affermato che alcune riforme (dimezzamento parlamentari, superamento bipolarismo perfetto) sarebbe possibile farle comunque, dato l'ampio consenso, senza dover modificare o derogare l'art. 138. Le polemiche si sono concentrate anche sulla tempistica delle modifiche, dato che i giorni per le due letture di Camera e Senato saranno dimezzate, passando dagli attuali tre mesi a 45 giorni.

Ecco l'articolo 138 della Costituzione:

Art. 138.
Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione.
Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.
La legge sottoposta a referendum non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi.
Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti.
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Seth Ankh

Daniel Radcliffe: il sesso gay è ancora ritenuto immorale?


"Non credo ci sia alcuna differenza nel modo in cui ci si innamora. Le persone esprimono il proprio amore in maniera differente, non ha niente a che fare col genere sessuale o le preferenze", ha detto Radcliffe, parlando dei rapporti gay. " "La sola differenza, ovviamente, era la scena di sesso... Il regista mi ha guidato passo passo", ha spiegato l'attore. "Mi diceva cosa avrei dovuto sentire in ogni scena.Sostanzialmente, il sesso gay, specialmente la prima volta, è davvero doloroso. E [Krokidas] ha detto di non averlo mai visto mostrato accuratamente al cinema". Il regista, conclude Daniel, "voleva che apparisse autentica come perdita di verginità".




Una volta "in scena, ho avuto un rapporto con un cavallo, quando avevo 17 anni, ma il sesso gay fa più scalpore!". Daniel Radcliffe, che in questi giorni si è aggiudicato il premio come miglior attore agli Attitude Awards, stanco di fare il maghetto nella saga di J. K. Rowling è passato a ben altri ruoli, fra cui l'ultimo - Giovani ribelli (Kill your darlings) in cui interpreta il poeta Allen Ginsberg alle prese con l'università e nuovi incontri fra cui William Burroughs (Ben Foster) e Jack Kerouac (Jack Huston).

L'arte nei simpson

In molte puntate dei Simpson non è strano incontrare citazioni di ogni tipo: film, altri cartoni animati, fotografie storiche e... opere d'arte. Ecco una carrellata di foto con le citazioni "artistiche" riscontrare nei Simpson passo per passo




LA SCIMMIA NANA

 uistitì pigmeo finger monkeyLo uistitì pigmeo  è una scimmia a pelo morbido che popola l’alto bacino del Rio delle Amazzoni, diffusa quindi tra Brasile, Colombia e Perù. Gli esemplari più grandi non superano i 30 centimetri, compresa la coda che di solito incide per la metà del totale.
Le zampette posteriori sono più grandi di quelle anteriori, per cui il curioso primate è solito “zompettare” per spostarsi, muovendosi con il proprio nucleo familiare. Per comunicare emette dei versi così acuti che in alcuni casi non sono udibili dall’orecchio umano.
Il comportamento di questi primati è piuttosto sorprendente: sono gli esemplari femmina a riprodursi con più partner, lasciando la cura dei piccoli appena nati ai maschi. I cuccioli raggiungono la maturità sessuale già dopo un anno e mezzo.
Tra i soprannomi più curiosi con cui è conosciuta la scimmietta ricordiamo “pocket monkey”, “leoncino”e “finger monkey”. 

martedì 22 ottobre 2013

LE FOTO CHE HANNO FATTO LA STORIA

L'arte della fotografia ha raggiunto una diffusione enorme. Con l'istallazione di microcamere sui cellulari la platea di aspiranti fotografi è aumentata a dismisura, sebbene tutto ciò non abbia comportato affatto un incremento nella qualità dei risultati. Oggi, forse, è fin troppo facile riuscire a produrre immagini di buon livello; grazie al perfezionamento delle apparecchiature tutti noi possiamo sentirci dei piccoli Helmut Newton, e, probabilmente, il problema è che molti si sentono davvero tali.
In questo profluvio di artisti ed immagini, come distinguere una buona foto da una grande foto? Ed ancora, come nascono le foto "storiche", tali da diventare emblemi di un determinato periodo o addirittura capaci di segnare ed influenzare la storia?
Naturalmente una foto epocale non è considerata tale soltanto per la tecnica dell'esecuzione. C'è bisogno di un soggetto parimenti storico o significativo, ed è necessario che lo scatto sia stato realizzato in modo quasi improvviso, catturando ciò che è sfuggito a tutti gli altri. Se la foto è stata scattata dopo un'accurata preparazione del soggetto, invece, perché essa diventi storica bisogna che sintetizzi un determinato ideale, una problematica, un'inquietudine di quel determinato periodo, diventando così un'icona.





