mercoledì 29 ottobre 2014

IN MEMORIA DI STIEG LARSSON - ANALISI DELLA TRILOGIA MILLENNIUM, PARTE QUARTA (La trama e il sistema dei personaggi degli ultimi due libri)

LA RAGAZZA CHE GIOCAVA CON IL FUOCO & LA REGINA DEI CASTELLI DI CARTA


La vicenda: il lento inizio e la scossa improvvisa
 Come abbiamo anticipato precedentemente, il secondo volume si apre con Lisbeth intenta a godersi la sua fortuna milionaria in viaggi intorno al mondo. Da un flasback veniamo a conoscenza dei numerosi tentativi operati da Mikael per riallacciare i contatti con la ragazza. In realtà lui non ha idea del perché lei gli dimostri una tale avversione, sfociata nella completa indifferenza durante un incontro casuale in metropolitana. Rattristito e depresso ha deciso di lasciarla andare per la sua strada senza cercare nuovi incontri.
Lisbeth tenta di rimuovere il giornalista e le recenti avventure con una sosta prolungata su di un isola caraibica, tuttavia qui non mancheranno fatti degni di nota: intraprende una relazione con un giovane sedicenne, cerca di risolvere l'ultimo teorema di Fermat, si trova a contattato ancora una volta con un “uomo che odia le donne” il quale finge tutto il giorno di lavorare in giro per l'isola (costui è un finto medico e si guadagna da vivere in truffe) e la sera torna in albergo per sfogarsi puntualmente con la moglie a suon di botte. Arriva un uragano e a Lisbeth viene dato l'ordine di rifugiarsi nel bunker dell'albergo, ma lei si avventura fuori per salvare il suo giovane amante. Durante questa pericolosa sortita incappa nel truffatore che sta tentando di uccidere la moglie per poi intascarne l'eredità, ma per sua sfortuna sul proprio cammino c'è Lisbeth, la peggiore nemica di questo genere di violenti: salvata la donna, l’uomo viene abbandonato nel ben mezzo della tempesta, ferito e certamente destinato alla morte. Il male non abbandona Lisbeth nonostante lei si sposti a destra e a manca, ecco perché decide di tornare a Stoccolma.
Nella capitale svedese, nel frattempo, l'avvocato Bjurman ha un obiettivo: disfarsi di Lisbeth e della minaccia di cui è portatrice. Cerca informazioni sulla sua vita ed incappa fortuitamente in una indagine di parecchi anni fa condotta dall'agente Bjork, suo vecchio collega degli anni in cui aveva collaborato con i servizi segreti. Tempo prima avevano lavorato assieme ad un progetto segretissimo in cui poi era stato coinvolto anche un famoso psichiatra, il dottor Teleborian. Costui aveva reso possibile l'internamento di Lisbeth per tutelare l'identità di un certo Zala (più avanti vedremo chi è e perché ha meritato una tale difesa). In seguito la giovane si è guadagnata la parziale libertà grazie alla tenacia di Palmgren, il suo primo tutore. L'avvocato Bjurman adesso sa di non essere il solo a volerla eliminare, cerca di contattare i suoi vecchi amici ma all'incontro si presenta un misterioso gigante biondo. Costui si assume il compito di eliminare Lisbeth, ma per il momento commissiona soltanto il rapimento della giovane ad un club di motociclisti-delinquenti con cui ha rapporti di lavoro (ovviamente tutte cose illegali).
Dal punto di vista sentimentale, nel frattempo, Mikael ha iniziato una relazione anche con la rediviva Harriet (senza mai troncare quella con Erika), subentrata al posto dello zio nel consiglio d'amministrazione della rivista. A Millennium, intanto, si lavora ad un nuovo caso: Dag Svensson lavora ad un'inchiesta sul commercio di prostitute dall'est Europa, condividendo le indagini con la sua ragazza Mia che sta terminando una tesi di dottorato sullo stesso tema. Dag chiede l'appoggio del famoso Mikael il quale accetterà di aiutarlo, ritrovando nel giovane lo stesso spirito intraprendente che “Kalle Blomkvist” aveva dimostrato in gioventù. Il reporter sta per chiudere la bozza del libro che Millennium pubblicherà, ma, all'ultimo momento, dopo aver intervistato tutti i clienti che saranno pubblicamente denunciati dall'inchiesta, contatta Mikael per chiedergli un supplemento d'indagine dato che spesso è comparso un nome all'apparenza importante su cui indagare: Zala.

