martedì 4 novembre 2014

IN MEMORIA DI STIEG LARSSON - ANALISI DELLA TRILOGIA MILLENNIUM, PARTE QUINTA (Il messaggio degli ultimi due romanzi)

Quinta puntata del nostro ciclo di post dedicato a Stieg Larsson in vista dei dieci anni dalla sua morte. Nella prima parte abbiamo parlato della vita dell'autore, dei misteri sulla saga, del genere a cui appartiene la trilogia e dello stile; nella seconda ci siamo soffermati sulla vicenda del primo romanzo e sui personaggi della saga; nella terza abbiamo analizzato le allegorie presenti nel primo romanzo; nella quarta sono state riassunte le trame degli ultimi due libri e presentati gli schieramenti. Ora ci dedicheremo all'analisi di questi due tomi, sottolineando le critiche dell'autore ad alcuni aspetti della nostra società e delle istituzioni moderne. 

Incrinare le certezze:i confini della libertà

Ho deciso di intitolare così il paragrafo relativo ai temi trattati negli ultimi due libri perché sono convinto che Larsson abbia voluto portare avanti delle profonde critiche non solo alle storture della società lì dove ce le attendiamo maggiormente (come ad esempio nel primo libro in cui incolpa la crudele finanza e la violenza sulle donne), ma anche negli aspetti meno attesi.  Infatti la sua riflessione si immerge, e sarebbe proseguita, in profondità, andando a scalfire le stesse strutture che dovrebbero proteggerci e tutelarci, come ad esempio i giornali ed i servizi si sicurezza o ancora la polizia. Mi concentrerò su questi punti, tralasciando la critica allo sfruttamento della prostituzione non perché meno importante, affatto, ma perché anche questa è una forma di violenza sulle donne e ne abbiamo già parlato in precedenza, inoltre questa tematica è affrontata così direttamente dall'autore che preferisco sondare quelle maggiormente in penombra.
Ho appena scritto che l'analisi di Larsson si stava spingendo sempre più avanti. Chissà fin dove sarebbe arrivato se avesse potuto portare a termine i suoi dieci romanzi, chissà quanto ancora si poteva scendere o salire, per scovare del marcio.
Per citare Il Padrino parte III:

“Più in alto si sale, più il fetore aumenta”.

Per ognuno di queste istituzioni deviate, tuttavia, Larsson ha avuto l'abilità di creare sempre un polo positivo, evitando così di giudicare una categoria intera, ma puntando il dito contro i singoli traditori delle istituzioni.
Cominciamo dalla stampa, dato che abbiamo evidenziato le critiche al quarto potere già in Uomini che odiano le donne. Dopo aver rilevato le impronte di Lisbeth sull'arma del delitto la polizia accusa formalmente la ragazza, descrivendola pericolosa e folle in numerosi colloqui con i media. Quest'ultimi, invece di ricevere criticamente i comunicati dalle forze dell'ordine, finiscono per ripetere pedissequamente le illazioni ed addirittura peggiorano l'immagine della ragazza. Ecco il titolo che Paolo Roberto legge appena atterrato in Svezia:

SUPERPSICOPATICA RICERCATA PER TRIPLICE OMICIDIO [II; p. 420]

L'aggettivo iniziale totalmente gratuito ed esagerato fa il palio con molti quotidiani della nostra Italia, inclini a gettare in prima pagina un titolone ad effetto contando sulla pigrizia dei lettori, raramente propensi ad andare a fondo nell'articolo.
Anche Mimmi diventa una vittima di tale campagna mediatica, sia per la sua frequentazione con Lisbeth, ma soprattutto per le sue attitudini sessuali grazie alle quali diventa un facile bersaglio per la morbosità popolare:

LA POLIZIA INDAGA SU UNA BANDA DI SATANISTE LESBICHE
Nel 1996 il gruppo esaltava la Chiesa […] L'amica di Lisbeth Salander scrive di sesso lesbico. La trentunenne è molto conosciuta nei locali del centro di Stoccolma. Non ha fatto nessun mistero della sua abitudine di rimorchiare donne e di dominare le sue partner.[II; p. 430]

