martedì 26 agosto 2014

10 CURIOSITÀ DAL MONDO DELLA LINGUISTICA

La lingua non è solo un medium comunicativo, ma appartiene al patrimonio culturale e storico di un determinato popolo. Studiare le lingue non vuol dire soltanto tracciare dei confini, registrare le varianti o memorizzare termini nuovi, ma anche entrare nello spirito di una comunità, conoscerne le tradizioni ed i mutamenti.
In questo piccola rassegna passeremo attraverso regioni enigmatiche, sogni di pace universale, linguaggi immaginari e indagini alla ricerca delle nostre origini. Speriamo di riuscire a suscitare un po' di curiosità, andando oltre il freddo metodo talvolta utilizzato per l'insegnamento della linguistica.

1) L'ENIGMA DEI BASCHI
Da un punto di vista linguistico, ma non solo, i baschi sono un vero e proprio enigma. La lingua parlata in questa regione non appartiene alla famiglia indoeuropea, ed anzi, non può essere collegata a nessuna famiglia linguistica nota. Essa è diffusa nella zona della Navarra, nella Comunità dei Paesi Baschi ed anche nella regione pirenaica francese, presso il confine sud-ovest con la Spagna. La lingua basca si differenzia dalla sottofamiglia indoeuropea occidentale per il suo essere ergativo-accusativa, ma soprattutto per il fatto che la maggior parte del lessico basco non ha origine latina, né riconducibile ad altre lingue madri. L'isolamento proprio della lingua si riflette anche sulla stessa popolazione basca, difficilmente inquadrabile dal punto di vista genetico e che probabilmente è direttamente collegata agli abitanti preistorici dell'Europa occidentale. Sembra, quindi, che quella regione sia rimasta quasi isolata dalle contaminazioni che hanno influenzato il continente nel corso del secoli. Orlando (la battaglia di Roncisvalle è storicamente accertata, ma fu combattuta contro i baschi e non, come narra la Chanson de Roland, contro i mori).
La strenua difesa della propria indipendenza è simboleggiata dalla resistenza portata avanti contro l'invasione carolingia e costata la vita, secondo la leggenda, al noto

2) LE PARLATE ALLOGLOTTE IN ITALIA
Si definiscono parlate alloglotte quelle utilizzate da una determinata comunità racchiusa all'interno di un differente sistema linguistico dominante. In Italia ci sono diverse comunità alloglotte, formatesi a seguito di mutamenti dei confini o per immigrazioni anche remote nel tempo.
Il friulano, il ladino ed il sardo sono le principali lingue minoritarie riconosciute dalla legislazione italiana, mentre le altre minoranza alloglotte sono: il franco provenzale (Valle d'Aosta, Piemonte e in due paesi della provincia di Foggia, Faeto e Celle); il provenzale (Piemonte e Guardia Piemontese in provincia di Cosenza); il tedesco in Alto Adige ed in Friuli; lo sloveno in Venezia Giulia; il croato (Acquaviva Collecroce, Montemitro, San Felice del Molise, tre comuni molisani); una varietà di albanese (nei pressi di Lungro, in Calabria e di Piana degli Albanesi, in Sicilia); il grico (varietà di greco parlata nel Salento ed in alcune zone dell'Aspromonte); il catalano (ad Alghero, in Sardegna).

3) LA PAROLA "EURO" 
Quando la giurisprudenza si occupa di linguistica non sempre è un bene (si pensi ai tentativi fascisti in Spagna ed Italia di sopprimere le varietà linguistiche locali), tuttavia certe volte l'intervento del legislatore è necessario per evitare confusioni, soprattutto quando un termine come "euro" viene improvvisamente condiviso da milioni di persone appartenenti a sistemi linguistici diversi. La Direttiva europea del 26 ottobre 1998 sancisce l'invariabilità della parola "euro" per quanto concerne l'inglese, il tedesco e l'italiano. Questo accade perché, essendo un accorciamento, resta uguale anche al plurale così come da norma. Tuttavia l'Accademia della Crusca rigetta sia la Direttiva, sia l'idea che sia un abbreviazione, quindi la questione non può dirsi risolta. Per quanto concerne l'uso, inoltre, il plurale "euri" è ormai notevolmente diffuso, non più soltanto in area centrale, dunque non è improbabile che un giorno la direttiva debba essere considerata superata per la pressione propria operata dai parlanti soprattutto nell'uso parlato informale.


4) LE LINGUE PIÙ E MENO DIFFUSE AL MONDO
Le lingue parlate attualmente nel mondo sono circa seimila, tuttavia, considerando anche le varietà dialettali, la cifra aumenta a dismisura fino a diventare quasi incalcolabile. La lingua più parlata al mondo è l'inglese, con  1375 milioni di parlanti sparsi per il globo, ovviamente non tutti madrelingua; se infatti la graduatoria si basasse soltanto su quest'ultimo parametro allora al primo posto si troverebbe il cinese mandarino, con 960 milioni di parlanti. La lingua meno diffusa, ed ormai quasi prossima all'estinzione, è il Taushiro, parlato ormai da un unico cittadino peruviano. Calcolare l’effettiva diffusione di una lingua, tuttavia, non è un’operazione semplice. Alcune di esse sono utilizzate come “seconde lingue” per cui il numero di parlanti cambia costantemente; altre sono considerate talvolta come un solo sistema anche se ufficialmente esse risultano distinte, è il caso dell’hindi e dello urdu, lingue ufficiali di India e Pakistan, ma intellegibili vicendevolmente da parte dei parlanti di questi due stati. 

5) IL SOGNO DELL'ESPERANTO
Nella seconda metà dell'Ottocento oramai il mondo aveva già sperimentato gli orrori di numerose guerre, stragi, atrocità. Secondo alcuni sognatori i contrasti avrebbero potuto essere estinti grazie ad una lingua mondiale, un unico codice comunicativo che impedisse fraintendimenti ed annullasse le distanze. Tra il 1872 ed il 1887 il dottor Ludwik Lejzer Zamenhof creò l'Esperanto, una lingua che già nel nome portava un messaggio di speranza (lo stesso Zamenhof tentò anche di creare un'unica religione umana). L'Esperanto è una lingua semplice da imparare (è priva di eccezioni, ad ogni lettera corrisponde un solo fonema, la formazione delle parole si base sul metodo agglutinante), ed inoltre il suo ideatore sottolineò la necessità che essa venisse sempre appresa come lingua seconda, così da evitare differenziazioni locali. Dal punto di vista tipologico l'Esperanto potrebbe essere considerata una lingua indoeuropea, ma ovviamente il suo lessico è formato da termine provenienti da quasi tutte le famiglie linguistiche. Fino ai primi decenni del Novecento la lingua ebbe numerose adesione ed attenzioni internazionali, tuttavia le dittature hitleriana e staliniana cominciarono a frenarne la diffusione, ostacolata nel secondo dopoguerra dal predominio dell'inglese imposto dalla supremazia americana.
Al giorno d'oggi, grazie ad internet, i parlanti dell'Esperanto sono in continuo aumento, mentre anche organizzazioni umanitarie ed internazionali stanno cominciando ad utilizzarlo nei propri incontri e ad accelerarne la diffusione. 

6) IL LESSICO INGLESE E' FORMATO IN GRAN PARTE DA TERMINI LATINI
L'inglese è una lingua indoeuropea appartenente alla sottofamiglia delle lingue germaniche; come abbiamo già visto in precedenza essa è la lingua più diffusa al mondo. Ad agevolare questo primato, almeno per quanto riguarda l'Europa ed il Sud America, vi è anche una peculiarità propria del lessico anglofono: almeno il 50% del termini derivano dalla lingua latina, grazie soprattutto all'influenza del francese. Quest'ultima lingua si diffuse in Gran Bretagna in seguito alla dominazione normanna (dal 1066), mentre nei secoli successivi riuscì ad imporsi come lingua colta internazionale, non a caso era studiata dalle élite russe, italiane (si pensi a Brunetto Latini ed a Marco Polo), ed appunto anglofone. Grazie a questa caratteristica l'inglese ha numerose coppie di sinonimi appartenenti alle famiglie germaniche e latine, come ad esempio pork/pig, focus/fire e così via. Da ciò crediamo che ne tragga vantaggio anche la posizione di coloro i quali sostengono la necessità di continuare a studiare la lingua latina (non solo alle superiori) mentre le tendenze attuali vanno verso un progressivo decremento orario.
Il latino, infatti, oltre che appartenere al nostro patrimonio culturale, accresce la profondità linguistica propria dei parlanti italiani e, come abbiamo appena visto, può anche fungere da "introduzione" all'apprendimento del lessico inglese. 

