venerdì 31 gennaio 2014

L'INCONTRO/SCONTRO SCUOLA FAMIGLIA

Siamo quasi a febbraio, tempo di pagelle e di incontri tra genitori ed insegnanti. Nella grande maggioranza delle scuole non si tratta del primo appuntamento, tuttavia in questa occasione la tensione è decisamente più alta, non solo da parte degli studenti pieni di tardivi sensi di colpa. Nel corso degli anni le frizioni tra docenti e famiglie sono aumentate sempre di più e non credo si tratti di un caso, ma di un trend ben preciso e con specifiche motivazioni.
Quando i miei genitori erano studenti, ed ancora quando lo ero io (per la cronaca, ho 28 anni), le parole degli insegnanti difficilmente erano messe in dubbio. Attenzione, non sto parlando di un'accettazione acritica di ogni singola sillaba, ma in generale un genitore era consapevole delle capacità e del comportamento dei propri figli. Al giorno d'oggi, invece, ciò che dice il docente è preso sempre con le molle, in particolar modo quando il ritratto del figlio non è proprio quello perfetto ed ideale che il genitore si augurava (ma che in fondo non riteneva così concreto).
Come ho scritto all'inizio, questo scarto tra passato e presente non è un caso, ma il frutto di precisi mutamenti:

- I genitori di oggi non hanno più un rapporto diretto con i figli; troppo lavoro, troppi impegni più o meno importanti e così facendo si è perso il contatto all'interno della famiglia. Quanto tempo impiegano i ragazzi per lo studio? E' un mistero, dato che piazzati davanti al p.c. potrebbero fare qualsiasi cosa. Come si comportano con i loro amici e con i più grandi? Altra incognita, anzi, è quasi impossibile capire in che giro siano coinvolti fin quando non finiscono in qualche guaio.

- La figura del docente è stata svilita sempre di più nel corso degli anni. Ministri poco competenti hanno dato una cattiva immagine della scuola; la degenerazione della tv ha portato all'esaltazione di miti ignoranti e volgari, sminuendo così l'autorità delle poche figure rimaste con ancora un briciolo di cultura.

-I nuovi mezzi di comunicazione esaltano la conoscenza frammentaria e dissociata, a scapito del sapere organizzato e metodico così come viene impartito a scuola. Chiunque tenti di fornire delle conoscenze in modo serio e competente è ripudiato d'istinto, non solo dagli studenti, ma anche dalle famiglie.

- La società moderna ha completamente smarrito il legame tra ruolo sociale, posizione economica e dimensione culturale. Prima, per intenderci, una persona distintasi negli studi poteva facilmente valorizzare i propri saperi per trovare un lavoro ben remunerato e distinguersi all'interno della società. Oggi, invece, i soldi li possono fare tutti, anzi, gli ignoranti sembrano avere più opportunità. Il valore della formazione non è più riconosciuto, ed ecco perché i genitori possono tranquillamente ignorare l'effettiva preparazione ed educazione dei figli, concentrandosi maggiormente sull'apparenza, dunque sul titolo da esibire.

L'ultimo punto riassume ottimamente il problema. Dato che il sapere non è più ritenuto necessario, quale rispetto si può nutrire per i docenti visto che, al limite, essi possono soltanto ostacolare il cammino dei figli verso il pezzo di carta? Che stiano buoni e sopravvivano in classe senza pretendere troppo, in fondo prendono uno stipendio esagerato rapportato alle ore di lavoro (altra banalità ripetuta spesso da chi non conosce il mondo della scuola).
Tutte queste derive confluiscono in quei pochi minuti di dialogo, per l'appunto tramutato spesso in scontro. E' un vero peccato, dato che il legame tra scuola e famiglia dovrebbe procedere saldo e proficuo, così da contribuire in maniera efficacie alla maturazione dei giovani...

Non che i docenti siano immuni da colpe, ovvio. Talvolta ponendosi eccessivamente sulla difensiva arrivano a non essere completamente sereni nel dialogo con i genitori, rischiando così di non riuscire a comunicare a pieno la situazione degli studenti. In altri casi l'atteggiamento può presentarsi eccessivamente aggressivo, dando l'impressione di nutrire quasi un astio personale nei confronti del ragazzo; questo è un grave errore, perché, se i familiari si convincono che il loro pargolo è una "vittima", finiranno per giustificarlo anche lì dove sbaglia in maniera evidente.

In conclusione, possiamo affermare che serve equilibrio, da parte degli insegnati e dei genitori. Questi ultimi devono convincersi che il compito del docente è duplice: da un lato l'obiettivo principale è quello di formare umanamente e culturalmente i giovani, d'altro canto per far ciò è necessario anche valutarli in modo preciso e scrupoloso.
I genitori devono pretendere una adeguata formazione ed una corretta valutazione: nessuno dei due punti deve essere sacrificato. L'incontro scuola famiglia è il momento in cui queste due direttrici si incontrano; il docente deve spiegare a che punto è il processo formativo ed anche che tipo di risposte ha ottenuto dalla platea studentesca. I genitori devono prendere atto della situazione e comportarsi di conseguenza, stimolando i figli se fosse necessario, ed evitando di addebitare al docente colpe che non gli spettano.
L'unica strada per il successo educativo è quella percorsa assieme.

giovedì 30 gennaio 2014

POESIE PER UN ANNO: 12 LIRICHE ITALIANE PER 12 MESI

Niente di meglio che una poesia per tenerci compagnia durante il freddo invernale, la gioia primaverile, l'afa estiva ed il desolato autunno. Ecco perché abbiamo scelto dodici poesie di grandi autori della letteratura italiana per guidarci attraverso il 2014; ogni lirica è collegata al proprio mese dal punto di vista tematico.
Di volta in volta aggiungeremo un piccolo commento ad ognuna, così da completare il percorso prima del prossimo Natale, quando ne proporremo di nuove. Dateci una mano anche voi, scrivendo riflessioni e pensieri sulle poesie di quest'anno e suggerendone altre per il 2015!

Poesie per una anno:

Gennaio:       Tedio invernale, Giosuè Carducci
Febbraio:      Il trionfo di Bacco e Arianna, Lorenzo il Magnifico
Marzo:          Il passero solitario, Giacomo Leopardi
Aprile:           Per i morti della resistenza, Giuseppe Ungaretti
Maggio:        Il pianto della scavatrice, Pier Paolo Pasolini
Giugno:         Meriggio D'Estate, Umberto Saba
Luglio:           La pioggia nel pineto, Gabriele D'Annunzio
Agosto:          Meriggiare pallido e assorto, Eugenio Montale
Settembre:     Aria settembrina, Alfonso Gatto
Ottobre:        Ottobre, Vincenzo Cardarelli
Novembre:    Novembre, Giovanni Pascoli
Dicembre:     Natale, Salvatore Quasimodo


Tedio invernale, Giosuè Carducci [Poesia di Gennaio]

Ma ci fu dunque un giorno
su questa, terra il sole?
Ci fùr rose e viole,
luce, sorriso, ardor?

Ma ci fu dunque un giorno
la dolce giovinezza
la gloria e la bellezza
fede, virtude, amor?

Ciò forse avvenne ai tempi
d'Omero e di Valmichi,

ma quei son tempi antichi,
il sole or non è più.

E questa ov'io m'avvolgo
nebbia di verno immondo
è cenere d'un mondo
che forse un giorno fu.

