venerdì 27 dicembre 2013

SANA E ROBUSTA COSTITUZIONE: Viaggio nella nostra legge fondamentale, tra valori condivisi e speranze deluse

Tutti i cittadini italiani sanno che la Costituzione rappresenta una garanzia per i diritti individuali e collettivi.
Alcuni sono in grado di snocciolare le caratteristiche tecniche della Costituzione: scritta, per far si che non ci siano controversie; rigida, dato che le leggi non devono contraddirla e per modificarla l'iter è lungo e complesso; lunga, infatti non si limita a delle disposizioni generali, ma affronta molte diverse questione del vivere civile; votata, poiché fu sottoposta a votazione dall'Assemblea costituente a sua volta eletta dal popolo; compromissoria, perché parteciparono alla sua stesura forze politiche anche in netto contrasto tra loro; democratica, perché in ogni sua parte rende manifesta la sovranità del popolo; programmatica, perché fin da subito essa valse come modello sul quale le forze parlamentari avrebbero dovuto creare le leggi.
In pochi, temo, conoscono effettivamente gli articoli da cui è composta, e questa ignoranza compromette il ruolo di tutela e garanzia che essa rappresenta per il popolo.

La rubrica "Sana e robusta Costituzione" sarà un viaggio all'interno della nostra legge fondamentale, alla scoperta dei valori condivisi che sussistono in essa e grazie ai quali l'Italia poté trasformarsi in democrazia dopo venti anni di dittatura fascista.
Inoltre, però, affronteremo anche lo scomodo aspetto delle speranze deluse; aspettative democratiche andante infrante, talvolta per l'eccessiva prudenza che ebbero i padri costituenti, ma soprattutto per l'inadeguatezza e la complicità dei nostri rappresentanti politici, dal dopoguerra fino ad oggi.

Non sarà dunque un cammino in discesa, ma affronteremo tutte le questioni legate agli articoli più importanti della Costituzione, cercando di essere il più completi possibile.
Ogni post si soffermerà sui singoli articoli attraverso quattro passaggi:

1) L'articolo sarà trascritto nella sua interezza;
2) Le parole più importanti saranno analizzate e verrà motivata la loro presenza all'interno dell'articolo;
3) Valuteremo quanti punti di ogni singolo articolo sono stati ignorati o disattesi da governi e parlamenti;
4) Cercheremo di fornire dei collegamenti extra-testuali, suggerendo libri, film, canzoni, quadri ed altre forme d'arte che hanno come tema quello dell'articolo.

Seguitici in questo cammino salutare, dunque, perché solo allenandoci alla democrazia ed al dialogo e soltanto facendo sentire la nostra voce quando vengono ignorati i nostri diritti, potremo mantenere il nostro stato in "sana e robusta Costituzione".

giovedì 26 dicembre 2013

PRECARIA-MENTE: RIFLESSIONI DI UN INSEGNANTE IN BILICO

scuola sapere cultura umanità inestà libertà anima libri-cinema-cultura-società.blogspot.itDopo tredici anni di scuola (come studente), cinque di università, abilitazione, tirocinio e quattro anni di insegnamento, ho deciso di diffondere i miei pensieri e le mie impressioni sul sistema d’istruzione italiano.
Ho vissuto i paradossi più incredibili, incontrato le persone più strane, ne ho sentite di tante e viste di tutti i colori, quindi ho ritenuto opportuno mettere per iscritto queste mie esperienze, per poter riportare un po’ d’ordine nella mia testa e narrare ciò che c’è di buono e di cattivo in un settore, ahimè, non proprio in ottima salute.
Le criticità del sistema scolastico sono tante, tuttavia credo sia giusto iniziare questo percorso chiarendo subito che una delle debolezze più grandi non si trova all'interno della scuola, ma fuori. 
Sto parlando del menefreghismo di cui sono colpevoli molti italiani.
Considero un vero problema, infatti, quelle persone che si lamentano della scuola, ma che poi si disinteressano completamente dei meccanismi propri del sistema formativo.
Facciamo una metafora: sentite degli scricchiolii nella vostra casa; vi disperate per paura che il danno sia enorme o irreparabile; degli esperti di ingegneria vi spiegano le cause e propongono varie soluzioni; voi ve ne fregate; la casa crolla; date la colpa al “sistema”, agli ingegneri o ai muratori che hanno tirato su l’edificio. Diciamola tutta, chi si comporterebbe così verrebbe considerato immediatamente uno stolto.
Bene, con la scuola funziona proprio in questo modo.
La maggior parte delle persone si lamenta per le carenze del sistema scolastico, prendendo spunto magari dal nipote che ha mancato una doppia, però poi nessuno si interessa del modo in cui gli insegnanti vengono formati, selezionati, giudicati; nessuno  va oltre lo scandalizzarsi per i tagli che stanno massacrando il sistema pubblico d’istruzione; nessuno va a fondo dello sfascio delle scuole pubbliche a vantaggio delle paritarie; nessuno fa davvero qualcosa per ovviare allo svilimento che sa subendo la figura del docente.
precaria mente riflessioni di un insegnante in bilico libri-cinema-cultura-società.blogspot.it Nel corso delle mia rubrica analizzerò le varie questioni, ora vorrei soffermarmi brevemente sull'ultima elencata.
Gli insegnanti, ormai, sono considerati meno di zero. Metto le cose in chiaro con una precisazione: secondo me buona parte dovrebbe effettivamente cambiare mestiere. Tuttavia, quelli che si salvano e svolgono con dedizione e competenza il proprio compito vivono ormai in una società che li considera come il nulla. Presidi supponenti ed incompetenti, alunni indisciplinati, genitori interessati soltanto a giustificare i propri figli ed a far sì che portino a casa il titolo, istituzioni assenti o nemiche.