Nel frattempo Lisbeth riallaccia la relazione con Mimmi, le cede la sua vecchia casa sentendo di potersi fidare di lei e ne acquista una nuova (un attico stupendo dal quale si domina tutta la città sino al mare) che però lascia praticamente spoglia, dotata come è di una sobrietà naturale. In realtà le serve per isolarsi dal mondo e dal suo passato, mentre Mimmi ritirerà la posta per lei al vecchio indirizzo per non destare sospetti. Torna quindi a trovare Armenskj, scopre da lui che Palmgren è ancora vivo, anche se molto malato, quindi lo va a trovare e decide di stanziare un fondo per permettergli di riprendere le sue funzionalità logo-motorie il prima possibile. Dopo aver malauguratamente rincontrato Mikael in un pub (senza che lui la veda) decide di entrare nuovamente nel suo pc e legge le informazioni sulla nuova indagine, ma c'è un nome che le fa gelare il sangue nelle vene: Zala.

Siamo a circa metà del libro quando la trama esplode per la sua velocità, da questa momento i colpi di scena di susseguono a catena: Mikael sventa fortuitamente il tentativo di rapimento di Lisbeth, ma non riesce a parlarle prima della fuga; la ragazza dopo qualche giorno si reca a casa di Dag e Mia per capire cosa sanno del fantomatico Zala, ma nello stesso momento Mikael sta per arrivare dalla coppia per discutere delle modifiche al libro che il giovane reporter vuole apportare quasi oltre il tempo limite. Mikael trova entrambi morti, uccisi con colpi di pistola. Le indagini sugli omicidi vengono gestite da una squadra di massimi esperti: procuratore Ekstrom, ispettore Bublanski e i detective Faste, Svensson e Sonja Modig. Dopo pochi giorni verrà trovato cadavere anche l'avvocato Bjurman. Sull'arma dei tre delitti vengono scoperte le impronte di Lisbeth, con grande sorpresa di Mikael che tuttavia non crederà mai alla sua colpevolezza e si metterà subito all'opera per condurre un'indagine privata parallela alla polizia; difatti le forze pubbliche fanno di tutto per gettare discredito sulla giovane, descrivendola come una lesbica, satanista, deviata mentale e socialmente pericolosa (anche grazie a manovre dall'alto che fanno presa sul carrierista Ekstrom). Mikael viene aiutato nelle indagini da Paolo Roberto, campione di pugilato che ha stretto una forte amicizia con Lisbeth (rivelatasi sorprendentemente utile nell'allenare i pugili vista la sua agilità). Roberto si reca all'ex casa di Lisbeth, abitata ora da Mimmi, ma giunto lì scorge il misterioso gigante biondo che sta per rapire la donna. Lo segue fino ad un casolare ed ingaggia un duro combattimento con l'uomo, ma riesce a mettersi in salvo insieme a Mimmi soltanto per miracolo.

