martedì 21 ottobre 2014

IN MEMORIA DI STIEG LARSSON - ANALISI DELLA TRILOGIA MILLENNIUM, PRIMA PARTE (Vita dell'autore, la saga, il genere e lo stile)

Stieg Larsson
Stieg Larsson
Il 9 novembre 2014 ricorreranno i dieci anni dalla prematura scomparsa di Stieg Larsson, autore della notissima trilogia Millennium. Purtroppo per lui il successo gli ha arriso soltanto dopo la morte, ma è stato davvero enorme: milioni di copie vendute, traduzioni in diverse lingue, primati in classifica vendite quasi in tutti i continenti. La saga di Larsson è piacevole ed attutale, ma andando oltre il gusto della semplice narrazione si scoprono ulteriori significati, complessi e profondi.
Abbiamo deciso così di presentare un commento analitico relativo ai suoi tre romanzi, all'adattamento cinematografico svedese ed a quello americano attualmente ancora in corso. Tenteremo di scandagliare in profondità la trilogia, portando alla luce la notevole maestria di Stieg e mostrano come la sua visione critica della società vada ben oltre i confini svedesi, aprendosi profeticamente a problematiche attuali e future.
Cominciamo allora con il primo dei sette appuntamenti che ci guideranno verso il 9 novembre. Oggi parleremo della sua vita, degli interrogativi sul saga, del genere e dello stile.


LA VITA
Stieg Larsson è rimasto pressoché ignoto al grande pubblico durante tutta la sua vita e, come altri grandi scrittori, solo post mortem ha ricevuto la dovuta consacrazione. Esperto di movimenti nazisti e razzisti ha lavorato per Scotland Yard, per il Ministero della Giustizia svedese e per l'Osce. Da sempre impegnato in politica, fu contattato dalla polizia svedese dopo l'omicidio di Olof Palme proprio per la sua conoscenza dei movimenti estremisti contemporanei. Conobbe Eva Gabrielsson durante gli anni della contestazione e da subito si instaurò tra loro una relazione destinata a durare fino alla morte dello scrittore. La coppia non si è mai sposata anche per mantenere il più stretto riserbo sui loro movimenti in seguito a minacce ricevute da parte dei gruppi nazisti indagati dall’autore nei suoi reportage. Prima di dedicarsi alla prosa narrativa Larsson aveva scritto dei testi sull'estremismo di destra, sui movimenti nazionali e nel 1995 aveva fondato la rivista EXPO che denuncia e combatte ancora oggi i movimenti razzisti e xenofobi.
Panoramica di Stoccolma
Panoramica di Stoccolma
Nell'estate del 2002 Stieg Larsson e la sua compagna trascorrono le vacanze su un isolotto vicino Stoccolma dato che la donna deve terminare un libro sull'architettura della capitale svedese, ma il compagno passa diverse giornate nell'ozio, senza alcuna occupazione che lo distragga. Eva gli consiglia di approfondire il suo racconto iniziato cinque anni prima, la storia di un uomo che ogni anno riceve dei fiori per motivi misteriosi. Da questo incipit (rimasto pressoché identico in Uomini che odiano le donne) prende corpo una trama densa di mistero che lentamente si carica di significati complessi e profondi, tracimando dal filone classico del giallo-thriller. Larsson scrive in maniera molto rapida, i complicatissimi intrecci che noi lettori seguiamo con minuziosa attenzione sgorgano dalle sue dita in modo del tutto naturale. In poco meno di un anno e mezzo la trilogia è pronta per la pubblicazione. Durante l'estate del 2004 la corrispondenza con la sua editor verte più che altro su problemi marginali, come ad esempio il titolo del primo libro che Stieg si ostinò strenuamente a difendere da ogni possibile soluzione alternativa. Dopo pochi mesi (il 9 novembre 2004) l’autore si spegne in modo del tutto inaspettato. Nel 2005 comincia la pubblicazione dei suoi tre libri; fino ad oggi sono state vendute più di trenta milioni di copie e l’opera è stata tradotto in decine di lingue, affacciandosi di recente anche al mercato arabo. Una pioggia di riconoscimenti alla memoria sono stati conferiti all'autore.