7) QUALE LINGUA PER COMUNICARE CON GLI ALIENI?
La domanda può sembrare oziosa e fondamentalmente inutile, ma con l'inizio della corsa verso lo spazio si iniziò a discutere anche sul modo attraverso il quale comunicare con una eventuale civiltà extraterrestre. La Placca collocata sulla sonda Pioneer 10 aveva una serie di simboli e codici, tra i quali ricordiamo il disegno dell'uomo e della donna e il numero 1 proprio del sistema binario. La sonda Voyager Golden Record era un disco per grammofono all'interno della quale era stato registrato un messaggio in 55 lingue diverse (dal latino al mandarino, dall'accadico all'ebraico), oltre a 90 minuti di musica proveniente da diverse culture e tantissimi suoni naturali. Ad entrambi i progetti lavorò Carl Sagan, autore del noto romanzo Contact da cui è stato tratto anche un film; nel suo romanzo l'astronomo presuppone che la matematica sia l'unico possibile linguaggio universale, seguendo anche una nota massima di Galilei. Nel film Incontri ravvicinati del terzo tipo viene scelta la musica come medium interstellare di comunicazione.
Visto che il carbonio è alla base della vita terrestre (e secondo alcuni anche di tutte le possibili forme di vita), bisognerebbe comunicare servendosi di esso, magari attraverso un alfabeto basato sui suoi isotopi e allotropi.

8) SIAMO TUTTI BARBARI DI QUALCUN ALTRO
Da dove deriva il termine "barbaro"? Contrariamente a ciò che si pensa il termine è onomatopeico, infatti era così che i greci  designavano gli stranieri ("bárbaros"), compresi i romani, che "balbettavano" tentando di parlare la loro lingua, dunque riproducevano ironicamente la goffa parlata ripetendo due volte la sillaba "bar-bar". Successivamente, i romani (quindi degli ex barbari) designarono come barbarus coloro che non parlavano correttamente il latino e che si basavano su un sistema rozzo di leggi e tradizioni; in pratica quasi tutti gli "stranieri", ed in effetti la parola divenne sinonimo di quest'ultima. Il termine era presente anche in altre lingue indoeuropee, come nel sanscrito "barbarah", sempre con il significato di balbuziente; a dire il vero i grammatici indiani scrivevano "varvarah" con il significato di "ruvido" - "lana grezza", quindi nel suo diffondersi l'espressione avrebbe subito il fenomeni del betacismo. Durante l'Alto Medioevo il termine divenne sinonimo di "non cristiano". 

9) LA PRIMA LINGUA DELL'UMANITÀ
Gli studiosi hanno cercato da sempre di trovare la lingua primigenia dell'umanità, parlata da tutti gli abitanti della terra prima che si differenziasse il panorama linguistico. Nella Bibbia il mito della Torre di Babele rimanda proprio a questa idea, anche se poi giustifica la successiva differenziazione in modo decisamente irreale. Per Dante Alighieri, così come per altri letterati del passato, questa prima lingua era l'ebraico e in particolare nel De Vulgari Eloquentia afferma che la prima parola ed essere pronunciata fu "El"-"Dio", per bocca di Adamo. Nella stessa opera l'Alighieri afferma che tale lingua sopravvisse alla Torre, per poi differenziarsi nelle varie parlate, tra cui il latino; nel Paradiso, tuttavia, correggerà il tiro sostenendo la tesi secondo la quale anch'essa si perse in seguito all'affronto della Torre. monogenetica è soltanto una alternativa, dato che numerosi linguisti non ritengono probabile l'esistenza di un unico linguaggio originario. In questo post abbiamo parlato anche dei leggendari esperimenti che sarebbero stati fatti per scoprire questa protolingua.
Studi più recenti hanno puntato sul metodo comparativo, ma senza giungere a risultati soddisfacenti, ed inoltre giova ricordare che la teoria

10) LE PAROLE PIÙ LUNGHE
La parola più lunga della lingua italiana non è "precipitevolissimevolmente" (tra l'altro una licenza poetica),  bensì  "psiconeuroendocrinoimmunologia"  [trenta lettere] ossia la scienza che si occupa dell'influenza sul sistema nervoso da parte di quelli biologici e viceversa. Per quanto riguarda la classifica mondiale abbiamo trovato due diversi vincitori: il primo termine è inglese ed indica il nome completo della titina, una proteina complessa (non v'è dubbio che lo sia), qui di seguito il video di un povero uomo che ha letto tutte le sue 189819 lettere; secondo wikipedia, invece, il primo premio spetta a "Sparvagnsaktiebolagsskensmutsskjutarefackforeningspersonalbeklandnadsmagasinsforradsforvaltaren(direttore del magazzino approvvigionamento uniformi per il personale dei pulitori dei binari della compagnia tranviaria) con le sue 95 lettere. Chi di voi conosca il nome del vero vincitore ce lo faccia sapere! 

giovedì 21 agosto 2014

10 BUFALE DAL MONDO DELLA STORIA

Dopo aver parlato delle 10 bufale letterarie, diamo uno sguardo anche a quelle proprie della storia. Ovviamente sappiamo bene che non sono solo dieci, ma per adesso cominciamo da questa decade, consapevoli che il cammino sarà lungo (purtroppo) vista l'ignoranza che caratterizza molti italiani in questa materia.

1) LO SCIPPO DELLA CRIMEA
La Crimea è al centro dell'attenzione da diversi mesi a causa della contesa tra Russia e Ucraina. E' evidente che dal punto di vista del diritto internazionale la penisola sia legittimamente appartenuta fino a poco fa allo stato ucraino, ma di certo la Russia, diversamente dall'idea comune, non si è "appropriata" di questo territorio sottomettendo la popolazione locale. Si, perché la Crimea è molto più russa che ucraina.
Alla morte di Stalin la lotta per la sua successione fu vinta da Nikita Chruscev, ex sindacalista e ufficiale dell'Armata rossa, protagonista anche della battaglia di Stalingrado durante il secondo conflitto mondiale. 
crimea russia
Come dimostrano i fatti d'Ungheria non fu certo morbido con le aspirazioni indipendentiste e liberali, tuttavia il 27 febbraio del 1954 decise di donare la Crimea all'Ucraina per festeggiare i 300 anni dall'accordo di Perislav, con il quale i cosacchi ucraini accettarono di unirsi in pace alla Russia zarista. Con il crollo dell'Urss la Crimea si dichiarò indipendente, ma in seguito accettò di restare unita all'Ucraina, sebbene la maggioranza della popolazione fosse di origine russa.Certo l'imperialismo russo non va giustificato a priori, ma i numeri del referendum che ha sciolto la penisola dal legame con l'Ucraina si spiegano anche così, col fatto che moltissimi abitanti dell'area si sentono decisamente più russi, e ne hanno ben donde. 

2) L'INVASIONE DI FEDERICO BARBAROSSA
FEDERICO BARBAROSSASecondo una diffusa credenza, suffragata anche da partiti politici per fini propagandistici, Federico I detto Barbarossa avrebbe assalito i liberi comuni del nord Italia, tentanto di assoggettarli al suo volere. Per prima cosa chiariamo che quel territorio (ed in generale il più vasto Regno d'Italia) apparteneva senza dubbio agli imperatori, fin dai tempi dei Carolingi, quindi non è corretto parlare di una "invasione straniera". In secondo luogo non si trattò certo un atto di bramosia, dato che furono alcuni degli stessi comuni lombardi a chiedere l'intervento del Barbarossa. All'inizio si presentarono due inviati della città di Lodi, i quali invocavano la protezione imperiale contro i soprusi di Milano che impediva la riedificazione della città dopo la sua distruzione; si aggiunsero poi anche delegati di Pavia, Como e altri piccoli comuni, anche loro spaventati dall'espansionismo milanese. Alla fine sappiamo come andarono le cose: con la Pace di Costanza (1183) i comuni ottennero le regalie e diverse concessioni, mentre l'imperatore vide riconosciuta la sua supremazia formale ed ottenne anche una indennità una tantum e un tributo annuo.
Si trattò insomma di una lotta interna alla nascente realtà comunale, tutt'altro che democratica e solidale, come poi si vedrà nei secoli seguenti ( ad esempio, furono Venezia e Milano ad incoraggiare la discesa di Carlo VIII nel 1494).  

