martedì 26 agosto 2014

10 CURIOSITÀ DAL MONDO DELLA LINGUISTICA

La lingua non è solo un medium comunicativo, ma appartiene al patrimonio culturale e storico di un determinato popolo. Studiare le lingue non vuol dire soltanto tracciare dei confini, registrare le varianti o memorizzare termini nuovi, ma anche entrare nello spirito di una comunità, conoscerne le tradizioni ed i mutamenti.
In questo piccola rassegna passeremo attraverso regioni enigmatiche, sogni di pace universale, linguaggi immaginari e indagini alla ricerca delle nostre origini. Speriamo di riuscire a suscitare un po' di curiosità, andando oltre il freddo metodo talvolta utilizzato per l'insegnamento della linguistica.

1) L'ENIGMA DEI BASCHI
Da un punto di vista linguistico, ma non solo, i baschi sono un vero e proprio enigma. La lingua parlata in questa regione non appartiene alla famiglia indoeuropea, ed anzi, non può essere collegata a nessuna famiglia linguistica nota. Essa è diffusa nella zona della Navarra, nella Comunità dei Paesi Baschi ed anche nella regione pirenaica francese, presso il confine sud-ovest con la Spagna. La lingua basca si differenzia dalla sottofamiglia indoeuropea occidentale per il suo essere ergativo-accusativa, ma soprattutto per il fatto che la maggior parte del lessico basco non ha origine latina, né riconducibile ad altre lingue madri. L'isolamento proprio della lingua si riflette anche sulla stessa popolazione basca, difficilmente inquadrabile dal punto di vista genetico e che probabilmente è direttamente collegata agli abitanti preistorici dell'Europa occidentale. Sembra, quindi, che quella regione sia rimasta quasi isolata dalle contaminazioni che hanno influenzato il continente nel corso del secoli. Orlando (la battaglia di Roncisvalle è storicamente accertata, ma fu combattuta contro i baschi e non, come narra la Chanson de Roland, contro i mori).
La strenua difesa della propria indipendenza è simboleggiata dalla resistenza portata avanti contro l'invasione carolingia e costata la vita, secondo la leggenda, al noto

2) LE PARLATE ALLOGLOTTE IN ITALIA
Si definiscono parlate alloglotte quelle utilizzate da una determinata comunità racchiusa all'interno di un differente sistema linguistico dominante. In Italia ci sono diverse comunità alloglotte, formatesi a seguito di mutamenti dei confini o per immigrazioni anche remote nel tempo.
Il friulano, il ladino ed il sardo sono le principali lingue minoritarie riconosciute dalla legislazione italiana, mentre le altre minoranza alloglotte sono: il franco provenzale (Valle d'Aosta, Piemonte e in due paesi della provincia di Foggia, Faeto e Celle); il provenzale (Piemonte e Guardia Piemontese in provincia di Cosenza); il tedesco in Alto Adige ed in Friuli; lo sloveno in Venezia Giulia; il croato (Acquaviva Collecroce, Montemitro, San Felice del Molise, tre comuni molisani); una varietà di albanese (nei pressi di Lungro, in Calabria e di Piana degli Albanesi, in Sicilia); il grico (varietà di greco parlata nel Salento ed in alcune zone dell'Aspromonte); il catalano (ad Alghero, in Sardegna).

3) LA PAROLA "EURO" 
Quando la giurisprudenza si occupa di linguistica non sempre è un bene (si pensi ai tentativi fascisti in Spagna ed Italia di sopprimere le varietà linguistiche locali), tuttavia certe volte l'intervento del legislatore è necessario per evitare confusioni, soprattutto quando un termine come "euro" viene improvvisamente condiviso da milioni di persone appartenenti a sistemi linguistici diversi. La Direttiva europea del 26 ottobre 1998 sancisce l'invariabilità della parola "euro" per quanto concerne l'inglese, il tedesco e l'italiano. Questo accade perché, essendo un accorciamento, resta uguale anche al plurale così come da norma. Tuttavia l'Accademia della Crusca rigetta sia la Direttiva, sia l'idea che sia un abbreviazione, quindi la questione non può dirsi risolta. Per quanto concerne l'uso, inoltre, il plurale "euri" è ormai notevolmente diffuso, non più soltanto in area centrale, dunque non è improbabile che un giorno la direttiva debba essere considerata superata per la pressione propria operata dai parlanti soprattutto nell'uso parlato informale.