LA SAGA UFFICIALE ED IL POSSIBILE CONTINUO APOCRIFOSecondo le intenzioni dell'autore la saga avrebbe dovuto comprendere dieci libri. Di ognuno esiste uno schema di base e numerose questioni sono sorte sull'esistenza del fantomatico quarto romanzo. Secondo il fratello ed il padre di Stieg, eredi universali in assenza di testamento e matrimonio con Eva, quest'ultima conserverebbe il quarto libro praticamente ultimato nel pc dell'autore, che, secondo le leggi svedesi, spetta comunque alla donna. I familiari hanno cercato con lusinghe e minacce di farsi consegnare l'opera, ma la donna si è sempre rifiutata, esternando versioni contrastanti sull'esistenza del quarto romanzo. A dire il vero dovrebbe trattarsi del quinto dato che Larsson aveva pensato ad una storia slegata dai primi tre, una trama in cui Lisbeth e Mikael lavorano insieme in un paesino sperduto del Canada del nord: la giovane sta superando i traumi del passato e per ognuna di queste “guarigioni” si cancella uno dei suoi tatuaggi. Il quarto libro di collegamento con la prima trilogia, invece, era ancora incompleto se non addirittura mai iniziato.
 Ad inizio 2011 Eva comunicò addirittura la sua intenzione di completare la serie con gli altri sette romanzi, confermando anche che il compagno scrisse duecento pagine del quinto (O quarto? Le notizie paiono confuse apposta) prima di morire. Di certo abbiamo solo che la donna ha redatto un libro, Stieg e io, uscito anche in versione italiana, nel quale conferma la trama del quarto inedito, ma annuncia anche che noi lettori non lo vedremo mai, inoltre ricorda come Stieg scrivesse non solo per il gusto di narrare, ma soprattutto per trasmettere messaggi ai lettori.
 Da poco anche alcuni giornalisti esperti dei “segreti dei libri” ed un amico di Larsson hanno pubblicato, in ottimo tempismo con il primo remake americano, I segreti della ragazza con il tatuaggio, opera che dovrebbe contribuire a far luce sulla vita di Stieg, sui retroscena che lo hanno spinto a caratterizzare i suoi personaggi in modo così particolare, sulla donna che gli ha ispirato la figura di Lisbeth, sui legami tra finzione e realtà all'interno della trilogia e soprattutto sulla sua morte. Tralasciamo le varie ipotesi di “decesso simulato” alla Elvis, un minimo d’attenzione è il caso di prestarla agli ultimi momenti di vita dell’autore. Il 9 novembre del 2004 si reca presso lo stabile dove è situata EXPO, ma trova l’ascensore guasto, quindi decide di salire a piedi (era in ottima forma e non aveva mai sofferto di alcun problema al cuore). Arrivato in redazione sta male, si accascia su una sedia e muore per infarto. Anticipiamo un estratto del terzo libro in cui l’autore descrive la morte di un suo personaggio, non a caso un giornalista:  

Videro Hakan alzarsi dalla scrivania e avvicinarsi alla porta. Aveva un'espressione stupita. Poi si piegò bruscamente in avanti afferrando lo schienale di una sedia per qualche secondo prima di cadere sul pavimento. Era morto prima ancora che l'ambulanza avesse fatto in tempo ad arrivare.Che la gente muoia sul posto di lavoro è insolito, anzi raro. Si dovrebbe avere la cortesia di mettersi in disparte, per morire. Di andare in pensione o in malattia e un bel giorno diventare oggetto di conversazione in mensa. A proposito, hai sentito che il buon vecchio Karlsson è morto venerdì scorso? Sì, il cuore. Il sindacato manderà dei fiori per i funerali.
                  