Nel contempo Mikael è riuscito ad entrare in contatto con Lisbeth attraverso un sistema ingegnoso: scrive dei documenti salvandoli poi sul suo desktop sapendo che lei ha la possibilità di leggerli hackerandogli il pc  e per farle fare ciò lancia una notizia esca in tv (afferma che Dag si stava occupando di hacker prima di essere ucciso). Da questo scambio di messaggi lei lo indirizza verso Bjork e lo mette in guardia dallo psichiatra Teleborian, ossia l’uomo che la costrinse in manicomio a dodici anni. Lisbeth scopre i rapporti di Bjurman con i suoi nemici del passato, evita un ulteriore rapimento mettendo a tappeto due dei motociclisti ingaggiati dal gigante biondo ed in seguito rintraccia il nome di costui e la sua residenza a Goteborg dove presumibilmente vive anche il padre per il quale agisce questo gigante dalla forza spaventosa. Riesce ad ottenere queste informazioni torturando un altro “uomo che odia le donne” il quale ha stuprato ripetutamente una prostituta di Zala ed in cambio ha dovuto svolgere dei favori per lui.
Il giornalista di Millennium ha attirato una parte della squadra di polizia dalla sua parte (in particolare Sonja) e, dopo aver parlato con Bjork, riceve numerose informazioni (scambiandole con la promessa di anonimato, dato che anche lui era coinvolto nell'inchiesta di Dag) che poi aumentano dopo la scoperta della nuova casa di Lisbeth. Mikael si rende conto finalmente delle torture subite dalla giovane nel presente e nel passato: Zala è una ex spia russa, fuggita dall'Urss e rifugiatasi in Svezia dove ha trovato protezione in cambio di informazioni accumulate negli anni. Qui è stato assistito da Bjork e Bjurman oltre che da una apposita “Sezione” ancora più segreta dei servizi segreti, nascosta al parlamento e conosciuta solo da pochi politici. Nel mentre Zala si metteva spesso nei guai, frequentava diverse donne e da una giovane svedese ha avuto una figlia: questa creatura è Lisbeth (c'è anche una gemella, ma nella trilogia non si vedrà mai). Dopo aver visto picchiare ripetutamente la madre, Lisbeth comincia a nutrire odio profondo verso questo padre che “odia le donne”; tenta una prima volta di accoltellarlo, mentre in un secondo attentato gli dà fuoco, menomandolo a vita e mettendone a rischio la copertura. A causa di ciò viene internata con l'inganno da Bjork e Teleborian, mentre Bjurman non viene messo al corrente di nulla, ma, dopo la malattia di Palmgren, fu fatto in modo che venisse assegnata a lui la tutela di Lisbeth cosicché, nel caso si fosse confidata col suo tutore riguardo al passato, non ci sarebbe stata una nuova persona a conoscere l'esistenza di Zala, bensì un ex protettore della spia, e l'avvocato avrebbe avvisato che lei stava cominciando a parlare. Tra le altre cose Mikael scopre il cd con il filmato dello stupro subito da Lisbeth, riesce a comprendere che la giovane si è recata a Goteborg intenzionata a chiudere i conti col gigante buono e, di conseguenza, col padre.
Lisbeth raggiunge la casa di Zala, ma è attirata in trappola. Ascolta rassegnata i ricordi e gli insulti del padre ormai certa di non avere scampo, non tanto per il vecchio genitore menomato, quanto per il gigante biondo, Ronald, di cui inoltre Zala ha resa nota a Lisbeth la paternità, rendendola consapevole di avere un fratellastro opposto in tutto e per tutto. Il padre la fredda con un colpo in testa e Ronald si occupa di sotterrala, ma, a causa del piccolo calibro della pallottola, la ragazza non è morta. Rivenuta, torna nella baita come uno zombie assetato di vendetta e la sua apparizione mette in fuga il fratellastro gigante, grosso si, ma timoroso del buio come un bambino, ed infatti scambia la sfigurata Lisbeth per un mostro, fuggendo poi via terrorizzato. La ragazza colpisce il padre con un'accetta, poi si accascia dentro casa persa ogni speranza di sopravvivenza. Ma proprio l'ultima persona al mondo che lei avrebbe mai immaginato è li per salvarla: Mikael. L'ex amante soccorre la piccola vittima che appare quasi morta; lei apre appena lo sguardo e, pur se in punto di morte, non rinuncia ad una sua classica, riassuntiva, indispettita esclamazione: “Kalle Dannatissimo Blombvist”.

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Abbiamo scelto di abbondare nei particolari del riassunto per quanto riguarda il secondo libro e di anticipare in parte le conclusioni del terzo per rendere più chiara l'evoluzione della storia. Le ottocento pagine de La regina dei castelli di carta, infatti, vedono contrapposti due blocchi in lotta contro ed in difesa di Lisbeth (quindi anche di ciò che lei rappresenta, ma chiariremo tutto più avanti). C'è chi la vuole processare – condannare - ingannare e chi la vuole assolvere, per ottenere un risarcimento morale che valga da esempio.