3) LA LIBERAZIONE DEL MERIDIONE
LA LIBERAZIONE DEL MERIDIONE Regno delle Due Sicilie Non staremo qui a dibattere sulla condizione del Regno delle Due Sicilie nel periodo precedente l'Unità italiana; la questione è troppo complessa per essere affrontata in poche righe. Ci soffermeremo invece sul termine "liberazione", utilizzato sovente per descrivere la spedizione dei Mille e i relativi eventi che portarono alla caduta del regno borbonico. Perché mai si parla di liberazione? Non si trattava certo di una occupazione dato che la dinastia borbonica era saldamente al trono dagli anni '30 del '700, mentre in precedenza il Regno di Napoli era stato un vicereame in mano a spagnoli o Asburgo. Quei territori non erano affatto occupati, ma legalmente e giuridicamente posseduti dai Borbone. Per dovere di precisione si deve parlare di conquista, non di liberazione.  Certo le falsità su quegli anni non finiscono qui, potremmo anche parlare delle complicità straniere nella conquista, della figura di Garibaldi tutt'altro che eroica, delle violenze gratuite subite dalla popolazione meridionale durante i mesi di occupazione.
Per ora ci siamo soffermati soltanto sulla definizione dell'impresa, ma è già tanto vista la retorica ancora oggi diffusa sui libri. 

4) NERONE PIROMANE
NERONE incendio romaChe Nerone non sia stato uno stinco di santo è cosa nota. Dopo alcuni anni di governo illuminato seguirono matricidi, processi, esecuzioni, esibizioni artistiche stravaganti, e così via. Purtroppo per lui, però, è passato anche alla storia come il piromane di Roma; nell'anno stesso dell'incendio (64 d.c.) si diffusero subito le voci popolari sulla sua presunta colpevolezza, giunte fino a noi, tuttavia ormai è accettata da tutti gli storici l'estraneità di Nerone nella vicenda. Alcuni studiosi passati seguirono questa idea convinti che avesse dato fuoco all'Urbe per incolpare i cristiani (cosa che avvenne davvero), altri ritenevano che avesse distrutto gran parte della città per costruire la Domus Aurea (cosa che fece, ma avrebbe potuto ottenere le terre anche senza incendio ed inoltre rimodernò ottimamente tutta la città), senza contare quelli che lo accusavano di essere semplicemente pazzo.  In realtà l'imperatore non era neppure a Roma in quel momento, quindi un suo coinvolgimento diretto è da escludere. Avrebbe potuto delegare qualche scagnozzo, ma non si spiegherebbe poi la sua frenetica attività per evitare che l'incendio si propagasse e il suo rapido soccorso alla cittadinanza. I veri colpevoli sarebbero da ricercare tra gli stessi speculatori, e tra le loro fila si nasconderebbero anche i creatori della leggenda, oltre ai senatori delusi dalla sua "svolta" e decisi a fargli perdere il consenso popolare che l'imperatore aveva ottenuto con spesa pubblica e nuovi giochi.
Secondo una teoria recente una frangia estremista dei cristiani avrebbe avuto delle effettive responsabilità in complicità con i senatori, veri mandanti del disastro.  

5) LA LEGGENDA DEGLI ILLUMINATI
illuminati di bavieraNegli ultimi anni il complottismo si è diffuso sempre più, prendendo le mosse dagli Stati Uniti ma diramandosi rapidamente nel resto del globo. Quasi tutte le teorie del complotto puntano l'indice su un ristretto gruppo di persone che controllerebbe il mondo; costoro vengono spesso inquadrati come banchieri, talvolta come famiglie reali, oppure esseri provenienti da altri mondi o anche una fusione di tutto ciò. Sovente, però, ci si riferisce a loro come "Illuminati", suscitando grandi risate da parte degli scettici. Ebbene, senza metter becco sulle teorie, riteniamo giusto far presente che gli Illuminati sono storicamente esistiti. Si trattava di una setta eversiva (più precisamente "Illuminati di Baviera") costituitasi nel 1776, la quale aveva come obiettivo il superamento della religione e dell'assetto politico in vista di un nuovo mondo. La setta era strutturata su un ordinamento simile a quello della Massoneria e portava avanti le idee razionalistiche proprie dell'Illuminismo con una carica rivoluzionaria maggiormente accentuata. La lezione degli Illuminati influenzerà molti pensatori successivi, tra i quali ricordiamo Filippo Buonarroti, ma anche Marx.
Le teorie del complotto partono proprio dalla fine degli Illuminati storici, avvenuta intorno alla metà degli anni '80 dello stesso '700; da lì molti hanno lavorato probabilmente di fantasia, ma l'esistenza storica della setta è confermata senza dubbio. [p.s. anche nel nostro blog ospitiamo un complottista, di tipo razionali, potete leggere i suoi post cliccando qui]

6) GLI ARABI IRANIANI  ED I SINONIMI "ARABO" - "MUSSULMANO"
iran persiaData l'ignoranza nella quale vivono moltissime persone è facile che si vengano a creare delle clamorose confusioni, soprattutto per quel che riguarda tutto ciò che è situato ad est del nostro continente. Leggendo qui e lì i soliti deliri razzisti di qualche internauta retrogrado ho visto più volte delle maledizioni lanciate contro il mondo arabo in generale, nel quale erano inclusi anche gli iraniani. Il paese in questione è affollato anche da numerose persone di altre etnie, ma gli iraniani veri e propri non hanno nulla a che fare con gli arabi, essendo infatti persiani. Anzi, gli arabi presenti in Iran sono soltanto il 2%. Se il paese avesse mantenuto il suo vecchio nome (Persia) forse non si sarebbe generato questo malinteso, comunque utile per evidenziare l'ignoranza di molte persone spesso prontissime ad esternare ogni tipo di intolleranza senza avere la minima conoscenza di ciò di cui parlano. La medesima confusione si riscontra spesso anche tra i termini arabo e mussulmano, ormai diventati praticamente sinonimi per molti, ma ovviamente non è così.è ovvio che esistono mussulmani non arabi ed arabi non convertiti alla religione mussulmana.
Con arabo si intende un ceppo linguistico ed etnico, mentre i mussulmani sono coloro che aderiscono all'Islam, quindi

7) COLOMBO PRIMO SCOPRITORE DELL'AMERICA
Leif Erikson, figlio di Erik il Rosso colombo In due post precedenti ci siamo occupati di Colombo per ricordare come il navigatore genovese non si fosse mai reso conto di essere approdato su di un nuovo continente e per evidenziare la straordinaria forza narrativa della sua vita. Ora vogliamo sottolineare un altro punto, noto a pochi: Colombo non fu il primo il primo europeo ad approdare nel continente americano, dato che fu preceduto (almeno) dai Vichinghi. Il sito archeologico di L'Anse aux Meadows, scoperto nel 1960 sull'isola di Terranova, prova infatti che i Vichinghi giunsero sull'isola canadese intorno all'anno mille. La saga di Erik il Rosso tramandava già da secoli questa storia, ritenuta fino agli anni '60 soltanto una leggenda. Il primo uomo europeo ad aver messo piede sul suolo americano, dunque, dovrebbe essere stato Leif Erikson, figlio di Erik il Rosso, il quale sentì dell'esistenza di questa terra da un certo Bjarni, giunto fin lì per un errore di rotta.
 
Altre teorie non comprovate parlano anche di fenici o abitanti della Gran Bretagna  che avrebbero scoperto il continente prima di Leif, ma gli studiosi non hanno confermato queste leggende.