Noi docenti non vi convinciamo?
 Ok, però dovete sforzarvi, spremere le meningi ed informarvi su come siamo stati selezionati e formati, sulla fine che fanno i meritevoli e gli onesti.
Per darvi un primo assaggio, leggete qui con attenzione: 
L'insegnante invisibile. Piccola storia del TFA

Il sugo del mio invito/messaggio a questo punto sarà abbastanza chiaro: criticate la scuola, vi sprono, fatelo; però con cognizione di causa. Informatevi sulla struttura dei corsi di laurea, sul sistema di abilitazione, sui concorsi e la loro storia, sul modo in cui sono articolate le graduatorie e fasce, sul sistema dei punteggi, sulla formazione disciplinare e pedagogica. Ascoltate, prima di condannare.
Non volete fare tutto ciò? Allora, vi prego, restate muti, e soprattutto non lamentatevi quando i danni del sistema scolastico poi si riverseranno su voi stessi.  

martedì 24 dicembre 2013

"BUON NATALE" IN TUTTE LE LINGUE

Su svariati siti è presente questo elenco, utile per chi abbia amici di altre nazioni e voglia far loro gli auguri come si deve. Speriamo che tutte le traduzioni siano giuste, in caso contrario suggeriteci le correzioni!

p.s. per alcune lingue c'è anche il "buon anno"

Afrikaans: Gesëende Kersfees
Albanese:Gezur Krislinjden
Arabo:
 Idah Saidan Wa Sanah Jadidah
Armeno:
 Shenoraavor Nor Dari yev Pari Gaghand
Azerbaijan:
 Tezze Iliniz Yahsi Olsun
Bahasa (Malesia):
 Selamat Hari Natal
Basco:
 Zorionak eta Urte Berri On!
Bengali:
 Shuvo Naba Barsha
Boemo:
 Vesele Vanoce
Bretone:
 Nedeleg laouen na bloavezh mat
Bulgaro:
 Tchestita Koleda; Tchestito Rojdestvo Hristovo
Catalano:
 Bon Nadal i un Bon Any Nou!
Ceco:
 Prejeme Vam Vesele Vanoce a stastny Novy Rok
Choctaw (Nativi americani, Oklahoma):
 Yukpa, Nitak Hollo Chito
Cinese (Cantonese):
 Gun Tso Sun Tan'Gung Haw Sun
Cinese (Mandarino): 
Kung His Hsin Nien bing Chu Shen Tan
Cingalese: Subha nath thalak Vewa. Subha Aluth Awrudhak Vewa
Coreano:
 Sung Tan Chuk Ha
Croato:
 Sretan Bozic
Danese:
 Glædelig Jul
Eschimese:
 (inupik) Jutdlime pivdluarit ukiortame pivdluaritlo!
Esperanto:
 Gajan Kristnaskon
Estone:
 Ruumsaid juulup|hi
Farsi:
 Cristmas-e-shoma mobarak bashad
Fiammingo:
 Zalig Kerstfeest en Gelukkig nieuw jaar
Filippino:
 Maligayan Pasko!
Finlandese:
 Hyvaa joulua 

Francese:
 Joyeux Noel
Frisone:
 Noflike Krystdagen en in protte Lok en Seine yn it Nije Jier!
Gaelico (Scozia):
 Nollaig chridheil huibh
Gaelico:
 Nollaig chridheil agus Bliadhna mhath ùr!
Gallese:
 Nadolig Llawen
Giapponese:
 Shinnen omedeto. Kurisumasu Omedeto
Greco:
 Kala Christouyenna!
Hamish Dutch
 (Pennsylvania): En frehlicher Grischtdaag un en hallich Nei Yaahr!
Hausa:
 Barka da Kirsimatikuma Barka da Sabuwar Shekara!
Hawaaiano:
 Mele Kalikimaka
Hindi:
 Shub Naya Baras
Indonesiano:
 Selamat Hari Natal
Inglese:
 Merry Christmas
Iracheno:
 Idah Saidan Wa Sanah Jadidah
Irochese:
 Ojenyunyat Sungwiyadeson honungradon nagwutut. Ojenyunyat osrasay.
Islandese:
 Gledileg Jol
Isola di Man:
 Nollick ghennal as blein vie noa
Latino:
 Natale hilare et Annum Faustum!
Latviano:
 Prieci'gus Ziemsve'tkus un Laimi'gu Jauno Gadu!
Lituano:
 Linksmu Kaledu
Macedone:
 Sreken Bozhik
Maltese:
 LL Milied Lt-tajjeb
Maori:
 Meri Kirihimete
Navajo:
 Merry Keshmish
Norvegese:
 God Jul, or Gledelig Jul
Occitano:
 Pulit nadal e bona annado
Olandese:
 Vrolijk Kerstfeest en een Gelukkig Nieuwjaar! oppure Zalig Kerstfeast
Papua Nuova Guinea:
 Bikpela hamamas blong dispela Krismas na Nupela yia i go long yu
Polacco:
 Wesolych Swiat Bozego Narodzenia or Boze Narodzenie
Portoghese (Brasile):
 Boas Festas e Feliz Ano Novo
Portoghese: 
Feliz Natal
Rapa-Nui (Isola di Pasqua):
 Mata-Ki-Te-Rangi. Te-Pito-O-Te-Henua
Rumeno:
 Sarbatori vesele


Russo:
 Pozdrevlyayu s prazdnikom Rozhdestva is Novim Godom
Samoa:
 La Maunia Le Kilisimasi Ma Le Tausaga Fou
Sardo:
 Bonu nadale e prosperu annu nou
Serbo:
 Hristos se rodi
Slovacco:
 Sretan Bozic oppure Vesele vianoce
Sloveno:
 Vesele Bozicne. Screcno Novo Leto
Spagnolo:
 Feliz Navidad


Svedese:
 God Jul and (Och) Ett Gott Nytt År
Tailandese:
 Sawadee Pee Mai
Tedesco:
 Fröhliche Weihnachten
Turco:
 Noeliniz Ve Yeni Yiliniz Kutlu Olsun
Ucraino:
 Srozhdestvom Kristovym 

Ungherese: Kellemes Karacsonyi unnepeket
Urdu:
 Naya Saal Mubarak Ho
Vietnamita:
 Chung Mung Giang Sinh
Yoruba:
 E ku odun, e ku iye'dun!


venerdì 20 dicembre 2013

10 BUFALE LETTERARIE

Frasi celebri mai pronunciate, icone religiose mai nominate, errori di attribuzione, invenzioni o approssimazioni, fantasie sessuali, origini dimenticate e falsi; in una parola: bufale letterarie.
Alcune sono nate dall'ignoranza del lettori e dal semplice accontentarsi di una conoscenza approssimativa; altre continuano a sopravvivere grazie alla moderna consuetudine di fingersi esperti di tutto, senza che in realtà si conosca bene davvero nulla.
Abbiamo già parlato dei 10 finti lettori, ora diamo un sguardo a 10 bufale letterarie!





1) "ELEMENTARE, WATSON"
Le celeberrima frase di Sherlock Holmes è in realtà un falso letterario. Nell'idea comune il noto investigatore ripeterebbe questa sentenza fino allo sfinimento, ma in verità l'esatta espressione "Elementare, Watson" è totalmente assente dalla bibliografia del detective. In alcune traduzioni italiane, all'inizio del sesto capitolo de Il segno dei quattro (1890), l'espressione è stata utilizzata in modo arbitrario, dato che nell'originale è presente soltanto "Certamente, Watson". Nella stessa opera Conan Doyle fa pronunciare al suo indagatore la frase "E' elementare", già usata in Uno studio in rosso e ripresa successivamente nel racconto L'uomo deforme. Il tormentone ebbe inizio con uno dei primi adattamenti teatrali, realizzato da William Gillette in collaborazione con Sir Arthur, e si consolidò nel passaggio dalla scena al grande schermo.