Joseph Nièpce, Vista dalla finestra a Le gras

Joseph Nièpce, Vista dalla finestra a Le gras, 1826.
Considerata la prima fotografia della storia, trattasi precisamente di una eliografia, fu ottenuta dall'autore con una esposizione di circa otto ore di un foglio di stagno ricoperto dal bitume.










 Alfred Eisenstaedt, Il bacio, 14 agosto 1945.


 Alfred Eisenstaedt, Il bacio, 14 agosto 1945.

Appena giunta la notizia della resa giapponese, il giovane George Friedman andò subito a festeggiare la fine della guerra con la sua fidanzata. No, non quella della foto. Il marinaio, infatti, alticcio per i troppi brindisi gioiosi, accalappiò una sconosciuta assistente dentista che passava di lì per caso. Eisenstaedt fu rapidissimo nel cogliere il momento con la sua Leica, realizzando uno scatto che in seguito diverrà noto finendo sulla copertina di Life e divenendo il simbolo dell'amore che sconfigge ogni guerra.
p.s. La fidanzata di George si può scorgere dietro, sulla sinistra. Il suo sorriso non è certo un segno d gelosia, ed infatti successivamente è convolata a nozze con l'audace marinaio.






Jeff Widener, Rivoltoso sconosciuto, 5 giugno 1989.
Credits: Jeff Widner
Jeff Widener, Rivoltoso sconosciuto, 5 giugno 1989.

Alla fine degli anni '80 la crisi dei regimi comunisti ebbe una portata mondiale. La scomparsa dell'Urss fu un evento rapido e tutto sommato privo di spargimenti di sangue. In Cina, invece, la rivolta della primavera dell'89 fu repressa duramente. Piazza Tienanmen fu completamente militarizzata, ma nonostante ciò un giovane decise di sfidare una colonna di carri armati. Impedì il loro transito e si arrampicò su uno di essi per parlare con il conducente. La sorte del giovane cinese è avvolta nel mistero; secondo diverse fonti fu giustiziato pochi giorni dopo, per altri ricevette una lunga condanna alla prigionia. L'immagine fu pubblica sul New York Times il giorno successivo, diventando il simbolo dell'opposizione ad ogni forma di dittatura e repressione.




Telescopio Hubble, I pilastri della creazione, 1 aprile 1995.
Credits: Nasa

Telescopio Hubble, I pilastri della creazione, 1 aprile 1995.

Nella costellazione Coda del Serpente è presente un ammasso di stelle e gas ionizzato noto come Nebulosa Aquila. Ai confini della nebulosa ci sono degli ammassi di poveri modellati dai gas in modo da assumere forme a pilastri. Le parti dense e scure di questi splendidi ammassi longilinei sarebbero in realtà delle protostelle, ecco spiegato il nome della foto scattata non da un essere umano, bensì da un telescopio diventato famosissimo nel corso degli anni '90. Certo le foto accumulate da Hubble sono tantissime e non tutte così affascinanti, ma lo spessore evocativo di questa è notevole.






Charles Ebbets (forse), Lunchtime atop a Skyscraper, 20 settembre 1932.
Credits: © Bettmann/CORBIS
Charles Ebbets (forse), Lunchtime atop a Skyscraper, 20 settembre 1932.