Nelle Rime Nuove la poesia del Carducci non perde l'irruenza delle raccolte precedenti, ma il sogno di un mondo diverso cerca la propria meta nel passato: passato storico, in particolare al tempo dei Comuni o della Rivoluzione francese; passato biografico, da quello recente privo di lutti a quello più remoto, fino agli anni della propria serena infanzia. La malinconia, dunque, è l'innovazione delle Rime.
Malinconia esistenziale e passato storico sono i temi principali di questa poesia. L'inverno accende i ricordi e funge da metafora di un presente misero e triste, soprattutto se paragonato al caldo passato storico e biografico. Il poeta inizia con due interrogative attraverso le quali si chiede, e ci chiede, se mai sulla terra ci sia stato un tempo di luce, felicità, passione. Nella seconda strofe le domande riguardano le età umane, quasi con ansia lo sguardo  si volge al passato e tenta di scorgere fede, virtù ed ovviamente amore, valori stoici ricollegabili al mito di Roma tanto caro al poeta. Una risposta c'è, sebbene il "forse" introduttivo alla terza strofa non dia certezze assolute; bisogna tornare al tempo dei classici occidentali (Omero) e orientali (Valmiki, poeta indiano del I secolo a.c.), nella  stagione mitica degli eroi antichi, quando la letteratura era davvero robusta e civile (c'è qui una critica al languido Romanticismo) e quando gli uomini faceva sul serio la storia (critica all'Italia bigotta ed immobile di fine Ottocento). Il "ma" spezza la strofa, frattura sottolineata anche dallo spazio: l'amara constatazione che quei tempi sono ormai passati  si accompagna alla metafora del sole che non c'è più, fuggito via dall'inverno della contemporaneità. L'ultima strofe vede esplodere un pessimismo cupo, denso di sentori funebri; la nebbia invernale avvolge il poeta e i ricordi restano solo in forma di cenere, mentre l'ultimo "forse" paventa addirittura la possibilità che l'età dell'oro non sia mai esistita.
Carducci, dunque,  rimpiange la forza del classicismo e dell'età antica, ma per farlo non può fare a meno di utilizzare forme e temi propri del Decadentismo, tanto disprezzato dal Vate.  

Natale, Salvatore Quasimodo [Poesia di Dicembre]

 Natale. Guardo il presepe scolpito,
dove sono i pastori appena giunti
alla povera stalla di Betlemme.
Anche i Re Magi nelle lunghe vesti
salutano il potente Re del mondo.
Pace nella finzione e nel silenzio
delle figure di legno: ecco i vecchi
del villaggio e la stella che risplende,
e l’asinello di colore azzurro.
Pace nel cuore di Cristo in eterno;
ma non v’è pace nel cuore dell’uomo.
Anche con Cristo e sono venti secoli
il fratello si scaglia sul fratello.
Ma c’è chi ascolta il pianto del bambino
che morirà poi in croce fra due ladri?

Salvatore Quasimodo è passato alla storia come uno dei maggiori esponenti dell'Ermetismo, corrente poetica contraddistinta dal gusto per la parola oscura, amante dei significati complessi e quasi nascosti sotto il velame di forme splendenti. Nonostante ciò, l'autore originario della Sicilia è stato in grado di aggiornare la sua poetica col passare del tempo, approdando ad un maggiore realismo, soprattutto nel periodo successivo alla Seconda guerra mondiale. Nonostante questa evoluzione non ha mai rinunciato alla ricercatezza dei termini ed alla piacevolezza musicale dei versi.
La poesia proposta offre l'immagine serafica del presepe domestico, rito cristiano, ma ormai divenuto consuetudine popolare, folklorica e familiare. La scena della natività è contraddistinta dalla pace e dalla serenità, concetti prima indirizzati ai personaggi di legno e poi innalzati attraverso l'immagine eterna di Cristo, sceso sulla terra per liberare l'uomo dal peccato e dal tormento. Il "ma" improvviso, tuttavia, anticipa subito la presa di coscienza della mancanza di pace nell'animo umano. Come in altre liriche di Quasimodo, anche qui il rapporto con la religione non è a senso unico, ed infatti l'uomo prevale sul credente, dunque non può far a meno di interrogarsi sul destino dell'umanità e sul senso che ha avuto la diffusione del messaggio cristiano. Sono passati venti secoli, ma nonostante ciò guerre fratricide sconvolgono ancora le genti; troppo vicina le terribile strage della Seconda guerra, ancora troppo dolorose le ferite di un evento così tremendo da mettere in dubbio il ruolo stesso della poesia. L'interrogativo finale è retorico e disperato allo stesso tempo, volto a spronare gli uomini ad ascoltare il pianto di quel bambino che poi accetterà un tale sacrificio per tutti noi. Un'umanizzazione dell'immagine divina e un'inquietudine sulla fede che avvicinano Quasimodo ad autori come Luzi ed Ungaretti.Per chiudere questa piccola analisi non ci sono parole migliori se non quelle della motivazione per il Nobel, assegnatogli nel 1959:

"Per la sua poetica lirica, che con ardente classicità esprime le tragiche esperienze della vita dei nostri tempi".

venerdì 24 gennaio 2014

LE SETTE BANALITÀ TANTO AMATE DAI MINISTRI DELL'ISTRUZIONE


Negli ultimi anni abbiamo avuto dei ministri dell'Istruzione di vario tipo: pessimi, appena decenti, surreali, inadeguati, dignitosi. Tutti loro, chi più chi meno, si sono distinti per delle banalità scandite quasi come un mantra. Alcune di queste affermazioni, se trasformate in realtà, avrebbero contribuito certamente a migliorare il sistema scolastico italiano, tuttavia alle parole non sono seguiti praticamente mai i fatti; altre, invece, sono semplici sparate, buttate lì perché di moda, quasi come se il pronunciarle fosse un obbligo morale.
Ne abbiamo selezionate sette, dalle più datate alla più recenti.

1) “Più inglese, più lingue straniere”. Ok, è risaputo che noi italiani non primeggiamo nel mondo per la conoscenza della lingua inglese o per la padronanza delle seconde lingue in generale. Ecco perché molti Ministri dell’Istruzione ripetono spesso questa cantilena. Bene, ma dopo averla pronunciata cosa fanno? Nulla. Il sistema scolastico continua a far ripartire da zero gli studenti all'inizio di ogni ciclo, i metodi di insegnamento continuano ad essere basati più sulla conoscenza delle norme che sulla produzione scritta ed orale, le ore di lezione non aumentano ( in genere 3 alle superiori). L’ultimo punto è quello decisivo, ma va soppesato bene. Si deve aumentare il monte orario dell’inglese e delle lingue straniere, ma non a discapito di altre discipline. Sacrificare l’Italiano, ad esempio, sarebbe una scempiaggine, dato che carenze linguistiche nella prima lingua si riflettono anche sulle seconde: un popolo bilingue di semi-analfabeti  non credo sia il traguardo da raggiungere.

2) “Valorizziamo il nostro patrimonio artistico e culturale”. Questa è proprio una banalità. Bisogna essere politici poco originali per ripetere questa ovvietà appena eletti. Bisogna essere veri politici di razza per disattendere questo proclama subito dopo. Il nostro patrimonio artistico e culturale è messo al centro della scuola? No, punto. La Storia dell’arte, per esempio, è in agonia, eppure chiunque sa che siamo famosi in tutto il mondo soprattutto per le nostre bellezze artistiche. Oltre alla Storia dell’Arte si dovrebbe rimettere in moto anche il processo di sensibilizzazione e incentivazione alla produzione artistica. Non ci sono più le botteghe col “maestro”, lo sappiamo, ma perché non aprire le scuole di pomeriggio con laboratori e corsi di fotografia, restauro, moda e quanto altro? No, meglio trasformare gli Istituti d’Arte in Licei, sancendo il trionfo dell’astratta teoria su ogni applicazione pratica e omologando gli indirizzi in un pastone scarsamente qualificante.