2) IL FRUTTO PROIBITO DELLA BIBBIA
 Secondo una diffusissima opinione il "frutto proibito" presente nella Genesi sarebbe una rossa e succosa mela; niente di più errato. Nella Bibbia viene citato un generico "albero della conoscenza del bene e del male". L'identificazione del frutto con la mela è attribuibile ad un errore di traduzione risalente al Medioevo; il termine latino "malum" indicava sia la "mela" che il "male", ed ecco spiegata l'errata credenza diffusa soprattutto in Europa. Una carta influenza l'avrà avuta anche il precedente mito della "mela della discordia", pomo dato in premio da Paride ad Afrodite in cambio dell'amore di Elena; anche in questo caso abbiamo un legame tra umano e divino, senza dimenticare il ruolo nefasto di Elena, figura tentatrice al pari di Eva. L'idea della mela vista come "frutto del male" sarà ripreso anche dall'arte e dalla letteratura, come ad esempio nella favola dei fratelli Grimm Biancaneve e i sette nani.
Il frutto è stato anche identificato con il fico, l'uva ed il cedro.


3) LA POESIA LENTAMENTE MUORE
La poesia Lentamente muore viene spesso attribuita al grande poeta Pablo Neruda, premio Nobel nel 1971; in realtà è stata scritta dalla poetessa brasiliana Martha Medeiros nel 2000 e pubblicata sul quotidiano di Porto Alegre Zero Hora. Su internet l'errore è ampiamente diffuso, ma personalmente ho visto il testo della lirica affisso sulla bacheca di una facoltà universitaria di Lingue e Letterature straniere, anche qui attribuita a Neruda. Il 24 gennaio 2008 il senatore Mastella lesse la poesia durante il teso dibattito precedente al voto di fiducia sul governo Prodi II; anche in questo caso la poesia fu attribuita all'autore cileno.


4) LA TRISTEZZA DI LEOPARDI
Il pessimismo leopardiano è cosa nota, non solo agli studenti, ed il povero Giacomo è diventato ormai quasi un emblema dell'uomo triste. Certo, la sfiducia nella natura e nell'uomo, l'idea presente nello Zibaldone secondo la quale "tutto è male" ed il rifiuto di aderire a qualsiasi ideologia consolatoria confermano questa immagine desolata del poeta recanatese. Tuttavia, c'è anche un Leopardi umorista, satirico ed ironico, messo in secondo piano, se non proprio sconosciuto. Ci riferiamo alle Operette Morali, ad esempio, nelle quali vi è una certa amara ironia tesa a smascherare le ipocrisie dell'uomo moderno; alla Palinodia. Al marchese Gino Capponi, presa in giro della fiducia positivista ottocentesca, aspra satira anti-progressista, portata avanti attraverso una mirabile tecnica antifrastica; la stessa verve è riservata anche agli spiritualisti, denigrati nella satira I nuovi credenti. I Paralipomeni della Batracomiomachia vedono come protagonisti topi, rane e granchi, metafore deformi degli ingenui liberali, dei goffi borbonici e degli austriaci reazionari; le forze progressiste e conservatrici sono condannate entrambe, ridicolizzate per le proprie ideologie e per la vana battaglia politica, dato che alla fine il potere resta in mano sempre agli stessi.
Ricordiamo, infine, che ne I pensieri Leopardi scrisse "Grande tra gli uomini e di gran terrore è la potenza del riso: contro il quale nessuno nella sua coscienza trova se munito da ogni parte. Chi ha coraggio di ridere, è padrone del mondo, poco altrimenti di chi è preparato a morire". 

5) LA FOLLIA DI LUCREZIO
Trattasi di bufala d'annata. Secondo una tradizione iniziata da San Girolamo, Lucrezio sarebbe impazzito dopo aver bevuto un filtro d'amore e solo nei momenti di lucidità avrebbe scritto i suoi libri, per poi suicidarsi poco più che quarantenne. La maggior parte dei critici considera totalmente priva di valore questa tradizione, mentre altri, ancora oggi, sostengono che l'autore del De Rerum Natura soffrisse del cosiddetto disturbo bipolare, sebbene le prove a sostegno di tale teoria siano praticamente inesistenti.
Girolamo, probabilmente, ha tentato di consegnare alla storia un'idea distorta di Lucrezio, pensando si screditare in questo modo l'ateismo e l'epicureismo presenti nella sua opera; lo stesso valga per l'ipotesi del suicidio. I critici sopracitati, invece, si servono del presunto disturbo da cui sarebbe stato affetto Lucrezio per giustificare la differenza di vedute con Epicuro, dato che il primo sembra essere privo di ottimismo e più incline alla drammaticità, come testimonia il tragico finale del De rerum natura, sebbene l'opera venga diffusamente considerata incompiuta.

6) LA COSTOLA DI D'ANNUNZIO
La leggenda è nota (ed apprezzata) soprattutto in ambito scolastico: D'Annunzio si sarebbe fatto asportare due costole (o una, a seconda delle versione) per poter poi essere in grado di praticare dell'autoerotismo orale. L'origine della bufala è da ricercare nella vita gaudente e spensierata del poeta, famoso per le numerose e spericolate storie d'amore,spesso non limitate ad un'unica donna per volta. La storia della costola, tuttavia, non ha alcuna fonte, magari è stata fatta un po' di confusione, forse voluta,  con un incidente che costò diversi danni ossei al poeta. Si consideri anche la difficoltà e la pericolosità dell'intervento per la chirurgia dell'epoca; sarebbe stato assurdo sottoporvisi per un vizio.
Su D'Annunzio le dicerie sono tantissime, alcune riguardano la corpofagia, altre il sesso con animali, insomma, un miscela piuttosto contorta. Ripetiamo, sulla storia della costola non vi è alcuna fonte scritta, ma soltanto dicerie trasmesse per via orale (permetteteci la battuta).

