domenica 2 marzo 2014

I WANT YOU: LA MODERNA PROPAGANDA MILITARISTA

Nel secolo scorso la propaganda era schietta, diretta, aggressiva; ignorava il politicamente corretto ed andava dritta al cuore degli uomini, senza troppe inutili complicazioni. Ai giorni nostri s'è fatta più scaltra e sfumata, puntando a dirigere le coscienze in modo subliminale, facendo ricorso alle emozioni più nascoste degli animi umani.
Quando si parla di Stati Uniti, ovviamente, la propaganda è quasi sempre quella della guerra, giustificata e quasi glorificata non solo dalle classi dirigenti, ma ormai anche dalla gente comune. Nonostante ciò, per rafforzare l'ideale aggressivo americano, è necessario rinforzare continuamente l'amore per l'esercito in costante bisogno di forze fresche.   Il 1 marzo 2014 il Tg1 ha mandato in onda il seguente servizio:

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-2f4c1ca9-b4cc-4975-a94a-ea735e793d55-tg1.html


qui la versione originale: http://newsbusters.org/blogs/matthew-balan/2014/02/28/tearjerker-cbs-spotlights-gold-star-sons-heartfelt-note-national-guar

Il conduttore del Tg aveva anticipato che si trattava di una storia "commuovente", per cui avevo immaginato la solita lacrimata con protagonisti animali o bambini (o magari entrami). Diciamola tutta, se l'obiettivo era commuovere l'avvenimento mi sembra un po' fiacco: piccolo orfano di guerra trova venti dollari e li regala ad un soldato per commemorare il padre defunto. Non mi sembra granché, la propaganda americana ha fatto di meglio in passato. Nonostante ciò, al di là della stucchevolezza, il messaggio veicolato appare ugualmente "pericoloso".
Nelle prime immagini del servizio c'è il bambino con in mano la fede del padre, attaccata alle medagliette militari. Il piccolo venera quegli oggetti, rappresentativi della vita e della morte del genitore mai conosciuto. Commozione, tenerezza, malinconia...ma non sarebbe meglio spiegare al bambino perché è morto il padre? Bisognerebbe raccontargli che ha perso la vita nell'ennesima inutile guerra combattuta dagli americani, un popolo perennemente in armi. L'amore filiale è sacrosanto, non lo metto in dubbio, ma forse dovrebbe essere accompagnato da una coscienza più consapevole su ciò che ha spento una vita così giovane ed ha costretto una madre ad affrontare da sola le avversità della vita.
Passiamo al fulcro della storia. Il piccolo trova venti dollari nel parcheggio di un ristorante, ma, invece di comprare dolci o videogiochi, li dona ad un soldato entrato nel locale pochi minuti dopo. Non sapremo mai se le cose sono andate davvero così, o se il bambino sia stato "spinto" da qualcuno a compiere questo gesto. Certo, le immagini delle telecamere interne sorprendono notevolmente dato che dovrebbero essere utilizzate  soltanto in caso di crimini e non per storie degne del libro Cuore. Mi sa tanto di artificio, comunque andiamo avanti. Il soldato era bisognoso? Non mi pare, ed allora perché quel dono? Per "ringraziarlo del lavoro che fa", così ha detto il bambino. E se facesse male il suo lavoro? E se avesse compiuto dei crimini come soldato? E se avesse abbandonato un compagno in difficoltà? Nessuno può saperlo, ma non è questo che conta per i propagandisti. L'importante è venerare l'esercito così da proiettare un'immagine positiva su tutto ciò che esso compie al di là del bene e del male.
Amore filiale e gloria militare, due valori saldati definitivamente nella scena finale nella quale vediamo il piccolo Myles abbracciato alla tomba del padre. La madre ha immortalato questo delicato momento, decidendo poi di rendere nota la storia (mah). In effetti senza immagini tutto il racconto avrebbe perso la sua carica emozionale, dunque è stata una vera "fortuna" poter contare su di esse.
Grazie a questo servizio tanti giovani americani si saranno avvicinati alla carriera militare, ne sono certo, spinti dall'amore per la divisa e per il rispetto che essa riesce ad attirare. Altre vite da sacrificare sull'altare del dominio mondiale, in un perenne Risiko senza fine. Gli Stati Uniti sono fatti così, colmi di propaganda e traboccanti facili lacrime.
Ma anche in Italia dobbiamo fare questa fine? Perché trasmettere anche qui da noi questa notizia?

Al di là del fatto che i corrispondenti dall'estero del Tg1 potrebbero occuparsi di questioni più importanti, a chi può giovare l'importazione di una simile propaganda nel nostro paese?
La risposta non è così complessa e la possiamo rintracciare in due situazioni diverse e bisognose di una connessione. Da un lato il mondo è colmo di scenari di guerra o quasi guerra, praticamente in ogni continente, anche nella nostra Europa mai così a rischio negli ultimi anni. D'altro canto non dimentichiamo che siamo ancora immersi nella crisi economica più grande dai tempi del 1929. Abbiamo, dunque, delle guerre ed un potenziale ampio bacino di soldati. Cosa manca per saldarli? Un cambio di mentalità, la conversione definitiva degli italiani all'amor bellico. Simili commuoventi storie, col passare del tempo, possono contribuire alla causa.
Come possiamo difenderci da tutto ciò? Solo in un modo: pensando. Non facciamoci prendere dall'emozione e guardiamo con sospetto  tutto ciò che i media producono. Riflettiamo bene su cosa sia davvero giusto e su come ciò che non lo è ci venga presentato come tale. Non spegniamo mai la mente.
L'ultimo consiglio vorrei darlo al piccolo Myles. Non devi dimenticare tuo padre, niente affatto, ma nemmeno venerare ciò che lo ha ucciso. Perché, è giusto che tu lo sappia, tuo padre ha perso la vita in nome di qualcosa di totalmente inutile.
Accetta questa verità e la prossima volta dona quei dollari a chi ne ha bisogno, questo si che sarebbe un gesto d'amore, tale da rendere fiero tuo padre.

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