8) IL CRUDELE ESPERIMENTO DI FEDERICO II
Federico IISecondo una tradizione piuttosto diffusa, Federico II sarebbe stato artefice di un terribile esperimento. Avrebbe sottratto dei bambini alle loro madri subito dopo la nascita per isolarli completamente da ogni influenza linguistica. Così facendo avrebbe tentato di rintracciare la "lingua primordiale", parlata in origine dall'uomo; l'esperimento sarebbe però finito male, con la morte di tutti i bambini, privi di cura ed amore. Non ci sono prove storiche a testimonianza di questo esperimento.  La leggenda fu diffusa da Salimbene De Adam nella sua opera Cronica, resoconto degli avvenimenti contemporanei all'autore, circoscritti tra la metà del 1100 e gli ultimi decenni del 1200. Salimbene si concentrò soprattutto sulla disputa tra papato e impero, ma ovviamente quest'ultima istituzione fu tratteggiata con caratteri prevalentemente negativi. Soprattutto la figura di Federico ne esce piuttosto annerita, quindi l'esperimento non sarebbe altro che una diceria diffusa apposta per screditare il potente imperatore.
Tra l'altro una simile storia era stata già narrata da Erodoto e riguardava un antico faraone, ma sarà ripresa anche secoli dopo per altre figure di regnanti.

9) I PROTOCOLLI DEI SAVI DI SION
 PROTOCOLLI DEI SAVI DI SIONI Protocolli dei Savi di Sion sono dei falsi documenti redatti dalla polizia segreta zarista agli inizi del Novecento. Gli zar non erano certo contenti dell'ondata liberalizzatrice ed illuminista che con ampio ritardo stava arrivando anche in Russia, dunque tentarono in tutti i modi di reprimerne lo sviluppo. I funzionari della polizia segreta (Ochrana) redassero il documento per far sembrare che avessero scoperto immediatamente coloro che minacciavano l'impero. Tra il 1903 ed il 1905 l'opera ebbe ampia diffusione, trovando accesi divulgatori tra antisemiti e ultraortodossi. Quando lo zar Nicola II venne a conoscenza dell'inganno, però, ordinò l'immediato sequestro dell'opera, la quale tuttavia era già così diffusa da circolare anche in Europa occidentale. Le vaghe profezie dei Protocolli hanno fatto sì che essi venissero utilizzati nel corso del '900 come base teorica di anticomunisti, nazisti, fascisti e antisemiti in generale. Come ben descritto nell'opera di Umberto Eco Il cimitero di Praga, i Protocolli si basano sull'opera Dialogo agli inferi tra Machiavelli e Montesquieu (1864) di Maurice Joly, anche se nel testo la cospirazione è portata avanti dei gesuiti. Successivamente l'antisemita tedesco Goedsche riprese molti passaggi da Joly per la sua opera Il cimitero ebraico di Praga. Da lì l'opera subirà ancora numerosi adattamenti e correzioni fino ad arrivare alla versione russa.


10) IL DIVERSO DIO DEI CRISTIANI E DEI MUSSULMANI
Per dirla tutta avremmo potuto inserire anche gli ebrei, ma crediamo (speriamo) che almeno l'uguaglianza tra divinità giudaica e cristiana sia nota ai più. Non tutti sanno, invece, che anche Allah non è un dio alternativo a quelle dei cristiani, ma si tratta proprio dello stesso. Da ciò deriva una ovvia vicinanza tra cristiani, ebrei e mussulmani la quale, se approfondita, potrebbe forse dare un contributo alla pacificazione mondiale (ma gli uomini saprebbero di certo trovare altri motivi di scontro). Per riassumere: le tre religioni credono nello stesso unico dio; credono nella figura di Abramo, inoltre cristiani e mussulmani credono entrambi in Gesù (sebbene per i mussulmani sia solo un profeta); le tre confessioni accettano l'idea del peccato originale, sebbene gli ebrei attendano ancora il redentore, i cristiano lo abbiamo individuato in Gesù e i mussulmani non lo abbiamo mai atteso, visto il perdono divino concesso ad Adamo ed Eva (Allah è detto anche "Il Misericordioso").

sabato 16 agosto 2014

PERCHÉ NON FANNO UN FILM SU...SEI PROPOSTE TRATTE DA LIBRI, FUMETTI, EVENTI STORICI

"Perché non ci fanno un film?"

"Perché non ci fanno un film decente?"

Anche a voi è capitato più volte di porvi simili domande dopo aver letto un libro, sfogliato un fumetto, studiato un qualche evento storico?
Forse è solo una matta riflessione di agosto, ma certe volte non riusciamo proprio a capire come case di produzione, registi o sceneggiatori si siano lasciati sfuggire l'occasione di girare un film su  soggetti interessantissimi. O come abbiano fatto a girarli con così poco rispetto di ciò da cui avevano preso spunto.
Abbiamo pensato allora di fare una piccola rassegna su queste "occasioni perse".
 Consideriamo il cinema una vera e propria arte, dunque non sottostiamo all'idea diffusa secondo la quale, ad esempio, i libri  verrebbero sempre distrutti una volta trasportati sullo schermo; similmente non è vero che la storia sia impossibile da riportare su pellicola, anzi, si consideri l'idea di cinema didattico coltivata da Rossellini.
E' una questione di abilità; certe volte riescono e certe altre no. Di sicuro le storie passando da un medium all'altro devono per forza subire dei mutamenti, ma non è detto che il risultato sarà sempre pessimo.

Cominciamo!

PERCHÉ' NON FANNO UN FILM (COMPLETO) SULLA DIVINA COMMEDIA?
 Dante e Beatrice; un paio di film vertono sul Conte UgolinoIn realtà esistono delle pellicole ispirate al capolavoro dantesco. Alcuni mediometraggi di inizio Novecento si basano sull'amore terreno tra Dante e Beatrice; un paio di film vertono sul Conte Ugolino; diverse pellicole a cavallo della Seconda guerra mondiale si occupano della storia tra Paolo e Francesca; il migliore di tutti è L'Inferno, film muto del 1911, ma si occupa in modo egregio solo della prima cantica.
Sulla falsa riga dell'ultima pellicola citata si potrebbe costruire una trilogia basata sulla Commedia. Di certo gli effetti speciali contemporanei renderebbero alla perfezione i tormenti dell'Inferno, ma anche le visioni celestiali del Paradiso (non sto sponsorizzando il 3d, lo odio!). I problemi grossi, ovviamente, sarebbero almeno due: Come rendere la maestria linguistica adatta ad un pubblico di massa e variegato? Come si può evitare di perdere il fascino spirituale e poetico dell'opera trasportandola sullo schermo?
Per il primo quesito è necessario che i dialoghi siano comprensibili, sennò verrebbe meno il principio dantesco secondo il quale l'opera doveva essere capita anche dalle "donnette" (Epistola a Cangrande); per il secondo punto è necessario che il pubblico sia edotto almeno sui principi basilari dell'opera, così da non costringere il regista ad un lavoro impossibile.
[Trilogia di almeno tre ore-tre ore e mezza a film]

PERCHÉ' NON FANNO UN FILM (DECENTE) SU DYLAN DOG?
Lo splendido fumetto ideato da Tiziano Sclavi è stato trasportato due volte sullo schermo. La prima nel '94 (Dellamorte Dellamore) prende spunto dal romanzo di Sclavi, per cui soltanto il personaggio di Dylan è riconducibile a quello del fumetto; nonostante ciò le ambientazione non sono malaccio, a nostro parere, inoltre la presenza di Rupert Everett è puntuale e necessaria, dato che Dylan è fisicamente ispirato a lui. Il secondo film (Dylan Dog-Il film, 2011) è un ottimo esempio di cosa NON FARE per realizzare una buona pellicola sul fumetto: Dylan ha cambiato mestiere; non si trova a Londra; il suo carattere e la sua gestualità sono fuori da ogni verosimiglianza;  l'assistente non è Groucho; la trama è da B movies; l'ironia, pur presente nel fumetto, è ridicola. Un fiasco.
Una pellicola ben fatta dovrebbe, prima di tutto, rispettare filologicamente il fumetto. Dovrebbe cercare anche di aggirare eventuali divieti o copyright protetti senza stravolgere i personaggi. Dovrebbe puntare sull'idea di costruire una storia semplice, come se si trattasse di un albo, senza mutare la vita di Dylan o le sue attività. Le ambientazioni dovrebbero rispecchiare la Londra un po' retrò a cavallo tra gli anni '80 e '90, senza dimenticare i piccoli particolari, come il vestiario, la gestualità, le peculiarità di Dylan. La parte più difficile per il regista riguarderebbe la necessità di costruire un horror che non sia solo horror, ma anche filosofico, riflessivo; per questo bisognerebbe affidare ogni singolo posto all'interno della produzione a persone che amano e conoscono il fumetto.
[Unica pellicola di circa due ore, così da presentare bene storia e personaggi]