7) L'EDONISMO ORAZIANO
Considerare Quinto Orazio Flacco un edonista, in virtù del suo noto motto "carpe diem", è un'affermazione sostanzialmente errata, o almeno richiederebbe alcune precisazioni. L'invito a cogliere l'attimo ha come base la consapevolezza della brevità della vita e della fugacità del piacere, per cui il motto non può essere considerato un invito a godere in modo esagerato e smodato, come invece spesso viene interpretato erroneamente. Riprendendo il pensiero epicureo, Orazio afferma che il saggio è colui che sarà in grado di affrontare ed accettare gli eventi con serenità, addolcendo la vita con piaceri semplici, con piccoli e continui momenti di felicità. Il saggio è colui che riesce a liberarsi dalle passioni eccessive ed a sfuggire agli eccessi, accettando la morte e la precarietà della vita. Vivere ogni giorno come se fosse l'ultimo, certo, ma con moderazione e semplicità, non in modo sfrenato e quasi autodistruttivo (qui semmai siamo al limite dell'estetismo d'annunziano).

8) LE ORIGINI DELLA FIABA CENERENTOLA
La favola di Cenerentola è conosciuta ormai in tutto il mondo, tuttavia la maggior parte delle persone ignora le antiche origini letterarie della storia.
Molti sono convinti che sia un'invenzione della Disney, come se tutto fosse nato con l'omonimo film del 1950.
Un buon numero di persone sa che nei primi decenni dell'800 i Fratelli Grimm pubblicarono tantissime favole, tra le quali proprio Cenerentola; in questa versione la scarpetta è d'oro, non di cristallo.
Un gruppetto più sparuto di appassionati è consapevole che i Grimm si ispirarono ad un racconto di Charles Perrault, scrittore francese attivo nella seconda metà del '600; nella sua versione, fonte principale delle Disney, la scarpetta è appunto di cristallo.
Pochi eletti sanno che l'autore francese si ispirò allo scrittore napoletano Giambattista Basile, autore della raccolta Lo cunto de li cunti (1634-36); l'opera contiene cinquanta splendide favole narrate da dieci donne diverse, tra cui spicca La gatta Cenerentola, fiaba decisamente più realistica e cruda rispetto alle versioni sopracitate (la giovane arriva addirittura ad assassinare la matrigna).
Qui si fermano le fonti letterarie certe, ma la tradizione è indubbiamente più antica del periodo Barocco. Alcuni studiosi hanno trovato dei precedenti nella cultura cinese, spiegando così l'ammirazione per il piccolo piede della ragazza (in Cina è ancora una caratteristica "nobile") e la sicurezza del principe che crede ci sia una donna soltanto capace di poter indossare la scarpina, dato che in questa versione verrebbe sottolineato il fatto che la ragazza abbia i piedi più piccoli del regno.
Altri filologi fanno risalire l'origine della storia alla tradizione egizia, rimandando alle vicende della schiava Rodopi. Questa fiaba viene citata anche da Erodoto e Strabone, ed in effetti ha tantissimi punti in comune con Cenerentola. La leggenda vuole che Esopo abbia udito la storia dalla stessa schiava, dando così origine al mito.

9) I DIARI DI MUSSOLINI
Da circa trent'anni girano per il mondo dei presunti Diari di Benito Mussolini, considerati ormai falsi dalla stragrande maggioranza degli studiosi.
Nel 1980 il Times di Londra li rifiutò dopo un'attenta analisi; all'inizio degli anni '90 furono giudicati falsi dalla casa d'aste Sotheby's e dall'editore Carlo Feltrinelli, per essere poi bocciati dalla critica. Nel 2007 un'approfondita indagine filologica e storica dell'Espresso ne sancì il definitivo status di "falso". In quello stesso anno Marcello Dell'Utri aveva affermato di aver ricevuto i Diari dai figli di un partigiano, sottolineandone l'autenticità. Nel 2010 l'allora premier Silvio Berlusconi, amico del Dell'Utri, citò addirittura una frase dei falsi Diari durante un vertice dell'Ocse.
Nonostante i numerosi pareri negativi la Bompiani pubblicò i 30 Diari con l'astuto titolo "I diari di Mussolini (veri o presunti)" e nel 2011 il quotidiano Libero li distribuì gratuitamente. Nello stesso anno lo storico Mimmo Franzinelli pubblicò lo studio Autopsia di un falso: i "Diari" di Mussolini e la manipolazione della storia.

10) L'AUTOBIOGRAFIA DI NIETZSCHE 
Nel 1951 venne pubblicato un libro sconvolgente, dal titolo Mia sorella ed io. Secondo gli editori si trattava di uno scritto autobiografico redatto da Nietzsche verso il 1890, mentre il filosofo era rinchiuso nel manicomio di Turingia. L'opera, se vera, sarebbe una confessione diretta del rapporto incestuoso intrattenuto con la sorella; lo stile è affine a quello di Nietzsche, ed alcuni particolari privati fanno si che ancora oggi alcuni critici ritengano il libro originale.
La maggioranza degli studiosi, tuttavia, lo considerano senza alcun dubbio un apocrifo, in virtù di varie prove:  nell'introduzione dell'opera si fa il nome del traduttore inglese, tuttavia la figlia di costui ha sempre negato il coinvolgimento del padre; la casa editrice che pubblicò l'opera era stata già condannata per falsi e distribuzione illegale di opere protette dal diritto d'autore; il libro fa riferimento ad avvenimenti posteriori al '90; lo stile appare decisamente troppo "moderno" e scandalistico; le conoscenza filosofiche dell'autore appaiono troppo approssimative.


ARANCIA MECCANICA

Stanley Kubrick, 1971

Arancia meccanica è un film da vedere, guardare, ammirare tante volte, per averne una idea chiara, lucida e consapevole.
La prima visione può lasciare impressionati (positivamente o negativamente), ma sono la seconda e la terza che ci spalancheranno il mondo allegorico creato dal regista.

