giovedì 18 settembre 2014

AMLETO; Essere o non essere (To be, or not to be), William Shakespeare



(EN)
« To be, or not to be, that is the question:
Whether ’tis nobler in the mind to suffer
The slings and arrows of outrageous fortune,
Or to take arms against a sea of troubles,
And by opposing end them? To die, to sleep…
No more, and by a sleep to say we end
The heartache and the thousand natural shocks
That flesh is heir to: ’tis a consummation
Devoutly to be wished. To die, to sleep.
To sleep, perchance to dream. Ay, there’s the rub,
For in that sleep of death what dreams may come
When we have shuffled off this mortal coil
Must give us pause. There’s the respect
That makes calamity of so long life,
For who would bear the whips and scorns of time,
Th’oppressor’s wrong, the proud man’s contumely,
The pangs of despis’d love, the law’s delay,
The insolence of office, and the spurns
That patient merit of th’unworthy takes,
When he himself might his quietus make
With a bare bodkin? Who would fardels bear,
To grunt and sweat under a weary life,
But that the dread of something after death,
The undiscovered country from whose bourn
No traveller returns, puzzles the will,
And makes us rather bear those ills we have
Than fly to others that we know not of?
Thus conscience does make cowards of us all,
And thus the native hue of resolution
Is sicklied o’er with the pale cast of thought,
And enterprises of great pitch and moment
With this regard their currents turn awry,
And lose the name of action. »


(IT)
« Essere, o non essere, questo è il dilemma:
se sia più nobile nella mente soffrire
i colpi di fionda e i dardi dell’oltraggiosa fortuna
o prendere le armi contro un mare di affanni
e, contrastandoli, porre loro fine? Morire, dormire…
nient’altro, e con un sonno dire che poniamo fine
al dolore del cuore e ai mille tumulti naturali
di cui è erede la carne: è una conclusione
da desiderarsi devotamente. Morire, dormire.
Dormire, forse sognare. Sì, qui è l’ostacolo,
perché in quel sonno di morte quali sogni possano venire
dopo che ci siamo cavati di dosso questo groviglio mortale
deve farci riflettere. È questo lo scrupolo
che dà alla sventura una vita così lunga.
Perché chi sopporterebbe le frustate e gli scherni del tempo,
il torto dell’oppressore, la contumelia dell’uomo superbo,
gli spasimi dell’amore disprezzato, il ritardo della legge,
l’insolenza delle cariche ufficiali, e il disprezzo
che il merito paziente riceve dagli indegni,
quando egli stesso potrebbe darsi quietanza
con un semplice stiletto? Chi porterebbe fardelli,
grugnendo e sudando sotto il peso di una vita faticosa,
se non fosse che il terrore di qualcosa dopo la morte,
il paese inesplorato dalla cui frontiera
nessun viaggiatore fa ritorno, sconcerta la volontà
e ci fa sopportare i mali che abbiamo
piuttosto che accorrere verso altri che ci sono ignoti?
Così la coscienza ci rende tutti codardi,
e così il colore naturale della risolutezza
è reso malsano dalla pallida cera del pensiero,
e imprese di grande altezza e momento
per questa ragione deviano dal loro corso
e perdono il nome di azione. »
(Amleto, atto terzo, scena prima)

lunedì 8 settembre 2014

L'ODIO AI TEMPI DI INTERNET

Questo è un articolo sull'odio.
La vicenda ormai è nota a tutti (clicca qui) e potrebbe essere analizzata da moltissimi punti di vista, in parte sarà fatto anche qui, ma ciò che mi preme maggiormente sottolineare è l'odio puro ed immotivato che numerose persone covano dentro e tentano di espellere ad ogni minima occasione, così da sfogare la propria frustrazione ed incapacità di ragionare.
La ricostruzione precisa dei fatti probabilmente non ci sarà mai, continueremo sempre ad avere due versioni diverse della storia, ma più o meno è possibile riassumere tutto così: tre ragazzi a bordo di un motorino non si sono fermati all'Alt, ne è nato un inseguimento, ad un certo punto il motorino ha urtato un'aiuola ed i tre hanno proseguito la fuga a piedi; da questo momento gli eventi si complicano, ma l'unica cosa certa è che Davide Bifolco è stato colpito alle spalle da un proiettile, esploso accidentalmente secondo quanto riferito dalle autorità.
Ora, dicevamo, si possono scegliere diversi obiettivi d'analisi.