In piena crisi economica la città di New York tentava di rialzarsi soprattutto grazie all'edilizia ed al contributo dei suoi miliardari. La progettazione del Rockfeller Center era iniziata prima della crisi del '29, tuttavia, dopo quel terribile anno, assunse un significato diverso, quasi di lotta dell'uomo contro la recessione (seppure non è che i grandi magnati come Rockfeller si possano considerare immuni da colpe riguardo la crisi, anzi). Lo scatto probabilmente fu organizzato da un team di fotografi proprio per pubblicizzare la prossima apertura del Center. Nel corso degli anni alcuni degli operai hanno trovato un nome, in gran parte si tratta di irlandesi o comunque di immigrati europei, lavoratori così dediti da non avere paura dell'incredibile altezza da cui avevano deciso di fare la pausa pranzo. Secondo me, più che simbolo del lavoro duro, la foto potrebbe diventare emblema della precarietà e del lavoro poco tutelato.



Anonimo, Presa di Berlino, 2 maggio 1945.
Anonimo, Presa di Berlino, 2 maggio 1945.

Il 30 aprile del 1945 Hitler si suicidò in un bunker sotterraneo, consapevole che era giunta la fine del suo folle sogno di dominio. L'Armata rossa entrò due giorni dopo nelle capitale tedesca, ormai quasi distrutta dai bombardamenti. La foto non è solo il simbolo della fine di una guerra lunga e devastante (come si può intuire dagli edifici distrutti), ma anche della futura lotta tra mondo capitalista e comunista, intenti a piantare la bandiera del loro dominio sull'Europa e su una paese che resterà diviso per decenni.





Will Counts, Elizabeth Eckford, 4 settembre 1957.
Credits: © Bettmann/CORBIS
Will Counts, Elizabeth Eckford, 4 settembre 1957.
Nel 1954 la Corte costituzionale americana aveva sancito l'incostituzionalità delle scuole separate tra bianchi e neri e di tutte le leggi di segregazione. Una scuola di Little Rock decise immediatamente di adeguarsi alla sentenza, anche se ci vollero due anni per farla applicare. All'inizio dell'anno scolastico del 1957 la quindicenne Elizabeth fa il suo ingresso nell'istituto, scortata dall'esercito e accompagnata dalle urla di una sua coetanea bianca. Quarant'anni dopo le due donne si incontreranno di nuovo per sancire la pace razziale per cui gli Usa hanno a lungo lottato e lottano ancora oggi, nonostante la doppia elezione di Obama.



Bill Biggart, Ultima foto, 11 settembre 2001.
Credits: Bill Biggart
Bill Biggart, Ultima foto, 11 settembre 2001.

In un giorno che ha cambiato il corso della storia contemporanea l'esempio di alcuni uomini rimarrà per sempre indelebile. Il coraggio dei pompieri, ad esempio, dediti al loro lavoro anche se consapevoli dei rischi; la dedizione dei giornalisti, decisi a riprendere tutto per poter documentare questo evento epocale. Bill morirà due minuti dopo, travolto dai detriti della seconda torre; quello spirito di inchiesta e quella volontà di conoscenza forse si è spento negli anni successivi all'evento, ancora oggi attorniato da dubbi. Resta il coraggio dell'uomo e questo documento di cupa distruzione.




Huynnh Cong Ut, Vietnam napalm girl, 8 giugno 1972.
Credits: Nick Ut 
Huynnh Cong Ut, Vietnam napalm girl, 8 giugno 1972.
La bambina che corre è la povera Kim, nuda a causa dei vestiti bruciati dal napalm, vittima dei  bombardamenti sudvietnamiti che erroneamente compirono le proprie truppe ed i propri civili. La piccola sopravviverà alle ustioni e successivamente fuggirà dal Vietnam. Oggi risiede in Canada e ha fondato una associazione per la tutela dei bambini vittime della guerra.






Joe Rosenthal, La bandiera di Iwo Jima, 23 febbraio 1945.
credits:AP Photo/Joe Rosenthal

Joe RosenthalLa bandiera di Iwo Jima, 23 febbraio 1945.

La bandiera fu issata più volte e si sospetta che la foto non sia stata affatto uno scatto "improvviso". La durissima battaglia di Iwo Jima segnò lo scontro nel Pacifico portandosi dietro un numero enorme di morti, feriti e prigionieri.










Steve McCurry, The Afghan girl, 1984.
credits:Steve McCurry

Steve McCurry, The Afghan girl, 1984.