3) “Ci vogliono più scienziati e meno umanisti”. Il senso è chiaro: il mondo complesso e ipertecnologico in cui viviamo richiede esperti di informatica, elettronica, ingegneria ecc. ecc. Poco spazio, dunque, per gli umanisti. Questo può essere forse vero in generale (ed il trionfo della materia sullo spirito non può che intristirmi), tuttavia non è detto che i due campi siano in contrasto tra loro. Nel passato non c’era alcuna distinzione tra scienza e cultura, ce lo dimostrano figure come quelle di Pitagora, Archimede, Leonardo, Galilei e così via. E comunque, proprio noi italiani, siamo certi di aver bisogno di un maggior numero di tecnici? Forse chi pronuncia simili banalità non ha studiato attentamente la nostra storia. Deve essere questo il nostro settore trainante? Di recente un mio amico laureato in Informatica mi ha reso partecipe di un suo pensiero: le conoscenze specifiche le ha apprese quasi tutte all’Università, per cui, tornando indietro, sceglierebbe il Classico al posto dello Scientifico, consapevole che gli studi filosofici, umanistici ed artistici lo avrebbe dotato di maggiori capacità di comprensione della realtà e di una più robusta base culturale, indispensabile per crescere umanamente, più che dal punto di vista lavorativo.

4) “La scuola di oggi deve essere più tecnologica” (un tempo “un computer in ogni aula”). Certo, ovvio, le innovazione contemporanee devono entrare anche nella scuola, rendendola più confortevole ed organizzata.
E' necessario prestare attenzione a due cose:
- Bisogna, innanzitutto, sistemare le scuole: renderle sicure, attrezzarle per i disabili, ristrutturare gli edifici, evitare doppi turni e carenze di aule, fare in modo che i servizi igienici siano sempre funzionanti, sopperire l’endemica carenza di materiali (dal cassino alle sedie), collegarle meglio con i centri abitati.
Fatto ciò portiamo pure la tecnologia nelle scuole, ma:
- Si considerino i bisogni didattici prima di tutto (studiare da un lettore e-book, ad esempio, non è come farlo da un libro); si eviti di complicare il lavoro del personale e dei docenti (ho sperimentato il registro elettronico ed ora come ora mi sembra soltanto un favore agli alunni per far si che si perda tempo); si faccia in modo che gli insegnanti siano formati  e non gettati allo sbaraglio (spesso le LIM sono un arredo e non uno strumento didattico).

5)  “Diamo spazio agli insegnanti giovani e meritevoli ”. 
Frase di moda, decisamente, ormai la gioventù è invocata da tutti ed in tutti i campi. Certo, nulla dice che i giovani debbano per forza essere migliori delle vecchie generazioni, però nella scuola la necessità del ricambio si è fatta ormai pressante. Gli insegnanti anziani avranno di certo più esperienza, tuttavia scontano alcuni deficit: prima di tutto fisici, dato che i giovani d’oggi sono di certo più irrequieti ed insubordinati rispetto alle passate generazioni; in secondo luogo i vecchi prof hanno delle ovvie carenze informatiche, e di certo costa meno formare un giovane cresciuto nella tecnologia che far aggiornare un sessantenne; nelle mie materie (Italiano e Storia) i colleghi più anziani non hanno studiato la Linguistica, ed inoltre sono stati istruiti con programmi di Storia e Letteratura superati, ecco perché spesso si fermano alla Seconda guerra mondiale ed al Neorealismo; gli insegnanti di qualche generazione fa, inoltre, supportavano con tecniche implicite le carenze formative nel campo della pedagogia (e lo facevano ottimamente), mentre oggi la platea studentesca massificata e stordita dai nuovi media ha bisogna di professionalità dotate di approcci precisi e meditati. Chiariamo subito una cosa, nutro un profondo rispetto per i colleghi più esperti, ed infatti credo siano loro stessi a desiderare una pensione meritata da raggiungere il prima possibile; hanno dato tutto, in tempi di imbarbarimento culturale, ora devono godersi il giusto riposo.
Quindi sono d’accordo con questa frase? Certo, ed infatti la banalità ancora una volta è nella sua applicazione. Per fare un esempio, gli ultimi due concorsi per il ruolo risalgono al 2013 e al...1999! Ricordiamo, inoltre, che il concorso indetto da Profumo era precluso ai laureati dopo il 2003, clausola ridicola e palesemente incostituzionale. Per quanto riguarda le abilitazioni la situazione non è di certo migliore: le SSIS, bloccate nel 2008, sono tornate sotto il nome di Tfa soltanto nel 2012; la dura selezione ed un intenso corso assicuravano meritocrazia e preparazione, ma una ennesima, vergognosa sanatoria ha rimesso in gioco tutti i bocciati [clicca qui per leggere la storia].
Insomma, a parole tutti vogliono aprire la scuola alle nuove generazioni di insegnanti; ma nei fatti, come sempre, si procede in direzione ostinata e contraria.

6) “Bisogna partire dalla scuola per […]”.
Dopo i puntini sospensivi è stato detto di tutto e da tutti.
Partire dalla scuola per la legalità; però se un docente pretende il rispetto delle regole viene ripreso, senza contare l’assassinio dell’Educazione Civica.
Partire dalla scuola per ridare prestigio all'Italia; però gli insegnanti nostrani sono i meno rispettati dagli studenti, per colpa dei genitori accondiscendenti e della classe politica che ha svilito questo fondamentale ruolo.
Partire dalla scuola per ridar vita al patrimonio culturale locale; però i programmi ministeriali restano dei Moloch intoccabili e l’autonomia scolastica passa per contorte strade.
Partire dalla scuola per far sì che gli italiani colmino il gap linguistico (vedi punto 1), scientifico (vedi punto 2) e valorizzino il proprio patrimonio nazionale (vedi punto 3).
Partire dalla scuola per… “ educazione alla salute”, “uscire dalla crisi”, “buona politica” e così via; le banalità si sprecano e sprofondano la scuola in un perverso vortice di richieste non supportate, però, da adeguata considerazione e necessari finanziamenti.

7) “Abbreviamo le superiori di un anno”. 
La più recente delle banalità, formulata così bene da sembrare addirittura un’idea positiva.
Ridurre di un anno le superiori, secondo i sostenitori della tesi, permetterebbe ai giovani di affacciarsi al mondo del lavoro in anticipo; si, ma, quale lavoro?
 Un ulteriore vantaggio sarebbe quello di far iniziare l’università un anno prima, ottenendo così laureati più giovani. Ma con quali conoscenze approderebbero nel mondo accademico i diplomati? Non basta, infatti, ridurre a quadro anni gli istituti secondari di secondo grado (strizzando in meno tempo programmi già tiratissimi come quello di Storia e di Matematica) ma si dovrebbe riorganizzare tutto il percorso scolastico, a partire dalle elementari. I tecnici del Ministero hanno pensato a come farlo? O puntano solo al risparmi senza badare alla didattica?
L’idea è stata rilanciata anche dalla moglie di Enrico Letta sulle pagine del Corriere della sera, con il preciso obiettivo di risparmiare qualche miliardo all'anno. Bene, anche togliere i finanziamenti pubblici all'editoria, però, sarebbe un'idea più che valida;e magari alcuni giornalisti non troverebbero più spazio.

mercoledì 22 gennaio 2014

ARTICOLO I (Sana e robusta Costituzione)

Prima puntata della nostra rubrica Sana e robusta Costituzione

Articolo I:

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Analisi delle questioni più importanti:

Repubblica: La prima parola significativa subito mette in risalto la forma istituzionale del paese. Dopo quasi un secolo di Monarchia, l'Italia si trasformò in Repubblica attraverso un referendum popolare (2 giugno 1946) che vide per la prima volta al voto anche le donne. "Italia" e "Repubblica", dunque, compaiono nel primo rigo della nostra carta costituzionale, per sancire così l'imprescindibilità del risultato referendario. Il potere non dovrà essere mai più concentrato nelle mani di un solo uomo.