Stanley Kubrick, 1971  Arancia meccanica Un mondo di giovani che fanno tutto ciò che vogliono. Passano la notte in fumosi bar a bere latte drogato insieme alla classe borghese che va negli stessi posti per sentirsi viva davvero. I giovani si prendono il rispetto, afferrano il mondo degli anziani stappandoglielo dalle mani e spaccandogli i denti. I “drughi” si scontrano tra di loro per combattere guerre inutili di strada, molto simili alle guerre che si combattevano in quel periodo (Vietnam) e si combattono ancora oggi. Nessuna giustificazione anche minima alla base di tutta questa violenza, solo la certezza che non c'è più nulla in cui credere, niente da considerare tanto degno di rispetto da essere lasciato in pace.
I genitori sono ridotti a fantasmi, figure vuote che fingono di non vedere e di non sapere; muti, assenti, ormai morti dentro. Una lucida previsione di Kubrick, basta guardare ai padri ed alle madri di oggi, inconsapevoli di tutto ciò che fanno i figli, schiavi del lavoro e dell’apparenza.
Le nuove generazioni entrano nelle case della gente perbene: uomini che si sono chiusi nelle periferie per sfuggire alle città sordide create da loro stessi; fortini isolati nel deserto dell’indifferenza, ma non abbastanza sicuri da riuscire ad estraniarsi dalla società che li circonda. I giovani sfogano così la loro assurda rabbia pestando i bravi mariti, possedendo le gentili mogli, in una violenza insensata e senza alcuna giustificazione possibile.
Ma questi ragazzi non sono ignoranti: ascoltano la musica classica e si lasciano emozionare forse più degli studiosi "seri”. La assaporando nella loro essenza, evitando complicazioni e sproloqui. Da notare che Alex si arrabbia con uno dei suoi Drughi (e quanto gli costerà questo scontro) perché costui ha osato ridere di una donna che cantava amabilmente il suo caro Ludovico Van (Beethoven).
Alex non è né un frustrato né un debole: può conquistare due donne e portarsele a letto con una facilità incredibile.

Ma allora perché questa rabbia? Perché la violenza? Perché vivere senza futuro?

Stanley Kubrick, 1971  Arancia meccanica Un nichilismo estremo contraddistingue la filosofia di Kubrick. La cause sono infinite e trovano origine solo nella nostro passato storico. Ma la storia è ambientata in un imprecisato futuro, e dunque la critica può essere estesa al nostro presente. La società che privilegia la lotta, il liberismo più aggressivo possibile, la radicalizzazione politica, il dominio dell'apparenza, l'indifferenza dilagante, non può portare se non ad una sorta di lotta di tutti contro tutti. E allora Alex viene tradito proprio dai suoi fedeli, proprio nel momento in cui si macchia del delitto peggiore.

A questo punto sì che interviene la società e si attiva la precisa macchina statale. La punizione è l’unico atto che le istituzioni riescono effettivamente a compiere, imponendo un severo ordine all'interno delle prigioni, una disciplina ferrea che si inculca quando ormai non serve più, rinunciando totalmente a modificare il delirio che regna al di fuori del carcere.

Si apre la seconda parte del film, caratterizzata dalla “Cura Ludovico”.
Cura LudovicoLa cura viene paragonata al mito Platonico della caverna: come gli uomini costretti ad imparare la vita solo dalla proiezione delle ombre risultando poi incapaci di interagire e sopravvivere in essa, così Alex osserva la stessa violenza da lui ben conosciuta, ma tutto ciò non gli darà la salvezza. Come afferma il prete “costui ha perso il libero arbitrio”, non ha smesso di fare il male perché lo desidera consapevolmente, ma perché teme le conseguenze delle sue azioni(idea molto vicina alla  devozione Erasmiana, ma anche alla filosofia di Giordano Bruno). Il prete è l’unico che ha capito quando sia importante la volontà, al di là di ogni costrizione.
Si può aggiungere anche un’altra considerazione: le immagini che Alex vede sono delle scene di violenza terribili, certo, ma in se stesse non possono provocare la violenza. Una persona normale proverebbe orrore per Hitler, si interesserebbe alla trama dei film, si indignerebbe per la crudeltà compiuta su una donna. Nessuno inizierebbe a compiere il male dopo quelle visioni, così come nessuno “guarirebbe” dopo averle viste. Il regista critica ogni forma di censura delle immagini, perché da esse non si può che ottenere una rappresentazione della realtà; lo stesso film Arancia Meccanica è una rappresentazione della violenza come quella che vede il giovane, ma non la si deve censurare, perché in essa bisogna cogliere la carica conoscitiva e critica, senza additarla come causa del male nel mondo, da ricercare invece nella società che sta ben fuori dallo schermo.
Addirittura la cura finisce per distruggere anche quel poco di “poetico” che regna nell’animo di Alex. La musica del Ludovico Van accompagna le scene di violenza e, come queste, diventa un veleno per la giovane cavia. La censura indiscriminata travolge tutto, anche il bambino viene gettato insieme all’acqua sporca.
Forse è proprio questo il progetto delle classi dirigenti di ogni tempo: mantenere la società nel caos, punire severamente chi sbaglia, privarlo della volontà per poi farne un perfetto soldatino obbediente.

Inutile dire che la cura fallisce.
La vendetta delle ex-vittime è un ulteriore segno del degrado morale, un'altra conseguenza voluta dalle élite dominanti.
Alex stringe la mano del Ministro, illuminato dai flash dei fotografi che sigillano il suo ritorno in società. Il viso si allarga in un sorriso che lentamente trasfigura in un ghigno: nella sua mente ritornano immagini di lussuria sfrenata e violenza, ma stavolta c’è tutta la società ad applaudirlo, riprendendolo tra le sue braccia e tenendolo stretto, come una anomalia che si deve accettare per il mantenimento dello status quo.
Strumentalizzato per l’ennesima volta e quasi amato per la sua follia. Va bene tutto, anche che torni a far del male, purché non diventi davvero un cittadino consapevole.

“Ero guarito. Eccome!”

Particolarità:

Rossini e Beethoven guidano la trama, ma la scelta della musica è sempre perfetta in ogni declinazione.
I Drughi parlano in Nadsat, lingua ideata da Burgess, autore del romanzo; è un misto di inglese basso e russo.
Il titolo del film si spiega solo con questa lingua: Orange significa uomo, quindi si sottintende che l’essere umano sia come una bomba pronta a scoppiare; lasciando intuire anche una sorta di “programmazione” al male.
Malcolm McDowell (Alex) rimase ferito alla cornea durante le riprese della cura Ludovico.

Premi:
 
Nastro d’Argento al miglior film straniero.

Nomination:

Quattro nomination Oscar ( Miglior film, regia, montaggio sceneggiatura non originale).
Sette nomination BAFTA.

Tre nomination Golden Globe.

Ebbene sì, nemmeno un Oscar, ed in generale pochissimi premi. Il miglior film e la miglior sceneggiatura andarono a Il braccio violento della legge (meglio osannare chi sponsorizza davvero la violenza).
Nessun premio per le musiche (!) .

martedì 17 dicembre 2013

Scrittori in crisi: contratti a "rischio zero" senza anticipi.