Sharbat Gula fu fotografata in un campo rifugiati a Peshawar, in Pakistan. I suoi occhi profondi, lo sguardo intimorito e penetrante divennero il simbolo della condizione dei rifugiati di ogni dove. Pubblicata sulla copertina del National Geographic, ci vollero 17 anni per dar un nome alla donna. 














Arthur Sasse, La lingua di Albert Einstein, 14 marzo 1951.
credits:Arthur Sasse

Arthur Sasse, La lingua di Albert Einstein, 14 marzo 1951.

In occasione del settantaduesimo compleanno del noto fisico si tenne un banchetto a cui accorsero numerosi fotografi. Appena videro passare il festeggiato gli chiesero a gran voce un sorriso, ma lui stupì tutti con questa linguaccia divenuta famosissima, emblema di un genio tutt'altro che freddo.













Alberto Diaz Gutierrez, Guerrillero Heroico, 5 marzo 1960.
Alberto Diaz Gutierrez, Guerrillero Heroico, 5 marzo 1960.

Il 4 marzo un carico di munizioni provenienti dal Belgio era saltato improvvisamente al porto de l'Avana e Castro non esitò a dare la colpa alla Cia. Il giorno dopo si tenne una cerimonia per le 100 vittime ed il ministro Che Guevara non poteva di certo mancare all'evento. L'immagine fu ottenuta tagliando una foto che ritraeva il comandante intento a chiudersi la zip; Diaz comprese che il volto isolato del Che avrebbe avuto un fascino più ampio. Per anni, tuttavia, l'istantanea rimase praticamente ignota, fin quando l'editore Giangiacomo Feltrinelli, durante un viaggio a Cuba, incontrò Gutierrez ed ottenne la foto senza pagare nulla.









Le immagini storiche sono tantissime, ed è impossibile raccontarle tutte in un unico post. Ecco alcuni siti in cui è possibile trovarne tante altre.

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NOCENSURA







venerdì 18 ottobre 2013

PIZZA DI SCAROLE

La pizza di scarole è un tipico rustico della cucina regionale campana. L'origine di questo piatto è legato alla tradizione contadina, ed infatti gli ingredienti principali sono ancora oggi gli stessi che nei tempi passati erano facilmente reperibili in ogni famiglia, anche in quelle più povere.  Questa pietanza è stata inserita nell'elenco dei P.A.T., prodotti agroalimentari tradizionali, predisposta dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali.


INGREDIENTI:

500 gr di pasta di pane o di pasta sfoglia;
1-2 cespi di scarola riccia;
150 gr di olive nere e bianche;
60 gr di capperi;
60 gr di acciughe;
1 cucchiaiata di pinoli.

PREPARAZIONE:

PIZZA DI SCAROLELessare le scarole fino a portarle a metà cottura, quindi raffreddarle e strizzarle delicatamente. Lavare le acciughe e togliere le lische, oppure usare i filetti già privi di lisca eliminando, però, l'olio di conservazione. Snocciolare le olive e dissalare i capperi lasciandoli nell'acqua per una decina di minuti almeno.Versare in un tegame un po' d'olio e 2 spicchi d'aglio, unire le acciughe e attendere fin quando non si sono disciolte; a questo punto togliere l'aglio ed aggiungere i capperi e le olive, quindi mescolare il tutto per pochi minuti. Aggiungere la scarola e lasciarla insaporire per 7-8 minuti.

Ungere con un po' d'olio la tortiera (solo se si usa la pasta di pane), foderarla con circa 2/3 della pasta, mettere la scarola già amalgamata inseme agli altri ingredienti, cospargerla la superficie con pinoli tostati e ricoprire il tutto con la restante pasta. Ripiegare il bordo e pungere con la forchetta tutta la superficie della pasta per evitare che si formino delle crepe durante la cottura. Passarla nel forno ben caldo per 20 minuti, quindi spegnere e lasciarla  all'interno per una mezz'ora.

Secondo la tradizione napoletano si può aggiungere al ripieno del baccalà lessato e sfilettato.