Democratica: Per rafforzare il concetto precedente il termine successivo chiarisce che il potere è gestito dal popolo. Questo passaggio, oltre a differenziare ancora una volta il nuovo sistema da quello monarchico, sancisce anche uno scarto con i precedenti venti anni di dittatura. In quei due decenni il potere si era concentrato nelle mani di un unico uomo e del suo seguito di gerarchi; non dimentichiamo che nel '39 la Camera dei deputati era stata abolita e sostituita dalla Camera dei Fasci e delle Corporazioni, organo non elettivo e solo parzialmente rappresentativo. Al termine della guerra il potere tornò al popolo che avrebbe potuto così delegare dei suoi rappresentati, incaricati di espletare il potere legislativo.

Lavoro: La discussione sull'inserimento o meno di questo termine durò quasi un anno. Le forze comuniste e socialiste vedevano di buon occhio la tutela del lavoro ed il fatto che fosse riconosciuto come diritto, allo stesso tempo i centristi apprezzarono il riferimento all'operosità ed a un concetto che non dista troppo dal messaggio biblico (
Con il sudore del tuo volto mangerai il pane). Il valore dell'operosità fu ritenuto fondamentale anche per confermare l'inaccettabilità di qualsiasi tipo di rendita non basata sul lavoro, bensì sulla passiva esistenza nella comunità.


Sovranità [...] popolo: La sovranità è la somma dei poteri attribuiti ad una o più istituzioni. Il popolo, secondo la nostra Costituzione, è l'unico insieme sovrano con il diritto di poter gestire questo potere. Nessuna monarchia, nessuna oligarchia o aristocrazia, dunque; l'Italia è un sistema che si fonda sull'insieme di tutti i propri cittadini. Successivi articoli della Costituzione chiariranno meglio le modalità attraverso le quali il popolo può gestire questo potere; in sostanza possiamo anticipare che ciò avviene per via indiretta, ossia delegando dei rappresentati sia a livello locale che nazionale.

Limiti: Nel passato si era dibattuto a lungo sui rischi di un potere assoluto concentrato nelle mani del popolo, ecco perché, al termine dell'articolo, è stato introdotto il concetto del "limite". I cittadini, ad esempio, non possono decidere a maggioranza di violare i diritti di un loro pari, andando oltre le garanzie immutabili presenti nel testo. In effetti tutto il resto della Costituzione può essere considerata una sorta di chiarificazione del concetto di limite, per cui, articolo dopo articolo, le forme ed i confini del potere sovrano saranno delineati nella loro completezza. 

Contro-analisi: la Costituzione violata

Repubblica democratica: L'Italia sarà anche un repubblica democratica di diritto, ma di fatto ci troviamo in tutt'altro regime. Nelle ultime elezioni il popolo non ha potuto scegliere direttamente i suoi rappresentanti, e più in generale le norme di selezione e promozione all'interno dei partiti sono tutt'altro che trasparenti; gli elettori non hanno alcuna possibilità di impedire la formazione dei governi dell'inciucio o limitare trasformismi e campagne acquisti; i cittadini possono servirsi dello strumento referendario soltanto per abrogare e non per proporre. Più che una repubblica, dunque, l'Italia appare più simile ad una aristocrazia spalmata su più strati: pochi ricchi hanno più diritti di tanti meno abbienti (istruzione migliore, sanità a scelta, sicurezza privata, avvocati pronti a difenderli da tutto); i politici locali e nazionali sono iper-tutelati, al di là di ogni eguaglianza giuridica; al di sopra dei politici una classe finanziaria-oligarchica (in gran parte non italiana) impone le proprie direttive e le riforme più convenienti, finalizzate all'erosione delle libertà democratiche.

Lavoro: Beh, qui potrei anche non scrivere nulla. Dal dopoguerra ad oggi questa parola ha assunto ormai un valore antifrastico all'interno del primo articolo. La Costituzione afferma che la nostra nazione si basa sul lavoro; ma il lavoro ormai sta svanendo. Si dia uno sguardo al tasso di disoccupazione, si considerino i numerosi diritti erosi ai lavoratori, si rammenti il culto del precariato portato avanti negli ultimi decenni ed ancora oggi idealizzato nonostante i numerosi fallimenti. Il lavoro si sta facendo sempre più duro per la maggioranza dei lavoratori, mentre pochi eletti sguazzano nell'oro senza portare alcun contributo alla società.

Sovranità [...] popolo: Nel corso degli anni l'Italia ha perso la sua sovranità territoriale; gli italiani si vedono imporre norme, leggi, tasse e divieti da organismi che sussistono al di là dei confini fisici e giuridici nazionali; non abbiamo più la nostra sovranità monetaria e tutto ciò lo scontiamo ogni giorno con un debito che sale sempre di più nonostante i tagli e le tasse.

Limiti: Questa parte del primo articolo, in verità, è pienamente rispettata. La Costituzione è stata redatta anche con "furbizia", ed ecco perché di volta in volta faremo notare come molti articoli siano stati dotati di scappatoie di emergenza per far sì che possano essere rispettati o ignorati a seconda dei casi.

Collegamenti ipertestuali:

FILM: Sulla nascita della Repubblica e la fine del fascismo: La lunga notte del '43,  Roma città aperta, Tutti a casa. Per quanto riguarda il lavoro, ricordiamo Il posto dell'anima , Ladri di biciclette, Fabbrica

LIBRI: Dalla monarchia alla Repubblica 1943-1946. La nascita della Costituzione italiana, Fondata sul lavoro.

CANZONI:  Fabrizio de Andrè – Storia di un impiegato, Giorgio Gaber - Gli operai - Sud Sound System, La ballata del precario.

martedì 21 gennaio 2014

Uramaki Philadelphia

L'Uramaki non è nato in Giappone come molti credono, ma in California per merito di uno chef giapponese (ecco perché vengono spesso chiamati California roll). A differenza degli altri tipi di sushi fatti ad involtini, gli uramaki contengono l'alga nori all'interno, assumendo così un aspetto molto accattivante e gustoso.
Il primo uramaki fu creato con polpa di granchio per accattivarsi le simpatie dei clienti che mal gradivano l'esotico pesce crudo del sushi giapponese.
Oggi l'uramaki si può preparare in diversi modi e con diverse tipologie di pesce tra cui salmone, ma anche ingredienti insoliti come tofu o formaggi occidentali.
INGREDIENTI URAMAKI PHILADERPIA 2 persone

  • 200 gr di riso da sushi 
  • 1 cucchiaino di sale
  • 1 cucchiaino di zucchero
  • una confezione di philadelphia
  • 300 gr di salmone 
  • 300 gr di tonno
  • 1 confezione di alghe nori
  • semi di sesamo
  • una stuoia di bambù 
  • bacchette 

REALIZZAZIONE 

Mescolare aceto, sale e zucchero. Lavare il riso prima di metterlo in una pentola con acqua e portare ad ebollizione. Abbassare la fiamma e lasciarlo nel tegame per 10 minuti. Lasciar riposare il riso per 15 minuti col coperchio sulla pentola.
Aggiungere il riso all'aceto, sale e zucchero mescolati in precedenza e amalgamare. Continuare a mescolare fin quando non si sarà raffreddato. Tagliare il pesce in strisce regolari di dimensioni simili.