Tra le forze che operano contro Lisbeth ci sono alcuni che decidono di contattare direttamente i giornalisti pronti a svendere la loro integrità, non limitandosi a condizionare il circuito mediatico. Tony Scala è il cronista incaricato di calcare la mano sulla ragazza ed anche Erika dovrà faticare parecchio per frenare le illazioni all'interno della sua nuova redazione.
Il ruolo positivo del giornalismo è rappresentato da Millennium: ovviamente c'è Mikael, ma, come abbiamo detto, anche Erika fa del suo meglio e tutti i collaboratori accettano di rivoluzionare il proprio lavoro, sacrificando tempo ed energie, per salvare la ragazza, arrivando anche a mettere a rischio la propria vita. D'altronde il caso era iniziato proprio così, con un giornalista e la sua fidanzata uccisi perché stavano scavando troppo. Anche noi in Italia abbiamo una discreta lista di giornalisti uccisi perché non accettavano di piegarsi, o perché andati troppo a fondo, dove legalità ed illegalità si mescolano ed il potere trama, (Pasolini, Siani, Cristina, De Mauro, Spampinato, Francese, Fava, Impastato, Alpi, Hrovatin, Palmisano, Baldoni). Insomma, questi nomi, che vi pregherei di approfondire, si sono comportati da “giornalisti-giornalisti” per citare il film Fortapche

Anche la polizia non viene descritta totalmente buona o totalmente cattiva, ma al suo interno si crea una spaccatura e si intuisce una critica di fondo alla concessione di ampi poteri per coloro che devono sì mantenere l'ordine, ma non per questo è necessario che scavalchino i nostri diritti. C'è chi pratica soprusi per una devianza innata, come avviene per l'irascibile ispettore Faste, schierato fin da subito contro Lisbeth. L’uomo manifesta tutta la sua misoginia anche nei confronti della collega Sonia, ma la profonda crudeltà viene fuori nell'interrogatorio di Mimmi, da cui l'ispettore è segretamente attratto, ed infatti non riesce ad esprimere se non  rabbia o frustrazione per una donna che non ama stare con gli uomini e gli tiene anche testa, declassando la sua virilità. Ecco come l'autore ci riporta in maniera indiretta i suoi pensieri:

Hans Faste aveva assistito all'interrogatorio con un senso crescente di irritazione, ma era riuscito a tenere la bocca chiusa. Pensava che Bublanski fosse veramente troppo morbido con la “cinese” […] Era palese che Faste si sentiva provocato da una donna bella, intelligente e lesbica dichiarata. [II; pp. 426,433]

Altri tutori dell'ordine, invece, peccano per stupidità più che per cattiveria, come il procuratore Ekstrom, fedele soltanto alla sua carriera e per questo descritto gongolante, con toni vagamente comici, durante la prima conferenza stampa:

Si sentiva come a casa, sistemò gli occhiali e mise su un cipiglio serioso molto consono alla situazione. Lasciò che i fotografi scattassero a raffica per un momento […] constatò soddisfatto che le troupe di tutti e tre i telegiornali più importanti erano presenti […] (II; pp. 346-347).