PERCHÉ' NON FANNO UN FILM [INTRIGANTE] SU CRISTOFORO COLOMBO?
La storia di Cristoforo Colombo è molto più avvincente di quanto si posso immaginare, ampliando lo sguardo al di là del solo viaggio verso il nuovo mondo: il lavoro di preparazione, la ricerca di finanziamenti, gli intrighi di corte, le problematiche dopo il ritorno, la prigionia, le nuove spedizioni, insomma, c'è davvero tanto materiale. Il primo viaggio, poi, basterebbe per un film d'avventura: sabotaggi, incidenti, ammutinamenti, profezie, eclissi, invece di spremere all'inverosimile filoni marinareschi ormai esauriti sarebbe il caso di prendere spunto da questa storia.
Un buon film è quello del 1984 di Alberto Lattuada, anche se incentrato troppo sulla figura del protagonista. La pellicola del 1992 di R. Scott è un film ben riuscito, ma forse un tantino "debole" nel momento in cui deve rappresentare le peripezie del viaggio o l'incontro con gli indigeni, vertendo maggiormente sugli intrighi di palazzo. [Unica pellicola di due ore e mezza, così da dare spazio sufficiente al viaggio ed al contorno]


PERCHÉ NON FANNO UN FILM [SPETTACOLARE] SULL'ORLANDO FURIOSO?
orlando furioso ariostoLa trasposizione cinematografica de Il signore degli anelli o di Harry Potter è stata sommariamente ben accettata dai fan delle relative saghe ed anche dal pubblico a digiuno di libri. Come detto in precedenza, passando alla pellicola le storie hanno subito degli inevitabili adattamenti e delle semplificazioni, ma in linea di massima il risultato è stato di buon livello. Il fantasy si presta bene al cinema, dunque perché non realizzare un film sull'antenato di questo genere, qual è l'Orlando furioso?
Lo sceneggiato televisivo del 1975 (tratto da un innovativo spettacolo teatrale di Ronconi e Sanguineti) non era affatto malvagio, ma oggi gli effetti speciali potrebbero rendere decisamente meglio il magico ed il fantastico ariostesco. I vari filoni narrativi dovrebbero alternarsi nella pellicola, con un gioco di equilibri complesso ma non impossibile. L'aspetto più difficile da riprodurre sarebbe la magnifica ironia dell'Ariosto, sottile ed arguta, modellata alla perfezione sulle ottave.
[Due pellicole di 3 ore l'una, così non penalizzare nessuno dei tre principali filoni narrativi]

PERCHÉ NON FANNO UN FILM SU MARTIN MYSTÉRE?
Ecco, finalmente abbiamo trovato qualcosa di meritevole su cui non è stato fatto alcun film, esclusa una serie animata diffusa in Francia. Il fumetto della Sergio Bonelli, ideato da Alfredo Castelli, ha sempre avuto un buon successo oltre confine, quindi così come Dylan Dog potrebbe sfruttare questa caratteristica anche nel mondo del cinema.
Il Buon Vecchio Zio Marty magari non avrà il fascino dell'Indagatore dell'incubo, però le sue avventure si basano sui misteri archeologici, sulla scienza segreta, sugli Ufo, su complotti ed enigmi vari, argomenti decisamente attuali al giorno d'oggi. I personaggi di contorno non mancano, come gli Aristocratici o Java, quest'ultimo sarebbe perfetto anche come spalla da grande schermo (nonostante emetta solo grugniti).
[Una pellicola di circa due ora è più che sufficiente per una buona trama enigmatica]



rivoluzione francese

PERCHÉ NON FANNO UN FILM [APPROFONDITO] SULLA RIVOLUZIONE FRANCESE?Dal 1789 fino alla caduta di Napoleone a Waterloo (1815) l'Europa è stata stravolta da uno dei più grandi avvenimenti storici di tutti i tempi, tali da influenzare il destino del vecchio continente dal punto di vista politico, economico, sociale. Ci sono state numerose pellicole su questo tema, ma praticamente tutte si sono soffermate sui singoli personaggi (Robespierre, Marat, Napoleone), tralasciando ciò che ha portato al moto rivoluzionario e le singole evoluzioni della vicenda. Un film di stampo documentaristico potrebbe seguire la vita di un giovane popolano, magari uno degli assalitori della Bastiglia che poi partecipa a tutti gli eventi più importanti, come la cattura del re, la resistenza contro le Coalizioni, i saliscendi dei partiti, fino ad entrare nell'esercito napoleonico accompagnando il grande corso verso la caduta. Rileggendo bene questi ultimi righi direi che il progetto sarebbe ambizioso, ma anche intrigante.
[Due o tre film di almeno tre ora, così da tralasciare il minor numero possibile di eventi]

E voi? Su cosa vorreste che fosse girato un film?
Proponete dei suggerimenti nei commenti, magari qualche produttore/sceneggiatore/regista li legge (come no). 






mercoledì 13 agosto 2014

LO SAPEVATE CHE...10 CURIOSITÀ DAL MONDO DELLA STORIA

Dopo esserci occupati delle curiosità proprie del mondo letterario abbiamo deciso di fare un giro anche a spasso per la storia, alla ricerca di robine interessanti. Ne abbiamo trovate parecchie, ma per ora ci limiteremo a presentarne dieci, così da distillare le innumerevoli curiosità che il nostro passato ci ha riservato. Come sempre vi invitiamo a suggerircene altre nell'area commenti, o magari correggere qualche nostro errore, senza bacchettarci troppo le mani, però.
Buon viaggio, allora, e buona lettura...

10 CURIOSITÀ DAL MONDO DELLA STORIA

1) ESISTE LA "GUERRA DELL'ORECCHIO DI JENKINS"
Guerra dell'Orecchio di JenkinsNel 1739 fu combattuta una breve guerra tra Spagna ed Inghilterra, poi proseguita nella più nota Guerra di successione austriaca (1740-1748). Ciò che caratterizzò questo scontro di poco conto fu il nome con cui è conosciuto, ossia "Guerra dell'Orecchio di Jenkins". Robert Jenkins era un semplice marinaio inglese, dedito a scorrerie e contrabbandi più o meno illegali lungo le coste del Sud America. Gli inglesi sguazzavano liberamente in quelle acque dopo le concessioni ottenute al termine della Guerra di successione spagnola. Gli iberici, per reazione, iniziarono ad usare la mano pesante, arrivando a mozzare l'orecchio del sopracitato Robert. Quest'ultimo si presentò mutilato alla Camera dei Comuni, costringendo il riluttante premier Walpole a dichiarare guerra alla Spagna. Lo stato inglese uscirà rafforzato da questo turbinio di guerre di metà Ottocento, mentre la Spagna continuerà a perdere pian piano tutti i suoi possedimenti e la centralità che aveva mantenuto fino a un secolo prima.

2) NAPOLEONE PER POCO NON NACQUE IN UNO STATO ITALICO
 nel 1769, nacque ad Ajaccio Napoleone BonaparteLa Corsica era finita sotto il controllo della Repubblica di Genova dalla fine del XIII secolo, ma non si era mai rassegnata alla sottomissione. All'inizio del '700 fu tra i primi stati ad accogliere il messaggio illuminista proveniente della Francia, iniziando così una lunghissima guerra di liberazione dai genovesi. Quest'ultimi si servirono anche dell'aiuto francese, ma ormai l'isola era diventata una spina nel fianco, soprattutto dopo la nascita della Repubblica, ispirata dal pensiero di Pasquale Paoli. Alla fine i corsi cedettero dopo l'eroica Battagli di Ponte Nuovo, sconfitti dai francesi che ottennero l'isola dalla Repubblica genovese, ormai stanca di lottare contro quel popolo così tenace. Pochi mesi dopo, nel 1769, nacque ad Ajaccio Napoleone Bonaparte. Cosa sarebbe accaduto se i genovesi non avessero mollato la Corsica? Napoleone sarebbe stato un patriota corso? Si sarebbe formato a Genova iniziando da lì una precoce guerra d'Unità? Non lo sapremo mai, è una questione che appartiene all'ucronia più che alla storia.