Ci si può soffermare sul ruolo della famiglia, domandandosi come mai un ragazzo di 17 anni girasse alle tre di notte in sella ad un motorino ed in compagnia di almeno un amico poco raccomandabile (sebbene nulla di ciò costituisca reato).
Potremmo analizzare la questione sicurezza in generale, oppure nel particolare, studiando l'ampia zona compresa tra Napoli e provincia (dove vive chi sta scrivendo) nella quale lo Stato è praticamente assente, dove  le istituzioni hano lasciato campo alla delinquenza ed al degrado mettendo in difficoltà le persone oneste oppure facendo scivolare nella disonestà chi è in bilico.
Spingendoci un po' più in là potremmo anche parlare di ciò che è successo dopo, ossia delle manifestazioni di protesta degli abitanti di quel quartiere, domandandoci se avrebbero fatto lo stesso nel caso fosse morto un carabiniere oppure una vittima della camorra (in realtà ci sono state delle manifestazioni in seguito a tali eventi).
Non sarebbe peregrino interrogarsi sulle forze dell'ordine e sul modo in cui esse sorvegliano il territorio, o anche sulla loro formazione e preparazione (il carabiniere coinvolto ha 22 anni), non dimenticando che di episodi simili ne sono accaduti anche troppi.

Invece mi soffermerò, come detto, sull'odio.
La gente odia, prova una rabbia indescrivibile, alimentata dallo società marcia che abbiamo creato, dalla dissoluzione dei rapporti umani, dal prevalere della furbizia sull'onestà.
Ci sono diversi modi in cui è possibile smorzare questa rabbia: tramutandola in energia positiva utile a sopravvivere ogni giorno; affidandoci all'affetto di familiari ed amici; canalizzandola nell'arte; gettandola addosso a tutto e tutti al primo momento propizio.
Ecco, questa ultima possibilità è quella decisamente più diffusa ed in particolare internet è oramai diventato lo "sfogatoio" principale.
Le reazioni al triste evento di cronaca sopra descritto possono essere utili per evidenziare questa deriva. Premetto che ho censurato i nomi dei seguenti casi umani soltanto per pietà, in effetti loro hanno postato dei commenti su pagine pubbliche, quindi nulla mi avrebbe vietato di mostrare la loro identità. Ognuna di queste persone ha scritto cose viste e riviste anche su altri siti, dunque possono essere prese come esempio di categorie più generali.

1) IL GIUDICE: Secondo questo individuo il ragazzo era un delinquente, così come lo sono tutti quelli che hanno manifestato. In realtà Davide era incensurato, non si è mai detto che avesse commesso alcun reato quella sera, escludendo ovviamente il non fermarsi all'Alt.

2) IL RAZZISTA: Questa categoria è ormai in continuo aumento, alla faccia del caro detto "Italiani brava gente". Ci siamo imbarbariti a tal punto che ogni forma di diversità viene condannata a priori, come se il confronto con gli altri dovesse portare per forza ad un peggioramento della nostra vita. In questo commento, poi, vediamo una mirabile e notevole sintesi di odio religioso e discriminazione territoriale, caso raro. Da un punto di vista logico, poi, mi chiedo come sia possibile risolvere qual si voglia problema espellendo i napoletani (presumo dall'Italia), anche perché, una volta che ce ne saremo andati, altri prenderanno il nostro posto, diventando a loro volta napoletani (a meno che non si voglia radere al suolo la città). Per la cronaca, anche sul profilo di Davide sono comprarsi frasi razziste ed offensive.

3) IL COMPARATORE: In questo caso l'autore del commento ha confrontato la vicenda del rione Traiano con quella di un giovane ragazzo pugliese morto in seguito alla disastrosa calamità naturale che ha colpito la zona. Quasi come se una morte ne escludesse per forza un'altra, oppure come se ci si dovesse dedicare ad inutili paragoni ogni volta che muoiono due o più persone a breve distanza di tempo. P.s.: anche in questo caso si sottintende che Davide fosse un delinquente, come abbiamo già sottolineato cosa non vera.

4) IL SOLIDALE: Anche quest'ultimo sottintende che il ragazzo fosse un delinquente e, nel goffo tentativo di solidarizzare con i carabinieri (che non vedo come possano ritenersi parte lesa in questa vicenda) propone di uccidere tutti i delinquenti direttamente, senza passare per nessun grado di giudizio.

5) IL SOLDATO ALLA FULL METAL JACKET: "Questo è il mio fucile...senza di me il mio fucile non è niente; senza il mio fucile io non sono niente". Ricordate? Ebbene, qui abbiamo un vero e proprio sceriffo, il quale non solo si comporta come il SOLIDALE, ma con il suo sgrammaticato onorarlo lo ringrazia perché il proiettile avrebbe reso giustizia a tutte le vittime della malavita. Anche qui si sottintende la delinquenza di Davide, ed inoltre vorrei aggiungere che si implica anche un'azione volontaria da parte del carabiniere, cosa per adesso non appurata e credo che il ventiduenne rinuncerebbe subito a questo "onore" per evitare l'accusa di omicidio volontario.