Lo schieramento negativo è così composto: Zalachenko (ricoverato in ospedale a pochi metri dalla figlia).Ekstrom in realtà non ha nulla contro la giovane e non fa parte della congiura, ma viene influenzato dai servizi super segreti con promesse di una carriera rapida e gloriosa, per cui si convince a insabbiare il “rapporto Bjork” (che descriveremo tra poco) e a continuare le indagini contro Lisbeth insieme a Faste, per portare avanti almeno le accuse di violenza ai danni dei due motociclisti che avevano tentato di rapirla. Teneborian invece vuole arrivare ad internare Lisbeth una seconda volta, sia per metterla a tacere definitivamente sia perché segretamente è attratto dal dominio che esercita sui suoi giovani pazienti, morbosità ignorata dalla società svedese che lo considera un grande psichiatra infantile. La Sezione, ovvero il gruppo di spie ultra segrete che si è occupato dei casi più scottanti nella storia svedese. I suoi membri sono Birger Wadensjöö, Otto Hallberg, Georg Nystrom, e Jonas Sandberg, tutt'altro che terribili spie, ma vengono costretti ad agire in maniera cinica e deviata dalle vecchie glorie tornate alla ribalta dopo che il nome di Zalachenko è divenuto pubblico: Evert Gullberg e Fredrick Clinton, ex agenti in incognito pronti a tutto pur di difendere i loro segreti. Gullberg ucciderà Zala poiché costui insisteva  nel ricattare la Sezione, chiedendo una ormai impossibile impunità. Lo stesso Gullberg, subito dopo, si toglierà la vita nell’ospedale in cui ha appena eliminato la spia senza riuscire a far fuori anche Lisbeth. Evert ha spedito lettere deliranti a tutti i giornali e le principali cariche pubbliche, dando così l'idea di essere un matto ed allontanando, con un estremo gesto “eroico”, qualsiasi sospetto dai servizi segreti (a cui comunque non risulta collegato vista la super segretezza della Sezione). La Sezione, ormai formata da un mix di vecchi e nuovi, fa di tutto per occultare i fatti relativi all'internamento forzato della dodicenne Lisbeth, sia pressando le indagini contro la ragazza, sia con infiltrazioni nella stampa finalizzata a dipingerla come una matta da ricoverare, sia con l'occultamento di ogni copia del “rapporto Bjork” (ma una sfugge alla loro repressione), sia tentando di far apparire Mikael come uno spacciatore, nel tentativo di condizionare l'opinione pubblica. Alla fine tenteranno anche di farlo uccidere, ma il giornalista di Millennium riuscirà miracolosamente a salvarsi. Bjork in parte collabora con Mikael in parte cerca vie per la sua salvezza, ma verrà “suicidato” dalla Sezione.