IL GENERE: UN GIALLO TRA TRADIZIONE ED INNOVAZIONE

Sherlock Holmes
Sherlock Holmes
Considerata nella sua complessità la trilogia è inquadrabile nella categoria del giallo-thriller, anche se dal secondo volume entra decisamente più nel poliziesco. La tradizione di questo filone viene fatta risalire al 1841, anno in cui Allan Poe pubblicò I delitti della via Morgue, risolti brillantemente dall'investigatore Auguste Dupin. Dopo qualche anno Sir Arthur Conan Doyle cominciò a scrivere i romanzi del detective più famoso al mondo, Sherlock Holmes, dando il via ad una vera è propria mania per tale genere che in seguito sarà continuato da Agatha Christie, Georges Simenon, Rex Stout. É difficile seguire la differenza lessicale e semantica tra i vari sotto-generi (giallo, thriller, noir, poliziesco, spy-story), ma tutto sommato credo sia abbastanza chiaro di cosa stiamo parlando. C'è soltanto una piccola specificazione da fare per evitare malintesi. I gialli di stampo “classico” non sono uguali in tutto e per tutto ed è necessario distinguere almeno due tipologie in base alla prospettiva che l'autore concede a noi lettori: nel caso di Sherlock Holmes chi legge non può quasi mai individuare il colpevole o il movente, il fascino della storia è dato dall'investigazione in sé, dai colpi di scena, ed al massimo è possibile ipotizzare lo sfondo del crimine, ma questo non sarà mai intuito nelle sue fondamenta prima della rivelazione finale (Conan Doyle dedica la seconda metà di ogni suo romanzo a ricostruire la genesi del delitto, creando delle magnifiche storie d'avventura, dei romanzi nei romanzi, che tuttavia noi non potremmo mai ricostruire in anticipo); Agatha Christie, invece, gioca con il lettore, gli concede quasi le stesse informazioni di Poirot e lo sfida a ricostruire una matassa che si va complicando sempre di più.
I romanzi di Larsson strizzano l'occhio ad entrambe le possibilità, con qualche differenza tra il primo, di tipo “Christiano”, ed i seguenti, in cui siamo travolti dalle informazioni e dagli eventi in maniera così impetuosa al punto che non possiamo immaginare la genesi della matassa, ma solo seguirne lo sviluppo.
L'indagine che Lisbeth e Mikael conducono assieme in Uomini che odiano le donne ha a che fare con il classico enigma della camera chiusa (ancora una volta dobbiamo risalire a Poe per rintracciare il padre di questo tema, ma tutti i successivi giallisti si sono cimentati almeno una volta con il luogo del delitto “impossibile”). Nel romanzo di Larsson la differenza risiede nel fatto che non ci troviamo in una camera, bensì su di un isolotto, ed inoltre il caso è piuttosto “freddo” dato il tempo trascorso, senza contare che non c'è nessun cadavere da esaminare. Queste varianti rispetto alla classica tematica gialla sono di per loro un artificio stilistico con il quale l'autore ammoderna il genere ed evita di ricadere in stereotipi. Così facendo obbliga i suo personaggi ad utilizzare strumenti tecnologici moderni per l'investigazione, ma tutto ciò non deve far storcere il naso ai cultori del giallo classico. In effetti Holmes sfruttava al massimo la “tecnologia” del tempo (intendendo con ciò tutte le cose che vanno oltre l'uomo): chimica, fisica, botanica, travestimenti vari, telegrafi e telefoni. Non dimentichiamo, inoltre, che Sherlock era un divoratore di notizie, leggeva giornali a ripetizione per poter aumentare il più possibile il suo bagaglio di conoscenze rispetto al mondo circostante, a condizione che queste informazioni avessero a che fare con possibili indagini future o con un imprecisato “piano globale” che farebbe impallidire i cospirazionisti di oggi (in un passaggio Watson si sorprende nel constatare come il suo amico ignori le più elementari nozioni di astronomia dato che queste non gli servirebbero mai in una indagine). Lisbeth utilizza la rete esattamente come farebbe un Holmes vivente oggi, inoltre i due si somigliano per le dedizione massima con cui si danno alle indagini (e così è anche Mikael), per i travestimenti frequenti, i cambi di umore repentini e per la noia che li coglie nei momenti di stanca in cui si concedono i vizi più vari (non dimentichiamo che S.H. era un eroinomane). Anche Mikael ha i tratti dell'investigatore classico: consuma le suole in interminabili camminate d’indagine, spulcia archivi, annota tutto e riesamina costantemente le prove. Larsson ha ammodernato il genere con diverse novità: sdoganando la ritrosia degli investigatori contemporanei per le nuove tecnologie; soffermandosi in maniera approfondita sulla loro vita privata che diviene parte integrante della trama; spostando il campo d'indagine da una stanza ad una nazione intera, arrivando fino ad altri continenti. E' riuscito nell'impresa di calare la classicità nella modernità senza stravolgere nessuna delle due.
Per quanto riguarda il filone poliziesco (del secondo e terzo romanzo) ci sono tutti gli elementi tipici: spie, detective corrotti ed integerrimi, prove create ad arte o ignorate, violenza hard boiled, conflitti a fuoco e corpo a corpo, mix tra polizia ufficiale e indagatori amatoriali, processo alla Perry Mason con tanto di colpi di scena durante l'udienza. Anche in questo caso però, è utile soffermarsi sulle innovazioni di Larsson. Nei due romanzi la vittima è contemporaneamente l'investigatrice e la presunta colpevole, creando un mix straordinariamente avvincente; i due protagonisti collaborano senza incontrarsi mai, ma solo grazie a mezzi informatici ed il loro rapporto non è certo idilliaco; il bene ed il male sono così indistinti che alcune pedine fanno parte di uno schieramento senza nemmeno rendersene conto; i personaggi secondari sono tanti, tantissimi e tutti importanti per il puzzle finale, descritti sempre con la massima precisione e mai trattati come comparse; l'indagine ha a che fare con i servizi segreti (da classico), ma la presenza del giornalista rende tutto in continuo contatto con i media, ovvero con coloro che rendono pubbliche le trame segrete.