3) FRANCESCO FERDINANDO MORI' IN UN ROCAMBOLESCO ATTENTATO
Prima guerra mondiale. Tutti sanno (o così si spera) che la scintilla del conflitto fu l'assassinio dell'arciduca Francesco Ferdinando,Proprio quest'anno ricorre il centenario dallo scoppio della Prima guerra mondiale. Tutti sanno (o così si spera) che la scintilla del conflitto fu l'assassinio dell'arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono austriaco, da parte dell'indipendentista serbo Gavrilo Princip (28 giugno 1914). L'attentato però non andò proprio secondo i piani e la morte dell'arciduca si sarebbe potuta evitare. Per prima cosa fu avvertito della presenza di indipendentisti in città, ma non rimandò il viaggio. Quindi subì un primo attacco da parte di un certo Cabrinovic, ma l'esplosione uccise e ferì altre persone, lasciando illeso l'arciduca. Venne lanciato un secondo esplosivo, ma non ci fu denotazione. Incredibilmente, Francesco Ferdinando non si mise al riparo, ma volle essere portato all'ospedale per visitare i feriti del primo attacco. Nel momento in cui l'auto stava effettuando una manovra per cambiare strada passò davanti al settimo cospiratore, il noto Princip; quest'ultimo subito sparò diversi colpi, uccidendo l'arciduca e la moglie e dando inizio ad una guerra delle più sanguinose di tutti i tempi.

4) DAL COGNOMEN DI GIULIO CESARE DERIVANO NUMEROSI TITOLI DEL POTERE
Rubicone (49 a.c.) fino alla proclamazione della dittatura (44 a.c.) Giulio CesareDall'attraversamento del Rubicone (49 a.c.) fino alla proclamazione della dittatura (44 a.c.) Giulio Cesare dovette affrontare numerose battaglie, ma riuscì comunque a prendere possesso di Roma. Accentrò subito il potere nelle sue mani, modificando l'amministrazione e l'assetto dello stato in un movimento di transizione verso il futuro Principato. Non tutti gli storici accettano di classificarlo come primo imperatore romano, ma nonostante ciò è uno degli uomini di potere che ha esercitato più fascino in assoluto, lasciando un segno profondo nella storia ed anche nella linguistica.
Il cognomen "Caesar", infatti, divenne il titolo imperiale dei romani, dei bizantini (anche se qui era il titolo del secondo imperatore) ed anche degli imperatori ottomani (quaysar). Anche il titolo "zar", proprio dell'impero russo, è una contrazione di Cesare, e la stessa forma venne utilizzata anche da bulgari e serbi. L'impero austriaco e quello germanico ripresero la stessa origine per dar forma alla parola "Kaiser" (imperatore). Secondo alcuni articoli trovati su internet anche "Scià" deriverebbe da Cesare, ma non è così, dato che la parola deriva dall'antico persiano.

5) COLOMBO NON SI CONVINSE MAI DI AVER SCOPERTO UN NUOVO CONTINENTE
Amerigo Vespucci e non dal suo primo scopritore, Cristoforo Colombo? Il nome fu scelto dai cartografi Waldseemuller e Ringmann nel 1507,Perché il continente americano prende il nome da Amerigo Vespucci e non dal suo primo scopritore, Cristoforo Colombo? Il nome fu scelto dai cartografi Waldseemuller e Ringmann nel 1507, decidendo di dedicare il continente a colui che lo aveva esplorato a fondo, comprendendo quasi subito che si trattava di una quarta terra emersa e non di un'appendice dell'Asia. Colombo, infatti, partì con l'idea di poter raggiungere le Indie in modo rapido e meno pericoloso rispetto alle rotte tradizionali (data la scomoda presenza dell'impero ottomano). Nei suoi quattro viaggi scontò i naturali problemi dell'apripista, ingarbugliandosi tra ammutinamenti, scontri con gli indigeni, problemi con i finanziatori e con i monarchi spagnoli. Nonostante ciò non si convinse mai di aver scoperto un nuovo continente. Nel secondo viaggio fece addirittura firmare ai suoi uomini un documento che comprovasse il raggiungimento delle Indie.

6) UNA LEGIONE ROMANA GIUNSE FINO AL CUORE DELLA CINA (?)
Nella provincia cinese di Gansu sorge il villaggio di Zhelaizhai, un tempo noto come Liqian.Nella provincia cinese di Gansu sorge il villaggio di Zhelaizhai, un tempo noto come Liqian. I resti dell'antica città riproducono la struttura urbana tipica delle fortificazioni romane e similmente anche i sistemi di canalizzazione dell'acqua sono paragonabili a quelli della tradizione romana. Secondo alcuni antropologi cinesi gli abitanti del posto praticano dei riti simili alla tauromachia e dal punto di vista genetico una buona parte delle famiglie ha DNA di prevalenza caucasica. Come si spiega tutto ciò? Secondo lo storico Dubs nella battaglia di Carre del 53 a.c. i romani non persero solo un decisivo scontro con i Parti, ma si videro catturare come prigionieri circa diecimila soldati, condotti poi verso l'attuale Turkmenistan. Dubs condusse prima degli studi sui testi di Plutarco e Plinio per poi effettuare delle ricerche sul campo. Secondo le sue scoperte i romani prigionieri avrebbero combattuto con delle fazioni Unne contro i cinesi, i quali rimasero colpiti per l'aspetto di alcuni soldati nemici e per la tecnica di combattimento a "spina di pesce", simile alla testuggine romana. Imprigionati dai cinesi i romani sarebbero stati portati nel cuore dell'impero dove avrebbero fondato il villaggio di Liqian, che come pronuncia riprodurrebbe la parola latina "legio", legione. Le critiche alla tesi di Dubs sono numerose (il villaggio sarebbe più vecchio del I secolo a.c., inoltre è situato sulla via della seta, quindi il contatto con gli occidentali sarebbe avvenuto in altri modi) ma il fascino di questa storia suscita ancora molta attrattiva tra studiosi e semplici appassionati di storia.


7) L'EUROPA NON HA ANCORA ABBANDONATO DEL TUTTO LE COLONIE AFRICANE
Ceuta e MelillaNel corso degli anni '50 e '60 quasi tutte le potenze europee abbandonarono le proprie colonie in Africa, in modo più o meno pacifico. L'Italia, ad esempio, perse la Libia, la Francia invece dovette rinunciare all'Algeria dopo un sanguinoso conflitto e così via. Abbiamo detto "quasi" tutte, ed infatti uno degli stati ad aver colonizzato di meno, la Spagna, non ha rinunciato alle enclavi di Ceuta e Melilla, situate in territorio marocchino. Dagli anni '80 il governo del paese africano rivendica il possesso di queste due città semiautonome, ma la Spagna non ha mai voluto cedere. Anzi, negli anni '90 venne costruita anche una barriera di separazione formata da filo spinato, fortificazioni e sensori di vario tipo. La barriera ha suscitato numerose proteste, in molti infatti imputano alla politica spagnola di anti-immigrazione un gran numero di morti tra coloro che tentavano di raggiungere le due città o le coste di Gibilterra.

8) LA GUERRA PI LUNGA DELLA STORIA E' DURATA 345 ANNI
Mapuche, abitanti di una zona compresa tra Cile ed Argentina (Guerra di Arauco)Il conflitto più lungo che sia mai stato combattuto (fino ad ora) è quello incorso tra i coloni spagnoli in america e la popolazione dei Mapuche, abitanti di una zona compresa tra Cile ed Argentina (Guerra di Arauco). Lo scontro tricentenario iniziò nel 1536 quando il conquistador  Pedro de Valdivia tentò di mettere in sicurezza l'area attorno a Santiago del Cile, ma venne attaccato con i suoi uomini presso il fiume Bìo Bìò. I conflitti con i  Mapuche continuarono per 345 anni, fin quando, nel 1881, il loro territorio fu assommato definitivamente alla nazione cilena. Nel corso dell'Ottocento i Mapuche combatterono insieme i discendenti dei coloni cileni quando essi tentarono di ottenere l'indipendenza dalla Spagna. Attualmente i Mapuche costituiscono quasi il 10% della popolazione cilena, lamentano ancora soprusi e discriminazioni da parte dell'autorità centrale, continuando la lotta questa volta sul piano culturale per evitare l'oblio.