Lo schieramento positivo, definito da Mikael “I cavalieri della tavola balorda” comprende: lo stesso Mikael, impegnato a scrivere un libro verità sulla storia della ragazza e a pubblicare un numero speciale con accuse precise ai suoi aguzzini presenti e passati. Dovrà lottare parecchio per questo obiettivo ed allearsi con servizi segreti “buoni” in lotta contro la Sezione “deviata”. Annika, sorella di Mikael, accetta di assumere la difesa di Lisbeth nonostante non sia una penalista, ma convinta dal fratello che tutta questa storia non è altro che un gigantesco abuso ai danni di una donna (e questa è la branca legale nella quale lei è espertissima). Il dottor Jonasson, dopo aver operato e salvato la vita a Lisbeth, collabora con Mikael fornendo alla giovane hacker gli strumenti necessari per preparare la sua difesa e spiare gli avversari. Armansky collabora inviando dei suoi agenti in aiuto alla polizia, ma viene tradito da uno di essi che invece remava contro Lisbeth a causa di vecchi rancori, quindi il suo aiuto sarà soprattutto finanziario e di protezione nei confronti di coloro che sono coinvolti nell'indagine. I poliziotti Bublanski, Modig e Holmberg e Svensson vengono lentamente convinti da Mikael dell'innocenza di Lisbeth (anche grazie alla lettura del documento di inizio anni '90 scritto da Bjork, in cui l'agente scambiava con Teleborian informazioni e falsità con il fine di internare Lisbeth, mossa necessaria per salvare l'identità di Zala); indagano nei confronti di Ronald Niedermann (il gigante biondo) si rendono conto che è lui il colpevole dei tre omicidi e cercano anche di fare luce sui depistaggi operati nei settori alti della sicurezza nazionale. La redazione di Millennium partecipa alla difesa di Lisbeth sia con indagini che con la preparazione dello speciale sulla Sezione deviata: il reporter Cortez si occupa dello speciale di prossima uscita, Christer Malm (condirettore della rivista e grafico) partecipa direttamente alle investigazioni, Malin Eriksson ha il difficile compito di tenere in piedi la redazione dopo che Erika ha abbandonato il mensile (ci occuperemo della vicenda di Erika più avanti). L'ufficio per la tutela della Costituzione comincia ad indagare sul caso grazie all'iniziativa del suo direttore, Edklinth, e porta avanti l’inchiesta con l’operato di Monica Figuerola. I due impersonano la faccia integerrima e pura della sicurezza segreta statale, senza devianze ed abusi. Stringono un patto di reciproco scambio di informazioni con Mikael riguardo le indagini sulla Sezione e Monica diventa una delle sue nuove conquiste, forse anche qualcosa di più; lo scapolo incallito pare capitolare questa volta.
Abbiamo lasciato per ultima la vittima di tutto ciò, Lisbeth, tutt'altro che indifesa. In un primo momento la sua volontà è soltanto quella di uccidere il padre ricoverato a pochi metri da lei, ma dopo la sua morte comincia a pensare a se stessa, all'imminente processo, e prepara la difesa grazie al suo palmare che Mikael le ha fatto recapitare. Si collega con la sua compagnia di hacker e raccoglie quante più informazioni possibili su Teleborian, Ekstrom e sui membri della Sezione che stanno deviando le indagini di quest'ultimo. Nel frattempo, su consiglio di Mikael, scrive una sua dettagliatissima biografia, a partire dai ricordi infantili di violenza familiare, continuando con l'internamento barbaro di Teleborian, proseguendo con lo stupro di Bjurman e così via. In tutto ciò la giovane trova anche il tempo di aiutare Erika Berger. Quest'ultima ha abbandonato Millennium, dopo una lunga e dolorosa riflessione, per guidare uno dei maggiori quotidiani svedesi, ma risollevare la testata non è semplice, anzi, i problemi si susseguono: il budget in rosso (ne abbiamo parlato all'inizio della nostra recensione); i colleghi che guardano con sospetto al nuovo capo, soprattutto perché donna; uno stolcker le invia messaggi a dir poco terrorizzanti, oltre a perseguitarla anche nella sua casa. Erika si rivolge ad Armanskj che però può assicurarle solo protezione e non la soluzione per tali minacce ignote. Sarà Lisbeth a trovare il molestatore digitale, tramite l'aiuto di Plague.
Come abbiamo accennato i membri della Sezione tentano anche di eliminare Mikael, consapevoli che ha qualche asso nella manica, ma grazie a Monica e al gruppo pulito della pulizia l'attentato sfuma e così il processo può cominciare.
La strategia di Annika è semplice e geniale. Vuole fare in modo che l'accusa metta in campo tutti i suoi “castelli di carta” per poi smontarli al terzo giorno di processo, quando Millennium farà uscire il numero speciale pieno di fonti, diventate a quel punto pubbliche e quindi impossibili da rifiutare in un dibattimento che ha tanta risonanza. Assodata l'innocenza di Lisbeth per il triplice omicidio il procuratore cerca di farla internare affidando tutto alla testimonianza dell'autorevole Teleborian che all'inizio ha buon gioco nel descrivere come pazza la ragazza, aggiungendo tra le prove il memoriale da lei redatto “evidentemente falsato dalla sua schizofrenia”. La difesa chiama Mikael a testimoniare e, grazie alle sue fonti anonime, il giornalista ha i documenti per provare che la terapia subita da Lisbeth a dodici anni fu brutale e gratuita; in seconda battuta Annika mostra alla giuria il filmato dello stupro di Bjurman, considerato un'ennesima fantasia da Teleborian; il colpo decisivo è dato da Mikael che mostra alla giuria l'ultima copia del “rapporto Bjork”, prova  inesorabile di come il ricovero di Lisbeth sia stato progettato a tavolino, nel mentre riesce a provare che la nuova perizia di Teleborian è stata scritta prima ancora di visitare la ragazza, quindi la presunta follia era stata decisa a tavolino.
Nel contempo il dipartimento per la difesa della Costituzione sta arrestando tutti i membri della Sezione e anche Teleborian sarà arrestato durante il processo, a causa di migliaia di foto pedo-pornografiche che lo specialista conservava sul suo pc, intercettate dagli hacker amici di Lisbeth e consegnate alle forze dell'ordine. Annika pressa il giudice per una immediata assoluzione, il procuratore ritira le accusa e Lisbeth è libera. Nel finale dell'opera l'autore ci descrive il viaggio della ragazza a Gibilterra, effettuato per controllare lo stato della sua società miliardaria, poi, una volta tornata in Svezia, avrà un ultimo scontro con il fratellastro Ronald che lei intrappolerà in una fabbrica abbandonata e farà eliminare dal moto-club con cui aveva un conto in sospeso, mentre a sua volta il moto-club sarà in parte eliminato ed in parte arrestato dalla polizia, sempre avvisata dalla ragazza.

