lunedì 10 febbraio 2014

VERGA E LA MODERNITÀ

Secondo Romano Luperini la modernità letteraria inizia compiutamente soltanto con l'attività narrativa di Giovanni Verga (1840-1922). Le novelle dell'autore siciliano, a parere del critico, invertono la tendenza ottocentesca che vedeva questa forma narrativa influenzata dal romanzo; le novelle, infatti, nel corso del XIX erano realizzate come se fossero dei piccoli romanzi, con un certo ordine ed una struttura coerente e coesa. Alla fine dell'Ottocento, invece, prende corpo il tentativo dei prosatori di scrivere in modo sempre più frammentario, rapsodico, rapido, cercando di far diventare le loro opere delle “novelle lunghe”.
La novella, dunque, influenza il romanzo, genere in progressiva evoluzione probabilmente non ancora terminata nel tempo presente.
Oltre a questa innovazione formale Verga sarebbe stato portatore anche di novità tematiche ed ideologiche: con la fine dei Malavoglia ecco irrompere sulla scena la figura dell’Escluso. Il giovane ‘Ntoni, al termine dei romanzo, comprende che sono divenuti ormai irrecuperabili i punti di riferimento che avevano segnato la sua vita: luoghi, valori, sensazioni proposte dal suo paese natale; il giovane comprende che deve andar via, fuggire, lasciare il suo passato. 
Il protagonista delle opere letterarie, da quel momento, non sarà più come Renzo, eroe cercatore che aveva tutto un mondo davanti a sé da conquistare e scoprire, nel quale affermarsi tra mille difficoltà. Ormai la meta è alle spalle. La pace, l’affermazione, il rispetto sono valori che si potrebbero ottenere solo se Zeno, Mattia (e altri personaggi novecenteschi) facessero un passo indietro, ma ormai ciò non è più possibile. 
Non è cambiata solo la letteratura, ovviamente, ma soprattutto il mondo circostante; la cultura è solo uno specchio che riflette coscientemente questi processi. 
Nella prosa contemporanea, dunque, l’Escluso assumerà presto la fisionomia dell’Inetto, di colui che è incapace di affermarsi. 
Passando alla poesia Montale troverà uno spazio di salvezza solo nella giovinezza perduta o nelle piccole cose emerse dalla catastrofe contemporanea, Ungaretti scoprirà che la Terra Promessa è la stessa da cui si è partiti, Saba scorgerà un minimo di serenità soltanto con il ricordo del passato pur se tormentato… la cultura europea del XX secolo è impregnata dal fallimento individuale.
Una sconfitta esistenziale da cui ancora oggi non riusciamo pienamente a liberarci, lucidamente prevista dagli intellettuali degli ultimi secoli. 

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