9) LO SCISMA TRA ORTODOSSI E LATINI SI EBBE (ANCHE) A CAUSA DI UNA PAROLA
Grande Scisma del 1054 avvenuto tra Cattolici e Ortodossi FilioqueE' evidente che il cosiddetto Grande Scisma del 1054 avvenuto tra Cattolici e Ortodossi avvenne per cause complesse, risalenti a parecchio tempo addietro: l'autorità papale e la sua estensione o meno anche sui patriarcati orientali; la benedizione eucaristica durante la liturgia; la strutturazione delle chiese e le posture dei preganti; il rituale del battesimo; le pratiche di digiuno; le differenze linguistiche e così via. Ma una dei motivi di litigio più gravi è da ricercare nella dottrina; stiamo parlando della questione del "Filioque". Il Credo promulgato nel Concilio di Costantinopoli (381) era considerato intoccabile dagli Ortodossi, mentre invece i Cattolici spagnoli nel 589 (Concilio di Toledo) introdussero l'espressione "Filioque" con la quale si intendeva che lo Spirito Santo discendeva "Dal padre [e dal figlio]". Ciò fu fatto per mettere fine all'eresia degli Arii i quali consideravano Cristo di natura umana e non divina. La Chiesa romana all'inizio non seguì quella spagnola, ma poi accettò il cambiamento su pressione dei carolingi. Per gli Ortodossi la differenza non è solo formale, ma anche sostanziale, perché tramite il Filioque si introducono due diverse fonti della potenza divina.

10) L'IMPERO BRITANNICO E' STATO IL PIÙ VASTO DELLA STORIA
Impero BritannicoFin'ora (diciamo così, non si sa mai) l'Impero Britannico è stato quello ad aver raggiunto la maggiore estensione in assoluto con i suoi quasi trentatremila chilometri quadrati (il culmine si ebbe 1921, sotto il regno di Giorgio V). Comprendeva tutti i continenti e fu bagnato da ogni oceano, controllando circa il 40% del globo e quasi cinquecento milioni di persone.  Dopo la Seconda guerra mondiale questo mastodontico dominio iniziò a perdere i pezzi; al giorno d'oggi l'unico barlume di impero permane coi quattordici possedimenti oltremare, tra i quali ricordiamo le Bermuda, le Isole vergini, le Cayman, le Falkland, Gibilterra...
Al secondo posto le fonti si dividono tra due diversi concorrenti: poche centinaia di chilometri ballano tra Impero Russo (fino al 1917) e Impero Mongolo (fino al 1368), cosicché non ci sentiamo di giurare su quale dei due meriti l'argento e quale il bronzo.


domenica 10 agosto 2014

LO SAPEVATE CHE....10 CURIOSITÀ LETTERARIE PER RINFRESCARE LA MENTE

Vagando tra i meandri della Letteratura è possibile imbattersi in diverse sorprese. Tempo fa abbiamo realizzato un post su dieci bufale letterarie, tentando così di ristabilire un po' di verità su alcuni malintesi, cosa sempre utile. Oggi, invece, ci soffermeremo su dieci curiosità letterarie, andando alla scoperta di segreti, anni fortunati, mostri latini, premi Nobel a sorpresa e personaggi sfigati.
Se la decina seguente appartiene già al vostro bagaglio di conoscenze, ebbene, complimenti! Se eravate all'oscuro di tutto o quasi allora imparate assieme a noi. Se avete altri suggerimenti per quanto riguarda bufale e curiosità non mancate di segnalarcele nell'area commenti!
Partiamo dunque, e buona lettura...

DIECI CURIOSITÀ LETTERARIE

1) MACHIAVELLI FU UN GRAN SFIGATO
Niccolò di Bernardo dei Machiavelli, grande studioso di teoria politica e letterato dalla penna robusta, ma raffinata; amante degli antichi e proteso verso la modernità, una personalità ancora oggi decisamente sottovalutata o fraintesa. Ma...anche un gran sfigato!
Machiavelli Principe MediciDa giovane le sue tendenze laiche e le sue passioni materialiste (copiò di proprio pugno il De rerum natura) gli valsero l'inimicizia degli uomini vicini al Savonarola, allora al potere; perse così la corsa alla Seconda cancelleria del comune di Firenze nel 1498, scavalcato proprio da un savonaroliano. Ottenne la carica solo con l'avvento della Repubblica, ma fu costretto ad abbandonarla nel 1512 quando i Medici ritornarono a Firenze. L'anno dopo fu imprigionato e torturato perché sospettato di cospirare contro gli stessi Medici. Tentò in tutti i modi di attirarsi le grazie della potente famiglia, ma vi riuscì soltanto nel 1525 con l'ascesa al soglio pontificio di Clemente VII. Tuttavia, nel 1527, i Medici dovettero lasciare la città toscana e la nuova Repubblica non concesse nessun incarico al povero Niccolò, ormai troppo vicino ai nobili. Morì a giugno nello stesso '27 e dopo poco più di un anno i Medici tornarono a Firenze, ormai orfana del suo segretario. 

2) IL 1224 FU UN GRANDE ANNO PER LA CULTURA ITALIANA
Nel 2024 festeggeremo due grandissimi anniversari per il mondo letterario e culturale italiano. Il 5 giugno del 1224, infatti, nacque la prima università statale e laica del mondo, ovvero l'Università degli Studi di Napoli Federico II, chiamata così in onore dell'imperatore che la fondò. Federico intendeva così formare la propria classe amministrativa direttamente in casa, evitando lunghi e pericolosi viaggi per l'Europa.
Nello stesso anno San Francesco d'Assisi compose il Cantico delle creature, noto anche come Cantico di Frate Sole. Si tratta del primo testo letterario della cultura italica, scritto in un volgare umbro ritmato e rimato. Un grande anno il 1224, dunque, non vi è dubbio.  

3) MOLTI SCRITTORI ITALIANI FURONO DEI MASSONI
compasso massoneriaMettendo da parte ogni dietrologia e complottismo ci soffermeremo soltanto su un dato oggettivamente sorprendente. A partire dalla fondazione ufficiale della massoneria (1717) sono stati numerosissimi gli scrittori italiani appartenenti all'ordine segreto (che poi tanto segreto non è), e molti altri ancora sono classificabili come "sospetti" massoni. Ricordiamo rapidamente, Vittorio Alfieri, Ugo Foscolo, Giosuè Carducci, Giovanni Pascoli, Gabriele D'Annunzio, De Amicis, Collodi, Quasimodo, Casanova, Boito, Capuana, Settembrini e anche il noto Mameli, autore del nostro caro inno. Quelli elencati sono alcuni dei certi, ma gli "incerti" praticamente non si contano. Per sapere di più cliccate qui

4) NON ESISTONO DOCUMENTI AUTOGRAFI DI DANTE ALIGHIERI 
dante alighieri divina commedia convivio de monarchia de vulgariEbbene si, proprio il sommo poeta, l'autore della Divina Commedia (una delle più grandi opere della letteratura mondiale), colui che ha introdotto gli studi linguistici (De vulgari eloquentia), affrontato il rapporto tra chiesa e stato (De monarchia), discusso di filosofia e teologia senza peli sulla lingua (Convivio), il grande Dante Alighieri non ci ha lasciato alcun testo scritto di suo pugno, nemmeno una firmetta su qualche documento ufficiale.
La mancanza del testo originale proprio della Divina Commedia ha fatto sì che sorgessero mille ipotesi sul periodo di stesura, oltre che su numerosi passaggi interni al testo. Tutto ciò non ha di certo oscurato la grandezza dell'autore, anzi, forse questo ulteriore mistero, da sommare ad altri relativi alla sua vita ed alle sue opere (ad esempio clicca qui) , ha fatto si che diventasse uno dei letterati più studiati ed ammirati di tutti i tempi.