PETIZIONE PER IL RIPRISTINO DELLA STORIA DELL'ARTE NELLE SCUOLE

Gli effetti della riforma Gelmini si fanno ancora sentire. Ultima vittima la Storia dell'arte, scomparsa dal novero delle materie obbligatorie in diversi indirizzi delle scuole secondarie. Incredibilmente anche quelle ad indirizzo artistico hanno visto sparire questa fondamentale disciplina nel biennio e ridurla soltanto a due ore settimanali al triennio. E pensare che negli anni precedenti alla riforma del 2010 si era diffusa l'idea di incrementare lo studio di questa fondamentale materia, inserendola anche nel progetto didattico delle materne.
L'attuale Ministro dei Beni culturali, Massimo Bray, ha aderito alla petizione per il ripristino della Storia dell'Arte da inviare alla collega Maria Chiara Carrozza, ministro dell'Istruzione. Naturalmente il Ministro Bray non ha potuto esimersi, dato che l'Italia ha il più grande patrimonio artistico del mondo, ed inoltre la nostra penisola conta ben 49 siti inclusi nella lista dei patrimoni dell'umanità, da dividersi tra culturali e naturali.
L'importanza della disciplina è da considerarsi sia culturale che economica. Dal punto di vista culturale l'arte italiana conserva gran parte della nostra identità, caratterizzandosi come un patrimonio non soltanto estetico, ma anche etico; la difesa dell'"italianità" così tanto sbandierata quando si parla di industrie e asset strategici può forse ignorare proprio ciò che ci contraddistingue agli occhi del resto del mondo?
 Dal punto di vista economico si consideri l'afflusso annuo di turisti interni e soprattutto esterni che contraddistingue la nostra nazione ed ha come meta principale il patrimonio culturale ed artistico, ed anzi si tenga presente che le annose inadempienze politiche ed amministrative hanno martoriato questo patrimonio che, gestito meglio, potrebbe diventare davvero il volano del nostro riscatto economico e sociale.



Clicca qui per firmare la petizione

giovedì 17 ottobre 2013

ALFABETO FONETICO INTERNAZIONALE

L'alfabeto fonetico internazionale (siglato AFI o IPA) è un sistema di scrittura di cui ci si serve per dare una forma ai suoni delle varie lingue.
L'ideazione del'alfabeto fonetico internazionale nasce a fine '800 ad opera dell'Associazione fonetica internazionale.
Per far sì che ogni suono abbia la sua specifica lettera, l'alfabeto non utilizza combinazione di lettere per rappresentare un unico suono.
L'alfabeto è andato incontro a diverse modifiche, le più sostanziali nel 1993, l'ultima nel 2005.
I simboli utilizzati provengono dall'alfabeto latino, da quello greco, mentre altri sono delle convenzioni non riconducibili ad alcun sistema linguistico.




International Phonetic Alphabet Alfabeto fonetico internazionale

International Phonetic Alphabet










Alfabeto fonetico internazionale
Alfabeto fonetico internazionale

lunedì 14 ottobre 2013

LIBRO


TAXI DRIVER

Travis aggiusta lo specchietto retrovisore nervosamente, forse è turbato, probabilmente la sua nevrosi sta tornando, o magari non è mai guarito.
Ha combattuto in Vietnam, ne è uscito schiantato come persona: insonnia, solitudine, difficoltà a comunicare.
 Ha idee politiche confuse, vorrebbe soprattutto “pulizia” dalla feccia che intasa le strade, le sue strade, perché solo lì, di notte, è più in pace (o nei cinema porno, ma il sesso non lo tange).
Prende la fissa per delle donne, tutte candidate a diventare quella della sua vita. Si invaghisce di Betsy, attivista politica impegnata nella campagna elettorale per il senatore Palantine. All’inizio sembra andare tutto per il meglio, fin quando Travis non la porta con sé in un cinema porno: non è un gesto audace, semplicemente l’ex soldato è così “ingenuo” da non accorgersi di come la cosa possa essere imbarazzante per lei. 
Taxi driver    Robert De Niro  Martin Scorsese
Locandina di Taxi driver
Travis quindi cambia musa, ora tocca ad Iris, adolescente prostituta. La ragazza, tuttavia, non ha alcuna intenzione di farsi aiutare, frustrando così l’ennesima buona intenzione dell’uomo.
Ormai è consapevole di non riuscire a rapportarsi con nessuno. Emblematica la scena del dialogo con un suo collega: cerca di parlargli dei suoi problemi, ma costui non riesce a capirlo e lui non è capace di spiegarsi. Uno scambio di battute surreale, concluso da astratti ed insensati consigli. Afasia ed incomunicabilità.
Famigerata la sequenza di Travis che si guarda allo specchio con fare minaccioso mentre sfodera la sua pistola dalla manica attraverso un ingegnoso congegno realizzato in proprio. Lo specchio, simbolo dell’autoanalisi novecentesca con cui l’uomo ha cercato risposte sul proprio essere. Nevrosi, sociopatia, o forse banalissima solitudine. Travis frantuma il televisore dinnanzi al quale passa le sue giornate, distrutto dal nulla che si diffonde fuori e dentro lo schermo.
Deve fare qualcosa, deve smuovere le acque stagnanti della sua vita e allora deve agire: uccidere.
Il suo destino è segnato dal caso: fallito un obiettivo (il senatore Palantine) se ne presenta un altro non meno rischioso, ma decisamente più “sacrosanto” per la mentalità perbenista americana. Il protettore di Iris, Sport. 