Se negli Usa gli anticipi mozzafiato per gli scrittori emergenti raggiungono picchi massimi da record (come per i 2 milioni di euro incassati per "City on Fire" Garth Risk Hallbergche sarà pubblicato in Italia da Mondadori l'anno prossimo...), in Italia la situazione è completamente diversa. Un'inchiesta di Affaritaliani.it ha evidenziato un calo degli anticipi dovuto anche alla crisi del mercato libraio. Gli editori, infatti, preferiscono non rischiare e promettere compensi all'autore solo dopo aver venduto un tot di copie assicurandosi dunque una cospicua entrata. Mauro Baudino su La stampa ha sottolineato la stipulazione di un nuovo contratto a "rischio zero" che riguarda una delle case editrici più famose e rinomate d'Italia, ovvero la Mondadori. Segnale che evidenzia non soltanto la crisi delle piccole case editrici che non vogliono rischiare di buttare copie invendute, ma perfino di un marchio di tale livello e prestigio.
Come Baudino spiega fino ad ora gli autori ricevevano un piccolo anticipo dovuto ai diritti d'autore che non veniva restituito se le vendite non andavano nel verso giusto.D'ora in avanti sembra che questo anticipo non sarà più versato. Si chiama, come già detto, "rischio condiviso" in modo che sia le case editrici che l'autore condividano il rischio di un investimento libraio fallimentare. In verità questo modus operandi riguarderà, come al solito, soltanto gli scrittori emergenti, italiani e di nicchia. Dunque per i grandi nomi il cui successo è assicurato ci sarà sempre la quota iniziale, qualche migliaia di euro alla stipulazione del contratto.

giovedì 5 dicembre 2013

Gli italiani e la lettura

Il sito Visiwa ha riassunto con questo simpatico grafico il rapporto tra gli italiani e la lettura. I dati confermano la tendenza degli ultimi anni, con quasi la metà della popolazione che ammette di leggere a stento un solo libro l'anno (a nostro parere spesso e volentieri nemmeno quello). 
Le donne si confermano ancora una volta più lettrici degli uomini, mentre Milano si attesta come la città con la popolazione più lettrice. Il supporto elettronico è in continua ascesa, anche per merito dei prezzi più contenuti rispetto al cartaceo.
Al primo posto nella classifica dei libri più venduti nel 2012 si è piazzato Cinquanta sfumature di grigio, non proprio il primato che ci saremmo augurati. Possiamo consolarci con un dato positivo, la percentuale dei bambini/ragazzi (6-17) che ha letto almeno un libro nel tempo libero è salita di 7 punti. 


Consigliamo ancora il sito http://visiwa.net/ davvero molto carino.

lunedì 2 dicembre 2013

REGIME

Peter Gomez, Marco Travaglio, 2004

 Il libro si apre con una citazione di Licio Gelli, Maestro venerabile della loggia massonica deviata-eversiva P2, quella in cui entrarono Berlusconi, Costanzo, Vittorio Emanuele di Savoia, Sindona, Calvi, Cicchitto e tanti altri. Il passaggio è tratto dal noto, “piano di rinascita democratica”:

2) Nei confronti della stampa (o, meglio, dei giornalisti) l'impiego degli strumenti finanziari non può, in questa fase, essere previsto nominativamente. Occorrerà redigere un elenco di almeno 2 o 3 elementi, per ciascun quotidiano o periodico in modo tale che nessuno sappia dell'altro. L'azione dovrà essere condotta a macchia d'olio, o, meglio, a catena, da non più di 3 o 4 elementi che conoscono l'ambiente. Ai giornalisti acquisti dovrà essere affidato il compito di "simpatizzare" per gli esponenti politici come sopra prescelti.
In un secondo tempo occorrerà:
a) acquisire alcuni settimanali di battaglia;
b) coordinare tutta la stampa provinciale e locale attraverso una agenzia centralizzata;
c) coordinare molte TV via cavo con l'agenzia per la stampa locale;
d) dissolvere la RAI-TV in nome della libertà di antenna

 
L’introduzione spiega la necessità di un libro simile proprio in quel momento (era il 2004) quando il governo Berlusconi stava per concludersi e probabilmente (così in effetti avvenne) perdere le elezioni del 2006: proprio allora era il momento di colpire, svelando le trame di un potere che ha fallito, ma che non si rassegnò a sparire dalla scena. Il libro è ancora attuale, perché Berlusconi è tornato ancora al potere, le censure sono continuate, le coperture anche, dunque c’è bisogno di armarsi con la conoscenza dei fatti passati per saper affrontare quelli di oggi. 

La prima censura (“antropologica”) riguarda Massimo Fini, giornalista indipendente, collaboratore anche di testate di destra: in sostanza il programma Cyrano potè andare in onda, ma senza di lui…perché? Perché la sua personalità libera non era gradita a un personaggio politico molto influente. La Rai prese nota ed eseguì.

Luttazzi fu vittima della censura “armata”. Satyricon era un programma basato sulle interviste dallo stile americano, ed una sera il presentatore scelse di dialogare con Marco Travaglio, autore de L’odore dei soldi: “mafia, stragi, lo «stalliere» mafioso, i soldi di dubbia origine, la nascita di Forza Italia” tutto venne commentato ed analizzato. Berlusconi e i suoi subito si scagliatono contro il programma, l’ordine dei giornalisti non difese Travaglio, D’Alema parlò di “autogol della sinistra”, molti giornali si allinearono con queste posizioni candidamente scandalizzate dal semplice racconto di fatti.  Il tg5 scese in campo a favore dell’onore di Dell’Utri, la Mondadori posticipò il libro di Luttazzi, omonimo del programma; un susseguirsi di eventi fino al 18 aprile 2002, giorno del famoso editto bulgaro del caro Silvio Berlusconi.
Seguì una denuncia per Luttazzi e Travaglio, poi assolti perché “i fatti raccontati corrispondono al vero”.
L’anno seguente Luttazzi svanì dalla Rai, il suo nome sparì dall’archivio dei personaggi televisivi della tv di stato negli ultimi 50 anni, nelle teche della Tv pubblica la puntata con Travaglio è priva della suddetta intervista “come i volti dei gerarchi sovietici epurati e cancellati via via dalle foto con Stalin”.
Luttazzi non è tra i miei comici preferiti e le recenti vicende relative ai suoi presunti plagi mi hanno allontanato ancora un po’ da lui. Ma almeno aveva uno stile indipendente in Tv, ed in quella puntata con Travaglio ebbe il coraggio di andare in onda senza pensare alle conseguenze o forse pensandoci, ma ritenendo moralmente giusto andare avanti lo stesso.
Coraggio, una parola che altri personaggi, magari più colti e raffinati, hanno rimosso.