Così si dipana l'intricata trama del terzo romanzo, ma sulle ultime due pagine ho intenzione di tornare a conclusione della mia recensione.

domenica 26 ottobre 2014

IN MEMORIA DI STIEG LARSSON - ANALISI DELLA TRILOGIA MILLENNIUM, TERZA PARTE (Uomini che odiano le donne: allegoria dei mali moderni)

Terza puntata del nostro ciclo di post dedicato a Stieg Larsson in vista dei dieci anni dalla sua morte. Nella prima parte abbiamo parlato della vita dell'autore, dei misteri sulla saga, del genere a cui appartiene la trilogia e dello stile; nella seconda ci siamo soffermati sulla vicenda del primo romanzo e sui personaggi della saga.  Oggi analizzeremo il messaggio trasmesso dal primo libro, "Uomini che odiano le donne", mostrando come l'autore sia stato capace di utilizzare il classico genere del giallo come una allegoria sui mali della nostra modernità. 


UOMINI CHE ODIANO LE DONNE

Il mondo contemporaneo attraverso l'allegoria del giallo

“E' solo un romanzo”, anzi, “è solo un romanzo giallo”. Già la prima frase esprimerebbe una sorta di sfiducia nei confronti della letteratura (e dell'arte in generale) come se essa non potesse incidere sulla vita, sul mondo, sulla conoscenza che ci rende liberi. I romanzi gialli, poi, secondo alcuni sarebbero confinati ai margini del sistema letterario, avulsi dalla “serietà” e privi di significato. Come se non si trovassero spunti di riflessione nelle opere di Sir Arthur Conan Doyle, come se Camilleri non fosse uno dei massimi autori di oggi in Italia, come se Gadda non avesse scelto questo genere per descrivere il “pasticciaccio” di mondo in cui viviamo, per non parlare dell’indagine umana e spirituale de Il nome della rosa.
Vediamo cosa trasmette l'opera di Larsson, scopriamo quali aspetti della realtà contemporanea sono analizzati con cura e precisione.
Il primo romanzo si scaglia contro il mondo capitalistico finanziario uscito vincitore dalla disgregazione comunista e sicuro di sé a tal punto da osare tutto, ogni impresa ai limiti della liceità, convinto che il liberismo più assoluto debba concedere il benessere a tutti.

Ti ricordi com'era lo spirito del tempo. Tutti erano così ottimisti, quando cadde il muro di Berlino. Sarebbe arrivata la democrazia […] e i bolscevichi sarebbero diventati dei veri capitalisti nel giro di una notte. (I; p. 32)

Una simile critica al liberismo più assoluto (e alla sua esaltazione) l’avevo già incontrata in Gomorra, di Roberto Saviano, che non a caso si è attirato le antipatie di alcuni difensori del libero mercato per il collegamento tra tale sistema e quello camorristico.

Liberismo totale e assoluto. La teoria è che il mercato si autoregola. […] La liberalizzazione assoluta del prezzo della droga ha portato a un inabissamento dei prezzi. […]Non sono gli affari che i camorristi inseguono, sono gli affari che inseguono i camorristi. La logica dell'imprenditoria criminale, il pensiero dei boss coincide col più spinto neoliberismo. Le regole dettate, le regole imposte, sono quelle degli affari, del profitto, della vittoria su ogni concorrente. Il resto vale zero. Il resto non esiste. [R. Saviano; Gomorra, viaggio nell’impero economico e nel sogno di dominio della camorra; Mondadori, 2006]

Wennestrom è l'emblema dell'uomo di spicco di tale sistema, afferma di essersi fatto da solo, ma in realtà si è arricchito tra fortuna e imbrogli senza la minima pietà per chi è stato schiacciato o senza sentirsi in dovere di spiegare da dove ha cominciato. La sua storia è emblematica: richiesti finanziamenti pubblici per avviare un'impresa nell'est Europa (da civilizzare), finto fallimento, falso in bilancio, fondi neri, investimenti in armi, droga e tanto altro, fino ad arrivare ad un impero dorato con le fondamenta sporche di fango. Mikael non ha pietà per uomini di tale risma.