LO STILE: LA NECESSITA' DEL REALISMO
Dopo aver tracciato la differenze della trilogia dal classico filone giallo, soffermiamoci sulla forma e sullo stile adottati.
Da un punto di vista strutturale i tre libri sono scanditi come un diario. E' evidente la consuetudine giornalistica dell'autore, per cui i volumi sono divisi in macro sezioni (che talvolta abbracciano alcuni mesi) e queste al loro interno sono scandite dal susseguirsi delle giornate. In Uomini che odiano le donne le diverse sezioni sono precedute da statistiche reali riguardanti le violenze subite dalle donne in Svezia; i dati sono stati presi da un'indagine eseguita nel 2001. In La ragazza che giocava con fuoco i capitoli sono preceduti da considerazioni sulla matematica (in particolar modo si tratta di equazioni) perché, in effetti, tutto il libro propone una serie di incognite difficili da risolvere: ci sono mostrati diversi personaggi, riproposti fatti del passato, ma manca spesso la “x” necessaria a far quadrare tutto e di volta in volta la soluzione ci viene presentata con un incastro matematico degno di una equazione perfettamente soddisfatta. La regina dei castelli di carta vede Lisbeth in lotta contro tutto e tutti, ma indomabile come un'amazzone, ed è per questo che le sezioni sono introdotte da resoconti storici sulle “donne guerriere”. La particolarità dei romanzi di Larsson risiede anche nel modo in cui combina materia propria del thriller con informazioni sulla vita dei personaggi. Questi due fili si intrecciano continuamente per cui noi veniamo a conoscere peculiarità di Lisbeth e Mikael a metà libro, alla fine, addirittura quasi alla conclusione della trilogia. Sorprendente, in particolare, l'inizio del secondo volume in cui l'autore lascia la storia sospesa per circa duecento pagine: ci viene descritta la vita di Lisbeth dopo che ha abbandonato la Svezia (delusa da Mikael e dal mondo) mentre cerca la pace su isole tropicali, tra cocktail e avventure romantiche con giovani nativi. Il rallentamento è costante, alcuni capitoli possono apparire privi di significato, ma ad un certo punto tutto torna e, anzi, ci sembra quasi che manchino delle informazioni, ci sentiamo come se qualcosa fosse stata lasciata in sospeso nonostante le 2000 pagine complessive (ma non dimentichiamo che i libri dovevano essere dieci).
Seven eleven
La catena preferita per la spesa di Lisbeth
Dal punto di vista prettamente stilistico ho letto spesso questa critica: “si sente che Larsson è un giornalista, non scrive come farebbe un letterato”. Innanzitutto bisogna chiarire che oggi nessuno ha la patente di letterato e difficilmente è possibile trovare chi vive soltanto con questo mestiere. Inoltre vorrei ricordare agli aspiranti critici che è necessario conoscere la storia della letteratura prima di seminare giudizi. Facciamo un rapido elenco di giornalisti-letterati italiani: Montale, Sciascia, D’Annunzio, Moravia, Pasolini, Vittorini, Gadda, ecc ecc. L’elenco è sommario e non cronologico perché andavo a memoria, ma con una piccola ricerca scoprirete che giornalismo e letteratura non sono tanto in contrasto.
Certo, lo stile e particolarissimo. Le infinite descrizioni sulle abitudini dei due protagonisti possono apparire superflue, talvolta seccanti, magari qualcuno sosterrà che manca ancora l'ultima mano e che probabilmente l'autore avrebbe rivisto qualche passaggio (in effetti concordo con quest'ultima tesi), ma c'è da dire che anche sotto questo aspetto tutto regge, c'è sempre un motivo per cui un particolare ci viene riportato. Facciamo degli esempi. Mikael viene descritto come un cultore del caffè, per decine e decine di volta l'autore ce lo ritrae nell'atto di berlo o prepararlo...perché? Perché è un lavoratore instancabile e chi scrive è ben consapevole che la frase “mise su il caffè e accese il pc” dà l'idea di qualcuno che si sta dando da fare per portare a termine un compito lungo e complesso. Larsson, inoltre, non si esime dal descrivere la lista della spesa dei suoi personaggi, ma molti si domandano perché lo faccia. Come direbbe Feuerbach “l'uomo è ciò che mangia”, per cui credo che anche il cibo abbia in ruolo importante e tra parentesi possiamo leggere tante cose sottintese dai loro spuntini: Mikael mangia spesso dei tramezzini preparati velocemente e mangiati quasi come per riflesso (significato: Mikael non bada al superfluo quando lavora, non ha tempo da perdere); in caso di cene importanti, però, non disdegna di cucinare lui stesso piatti elaborati (significato: quando deve conquistare o far colpo non si tira indietro); Lisbeth consuma una marea di confezioni di Billy pan pizza (significato: si accontenta di qualcosa di semplice e veloce, poiché deve passare ore davanti al pc); la stessa Lisbeth beve litri di coca-cola (la tiene sveglia ed inoltre non ce la fa apparire come una sorta di no-global – come molti la confondono – infatti per lei il mondo è tutto uguale, non coltiva particolari ideali). Questi esempi penso possano bastare per far comprendere lo stile realistico al massimo.
Lisbeth Salander Billys pan pizza
La marca di Pizza precotta amata da Lisbeth