Censura “criminosa”.
Biagi. Una colonna del giornalismo italiano. Alla Rai dal ’61, nel ’45 dalla Radio Quinta Armata annunciò la liberazione di Bologna, poi a capo del Tg, fu anche l’ideatore dell’approfondimento televisivo come lo conosciamo oggi ed autore, a partire dal 23 gennaio 1995, de Il fatto.
 Ricordo questo programma come un torrente silenzioso, una fiume che, sottovoce, con calma e pacatezza, era capace di sconvolgere le piane della nostra tv. La clausola finale dava il tocco di classe ad una trasmissione di cui non ho mai intravisto, successivamente, neppure una pallida copia.
Il 10 maggio 2001, prima delle elezioni poi vinte da Berlusconi, Biagi intervistò il premio Oscar e futuro candidato al Nobel Roberto Benigni. Con la sua solita dilagante schiettezza il comico toscano attaccò la debolezza della sinistra e, soprattutto, la personalità dubbia di Silvio B., ma sempre con ironia e garbo, mai con l’invettiva attraverso la quale lo stesso futuro presidente del consiglio definì “coglioni” coloro che avrebbero votato la sinistra.
E via con il solito coro da indignati di mestiere, giornalisti saputelli (Ferrara), funzionari Rai timorati di Dio ecc. ecc. Dopo la vittoria politica arrivò l’editto bulgaro: spostamento di orario per Biagi, trasferito poi sulla terza rete, cancellato dalla Rai ( ma non ditelo a Sgarbi che è convinto ancora si sia trattato di “riqualificazione”).
Sic transit gloria mundi.
Biagi, anni dopo, celebrerà il suo ritorno in tv con queste parole:

 Buonasera, scusate se sono un po' commosso e magari si vede. C'è stato qualche inconveniente tecnico e l'intervallo è durato cinque anni. C'eravamo persi di vista, c'era attorno a me la nebbia della politica e qualcuno ci soffiava dentro… Vi confesso che sono molto felice di ritrovarvi. Dall'ultima volta che ci siamo visti, sono accadute molte cose. Per fortuna, qualcuna è anche finita. 

Una storia da conoscere, perché gli omicidi dei giornalisti scomodi non si fanno solo con la pistola.


Santoro, altra vittima della censura “bulgara”.
Ideatore di Samarcanda (primo talk show a coinvolgere piazza, esperti e politici) passò poi a Il rosso e il nero e Temporale. Lavorò anche per Mediaset, ma dovette andarsene dopo le troppe inchieste su Dell’Utri; tornato alla rete pubblica con un contratto a tempo indeterminato, avrà diritto ad un programma annuale di approfondimento, da settembre a maggio.
Il raggio verde fu il primo di questi, in onda dal 2000. Subì da subito attacchi e scaramucce da parte del centro-destra, ma tirò avanti con la solita tenacia, fino alla puntata del 14 marzo, nella quale ci si interrogava sullo scandalo “Satyricon”: i rapporti tra Mangano e la mafia, Dell’Utri e Mangano, Dell’Utri e la mafia, Berlusconi e la mafia, analizzati anche tramite l’ultima intervista di Borsellino, scottante per i fondatori di Forza Italia.
Silvio chiamò in diretta e tentò una vana difesa, poi partirono le classiche accuse che i suoi fedelissimi sarebbero stati costretti a ripetere nei giorni seguenti. Santoro insistè con altre tre puntate sull’argomento, l’ultima vide tra gli ospiti Dell’Utri che non ne azzeccò una: ammise addirittura di essere sceso in campo per pararsi il sedere. Il giorno dopo continuarono gli attacchi, non solo da destra, in un clima di tensione che culminò nella puntata dell’4 maggio, nella quale dovettero comparire i due candidati premier, ma Berlusconi cambiò idea dopo un lungo tira e molla. Santoro espose nell’editoriale tutte le domande che gli avrebbe posto, poi concluse l’anno con la trasmissione dell’11 maggio, dove Rutelli fu preda del fuoco dei giornalisti di destra, mentre Berlusconi monologava con Costanzo su Mediaset.
Dopo le elezioni il premier cominciò a far danni, dunque Santoro continuò ad incalzarlo con trasmissioni che, però, vedevano la presenza alla pari di rappresentanti dei due schieramenti. Seguiranno il diktat bulgaro, i canti partigiani, i girotondi, l’opposizione inesistente (si guardi Rutelli ora dove bazzica), le sospensioni e le denuncie. Santoro, nel 2005, vincerà la causa contro la Rai e tornerà a condurre un programma di prima serata (Annozero), con Prodi al governo.
Oggi conduce un simile programma su La7, a mio giudizio meno riuscito dei precedenti, tuttavia considero la sua carriera un rarissimo esempio di televisione di inchiesta e di denuncia, di non sottomissione al potere, di satira vera, di libertà di parola (compresi i “ma va là” di Ghedini).

Freccero fu vittima della censura “masochista”, perché era ed è un grande ideatore di programmi, ma la Rai preferì martellarsi i piedi pur di tenerlo fuori.
Ex consulente di Berlusconi, lavorò anche alla Mondadori, prima di essere cacciato come vittima sacrificale per l’accettazione di Cesare nel palazzo del potere (i suoi programmi spesso si occupavano di DC e Vaticano).
Nel 2001 riuscì a documentare, tramite una sua troupe, i fatti del G8. Anatema.
Due anni di esclusione vicina al mobbing, poi di nuovo dentro come Presidente di Rai- sat, direttore di Rai 4 ( i suoi programmi avevano avuto troppo successo per non scegliere lui come guida della rivoluzione digitale) , ma successivamente venne rimosso anche dalla direzione.

Sabina Guzzanti e la censura “trasversale”.
La prima puntata di RaiOt si occupò delle televisioni e, quindi, quasi sinonimicamente, di Berlusconi. La legge Mammì che rese lecita una violazione, Rete4 che avrebbe dovuto lasciare il suo segnale, ma non lo fece, la sinistra che non si mosse, tutto mandato in onda senza censura e reticenze.
La reazione? Censura.
Programma tagliato perché “non è il momento storico adatto” (?!); per la “strage di Nassirya”; per battute anti-semite (non vere). Si cercò di mascherare il tutto con una “sospensione” eterna, con professoroni che accusavano la trasmissione di non far ridere (come se ci volesse la patente) e di non colpire tutti a 360 gradi (come se la satira fosse l’influenza), oltre che d’aver procurato una denuncia dalla Mediaset ( archiviata per la solita questione della “verità”, maledetta verità).
Il  “Varietà di protesta” della Guzzanti vide la presenza di 30 mila spettatori per un palazzetto di 4 mila, come se l’impenetrabilità dei corpi fosse stata dimenticata in nome della libertà. Le tv estere si scagliarono contro l’informazione italiana e la censura, la Cnn la intervistò e l’Italia fece lo solita magra figura.
Nel mentre il programma restò sospeso, ma nessuno volle staccare la spina, addirittura le vennero fatte registrare la altre puntate come garanzia di una futura trasmissione che non arriverò mai, se non su internet con grande successo.