Stendere la stuoietta di bambù e adagiare l'alga nori. Su tutta l'alga lasciare uno strato di riso lasciando libera una striscia grande quanto un dito sul lato più lungo.
Mettere il pesce a filetti, può essere tonno o salmone, uno dietro l'altro per tutta la lunghezza dell'alga. Nello stesso modo tagliare a strisce la philadelphia impilando un pezzo dietro l'altro sull'alga nordi. Iniziare ad arrotolare con una lieve pressione accompagnandosi con la stuoia. Bagnare il bordo rimasto senza riso e chiudere. L'acqua è il collante.
Togliere la stuoia e tagliarlo in 4 pezzi uguali.



martedì 14 gennaio 2014

AVATAR

AvatarDa qualche giorno si è diffusa la notizia dell’uscita dei tre sequel di Avatar, probabilmente per il 2016, 2017 e 2018. La saga non proseguirà con avventure su altri mondi o negli abissi dei mari, come era stato annunciato nei mesi passati, ma la nuova trilogia si occuperà della stirpe di Jake e Neytiri; secondo alcune indiscrezioni tornerà anche il personaggio di Sigourney Weaver, resuscitato chissà come dall'oltretomba
Riproponiamo dunque un nostro vecchio articolo sulla prima pellicola, pubblicato a suo tempo su altri blog; una critica di nome e di fatto.
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Credo che un film debba possedere alcuni requisiti fondamentali per essere considerato una grande pellicola, degna di entrare nella storia del cinema. Avatar ha ben poche di queste caratteristiche, ed ora spiegherò il perché.

Fox, FernGully…The last rainforest, risalente al 1992.La trama è decisamente banale, sa di “già visto”, a molti è parsa una copia di Pocahontas o Balla coi lupi. A me è sovvenuto alla mente un vecchio film d’animazione della Fox, FernGully…The last rainforest, risalente al 1992.
 Leggete con attenzione le vicende del cartone: in una foresta australiana vive un popolo di fate e folletti in perfetta simbiosi con piante ed animali; l’arrivo improvviso degli umani (desiderosi di saccheggiare il patrimonio naturale) rompe l’equilibrio e resuscita un potente demone; un umano, Zak, rimpicciolito per sbaglio dalla fata Crysta, inizia a vivere con il curioso popolo, innamorandosi della fatina ed apprezzando lo stile di vita puro di questi esserini; anche qui abbiamo il solito nativo innamorato di Crysta che si ingelosisce per l’arrivo dell’umano e lo tratta con disprezzo;  gli uomini cominciano a disboscare, portando distruzione e liberando il demone; Zak viene sospettato di essere un infiltrato, ma poi combatterà valorosamente riscattando la sua stirpe; la vecchia saggia Magi si sacrifica per il suo popolo, lasciando l’eredità di leader a Crysta; Zak viene riportato alle sue dimensioni normali e va dagli amici umani per impedire che distruggano la foresta.
Tranne il finale, il resto della storia è estremamente simile al colossal. In effetti alcuni critici cinematografici australiani ed americani hanno colto il nesso tra il cartone ed Avatar, quindi non sono il solo ad aver notato la somiglianza.
Complimenti, dear Cameron, anni ed anni di riflessione per partorire la copia di un cartone, tra l’altro ispirato a sua volta ad un libro di Diana Young (che spero intenti una causa miliardaria).  

L’intreccio, fino ad un certo punto è apprezzabile, ma poi sfocia nella prevedibilità più completa, dalla morte di alcuni personaggi  “buoni”  alla vittoria finale. Sinceramente ho sperato fino all'ultimo in una conclusione meno scontata, magari anche tragica; insomma qualcosa che lasciasse un minimo di riflessione, un retrogusto magari più amaro, ma meno banale. Ed invece no, tutto si svolge nel segno della prevedibilità; soltanto gli spettatori a digiuno di libri e film saranno rimasti sorpresi dagli eventi.

zoe saldanaGli attori non recitano male, certo non spiccano particolari doti interpretative anche perché, come abbiamo visto, la storia non aiuta poi tanto. La componente digitale non li ha avvantaggiati, alcune sequenze erano state girate apposta per il 3D, a scapito della trama e delle interpretazioni. In effetti Cameron ha consigliato a tutti di guardare il film in tre dimensioni, così da apprezzarlo a pieno; sei un furbone James, il tuo portafogli ha apprezzato decisamente di più.

Il messaggio, infine, è l’elemento che ritengo fondamentale, soprattutto per quei film che si prefiggono di entrare nel club delle grandi pellicole. Anche qui sono rimasto abbastanza deluso: la guerra come soluzione unica e definitiva (siamo sempre negli Usa); la mancanza di “pietà” (in effetti la terra ora andrà nel delirio senza l'unobtainium, ma non sembra che ciò importi a nessuno); la religione sfocia nella banalità panteistica new age tanto di moda oggi, senza alcuna complessità. Ok, si vuol far passare un messaggio ambientalista vagamente allarmista sul destino del mondo, bene, ma sembra più una trovata promozionale che una vera preoccupazione.

avatar 3dGli effetti speciali sono spettacolari, magnifici, ma anche qui temo che siamo arrivati ad un punto critico: ormai ogni effetto, per quanto speciale, non aggiunge più niente di particolare al prodotto cinematografico. Prima di Star Wars c’era praticamente il vuoto, ed ecco spiegato l’impatto che il film ebbe per gli spettatori di allora. Oggi l’unica novità vera sarebbero i film in 4D, ma anche in questo caso il vero cinema è altro, dalla sceneggiatura, ai dialoghi, passando per la fotografia e la colonna sonora; se tutto si riduce al puro spettacolo di immagini allora è meglio gustarsi un cartone.

- 3 premi Oscar (Scenografia, fotografia, effetti speciali).
- 2 Golden globe; 11 Saturn awards; 2 premi BAFTA.
- Oltre due miliardi e mezzo di dollari incassati (record di tutti i tempi).

james cameronIn conclusione posso affermare con certezza che, personalmente, non lo rivedrei mai, e ciò mi capita solo con i film che proprio non mi hanno lasciato nulla.
Tornando indietro non lo guarderei nemmeno la prima volta, tuttavia per criticare è necessario conoscere ed inoltre la macchina pubblicitaria aveva svolto a pieno il proprio compito. La distribuzione fu studiata con precisione scientifica, posticipando la data d’uscita di mesi in modo da far attrezzare il maggior numero di sale per il 3D; in Italia e Svizzera la pellicola arrivò in ritardo per evitare lo scontro (titanico, senza dubbio) con i Cinepanettoni.
Sul successo di critica ci sarebbe un discorso troppo lungo da fare; si pensi, almeno, all'impossibilità da parte delle riviste specializzate di non osannare una pellicola con un tale successo di pubblico. La gente non vuol sentirsi dire che ama le cose banali, ecco perché conviene sempre esaltare il successo, al di là dei meriti.


p.s. Il trionfo di Kathryn Bigelow (The Hurt Locker) agli Oscar 2010, proprio in concorrenza con l’ex marito Cameron, è una di quelle cose che ti fanno dire “Dio c’è”. 

lunedì 13 gennaio 2014

I 10 OPERATORI CALL CENTER CON CUI NON VORRESTE MAI PARLARE

Il 2014 è iniziato benissimo, con un simpatico guasto alla linea ADSL che mi ha tagliato fuori dalla rete per 13 giorni. Nei primi momenti ero ottimista, in effetti un inconveniente tecnico può capitare. Passati i primi tre giorni ho iniziato a preoccuparmi. Dopo la prima settimana le speranze cominciavano ad abbandonarmi. Giunti al decimo giorno, tra rabbia e rassegnazione, ho pensato di annotarmi qualcosa sulle conversazioni tenute con i miei compagni di sventure, gli operatori telefonici della compagnia che mi fornisce il collegamento internet; servizio che, nonostante il nome, non mi ha condotto affatto nel Paese delle meraviglie.
Ho sintetizzato questi interessanti incontri ravvicinati in 10 tipologie, ovviamente romanzando un po’.
 Forse anche voi avete parlato con almeno uno di loro.