Passiamo ora ad una serie di odiatori generici, soffermandoci in particolar modo sulle parole dell'ultimo per una riflessione più approfondita:


















Ecco, quest'ultimo commento è il perfetto riassunto di altre centinaia sparsi qui è li per la rete, i 63 "mi piace" lo confermano, ed ora ne saranno certamente di più.
In effetti, leggendo i commenti su internet, si trovano una marea di giustizialisti ( del tipo "non si è fermato all'Alt = giusto che sia morto"). Magari alcune di queste persone depositano la spazzatura fuori orario, passano col rosso ogni tanto, parlano al telefonino mentre guidano, evadono le tasse quando possono, prendono soldi a nero, non versano i contributi ai dipendenti, comprano roba di contrabbando, accettano di non avere la ricevuta per un po' di sconto, buttano le cicche per terra, invitano all'evasione fiscale come forma di protesta, compiono apologie di reato ogni giorno su Fb invitando ad uccidere quel tale politico, spargono commenti razzisti a raffica, fregano sul resto o imbrogliano il commerciante, si fanno timbrare il proprio badge da qualcun altro, sottraggono le riviste che arrivano per posta al vicino, intascano qualche ninnolo esposto fuori dai negozi, rubano le pile dal telecomando della camera d'albergo, ecc. ecc. Poi, appena vengono beccati, mettono in atto le migliori sceneggiate e se la prendono con lo "Stato oppressivo", però cazzo, sto ragazzo per loro meritava di morire a prescindere perché non si è fermato all'Alt.

Ha commesso un reato facendo ciò? Certo che si, ma doveva essere punito in PROPORZIONE a quello che aveva fatto, non con una fine così orribile. Siete certi che voi vivreste a lungo in una società basata sulla vostra intransigenza? Alcuni dei reati che ho citato sono ben più odiosi a mio giudizio, certo meno vistosi, ma di sicuro nuocciono maggiormente alla comunità di un ragazzo che non si ferma all'Alt. Vogliamo dire che Davide non aveva avuto una giusta educazione dalla scuola e dalla famiglia? Io non lo so, non lo posso sapere e non voglio giudicare senza conoscere, ma vi dico una cosa dal mio ruolo di insegnante di scuola superiore che lavora tra Napoli e provincia: mi scontro ogni anno con genitori che non riescono a dare la giusta istruzione ai propri figli, ma certe volte devo accettare che non hanno potuto perché lasciati soli dallo Stato, oppure hanno tentato ma si sono visti rimandare indietro tutte le opportunità. Formiamo i nostri ragazzi nonostante le istituzioni facciano di tutto per rovinare la scuola, però poi li vediamo girare per le strade senza un lavoro e senza prospettive, perché coloro che governano non fanno altro che passare il tempo a trovare modi sempre nuovi per ridurre il nostro debito pubblico, operando quindi per le banche e non per i cittadini. Ci troviamo così una società senza lavoro, senza sicurezza, senza assistenza e senza servizi, però poi ce la prendiamo con quelli che sgarrano di una virgola, gettando su di loro tutto il nostro odio e festeggiando per la loro morte?

Ideogramma cinese per  l"odio"
Vi sentite incazzati? E fate bene, ma allora indirizzate la vostra indignazione contro chi ha mandato un carabiniere di soli 22 anni a presidiare una zona così difficile; adiratevi con chi ha lasciato gran parte del nostro territorio senza la minima protezione, se non qualche sparuto posto di blocco formato da uomini troppo tesi. Secondo voi è sbagliato andare in tre su di un motorino? Certo che lo è, dannazione, ma come si può pretendere che le leggi più elementari vengano rispettate o che ci voglia la mano pesante quando si sanano i furti ad alti livelli, quando si perpetrano inganni ai danni dei cittadini, quando la Legge si dimostra diseguale, concedendo vie d'uscita a chi ha i soldi o le giuste conoscenze?

Io non ho mai ricevuto nemmeno una multa, non compio infrazioni, mi fermo sempre ai posti di blocco, non sostengo la legittimità di alcun tipo di delitto, ma non desidero la morte di chi fa il contrario. Chi sbaglia deve essere sanzionato in proporzione al proprio errore, sennò ci troviamo nel Far West, ed allora chi vi assicura che ne uscirete vivi?

