martedì 2 settembre 2014

ESSE EST PERCIPI

Essere è essere percepiti. 

L’esistenza non sussiste in assoluto. Non siamo nulla senza alcuna contatto con chi ci può farci da specchio.
Chiusi da soli, in una stanza, esistiamo davvero? Grazie alla mente pensiamo, certo, quindi crediamo di esistere, ma supponiamo ciò soltanto grazie al nostro stesso pensiero; potrebbe essere tutto un’illusione della mente, un'eco lontana di qualche passata esistenza.
L’uomo è l’universo giunto alla consapevolezza di sé”: perfetto, sennò perché dovrebbe esserci l’esistenza? Una entità vagante nello spazio profondo non potrebbe sapere di esistere davvero. Potrebbe pensare di esistere, ma questo pensiero potrebbe essere una illusione, una condizione limitata e meccanica, un sogno della non esistenza. Solo lo scontro o l’incontro con un’altra entità le può dare la prova di esserci, di vivere ed essere sentita.
Dio vagando per l’universo potrebbe essersi sentito solo.
Potrebbe aver capito di non esserci mai stato in realtà, perché non aveva mai lasciato una traccia di sé, qualcosa da contemplare per capire davvero di essere stato.
Figuriamoci allora l’uomo
Sentirsi soli sulla terra è una sensazione che molti sbandierano come desiderabile, ma che nessuno vuole provare, in realtà: si parla di grandi esperienze eremitiche, ma queste sono tali, paradossalmente, perché sono state percepite e tramandate; senza di ciò sarebbe esistite solo per chi le ha praticate e, quindi, non ci sarebbero mai state.
Persino gli insetti o le forme di vita minime si uniscono, si coalizzano, o anche i batteri e i virus cercano la vita da insediare, perché solo trasformando l’ambiente circostante sanno davvero che ci sono…
Gli atomi, essi stessi hanno generato tutto cozzando ed incontrandosi: diceva il filosofo che se fossero caduti tutti perpendicolarmente, senza forza alcuna che li facesse deviare dalla caduta nel vuoto e nel tempo, non si sarebbero mai toccati.
L'esistenza non sarebbe mai stata tale.
Anche loro hanno subito delle declinazioni, dei movimenti che li hanno fatti incontrare ed unire; spostamenti che altro non sono se non forma infinitamente piccola, ma profondamente grande, d’amore; proprio perché immotivata, senza nessuna causa scientifica. Sono finiti l’uno sull'altro solo per non restare da soli.
Eppure…
Eppure l’uomo contraddice tutto ciò: figlio di un Dio che non voleva sentirsi solo, di un universo che voleva conoscersi, di microscopici corpuscoli primordiali che si coalizzavano per uscire dall'acqua, proprio egli, l’uomo, fatto dagli stessi atomi che viaggiano ma pur sempre cozzando tra loro, si è progressivamente isolato.
Dietro gli ordini, i ceti, le classi, i partiti, gli stati, le etnie, le religioni, le guerre, il tifo, l’odio, il narcisismo, la presunzione, l’indifferenza, la superbia, l’invidia, la crudeltà, la violenza, le ideologie…
Abbiamo dimenticato che esistiamo solo se restiamo insieme, solo se (r)esistiamo amandoci l'un l'altro.

Oggi abbiamo a disposizione i più grandi mezzi di comunicazione, ma li usiamo soltanto per uno scopo: gridare quanto siamo soli, senza muoverci verso l’altro, senza voler percepire…

Esistiamo come se non esistessimo, sopravviviamo ormai stancamente, ed abbiamo smesso di vivere. 

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