4) LE LINGUE PIÙ E MENO DIFFUSE AL MONDO
Le lingue parlate attualmente nel mondo sono circa seimila, tuttavia, considerando anche le varietà dialettali, la cifra aumenta a dismisura fino a diventare quasi incalcolabile. La lingua più parlata al mondo è l'inglese, con  1375 milioni di parlanti sparsi per il globo, ovviamente non tutti madrelingua; se infatti la graduatoria si basasse soltanto su quest'ultimo parametro allora al primo posto si troverebbe il cinese mandarino, con 960 milioni di parlanti. La lingua meno diffusa, ed ormai quasi prossima all'estinzione, è il Taushiro, parlato ormai da un unico cittadino peruviano. Calcolare l’effettiva diffusione di una lingua, tuttavia, non è un’operazione semplice. Alcune di esse sono utilizzate come “seconde lingue” per cui il numero di parlanti cambia costantemente; altre sono considerate talvolta come un solo sistema anche se ufficialmente esse risultano distinte, è il caso dell’hindi e dello urdu, lingue ufficiali di India e Pakistan, ma intellegibili vicendevolmente da parte dei parlanti di questi due stati. 

5) IL SOGNO DELL'ESPERANTO
Nella seconda metà dell'Ottocento oramai il mondo aveva già sperimentato gli orrori di numerose guerre, stragi, atrocità. Secondo alcuni sognatori i contrasti avrebbero potuto essere estinti grazie ad una lingua mondiale, un unico codice comunicativo che impedisse fraintendimenti ed annullasse le distanze. Tra il 1872 ed il 1887 il dottor Ludwik Lejzer Zamenhof creò l'Esperanto, una lingua che già nel nome portava un messaggio di speranza (lo stesso Zamenhof tentò anche di creare un'unica religione umana). L'Esperanto è una lingua semplice da imparare (è priva di eccezioni, ad ogni lettera corrisponde un solo fonema, la formazione delle parole si base sul metodo agglutinante), ed inoltre il suo ideatore sottolineò la necessità che essa venisse sempre appresa come lingua seconda, così da evitare differenziazioni locali. Dal punto di vista tipologico l'Esperanto potrebbe essere considerata una lingua indoeuropea, ma ovviamente il suo lessico è formato da termine provenienti da quasi tutte le famiglie linguistiche. Fino ai primi decenni del Novecento la lingua ebbe numerose adesione ed attenzioni internazionali, tuttavia le dittature hitleriana e staliniana cominciarono a frenarne la diffusione, ostacolata nel secondo dopoguerra dal predominio dell'inglese imposto dalla supremazia americana.
Al giorno d'oggi, grazie ad internet, i parlanti dell'Esperanto sono in continuo aumento, mentre anche organizzazioni umanitarie ed internazionali stanno cominciando ad utilizzarlo nei propri incontri e ad accelerarne la diffusione. 

6) IL LESSICO INGLESE E' FORMATO IN GRAN PARTE DA TERMINI LATINI
L'inglese è una lingua indoeuropea appartenente alla sottofamiglia delle lingue germaniche; come abbiamo già visto in precedenza essa è la lingua più diffusa al mondo. Ad agevolare questo primato, almeno per quanto riguarda l'Europa ed il Sud America, vi è anche una peculiarità propria del lessico anglofono: almeno il 50% del termini derivano dalla lingua latina, grazie soprattutto all'influenza del francese. Quest'ultima lingua si diffuse in Gran Bretagna in seguito alla dominazione normanna (dal 1066), mentre nei secoli successivi riuscì ad imporsi come lingua colta internazionale, non a caso era studiata dalle élite russe, italiane (si pensi a Brunetto Latini ed a Marco Polo), ed appunto anglofone. Grazie a questa caratteristica l'inglese ha numerose coppie di sinonimi appartenenti alle famiglie germaniche e latine, come ad esempio pork/pig, focus/fire e così via. Da ciò crediamo che ne tragga vantaggio anche la posizione di coloro i quali sostengono la necessità di continuare a studiare la lingua latina (non solo alle superiori) mentre le tendenze attuali vanno verso un progressivo decremento orario.
Il latino, infatti, oltre che appartenere al nostro patrimonio culturale, accresce la profondità linguistica propria dei parlanti italiani e, come abbiamo appena visto, può anche fungere da "introduzione" all'apprendimento del lessico inglese. 