Paolo Rossi e altri censura “preventiva”.
Incredibilmente non viene censurato il comico Rossi, ma il politico Pericle, per delle frasi da costui ovviamente non  indirizzate contro qualche politico dei secoli futuri.

De Bortoli fu vittima di censura “impunitaria”. La polemica nacque  dopo che il Corriere della Sera pubblicò articoli aventi come oggetto il conflitto di interessi. Eppure la storica testata è sempre stata equidistante, addirittura favorevole a Berlusconi-premier nel 2001, ma da un po’ di tempo giravano troppi giornalisti che volevano far luce anche sul caso Previti e le lettere di Ghedini non si fecero attendere, nel tentativo di separare il direttore dalla sua redazione.
La denuncia al Corriere rimase come una spada di Damocle per quattro mesi, piombata infine nel dicembre 2002.
Gli scontri tra un giornale indipendente e un premier indolente culminarono con le dimissioni del primo nel maggio del 2003, colpevole di “delitto di cronaca”, anche se De Bortoli parlò di motivi personali.
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La seconda parte del libro analizza il tentativo di Berlusconi di portare sotto il suo controllo il maggior numero possibile di organi giornalistici, come avvenne col Tg1 ( vedi Mimun e poi Minzolini).
Fu utile anche l’amicizia con Vespa (a pagina 324 si legge del suo compenso, 5 miliardi meno 30 lire, perché oltre questa cifra si sarebbe dovuti passare dal voto del Cda), o il lancio di nuove “vespette” come Anna La Rosa.
Anche la radio non si salvò (con la direzione di Radio anch’io da parte di Stefano Mensurati, vicino ad AN e Gasparri, che porterà il programma ai minimi storici).

Il capitolo 12 prende in esame le occasioni mancate: Mieli e La7.
Il primo fu sull’orlo di diventare presidente Rai, ma la sua apertura al ritorno di Santoro e Biagi gli costò l’opposizione dei parlamentari di centro destra, gli attacchi dei giornali della stessa fazione; la Padania lo accusò anche a causa delle sue origini ebraiche, e si cianciò anche sul compenso, finché non arrivò l’agognata rinuncia
La7 fu un sogno, il miraggio di una terza voce oltre la Rai e Mediaset,ormai quasi un solo coro.
La presidenza Colaninno (Telecom) - Pelliccioli( Seat-Pagine gialle) diede garanzie di solidità, la direzione delle news (Lerner) era una sicurezza, i presentatori (Fazio,Volo,Littizzetto) erano di razza, lo sport assicurato con la Coppa Italia.
«Se non ci ammazzano nella culla, non ci ferma nessuno» disse Gad Lerner preannunciando l’infanticidio.
Nell’estate del 2001 la rete passò a Tronchetti Provera con tutta la Telecom e si decise di trasformarlo in un canale all-news (tipo CNN): liquidato Fazio poco prima che andasse in onda; via anche la Littizzetto; abbandonata persino la Coppa Italia; Lerner non ci stette a condurre una nave che imbarcava acqua e mollò anche lui; persino Volo e Platinette lasciano.
Ecco i “nuovi” nomi: Costanzo come consulente, Gregoretti (sorella della produttrice della De Filippi) come vicedirettore, Cairo (segretario di Berlusconi dopo Dell’Utri) che si occupava della pubblicità ed attualmente ne è il proprietario.
Tronchetti Provera aveva già fatto amicizia col Cavaliere acquisendo ad un prezzo spropositato l’Edilnord (impresa edile indagata); comprando le Pagine Utili (un fiasco) dalla Fininvest salvo poi rinunciare per intervento dell’Antitrust, non senza aver prima versato una penale; sponsorizzando il Milan, proprio lui, allora vicepresidente dell’Inter. Silvio dimostrò la sua riconoscenza con la neutralità all’Opa della Pirelli sulla Telecom ed aiutandolo a inserirsi nel mercato della comunicazione turca dove Provera incontrava problemi.
 Nonostante ciò non venne mai dato il colpo di grazie alla nuova emittente, la si tenne tranquillamente a bada in attesa di sviluppi futuri. Con l’indebolirsi di B. e la rottura di quest’ultimo con Cairo la televisione ha ripreso vigore, ospitando addirittura Santoro.
Curiosamente anche un servizio delle Iene (Pellizzari) che tentava di alzare il tappeto di questa vicenda non andò mai in onda…

Chiude il libro una postfazione di Beppe Grillo. Il comico-leader scrive dei suoi tempi alla Rai con la censura bonacciona della Dc, niente se paragonata alla brutalità di quella di oggi (da Craxi in poi). Spiega anche l’ovvia differenza tra ironia sulla persona (che Berlusconi accetta tranquillamente, perché innocua) e quella sui fatti (inammissibile). Continua, parlando dell’unico effetto positivo della censura: ha permesso di sviluppare la fantasia di chi la vuole aggirare. Conclude con la promessa di volere utilizzare internet, di saltare la mediazione dei politici, di coinvolgere le masse, perché difficilmente si possono censurare milioni di persone.
Alla faccia di chi pensa che il V-day e il blog siano stati il frutto di una scelta estemporanea e impulsiva. Scrissi questo stesso articolo 3 anni fa (ovviamente ora l’ho modificato in parte) e c’è da dire che Grillo aveva colto le pulsioni della gente, da grande bestia da palcoscenico, seppure chi scrive resta molto scettico sulla strada intrapresa dal suo Movimento, a nostro giudizio decisamente annacquato rispetto al Beppe di qualche anno fa. 

Il testo termina con una citazione che però risulta valida solo se le persone si informano, se la smettono di farsi “formare” e condizionare dai fantocci parlanti che sguazzano nel tubo catodico. La frase conclusiva ha un senso se guardiamo la televisione con spirito critico, solo se leggiamo più giornali, se navighiamo per tutta la rete, girando anche al di fuori dei circuiti ufficiali, perché c’è ben altro oltre lo sport ed i reality show. Ha un senso se si attualizza e storicizza, perché affronta una questione passata, ma, ahimè, ancora viva. Ha un senso se i “tutti” di cui parla decidono di non lasciarsi ingannare, usando invece la loro volontà come un potere indistruttibile.

Potrete ingannare tutti per un po’,
potrete ingannare qualcuno per sempre,
ma non potrete ingannare tutti per sempre.


Abramo Lincoln