mercoledì 15 ottobre 2014

LA STORIA E LO SPORT: UNA STRADA (DRAMMATICAMENTE) A SENSO UNICO

In una sera di inizio estate, a tarda ora, guardavo in tv uno dei tanti programmi di approfondimento riguardo le partite dei mondiali, cercando in tutti i modi di prendere sonno nonostante il caldo (non era giunto ancora il luglio piovoso). Tra una baggianata e l'altra, tra un commento di rara intelligenza e tanti inutili come le zanzare, udì un discorso al limite del paradossale: il giornalista (o forse era un opinionista?) affermava che il calcio era un bene mondiale, ribadiva che attraverso esso sarebbe stato possibile ottenere la pace nel mondo e concludeva sentenziando che era necessario ed opportuno investire sempre di più nel calcio proprio per questo suo effetto benefico nei confronti dell'umanità.
Un pensiero fuori da ogni logica ed avulso dalla storia.
Sì, perché dobbiamo risalire il corso della storia fino alle antiche Olimpiadi per trovare delle guerre sospese (si badi bene, non interrotte per sempre) grazie allo sport.
Sono certo che tantissime persone saranno state concordi con l'azzardata teoria del giornalista, dato che c'è molta gente così priva di interesse per ciò che riguarda la vita concreta ed i problemi reali che farebbe di tutto per dare maggiore importanza a ciò che è solo un passatempo.
Lo sport è una cosa bella, non v'è dubbio, io l'ho praticato per quindici anni e lo seguo tutt'ora, ma non vi attribuirei mai più di quanto merita. E' un ottima attività per introdurre i giovani alla società, per insegnar loro la collaborazione, il rispetto delle regole, l'importanza di una vita attiva; può essere utile come momentaneo sfogo catartico, per condividere momenti di gioia ed anche per insegnare il modo in cui le sconfitte debbono essere superate ed accettate.
Ma lo sport non è la panacea di tutti i mali.
La recente partita tra Serbia ed Albania lo ha dimostrato. E' bastata una bandiera, un vessillo provocatorio  traghettato da un inquietante drone per accendere gli animi di una quarantina di tesserati, quasi trentamila persone sugli spalti e chissà quanti milioni nelle case. E non si tratta affatto di un unicum, soprattutto per quella parte del mondo, si pensi soltanto alla famosa Dinamo-Stella Rossa, considerata dagli storici come uno dei primi scontri della terribile Guerra Jugoslava.
Ci potranno anche essere stati dei casi in cui una partita ha momentaneamente fermato un conflitto, ma non ci sarà forse mai un caso in cui un incontro di qualsiasi sport potrà mettere fine a qualcosa di così atroce come una guerra, anzi, spesso questi eventi vengono sfruttati proprio come tremenda propaganda. Per citare un altro noto episodio, ricordiamo le terribili Olimpiadi di Monaco.
Forse una partita potrà essere l'ottima conclusione di un lungo processo di pace, una sorta di ciliegina sulla torta, ma non riuscirà mai a fermare ciò che ha complesse cause economiche, politiche e sociali. Ecco, il problema è semmai l'opposto, quando dinamiche economiche, politiche e sociali entrano di prepotenza nello sport e ne condizionano l'andamento oppure lo caricano di ulteriori tensioni: quando gli sponsor condizionano lo sport o quando personalità importanti tentano di pubblicizzarsi con esso siamo al primo caso (economia); quando scontri tra popoli o tensioni di confine vengono indirizzate sullo sport siamo nel secondo caso (politica); quando razzismo, ignoranza, senso di rivalsa e simili trasformano i tifosi in bestie abbiamo il terzo caso (società).
Sia quel che sia, soltanto la realtà concerta può effettivamente influenzare lo sport e modificarne le dinamiche, ma, ripetiamo in conclusione, difficilmente una partita contribuirà a modificare la storia. Se così fosse allora lo sport avrebbe perso tutto il suo fascino giocoso e piacevole, per diventare qualcosa di terribilmente serio (e purtroppo molti faranno di tutto perché ciò si avveri).
Mi viene da pensare, infine, che se ciò avvenisse probabilmente ci troveremmo a vivere in un mondo davvero alla deriva.

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