sabato 19 aprile 2014

ARTICOLO III (Sana e robusta Costituzione)

Seconda puntata della nostra rubrica Sana e robusta Costituzione

Articolo III:

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Analisi delle questioni più importanti:
Pari dignità sociale ed eguaglianza: Il terzo articolo della Costituzione sancisce il principio dell'uguaglianza e della parità di tutti i cittadini dinnanzi alla legge.
La parità dei sessi aveva da poco ottenuto un grande successo con l'estensione del voto anche per le donne (elezioni politiche ed amministrative del 1946), stabilendo così una frattura netta rispetto ai decenni precedenti, per non dire secoli; in Italia le elezioni erano state abolite dal '28, tuttavia anche in precedenze le donne non avevano goduto degli stessi diritti degli uomini. Nel dopoguerra le donne conquistarono sempre maggiori diritti, attraverso leggi e referendum: legge sul divorzio del 1970,  il Diritto di famiglia del 1975, la legge sull'aborto del 1978 e tante altre battaglie formali ed ideologiche.
Le distinzioni razziali e religiose erano aumentate nel corso del ventennio fascista. E' sufficiente ricordare le tristemente note Leggi razziali del '38, ispirate alle Leggi di Norimberga del '35. Il riconoscimento formale dell'Articolo III non fu sufficiente, però, per risolvere tutti i problemi. Il cammino culturale e normativo è stato lungo (ricordiamo la Legge Mancino del '93 contro discriminazioni ed incitazioni alla violenza) e non è ancora pienamente concluso, tuttavia questo terzo articolo è stato utile per "indirizzare" verso una meta di completa integrazione e parificazione.
Per quanto riguarda le opinioni politiche il riferimento ovvio è ancora quello al ventennio fascista. Con la salita al potere di Mussolini furono aboliti i partiti, la stampa scomoda, i sindacati e tutte le associazioni "avverse" al fascismo. Nel dopoguerra italiano non si assistette a discriminazioni del tipo americano (maccartismo), tuttavia lo scontro politico era notevole e ostacoli per i nemici di partito non furono poi così rari.
L'equivalenza davanti alla legge è un principio ormai considerato sacrosanto, ma anche in questo caso il cammino verso la parità è stato lungo ed arduo; oggi non c'è alcuna differenza tra uomo e donna, tra ricco e povero, tutti sono imputabili allo stesso modo è nel momento del giudizio non deve considerato lo status sociale o economico di nessuno. Non vi è alcuna differenza se a commettere un delitto (o a subirlo) sia un cittadino che appartiene a questa o quella razza, ma tutti vengono giudicati per le loro azioni e per l'appartenenza o meno ad una determinata categoria. 
Rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale: Oltre a sancire l'eguaglianza, la Costituzione afferma che lo stato ha anche il compito di rimuovere gli ostacoli che limitano il libero sviluppo dei cittadini. Dunque nessuno deve essere costretto a non poter conseguire un'adeguata istruzione per cause economiche, ecco perché esistono i buoni per i libri scolastici o la scansione in fasce per le rette universitarie; nessuno deve rinunciare alle cure perché impossibilitato a pagarle, ecco perché i farmaci costosi ma necessari sono coperti dallo stato ed esistono categorie esenti da ticket. Per lo stesso principio nessuno deve essere escluso dalla vita politica perché di bassa condizione sociale ed economica. 
Soffermandoci su quest'ultimo punto si comprende perché non sia possibile azzerare totalmente i compensi per i politici e per chiunque ricopre cariche pubbliche; se così fosse soltanto i ricchi potrebbero accedervi, tagliando fuori cittadini meritevoli, ma costretti a rinunciare per non morire di fame.

Contro-analisi: la Costituzione violata:

L'uguaglianza è una delle più grandi menzogne della democrazie moderne. Viene sbandierata sempre a gran voce ed esaltata proprio da coloro che in realtà, per citare un noto romanzo, sono "più uguali degli altri". Potremmo discutere a lungo sul vago concetto di "dignità sociale", ma soffermiamoci sulle diseguaglianze.
L'eguaglianza davanti alla legge è una chimera e di volta in volta essa viene calpestata per vari motivi. Talvolta perché chi si presenta davanti alla legge non può permettersi avvocati decenti, altre volte perché ci si è schierati contro persone troppo in alto, o ancora perché schiacciato dallo Stato, sempre pronto a difendere se stesso. Oltre a differenze di carattere economico ci sono dei veri e propri dislivelli sociali, come ad esempio quelli che separano i politici dai cittadini comuni: pensate a quanti diritti in più posseggono coloro che ci governano.
Per l'appunto, lo Stato, di certo non verrebbe mai in mente a nessuno che esso abbia l'obbligo di rimuovere gli ostacoli verso la parità, anzi, sembra quasi che ci sia un articolo nascosto che obblighi a crearne sempre di nuovi. Diversamente da
 ciò che afferma la Costituzione, il pieno sviluppo della persona umana è concesso soltanto a pochi. Lo Stato propone sempre nuove tasse e sempre contro le stesse categorie sociali, ponendo pesanti macigni sulle spalle dei più deboli; lo stato smantella sistematicamente sanità pubblica e scuola pubblica, non consentendo così ai meno abbienti di poter partire dallo stesso livello degli altri.
Differenti livelli economici e sociali, dunque, permettono diversi livelli di istruzione, salute, sicurezza, in barba a qualsiasi parità di diritti.
Anche la partecipazione alla vita politica, sociale ed economica non esiste e non è mai esistita; ma se nei secoli scorsi ciò era normale, data l'esistenza di ordini e classi, oggi questa diseguaglianza dovrebbe indignare la gente e smuovere le coscienze di chi ci governa. Nei tempi passati, infatti, c'erano delle differenze praticamente certificate per legge, oggi invece sono rese effettive dall'impossibilità, per i comuni cittadini, di potersi dedicare alla cosa pubblica senza le preziose conoscenze, le giuste parentele o le adeguate basi economiche che permettono di scalare i vertici della politica e della società. 


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