1)IL SICURO. “Non è nulla, si tratta di un guasto momentaneo, entro domani sarà tutto risolto, sono cose che capitano ogni tanto”. [13 giorni senza linea]

2)IL SINDACALISTA. “E’ normale che il guasto non sia stato ancora riparato, questi sono giorni di festa (non ha detto festivi, n.d.r), ma appena termineranno le assicuro che in un giorno lavorativo, massimo due, sarà tutto risolto”. [9 giorni lavorativi senza linea]

3)LO SCARICABARILE. “Non è colpa nostra! E’ la squadra operativa in appalto che non sta intervenendo, sono i fornitori dei pezzi di ricambio, i camionisti che li trasportano, le mogli dei camionisti!... è colpa di questo mondo malato, della società indifferente, non ci sono più i giovani d’una volta, un tempo qui era tutta campagna! Non è colpa nostra! Sarà crollata la centralina, c'è stato un terremoto, una tremenda inondazione, le cavallette, non è colpa nostra! Comunque ora passo il suo numero al direttore di sala [sic], sarà ricontattato a breve. [sto ancora aspettando]

 4) IL TECNICO. “Ma si, guardi, il problema è che la centralina XYZ666KGBFBI123 ha un guasto di tipo 987654321, però abbiamo contattato la squadra operativa locale Sud-Centro Sud-Profondo Sud-Area Metropolitana-Bravo-Charlie-Alfa, quindi entro oggi o al massimo domani sarà tutto riparato, capito?”
“No”.

5)L’ACCUSATORE. “E’ colpa dei suoi filtri, no del suo modem, cioè dell’Antivisus, anzi dei suoi telefoni, magari delle interferenze del microonde…forse lei è un terrorista e le hanno staccato apposta la linea, ha la pelle scura o la barba lunga per caso? Confessi, o è con noi o contro di noi!”

6)IL PREMUROSO. “Mi spiace tanto, davvero, 10 giorni sono troppi, non so cosa dire, mi scuso a nome della compagnia. Guardi ora le spiego come ottenere il rimborso, lei sta sopportando già troppo…. ora vado a farmi sentire dal capo, o le riparano il guasto o mi licenzio! Vorrei fare mio questo suo dolore, se le serve un rene o altro dica pure. Ah, un’ultima cosa, nei prossimi giorni potrebbe essere contattato per valutare il mio operato [ecco spiegata la premura].

7)IL PERMALOSO. “Non si arrabbi con me, non è colpa mia. Le posso solo dare informazioni che non ho. Non alzi la voce, lo so che non ha la linea da 11 giorni e che le abbiamo raccontato tutte le balle possibili ed immaginabili, ma io sono sensibile. Ecco, mi ha fatto piangere, ora riattacco.”

8)L’INCAZZOSO. “Guardi, questi sono i tempi, cosa vuole. 12 giorni? Ma è normale, è un guasto grave, sono coinvolte altre persone, o pensa di essere solo lei? Ha già chiamato 12 volte in 12 giorni? E allora che continua a fare, abbiamo capito, quando tutto sarà risolto se ne accorgerà da solo. Non ha altro da fare nella vita? Perché non esce a giocare fuori? Ah, lei ci lavora anche con Internet? Beh, cambi lavoro, Cribbio, ormai il posto fisso non è più di moda”.

9)IL RIGIDO. “Il numero di telefono collegato al guasto è quello da cui mi sta chiamando? Ok. Lei abita in via *****? Ok. Il tipo di abbonamento internet è il *tot*? Ok. Il suo modem è di tipo XYZ? Ok. Lei è la signora ***** *******? No?! [dalla voce avrebbe almeno potuto capire che ero un uomo, ndr] E lei chi è? Il figlio?! Ma io devo parlare solo con l’abbonata! Sua madre non capisce nulla di telefoni ed internet? Le faccia fare un corso e poi le dica di richiamare, posso parlare solo con lei.”

10)IL POSSIBILISTA. “Si, potrebbe essere un guasto alla centralina. Però anche un problema del suo impianto non è da escludere. Forse una cosa banale, tipo un filo tagliato, oppure un danno più esteso. Penso che entro oggi, domani o qualche giorno si risolverà tutto. Credo che non avrà problemi ad ottenere il rimborso. E’ probabile che a breve la richiamerà un nostro tecnico… Penso che tutto è relativo. Ci potrebbero essere universi paralleli in cui ora lei è qui a dare spiegazioni a me che la sto chiamando. In altri mondi magari siamo sposati, abbiamo dei figli e viviamo in campagna, senza questa tecnologia che, invece di agevolare le vita delle persone, la complica sempre più, mentre l’unica risposta che riusciamo a dare è solo altra tecnologia, ancora più complicata e fragile.”

p.s. ringrazio l’ultima operatrice con cui ho parlato, giusto qualche ora fa (Chiara, se non ricordo male). Mi ha spiegato che il guasto alla centralina era stato sistemato una settimana fa; dopo qualche operazione a distanza è riuscita a restituirmi la linea e con essa un po’ di speranza nel genere umano.


venerdì 3 gennaio 2014

COSA E' SUCCESSO NELL'ANNO '14 DEGLI ULTIMI DIECI SECOLI?

Come ogni anno, anche nel 2014 si festeggeranno tanti "mille da...", "cinquecento da...", "cento da..." e così via, per cui abbiamo voluto proporre un rapido excursus sugli avvenimenti più importanti accaduti nel quattordicesimo anno di ogni secolo, a partire dal 1014 fino al 1914.
Un'ottima occasione per un ripasso di Storia.
Iniziamo, dunque:

1014-Morte di Arduino d'Ivrea
Mentre Ottone III tentava di estendere il suo dominio imperiale su tutti i sovrani indipendenti, i feudatari italiani gli si ribellarono contro, capeggiati da Arduino d'Ivrea. Quest'ultimo, dopo la morte dell'imperatore e dopo aver sconfitto il potere vescovile, fu incoronato re nel 1002 a Pavia. Nel 1004 Enrico II lo sconfisse, ma Arduino non si arrese e combatté vanamente per dieci anni, spegnendosi il 14 Ottobre del 1014.
La storiografia romantica ottocentesca ha glorificato la memoria di Arduino, considerandolo il primo re d'Italia, sebbene la sua storia si inquadri più semplicemente nel novero delle lotte feudali che attanagliavano la penisola in quegli anni. Naturalmente la tradizione ecclesiastica lo ha sempre ritratto in modo opposto, come un sanguinario aggressore senza scrupoli.

1114-Nasce il matematico Bhaskara
L'astronomo e matematico indiano Bhaskara II nacque nel 1114 a Vijjadavida, nel sud del paese. Secondo la leggenda scrisse il suo libro di matematica (Lilavati) per consolare la figlia rimasta precocemente vedova.