Anche il commissario Paulsson di Uppsala appartiene all'ordine di quelli più inceppati che crudeli, infatti arresterà Mikael mentre costui tentava di consegnargli l'arma con cui aveva immobilizzato il gigante biondo. Negli stessi momenti il commissario, non curante degli avvertimenti del giornalista, manda solo due suoi agenti contro l’energumeno dalla forza spaventosa, condannandoli praticamente a morte.
Il polo positivo delle forze dell'ordine è incarnato dagli altri componenti della squadra d’indagine: Bublanski, Modig, Holmberg e Svensson, non sono buoni perché dotati di particolare pietà o dolcezza, ma semplicemente perché fanno il loro lavoro e dunque non esitano ad indagare su Lisbeth quando sembra essere colpevole, ma non avranno barriere ideologiche o remore eccessive una volta che Mikael li convincerà del contrario; alla fine si occuperanno di salvare lo stesso giornalista dall'assassinio e arresteranno Teleborian, svolgendo integerrimi il loro lavoro.
Proprio lo psichiatra ci permette di introdurre la terza critica dell'autore nei confronti delle alte sfere e dei loro poteri. Larsson mette in discussione il diritto della società di giudicare una persona in base ai suoi comportamenti privati. Questa stortura è vagliata in modo sottile, ma al contempo con profonda abilità.
L'analisi della questione attraversa in pratica tutta la trilogia: con che diritto uno Stato può decidere se “interdire” o meno una persona? Il giudizio psicanalitico è oggettivo e sicuro? E qui non stiamo parlando di folli pluriomicidi o di persone che hanno attentato alla sicurezza nazionale. Nel racconto Lisbeth viene ricoverata subendo una punizione, oltre che per evitare che porti all'esterno la verità su Zala. Il suo quadro psicanalitico è falsato volontariamente, si fa di tutto per rovinare l'adolescenza di una bambina in nome di chissà quale bene superiore. Ma non si può non ammettere che la ragazza soffra davvero di disturbi ed “incapacità” sociali. Tutto ciò merita di essere giudicato da un tribunale? Chi ci obbliga a vivere “felici e contenti” se non lo vogliamo? Isolarsi vuol dire essere pericolosi? Cosa vuol dire non essere normale? Chi lo è? Larsson tratta il tema con un'iperbole, crea una storia in cui una giovane viene condannata sulla base dei suoi silenzi, senza che ella abbia mostrato apertamente nessuna devianza particolare e senza che abbia mai fatto del male per “pazzia”. Da piccola semplicemente reagiva ai soprusi dei bulli, da grande ha pestato un molestatore in metropolitana, le sue scelte sessuali non possono essere considerate come segni di devianza (e su questo punto, purtroppo, non tutti sono d'accordo anche nella realtà), la sua decisione di vivere isolata dal mondo non deve spingere la società ad attaccarla. Come se fosse obbligatorio per noi comportarci tutti allo stesso modo, come se tutti dovessimo accettare le banalità del mondo con il sorriso sulle labbra, senza permetterci di criticare il conformismo.

Nei cinque anni in cui aveva frequentato le Evil Fingers, le ragazze erano cambiate, Il colore del capelli era diventato più normale e i vestiti venivano sempre più spesso dai grandi magazzini H&M che non dai negozi di abiti usati. Studiavano o lavoravano e una di loro era diventata mamma. Lisbeth aveva la sensazione di essere l'unica che non fosse cambiata di una virgola, il che si poteva anche interpretare come una constatazione che non aveva fatto nessun progresso. (I, p. 287)

I presunti valori, difesi così strenuamente dai conservatori di ieri e oggi, non sono altro che maschere con le quali nascondere la vertigine umana dinnanzi alla consapevolezza della propria piccolezza, della mancanza di una verità, del relativismo che impregna la realtà. Anche Teleborian, il rappresentante ed il giudice della “normalità”, è un represso: sfrutta la sua posizione per molestare minori in difficoltà, mentre fuori ostenta perbenismo e moralità. Quanti dei nostri integerrimi rappresentanti della virtù sono schiavi di simili orrori nel loro privato? Lisbeth è costretta alla prigionia per una trama da giallo, ma sotto c'è anche una profonda motivazione sociale, come se tutti noi “normali” non potessimo accettare di guardare negli occhi chi mette in discussione le nostre sicurezze soltanto con il suo modo di vestirsi, con un piercing o con un tatuaggio.
A Teleborian si contrappongono eroi positivi: Plague e tutti i membri della città degli hacker, probabilmente altri “deviati” come Lisbeth. Ma anche persone rispettabili come il dottor Jonasson, che si lascia convincere da Mikael ad infrangere le regole per aiutare una ragazza che ha sofferto troppo e nega a Teleborian la possibilità di interrogarla prima del processo. Jonasson è un eroe non solo perché fa il suo lavoro al meglio ed rispettando tutte le regole, ma anche perché sa quando infrangerle, quando è giusto andare oltre, capisce che il diritto della persona viene prima di quello del cittadino. L'altro eroe è Palmgren, deciso a difendere la giovane non per qualche tornaconto, ma soltanto perché non ritiene giusto ciò che lei ha subito; da avvocato serve la giustizia e si prende cura di lei anche oltre il proprio dovere.
Ed eccoci arrivati all'ultimo punto della nostra analisi. Nel primo libro abbiamo notato come Larsson si sia preso cura di evidenziare le storture dell'economia, denunciare la violenza sulle donne, affondare lo sguardo critico nelle radici sociali e storiche del male. Nel secondo e terzo libro cosa resta da criticare dopo la stampa che non sorveglia, la polizia che non indaga, gli esperti che ci condannano? Resta il potere supremo che dovrebbe occuparsi di tutti noi: lo Stato. L'istituzione democratica è demolita prendendo di mira il suo settore più occulto e nascosto, spesso sfuggente agli stessi governanti, esterno ai tre poteri, invisibile ai cittadini: i servizi segreti. Ideati per la difesa della libertà hanno scelto di deviare dal cammino e si sono ingarbugliati su loro stessi, confondendo la missione di tutela con l'ossessione per il nemico, soprattutto quello interno. Scovare traditori, doppiogiochisti, spie delle spie, in un crescendo di follia che di certo è alla base delle più grandi tragedie “senza colpevoli” anche nella nostra Italia.
Ma restiamo al romanzo. Larsson ci descrive la Sezione come una istituzione nata già con la fissa per il nemico. Il suo ideatore la definì “l'ultima difesa” (III, p. 132). La sindrome da accerchiamento fa si che la squadra selezionata si isoli a tal punto da essere consapevolmente dimenticata per poter indagare su tutto e tutti:

A quarant'anni Gullberg si trovò di conseguenza in una situazione nella quale non doveva rendere conto ad anima viva e poteva fare indagini su chiunque. (III, 134).

La Sezione opererà per anni senza informare membri del governo o del parlamento, perché tutti erano potenziali sospettati. I membri del servizio super segreto si asserragliano in una vita di chiusura e diffidenza, pronti a controllare chiunque appaia troppo “strano”. Lo stesso Palme (primo ministro svedese realmente assassinato) viene indagato perché sospettato di essere al soldo dei comunisti. Gullberg è come Giovanni Drogo ne Il deserto dei Tartari, dedito ad un lavoro che infiacchisce la mente nell'eterna attesa di un nemico. Ed è affascinante notare la comune “felicità” che i due personaggi letterari provano nella loro morte. Gullberg certo di servire la patria con un ultimo gesto eroico, Drogo si spegne convinto di aver compreso il segreto della vita: non temere la morte, ma andare avanti con la propria missione fino alla fine, anche se non si conosce il nemico. Ma ecco lì spuntare la devianza: Drogo, in fondo, non ha nessuna missione così come Gullberg (e gli altri “sezionisti”) si trovano paradossalmente ad agire contro la loro funzione. Invece di difendere il paese dalle spie straniere finiscono per difendere una spia russa distruggendo la vita di una innocente ragazza. Continueranno in questa ossessione come i soldati giapponesi che rimasero asserragliati per anni in isolotti del Pacifico, dopo la fine della seconda guerra mondiale, in attesa dell'invasione americana.
Per fortuna non ci sono solo elementi come Gullberg e soci all'interno dei servizi segreti. Monica Figueroa ed il suo capo lottano per difendere la Costituzione, lo stato ed i diritti calpestati dai loro colleghi. Prenderanno contatti col potere politico e accetteranno patti con un giornalista pur di arrivare alla soluzione di questa malattia del sistema. L’azione di persone così oneste spesso è minacciata da più parti, talvolta anche da coloro che credono amici. Ecco un pensiero di Mikael:

Il suo pensiero andò ai funzionari di stato italiani che negli anni settanta e ottanta erano costretti a condurre le indagini antimafia quasi clandestinamente. [III; p 686]


 Certo, nella realtà non so come sarebbero andate le cose: magari li avrebbero accusati per le procedure, giudicati per le intenzioni più che per i risultati, ed un bel colpo di spugna avrebbe risolto tutti i problemi, ma qui siamo nel mondo della letteratura, almeno questo finale ci lascia la speranza e ci permette di credere ancora in qualcosa.

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