7) QUALE LINGUA PER COMUNICARE CON GLI ALIENI?
La domanda può sembrare oziosa e fondamentalmente inutile, ma con l'inizio della corsa verso lo spazio si iniziò a discutere anche sul modo attraverso il quale comunicare con una eventuale civiltà extraterrestre. La Placca collocata sulla sonda Pioneer 10 aveva una serie di simboli e codici, tra i quali ricordiamo il disegno dell'uomo e della donna e il numero 1 proprio del sistema binario. La sonda Voyager Golden Record era un disco per grammofono all'interno della quale era stato registrato un messaggio in 55 lingue diverse (dal latino al mandarino, dall'accadico all'ebraico), oltre a 90 minuti di musica proveniente da diverse culture e tantissimi suoni naturali. Ad entrambi i progetti lavorò Carl Sagan, autore del noto romanzo Contact da cui è stato tratto anche un film; nel suo romanzo l'astronomo presuppone che la matematica sia l'unico possibile linguaggio universale, seguendo anche una nota massima di Galilei. Nel film Incontri ravvicinati del terzo tipo viene scelta la musica come medium interstellare di comunicazione.
Visto che il carbonio è alla base della vita terrestre (e secondo alcuni anche di tutte le possibili forme di vita), bisognerebbe comunicare servendosi di esso, magari attraverso un alfabeto basato sui suoi isotopi e allotropi.

8) SIAMO TUTTI BARBARI DI QUALCUN ALTRO
Da dove deriva il termine "barbaro"? Contrariamente a ciò che si pensa il termine è onomatopeico, infatti era così che i greci  designavano gli stranieri ("bárbaros"), compresi i romani, che "balbettavano" tentando di parlare la loro lingua, dunque riproducevano ironicamente la goffa parlata ripetendo due volte la sillaba "bar-bar". Successivamente, i romani (quindi degli ex barbari) designarono come barbarus coloro che non parlavano correttamente il latino e che si basavano su un sistema rozzo di leggi e tradizioni; in pratica quasi tutti gli "stranieri", ed in effetti la parola divenne sinonimo di quest'ultima. Il termine era presente anche in altre lingue indoeuropee, come nel sanscrito "barbarah", sempre con il significato di balbuziente; a dire il vero i grammatici indiani scrivevano "varvarah" con il significato di "ruvido" - "lana grezza", quindi nel suo diffondersi l'espressione avrebbe subito il fenomeni del betacismo. Durante l'Alto Medioevo il termine divenne sinonimo di "non cristiano". 

9) LA PRIMA LINGUA DELL'UMANITÀ
Gli studiosi hanno cercato da sempre di trovare la lingua primigenia dell'umanità, parlata da tutti gli abitanti della terra prima che si differenziasse il panorama linguistico. Nella Bibbia il mito della Torre di Babele rimanda proprio a questa idea, anche se poi giustifica la successiva differenziazione in modo decisamente irreale. Per Dante Alighieri, così come per altri letterati del passato, questa prima lingua era l'ebraico e in particolare nel De Vulgari Eloquentia afferma che la prima parola ed essere pronunciata fu "El"-"Dio", per bocca di Adamo. Nella stessa opera l'Alighieri afferma che tale lingua sopravvisse alla Torre, per poi differenziarsi nelle varie parlate, tra cui il latino; nel Paradiso, tuttavia, correggerà il tiro sostenendo la tesi secondo la quale anch'essa si perse in seguito all'affronto della Torre. monogenetica è soltanto una alternativa, dato che numerosi linguisti non ritengono probabile l'esistenza di un unico linguaggio originario. In questo post abbiamo parlato anche dei leggendari esperimenti che sarebbero stati fatti per scoprire questa protolingua.
Studi più recenti hanno puntato sul metodo comparativo, ma senza giungere a risultati soddisfacenti, ed inoltre giova ricordare che la teoria

10) LE PAROLE PIÙ LUNGHE
La parola più lunga della lingua italiana non è "precipitevolissimevolmente" (tra l'altro una licenza poetica),  bensì  "psiconeuroendocrinoimmunologia"  [trenta lettere] ossia la scienza che si occupa dell'influenza sul sistema nervoso da parte di quelli biologici e viceversa. Per quanto riguarda la classifica mondiale abbiamo trovato due diversi vincitori: il primo termine è inglese ed indica il nome completo della titina, una proteina complessa (non v'è dubbio che lo sia), qui di seguito il video di un povero uomo che ha letto tutte le sue 189819 lettere; secondo wikipedia, invece, il primo premio spetta a "Sparvagnsaktiebolagsskensmutsskjutarefackforeningspersonalbeklandnadsmagasinsforradsforvaltaren(direttore del magazzino approvvigionamento uniformi per il personale dei pulitori dei binari della compagnia tranviaria) con le sue 95 lettere. Chi di voi conosca il nome del vero vincitore ce lo faccia sapere! 

Nessun commento:

Posta un commento