Tra i contributi di Bhaskara ricordiamo: gli studi sullo zero e le sue proprietà; la stima del Pi greco; l'ombra dello gnomone; i numeri irrazionali; le proprietà delle equazioni; studi sul calcolo che anticipano quelli di Leibniz e Newton; il calcolo delle eclissi lunari e solari; il calcolo dell'anno siderale; studi sulle macchie solari; primi studi sulle stagioni e tanto altro ancora.
Insomma, quando facciamo riferimento alla tradizione matematica e astronomica indiana non possiamo che pensare a Bhaskara II.

1214-Battaglia di Bouvines
Il 27 Luglio 1214 si svolse una delle battaglie più importanti della storia. Presso il ponte di Bouvines si fronteggiarono due opposti schieramenti: il primo composto da Papa Innocenzo III ed dal re di Francia Filippo Augusto; l'altro dall'imperatore Ottone di Bruswick, da Giovanni Senzaterra re d'Inghilterra, e dai grandi feudatari della Francia settentrionale. Lo scontro fu piuttosto confuso, dato che i cavalieri puntavano a catturare vivi i nemici per ottenere dei riscatti piuttosto che ucciderli per conquistare la vittoria. Il re di Francia si batté con astuzia, sconfiggendo gli avversari ed imprigionando numerosi feudatari che avevano precedentemente rifiutato di piegarsi a lui.

Le conseguenze dello scontro segnarono l'Europa per secoli: Filippo Augusto vide riconosciuto il proprio dominio sui territori annessi fino ad allora, triplicando i confini francesi rispetto al giorno in cui era stato incoronato; lo sconfitto Ottone IV abdicò in favore del noto Federico II; Giovanni Senzaterra subì le ire dei baroni inglesi, dato che questi ultimi avevano perduto molti territori in Normandia, e per evitare rivolte concesse la Magna Charta; il Papa Innocenzo III vide crescere il suo prestigio e riuscì ad influenzare la politica di molti paesi europei.

1314- La fine dei Templari

Il 18 Marzo 1314 veniva arso vivo Jacques de Molay, ultimo Gran Maestro dei Cavalieri Templari. Mentre bruciava tra le fiamme, il Gran Maestro
lanciò una maledizione su Filippo il Bello e Papa Clemente V, entrambi poi morti in quello stesso anno.
I Templari avevano creato un potente impero bancario, basato su un ordine guidato da una regola ferrea e composto da cavalieri coraggiosi e quasi imbattibili. Il timore di non riuscire a sconfiggerli indusse Filippo il Bello ad inviare contemporaneamente le lettere sigillate con l'ordine di arresto a tutti i balivi di Francia, per fare in modo che i cavalieri fossero convocati ed arrestati a sorpresa, senza dar loro modo di riunirsi e lottare. Le accuse furono eresia, sodomia ed idolatria, ancora oggi non pienamente provate.
Secondo una leggenda, la maledizione di de Molay fu lanciata contro i discendenti del re fino alla tredicesima generazione  e, durante la decapitazione di Luigi XVI, il boia Sanson avrebbe detto "Io sono un Templare, e sono qui per portare a compimento la vendetta di Jacques de Molay".

1414-Il Concilio di Costanza

All’inizio del XV secolo la Chiesa visse un notevole sconvolgimento istituzionale. Da diversi decenni il papato era stato spostato ad Avignone, con gran fastidio per nobili e cardinali italici. Alla morte di Gregorio XI, avvenuta in Italia, fu eletto papa il barese Urbano VI, ma i cardinali francesi sconfessarono l’elezione per presunte minacce; scelsero dunque un secondo papa, il francese Clemente VII. I pontefici divennero tre con l’elezione di Alessandro V, ratificata dal Concilio di Pisa. Il successore di Alessandro, Giovanni XXIII, ed il futuro imperatore Sigismondo, convocarono il Concilio universale cattolico a Costanza, il 5 Novembre 1414
Religiosi, teologi, principi ed altri dignitari approvarono il decreto Haec Sancta, con il quale si stabiliva la superiorità del concilio universale su tutto, anche sul papa; elessero poi papa Martino V, deponendo gli altri tre; si stabilì anche che i concili fossero convocati con cadenza decennale. Purtroppo, però, non venne affrontata alcuna riforma della Chiesa, ed i successivi concili furono via via sempre più ostacolati dai papi. I pontefici continuarono così a gestire assolutisticamente il potere, inimicandosi i sovrani e perdendo prestigio tra i credenti. Queste motivazioni, insieme a molte altre, saranno alla base della Riforma di Lutero e dello scisma anglicano.


1514-La battaglia di Cialdiran
Il 23 Agosto 1514 si combatté un decisivo scontro tra l’Impero Ottomano e l’emergente potenza persiana retta dalla dinastia safavide. La battaglia si svolse in una città dell’attuale Azerbaijan ed il suo esito ebbe diversi effetti di portata storica: la vittoria ottomana fu dovuta alla superiorità numerica, ma anche all’utilizzo delle armi da fuoco, e da quel momento molti eserciti occidentali decisero di adottarle rinunciando agli scontri cavallereschi; l’impero persiano arrestò la sua ascesa, ma anche quello ottomano comprese la difficoltà di espandersi ad est, per cui si concentrò su Arabia e nord Africa; il confine tra i due imperi rimase immutato per secoli, ed ancora oggi è lo stesso che sussiste tra Iran e Turchia; i persiani abbandonarono l’alevismo, corrente mussulmana profondamente tollerante, ed aderirono al modello sciita imamita, attualmente maggioritario nell’Iran.


1614- I penultimi Stati Generali

Alla morte di Enrico IV (1610) il trono di Francia passò al piccolo Luigi XIII, un bambino di quasi dieci anni. La regina Maria de’ Medici assunse la reggenza, adottando una politica estera filo-spagnola ed una maggiore spinta accentratrice. La grande nobiltà si ribellò e pretese la convocazione degli Stati Generali, assemblea nella quale i tre ordini (nobiltà, clero, terzo stato) si consultavano per valutare l’operato del sovrano. Spesso l’assemblea aveva tentato di accrescere le proprie prerogative, ed in effetti quell’anno l’occasione fu propizia, vista la giovane età del re e la reggenza materna. La concione ebbe inizio il 27 Ottobre 1614.  Maria, però, riuscì a mettere gli ordini l’uno contro l’altro, facendo si che la riunione terminasse con un nulla di fatto. Occasione mancata, dunque, sia da parte delle forze aristocratiche e borghesi per conquistare maggiore autorità, sia da parte del re per concederla in modo pacifico. Basti pensare che la successiva convocazione degli Stati avverrà nel 1789, quando ormai i rappresentanti degli ordini avevano praticamente abbandonato ogni ipotesi di trattativa con sovrano.

1714- Termina la Guerra di successione spagnola
Il conflitto esplose nel 1700, in seguito alla pretesa di Luigi XIV di collocare sul trono spagnolo suo nipote, Filippo d'Angiò. Per evitare una concentrazione di potere enorme gli mossero contro l'Impero, l'Inghilterra, l'Olanda, la Danimarca, diversi principi tedeschi e successivamente passarono all'asse anti francese anche Vittoria Amedeo II di Savoia e Pietro II di Portogallo.

Nonostante la disparità di forze in campo la Francia riuscì a resistere per quasi quindici anni, ma il 6 Marzo 1714 fu costretta a firmare la pace di Rastatt che segnò l'equilibrio europeo a lungo: venne sottolineata l'incompatibilità tra trono spagnolo e francese; Vittorio Amedeo II ottenne la Sicilia e con essa il titolo di re; l'Olanda vide rinsaldati i suoi possedimenti al confine con la Francia; l'Austria sostituì la Spagna come stato egemone in Italia; l'Inghilterra ottenne Gibilterra, Minorca e numerosi territori francesi in Nord America, consolidando la sua posizione sul nuovo continente e strappando alla Francia il dominio dei mari.