Se poi il vostro unico sfogo è solo quello di gioire per la morte di un ragazzo di 17 anni disarmato, allora per voi non ci sono parole. Un giorno, però, magari sarà qualcun altro a sputare sulla vostra morte, ma voi non ci sarete più per poter spiegare che non eravate dei delinquenti e che, nonostante una vita spesa ad odiare, magari non meritavate di morire così.


ARTICOLO DI: Seth Ankh

martedì 2 settembre 2014

ESSE EST PERCIPI

Essere è essere percepiti. 

L’esistenza non sussiste in assoluto. Non siamo nulla senza alcuna contatto con chi ci può farci da specchio.
Chiusi da soli, in una stanza, esistiamo davvero? Grazie alla mente pensiamo, certo, quindi crediamo di esistere, ma supponiamo ciò soltanto grazie al nostro stesso pensiero; potrebbe essere tutto un’illusione della mente, un'eco lontana di qualche passata esistenza.
L’uomo è l’universo giunto alla consapevolezza di sé”: perfetto, sennò perché dovrebbe esserci l’esistenza? Una entità vagante nello spazio profondo non potrebbe sapere di esistere davvero. Potrebbe pensare di esistere, ma questo pensiero potrebbe essere una illusione, una condizione limitata e meccanica, un sogno della non esistenza. Solo lo scontro o l’incontro con un’altra entità le può dare la prova di esserci, di vivere ed essere sentita.
Dio vagando per l’universo potrebbe essersi sentito solo.
Potrebbe aver capito di non esserci mai stato in realtà, perché non aveva mai lasciato una traccia di sé, qualcosa da contemplare per capire davvero di essere stato.
Figuriamoci allora l’uomo
Sentirsi soli sulla terra è una sensazione che molti sbandierano come desiderabile, ma che nessuno vuole provare, in realtà: si parla di grandi esperienze eremitiche, ma queste sono tali, paradossalmente, perché sono state percepite e tramandate; senza di ciò sarebbe esistite solo per chi le ha praticate e, quindi, non ci sarebbero mai state.
Persino gli insetti o le forme di vita minime si uniscono, si coalizzano, o anche i batteri e i virus cercano la vita da insediare, perché solo trasformando l’ambiente circostante sanno davvero che ci sono…
Gli atomi, essi stessi hanno generato tutto cozzando ed incontrandosi: diceva il filosofo che se fossero caduti tutti perpendicolarmente, senza forza alcuna che li facesse deviare dalla caduta nel vuoto e nel tempo, non si sarebbero mai toccati.
L'esistenza non sarebbe mai stata tale.
Anche loro hanno subito delle declinazioni, dei movimenti che li hanno fatti incontrare ed unire; spostamenti che altro non sono se non forma infinitamente piccola, ma profondamente grande, d’amore; proprio perché immotivata, senza nessuna causa scientifica. Sono finiti l’uno sull'altro solo per non restare da soli.
Eppure…
Eppure l’uomo contraddice tutto ciò: figlio di un Dio che non voleva sentirsi solo, di un universo che voleva conoscersi, di microscopici corpuscoli primordiali che si coalizzavano per uscire dall'acqua, proprio egli, l’uomo, fatto dagli stessi atomi che viaggiano ma pur sempre cozzando tra loro, si è progressivamente isolato.
Dietro gli ordini, i ceti, le classi, i partiti, gli stati, le etnie, le religioni, le guerre, il tifo, l’odio, il narcisismo, la presunzione, l’indifferenza, la superbia, l’invidia, la crudeltà, la violenza, le ideologie…
Abbiamo dimenticato che esistiamo solo se restiamo insieme, solo se (r)esistiamo amandoci l'un l'altro.

Oggi abbiamo a disposizione i più grandi mezzi di comunicazione, ma li usiamo soltanto per uno scopo: gridare quanto siamo soli, senza muoverci verso l’altro, senza voler percepire…

Esistiamo come se non esistessimo, sopravviviamo ormai stancamente, ed abbiamo smesso di vivere. 

Il giovane Holden (J.D. Salinger) - "I libri"



Questa storia a momenti mi lasciava secco. I libri che mi piacciono di più sono quelli che almeno
ogni tanto sono un po' da ridere. Leggo un sacco di classici, come Il ritorno dell'indigeno e via
discorrendo e mi piacciono, e leggo un sacco di libri di guerra e di gialli e via discorrendo, ma non è
che mi lascino proprio senza fiato. Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando
li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l'autore fosse un tuo amico per la pelle e
poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira. Non succede spesso, però.

What really knocks me out is a book that, when you're all done reading it, you wish the author that wrote it was a terrific friend of yours and you could call him up on the phone whenever you felt like it.