La sparatoria con la quale riesce a “liberare” la piccola Iris è una delle scene più cruenti della storia del cinema: eliminati gli sfruttatori con la violenza, la società riaccoglie “l’eroe” a braccia aperte, ne glorifica le imprese brutali, riconoscendolo parte di sé. 
L’uccisione del candidato presidente lo avrebbe condannato all’indignazione pubblica.
Travis parla con i suoi colleghi ed appare più sicuro, a casa ha appeso una lettera commossa dei genitori di Iris. Nell’ultima scena Betsy (ora molto più dolce) scende dal taxi, tenta un approccio, ma Travis la lascia lì, stavolta tocca a lei essere rifiutata.
Forse ha raggiunto l’equilibrio. È guarito? Chissà, la pellicola si chiude con quel gesto un po’ maniacale per aggiustare lo specchietto retrovisore, forse sintomo di una condizione ancora precaria. 

Un de Niro lucidamente delirante, Jodie Foster precocemente sorprendente, Harvey Keitel perfetto per il suo ruolo, Cybill Lynne Shepherd recita bene da reginetta di bellezza snob.

Palma d’ora al Festival di Cannes, 2 premi Bafta, ma dove sono gli Oscar? Come miglior film nel '76 vinse Rocky (?!?), ed anche il regista di quest'ultimo film fu premiato (?!?). Taxi driver perse anche l’Oscar per la sua bellissima colonna sonora, ma certo non biasimo i primi strappatigli da Quinto Potere.

p. s. Curiosamente il film avrebbe inciso sulla storia americana, se non mondiale: un certo  John Warnock tentò di uccidere il presidente Regan nel tentativo di far colpo su Jodie Foster della quale si era innamorato (come Travis insomma) dopo aver visto Taxi driver. Il mancato assassinio gli costò il carcere praticamente a vita, ma rafforzò il carisma di Regan che avrebbe così potuto contrastare il potere dell’Urss, mettendo fine alla guerra fredda (certo la Storia non è così lineare e semplice) .

Questo fatto è riassunto in maniera molto divertente in un episodio di American Dad.


Ricette Giapponesi - Ricetta Onigiri


 250 g di riso thay o basmati
 alga nori 
 sale 
 200 g di salmone al naturale



Cuocete il riso in una pentola con la stessa quantità di acqua (leggermente salata), in modo da non doverlo scolare una volta cotto. Cuocete coprendo con un coperchio e girando di tanto in tanto.In questo modo l’amido non andrà perso e il riso risulterà compatto. 
Tagliate l’alga nori a strisce.Preparatevi sul tavolo il ripieno, una ciotolina d’acqua per inumidirvi le mani, il riso (che deve essere ancora caldo/tiepido) e l’alga nori, oltre ad un piatto per appoggiare gli onigiri.Inumiditevi le mani, prendete una parte del riso e fate una palla. Premete al centro con il dito e mettete il ripieno nell’onigiri.