1814- Congresso di Vienna
Il primo Novembre 1814 si riunirono a Vienna i rappresentanti degli stati vincitori su Napoleone Bonaparte per decidere il futuro della Francia e di tutta l'Europa. L'Austria era rappresentata dal cancelliere von Metternich, l'Inghilterra dal ministro degli esteri Castlereagh, la Prussia dal cancelliere von Hardenber e dallo storico von Humboldt; la Francia inviò il vescovo Talleyrand, il quale riuscì a far passare il paese come una vittima di Napoleone, nonostante egli stesso lo avesse appoggiato prima di congiurare contro di lui. Per rispettare il principio di Legittimità Luigi XVIII fu posto sul trono francese. Gli altri princȋpi che segnarono il Congresso furono quello dell'equilibrio, grazie al quale fu creato il Regno dei Paesi Bassi e la Prussia vide accrescere il suo territorio, così come l'Austria che ottenne il Veneto; il principio dell'Intervento fu invocato dallo zar Alessandro I e per sancirlo si stabilirono due diverse alleanze, quella Santa (Francia, Russia, Austria, Prussia) e la Quadruplice (Inghilterra, Russia, Austria, Prussia). Il Congresso terminò l'anno successivo, dopo il fugace ritorno al potere di Napoleone.

1914- Inizia la Prima guerra mondiale

Il 28 Giugno 1914 sette giovani nazionalisti serbi appartenenti alla Mano nera misero in atto il piano finalizzato all'assassino dell'Arciduca d'Austria Francesco Ferdinando, erede al trono. Il primo ad attaccare fu Cabrinovic, ma il suo esplosivo non riuscì a centrare l'auto con l'obiettivo. Incredibilmente la cerimonia non fu interrotta. Mentre il corte di dirigeva all'ospedale per incontrare i feriti del primo attacco lo studente serbo Gavrilo Princip se lo vide passare davanti all'improvviso, quindi esplose due colpi di pistola che uccisero Francesco Ferdinando e la moglie Sofia.
 Il Kaiser Guglielmo II decise di risolvere una volta per tutte la questione serba ed un mese dopo dichiarò guerra al piccolo stato; la Russia intervenne per proteggere i "cugini" e da lì in poi si ebbe un'escalation che trasformò la guerra da europea in mondiale; l'Italia fece il suo ingresso nel conflitto l'anno dopo. 
Nella Grande Guerra morirono più di otto milioni di persone, mentre i feriti e i mutilati raggiunsero cifre incalcolabili. Le divisioni alla fine dello scontro furono tali da essere risolte soltanto con il secondo conflitto mondiale.



giovedì 2 gennaio 2014

Omosessualità Vs Paranormal Romance (LA NOTTE DEI VAMPIRI )

Nella mia ricerca spasmodica di libri mi sono imbattuto in un libricino sui vampiri, un Paranormal romance come si chiamano di questi tempi, uno dei soliti con la copertina scura e una figura che appare dalle tenebre con contrasti forti. Insomma, un'ennesima copia di Twilight con perfino la copertina simile. Detto fatto: costava poco (4,90) e ho provato a cimentarmi in questo genere perché... bisogna conoscere i propri nemici, sì, bisogna conoscerli!
Il romanzo in questione si chiama LA NOTTE DEI VAMPIRI di NANCY KILPATRICK . 
Premetto che io non sono un'amante del genere e che ho letto soltanto due romanzi sui vampiri: Intervista col vampiro di Anne Rice e il sommo capolavoro Dracula di Bram Stoker. Dunque sono completamente a secco di letteratura vampirica degli ultimi anni. Certo, conosco la trama di Twilight ma insomma non sono un estimatore del genere eppure perché non dare un'opportunità a un romanzo? 
Proviamoci, cosa costa?
No.
La trama sul retro di La notte dei vampiri recita in questo modo:

Durante una vacanza a Bordeaux, in Francia, Carol, una giovane donna americana con alle spalle un matrimonio fallito, viene prima "abbordata" e poi rapita da un sedicente vampiro, André, che la tiene prigioniera (semi-consenziente) per due settimane nel suo castello, dove dimora con altri tre esseri della sua stessa specie. In questo lasso di tempo il vampiro fa di Carol la sua schiava, esercitando sadicamente su di lei ogni genere di abuso e perversione sessuale. Scaduto il termine del patto, secondo il quale dopo 14 giorni la ragazza sarebbe tornata libera, André mantiene la parola e Carol può tornare a Philadelphia, a casa sua. Ma la ragazza prosegue il suo viaggio per il mondo e in Spagna, tre settimane più tardi, si accorge di essere incinta. profondamente scossa e tormentata dal dubbio di avere già in precedenza contratto il virus dell'Aids dall'ex marito adultero e BISESSUALE, Carol torna da André, per convincere la setta di vampiri che il bambino è il prezioso frutto della relazione tra una mortale e un'immortale.

Lasciamo da parte i ragionamenti sul fatto che il vampiro è un cadavere e dunque non può procreare. Lasciamo da parte le tradizioni mandate a quel paese, la logica pure (tanto ormai sfornano anche gli angeli vampiri con le ali da fenicottero tra poco) ma... leggete la frase sottolineata in rosso.

tormentata dal dubbio di avere già in precedenza contratto il virus dell'Aids dall'ex marito adultero e BISESSUALE

 Il marito è adultero, sì, ma soprattutto potrebbe essere affetto dal morbo dell'aids perché BISESSUALE. 
Per molti la frase potrebbe non suscitare niente però io sono saltato dalla sedia (dal sedile della metropolitana, perdon) e sinceramente la grande voglia di leggere questo romanzo non ce l'avevo più. L'ho letto, ad ogni modo, e non mi è piaciuto ma questo è un'altro discorso.
Voglio far focalizzare l'attenzione su quella singola frase TOLTA DALLA TRAMA SCRITTA SU IBS. 

Che cosa ho pensato quando ho letto quella frase?
Il marito è cattivo perché bisessuale e si merita di essere affetto da Aids in quanto bisessuale. La povera donna è stata infettata da un bisessuale e ora, invece, è desiderata da un vero uomo che è un vampiro. Perché un vampiro? Perché il vampiro è migliore degli esseri umani in quanto NON BISESSUALE e in quanto VERO MASCHIO VIRILE capace di soddisfare realmente una donna.
Non solo leggo una spiccata omofobia in tutto questo discorso, ma anche un giudizio totalizzante: gli esseri umani fanno schifo (gli uomini umani) e stanno diventando tutti gay quindi le povere donne dolcemente complicate devono amare i vampiri, ovvero il maschio virile di un tempo che le prende, le sottomette, le fa sentire vere donne.
Anni e anni di emancipazione femminile buttati nel c... wc.

Parlando con alcuni amici, anche loro mi hanno riferito che questi romanzi paranormal con vampiri e donne protagoniste hanno questa vena omofoba e un tantino retrò. Del resto, se ricordiamo, Bella di Twilight è una donna di altri tempi passiva all'inverosimile che come sola ambizione ha di sposarsi il suo Edward. In questi romanzi l'omosessualità non è nemmeno contemplata, nemmeno alla lontana con personaggi secondari o, se c'è, è derisa o trattata con superficialità. Tutto ciò che conta è la donna ed è la donna che deve essere soddisfatta dal vero uomo, un uomo tutto d'un pezzo, un uomo d'altri tempi tenebroso e affascinante.
Che fine hanno fatto Lestat e Louis così affascinanti nella loro ambiguità emotiva?

Contenti voi.