5) NEL SATYRICON DI PETRONIO E' DESCRITTO UN LUPO MANNARO
licantropo lupo mannaro uomo lupoNon è un film horror e nemmeno un racconto gotico di fine Ottocento: stiamo parlando proprio del prosimetro Satyricon, scritto da Tito Petronio Nigro a metà del primo secolo dopo Cristo. Durante la notissima cena di Trimalcione uno dei commensali, Nicerote, narra una propria esperienza autobiografica ai confini della realtà. Anni prima aveva intrattenuto una relazione adulterina con una certa Melissa, rimasta poi vedova. Intenzionato a recarsi da lei percorse un pezzo di strada con un milites, forte come un "demone infernale"; i due si trovano in un cimitero e proprio lì il soldato iniziò ad urinare  sui suoi vestiti, disegnando una sorta di cerchio magico, tipico dei rituali di trasformazione. Con grande spavento di Nicerote il milite si tramutò in un lupo, fuggendo poi nel bosco.  Quando il protagonista della storia arrivò dalla sua bella scoprì che una simile belva era stata ferita mentre assaliva il podere poche ore prima. Tornato in città il giorno dopo, Nicerote si recò presso la casa del soldato e lo trovò ferito alla gola, proprio nel punto in cui era stato colpito il lupo assalitore.
La storia ha tutti gli elementi tipici di un racconto di mannari: luna piena, rituale in un cimitero, vestiti pietrificati per evitare che non possano essere recuperati dall'uomo-lupo, trasformazione mostruosa avvenuta attraverso il rivoltamento della pelle ("versipellem", così viene chiamato il soggetto). Testimonianza di una realtà già nota agli antichi o mito più vecchio di quanto si possa immaginare?

6)LO SCI ERA PRATICATO GIÀ NELL'ALTO MEDIOEVO, CE LO DICE PAOLO DIACONO 
Paolo Diacono nella sua opera più importante, l'Historia Langobardorum, ci ha tramandato la storia di una curiosa popolazione dell'estremo nord d'Europa, da lui chiamata Scritobini (descritti anche dallo storico bizantino Giordano e da Procopio di Cesarea), i quali erano soliti praticare uno sport a noi ben noto: lo sci. Probabilmente Diacono ci sta parlando dei Lapponi, chiamati diversamente da lui perché inquadrati attraverso fonti germaniche e non urgo-finniche; il nome loro attribuito dall'autore, infatti, è assimilabile al tedesco antico "scriten" il quale indicava il "correre", il "saltare" e lo "scivolare". Gli Scritobini si nutrivano di carne cruda e si coprivano con le pelli strappate agli animali selvatici i quali erano cacciati con una tecnica curiosa: grazie a degli archi ricurvi posti sotto i loro piedi, gli Scritobini erano in grado di scivolare e saltare rapidamente sulla neve evitando così di affondare o di rallentare. Si tratta insomma dello sciare, pratica descritta anche da Erodoto e Virgilio, dunque ben più antica di quanto si possa immaginare.

7) IL "PADRE" DELLA NARRATIVA VAMPIRESCA NON E' STOKER
vampiro polidori stokerQual è il primo narratore moderno ad aver scritto un'opera sui vampiri? Bram Stoker, direte voi, ed invece no. La prima opera a trattare questo fortunato filone è Il Vampiro, scritta da John Polidori nel 1819, quindi circa settanta anni prima del più noto Dracula. Polidori era figlio di un insegnante d'origini italiane e di una governante inglese; viene ricordato anche come accompagnatore e medico personale di Lord Byron. Proprio al seguito del poeta inglese nel 1816 si ritrovò in una notte tempestosa presso una villa sul lago di Ginevra, insieme a Mary Godwin e Percy Bysshe Shelley. Lord Byron propose che ognuno componesse una storia dell'orrore, dando vita ad una sorta di gara: Percy scrisse alcuni racconti di fantasmi, Mary tirò fuori uno scritto che in seguito avrebbe allargato dando vita a Frankenstein e Byron produsse un frammento su di un certo Augusto Darvell, da cui Polidori prenderà spunto per dare vita al suo Vampiro. L'opera inizialmente ebbe un grandissimo successo perché attribuita proprio a Lord Byron, ma in seguito fu lo stesso poeta inglese a riconoscere la paternità di Polidori. Quest'ultimo, però, oltre a prendere spunto dal frammento del suo amico poeta, basò la figura del vampiro proprio su Byron, attribuendole così quelle caratteristiche di nobiltà, altezzosità, seduzione e malinconia che poi diverranno tipiche del genere.  

8) FRANKENSTEIN E' IL DOTTORE, NON IL MOSTRO!
Frankenstein victor mostro prometeoProseguendo con il filone horror-gotico, più che una curiosità si tratta quasi di una precisazione. Per alcuni sarà ovvio, scontatissimo, ma vi preghiamo di non commentare con "Lo sapevo già", "Chi non lo sa", "Grazie al cavolo" e simili, perché vi assicuriamo che tantissime persone (soprattutto i più giovani) si imbrogliano facilmente, ritenendo che F. sia il nome del simpatico mostro. Mary Shelley ha scritto l'opera Frankenstein, o il moderno Prometeo e, come risulta evidente dallo stesso titolo, F. non può di certo essere il nome della creatura. Si tratta infatti del cognome di Victor, lo scienziato che al pari del Prometeo della mitologia greca intendeva andare contro il destino e allo stesso modo seguendo le orme del Prometeo ovidiano cercò di dare vita agli uomini (in questo caso ridare). L'errore nasce dal fatto che spesso l'essere viene ricordato come "mostro di Frankenstein", e così che molte persone interpretano il "di" come "dal nome di" e non come "creato da". 

9) CHURCHILL E' STATO INSIGNITO DEL PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA
Sir Winston Churchill è noto agli studiosi ed agli appassionati di storia come un politico di primo piano della storia del '900. Di lui si ricorda la determinazione con la quale guidò l'Inghilterra nel '40 durante la resistenza mentre i tedeschi bombardavano il paese e poi nella riscossa che portò le potenze alleate a sconfiggere quelle dell'asse. Da subito si fece notare per le sue notevoli capacità oratorie (nonostante avesse un difetto di pronuncia) e per la meticolosità con la quale preparava i suoi discorsi, curati nella forma e nello stile. Proprio i mirabili discorsi con i quali incoraggiò le truppe ed i civili durante il secondo conflitto mondiale, oltre alle sue opere di storia tra le quali spicca proprio La seconda guerra mondiale, valsero al politico inglese il premio Nobel per la Letteratura nel 1953. Un'altra sua opera di enorme importanza fu Una storia dei popoli di lingua inglese, sterminato racconto sulla Gran Bretagna, sulle sue colonie e su vari possedimenti che prende le mosse dall'invasione cesariana dell'isola fino alla Prima guerra mondiale.

10) JOSE' RYOKI E' LO SCRITTORE PIÙ PROLIFICO DI TUTTI I TEMPI
Josè Carlos Ryoki (22 luglio 1946) è lo scrittore più prolifico in assoluto. Autore brasiliano, dal 1 giugno 1986 ad oggi ha pubblicato 1075 libri, con il proprio nome oppure servendosi di pseudonimi. In particolare in soli dieci anni, tra il 1986 ed il 1996, ha pubblicato ben 1058 opere, tra racconti di fantascienza, libri western, storie d'amore, opere sulla guerra e thriller.
Nel 1986 ha abbandonato la carriera di medico specialista in chirurgia toracica e si è dedicato completamente alla scrittura, facendo fortuna soprattutto con i libri tascabili, e nel 1993 è entrato nel Guinnes dei primati grazie a questo suo incredibile record. Intorno alle mille pubblicazioni Josè ha deciso di abbandonare i romanzi tascabili per concentrarsi su opere più lunghe e meditate.
Nel 1996 il giornalista del Wall Street Journal, Matt Moffett, ha sfidato Ryoki a scrivere un libro nel tempo più breve possibile; l'autore è riuscito a realizzarne uno in una sola notte, più precisamente tra le 23:30 e le 4 di mattina.