Larsson si attiene alla legge non scritta secondo cui è meglio mostrare e non raccontare, sia il carattere di un autore che l'atmosfera che si vuole creare. A proposito di atmosfera, c'è anche chi si è annoiato per le descrizioni paesaggistiche, concentrate soprattutto nei primi mesi di indagine che Mikael trascorre ad Hedestad. Rendiamoci conto di un fattore importante: il tempo della storia e quello della lettura non possono assolutamente coincidere. Per leggere la trilogia, ad esempio, ho impiegato più o meno due settimane, ovvero  nulla in confronto agli avvenimenti narrati. Per il primo libro, in particolare, mi ci sono voluti circa tre giorni. Certo è probabile che io legga con notevole velocità, ma ciò potrebbe andare a sfavore dello scrittore. Per lui sarebbe meglio farci provare giorno per giorno ciò sentono i suoi personaggi, così da trasmetterci le loro emozioni o farci comprendere le reazioni. Arriviamo al punto: descrivere paesaggi innevati, climi glaciali, distese di alberi, strade isolate, è funzionale alla creazione di una rallentamento che si rivela fondamentale. Solo grazie a tale tecnica possiamo avvicinarci ai protagonisti, allo stesso modo le descrizioni delle violenze subite da Lisbeth devono essere crude: come identificarci in lei sennò? Come condividere la sua rabbia? Come provare quel sottile piacere quando influisce la punizione al suo carnefice? Le opere che vogliono denunciare una realtà particolare devono necessariamente essere realiste (o meglio, naturaliste). Ho scritto “realiste”, non “morbose” per evitare confusioni con altro genere di letteratura dedita più alla fascinazione di istinti repressi che a denunciare-rappresentare problemi reali della nostra società. Rileggendo attentamente l'opera si coglierà la bravura e la perizia in molti passaggi che magari all'inizio ci sono apparsi superflui o addirittura fastidiosi. E tralasciamo le critiche dei soliti moralisti, molto spesso ipocriti, i quali inorridiscono per una scena di stupro o sesso esplicito, ma nel loro segreto coltivano le più grosse repressioni, ignari di come l’arte non debba soggiacere al qualunquismo. Leggiamo e rileggiamo, dunque, per capire come tutto combaci e si combini perfettamente. Solo così potremo cogliere la maestria di uno dei più grandi narratori di inizio millennio.



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