Non parlare di uomini d'affari. Chiamali come ti pare, ma definirli uomini d'affari è offendere una seria categoria professionale”. (I; p. 40)

Parole scritte nel 2004, con indubbio profetismo visti i risultati del presente, vista la crisi e le sue basi, i silenzi di chi sapeva e gli imbrogli delle banche complici. Ma Mikael non se la prende soltanto con gli autori di tali crimini finanziari. In un suo libro, intitolato I cavalieri del tempio, ammonimento per i reporter economici, accusa il quarto potere, si scaglia contro i giornalisti economici che non hanno indagato, ma, anzi, hanno appoggiato l'ascesa di tali personaggi evitando ogni critica oppure agevolandoli con servilismo stucchevole. Nel nostro mondo reale basta aprire un giornale per scovare tali servi del potere che hanno abdicato ad ogni critica e la adoperano soltanto per difendere chi li finanzia fama, senza guardarsi mai allo specchio per timore di scoprirsi pennivendoli.
Avremmo tanto bisogno di giornalisti come Mikael, guidati soltanto dal senso del dovere e dall'amore per il bene pubblico, lontani da schieramenti e critici delle storture della società.

[…] guardava tutti gli -ismi politici con grande sospetto. […] L'equazione era semplice. Un direttore di banca che perde cento milioni in speculazioni insensate non dovrebbe mantenere il suo posto. Un dirigente d'azienda che maneggia società fittizie deve finire in galera. Un proprietario di immobili che costringe dei giovani a pagare in nero per un monolocale con cesso deve essere messo alla gogna.(I; p. 83)

Prima ho definito l'autore profetico, non saprei esemplificare meglio questa sua vista lunga se non con questa citazione:

Era compito del giornalista economico studiare e smascherare gli squali della finanza che creano le crisi economiche e mandano in fumo il capitale dei piccoli risparmiatori in folli speculazioni.

Facendo un piccolo balzo al terzo libro della trilogia riporto alcune considerazioni di Erika Berger che, dopo aver abbandonato Millennium perché chiamata a dirigere un giornale nazionale di più ampia diffusione, deve fare i conti con il pesante budget negativo. Gli esperti consigliano una serie di licenziamenti a tappeto, ma lei si rivolge così ad uno di loro che l'accusava di debolezza decisionale:

Nel corso di quest'anno tu distribuirai una grossa somma sotto forma di dividendi ai ventitré azionisti del giornale. A ciò si aggiungerà una distribuzione di premi assolutamente assurda, che costerà al giornale quasi dieci milioni di corone […] tu ti sei assegnato un premio di quattrocentomila corone […] il premio avrebbe un senso se avessi fatto qualcosa per rafforzare il giornale. I tuoi tagli invece l'hanno indebolito e hanno aggravato la situazione.” (III, p. 401)

L'accusato risponde con ironia, spiegandole che così funziona il capitalismo, ma la donna conclude:

Propongo di dimezzare tutti gli stipendi dei dirigenti. […] La proprietà comporta anche delle responsabilità. […] Tu vorresti che le regole del capitalismo fossero valide per i dipendenti per non per gli azionisti e per te”. (III; p. 402)

Quando sentirò simili parole da un dirigente del nostro paese allora qualcosa starà davvero cambiando.
L'attacco di Mikael al sistema è così forte e deciso da attirargli contro le ire di quasi tutti i colleghi. Nessuno avrà pietà di lui dopo la condanna nel processo e la maggioranza gioirà per la sconfitta di uno dei pochi ad aver mantenuto la schiena dritta. Noi oggi siamo abituati alla macchina del fango: accuse ai nemici, reportage ad orologeria, critiche pretestuose con solo scopo di denigrare che si è battuto per la giustizia e la verità. Siamo convinti che le inchieste contro i potenti nascondano ordini di altri potenti ed in questo gioco al massacro tutti sono salvi perché nessuno è innocente. Allora giustifichiamo i grandi politici scesi in campo per noi, i manager con il golfino ed i magnati della finanza. Se lo spread sale sentiamo un cappio alla gola, se scende (a comando) brindiamo fiduciosi perché l'economia si sta riprendendo. Ancora una volta le parole di Larsson-Mikael ci aiutano a decifrare una differenza, questa volta quella tra economia e mercato borsistico:

L'economia è la somma di tutte le merci e i servizi che si producono ogni giorno in questo paese. […] La borsa è qualcosa di totalmente diverso. Lì non c'è nessuna economia e nessuna produzione di beni e servizi. Lì ci sono solo fantasie dove di ora in ora si decide che adesso questa o quella società vale tot miliardi di più o in meno. Questo non ha proprio niente a che fare con la realtà o con l'economia del paese”. (I; pp. 658-659)

Se gli speculatori abbandonano il proprio paese lo fanno soltanto per avvantaggiarsene e non c'è alcuna causa che li giustifichi oltre il profitto, se l'economia crolla non è fallito uno stato, ci dice Larsson, ma è stato fatto fallire. Definitivo ed impietoso è il giudizio sui giornalisti che, non indagando, hanno favorito questo caos (la frase mi ricorda una simile di Giovanni Falcone).

I media hanno una enorme responsabilità. […] Se avessero fatto il loro lavoro, oggi non ci troveremmo in questa situazione”. (I; p. 660)

A Mikael è affidato il compito di criticare la violenza del sistema finanziario - speculativo del nostro mondo, a Lisbeth spetta un'altra denuncia, quella della la violenza sulle donne. Larsson ha lavorato da sempre con colleghe dell'altro sesso, ha sempre avuto un profondo rispetto per il genere femminile ed ecco perché ha incentrato l'opera su questo tipo di reato. I dati apposti in apertura di capitolo sono reali e sorprendenti considerando che la Svezia è comunemente considerato uno stato all'avanguardia in Europa sotto il profilo della civiltà:

-In Svezia il 18% delle donne al di sopra dei quindici anni è stato minacciato almeno una volta da un uomo.
-In Svezia il 46% delle donne al di sopra dei quindici anni è stato oggetto di violenza da parte di un uomo.
-In Svezia il 13% delle donne è vittima di violenze sessuali al di fuori di relazioni sessuali.
-In Svezia il 92% delle donne vittime di violenza sessuale non ha denunciato alla polizia l'ultima aggressione subita.

La stessa protagonista rientra in queste statistiche: minacciata e molestata da uno sconosciuto in metro, stuprata dal suo tutore, non ha denunciato la violenza subita. Lisbeth non ha fiducia nelle forze dell'ordine (il perché sarà chiaro nel proseguo della trilogia), ma non soccombe alla depressione dopo la violenza di Bjurman, perpetrata in due atti di crescente devianza maniaca e perversione subdola. Da sottolineare la bravura di Larsson nello scandire il tempo delle violenze. Il rapporto orale sotto minaccia subito da Lisbeth è contemporaneo all'ennesima conquista di Mikael. L'uomo, infatti, vive continui successi in amore:

Gli si mise a cavalcioni e lo baciò sulla bocca. Aveva ancora i capelli umidi e profumava di shampoo. Lui armeggiò goffamente con i bottoni della sua camicia di flanella e gliela fece scendere sulle spalle. Cecilia non si era preoccupata di mettersi il reggiseno. Si schiacciò contro di lui quando le baciò i seni. (I; p. 267)

Dolcezza e sensualità e descrizione della serata di Mikael, ma poche righe dopo entra in scena il dramma di Lisbeth:

La fermò (la mano, ndr) sul seno destro e ve la tenne. Visto che lei non sembrava protestare, le strizzò il seno. […] “Devi imparare a essere socievole e ad andare d'accordo con la gente”. […] Le afferrò la testa con entrambe la mani e le girò il viso così che i loro occhi si incontrassero. […] Lui aspettò finché lei non abbassò lo sguardo in un gesto che interpretò come un gesto di sottomissione. […] Lei ebbe continui conati di vomito nei dieci minuti che durò […] (I; pp. 269-270)

Anche la seconda violenza è preceduta da una descrizione rassicurante e tranquilla della vita di Mikael. Lui si sente sempre più a suo agio a discutere con Cecilia, mentre Lisbeth viene legata e stuprata per un tempo interminabile. Il giornalista si muove leggero e tranquillo nel mondo delle relazione amorose, la giovane hacker conosce soprattutto il male da parte dell’altro sesso.
Ogni ragazza del mondo reale, ogni persona aggredita e umiliata in tale modo non riuscirebbe più ad uscire di casa, si chiuderebbe nell'isolamento più completo. Una frase isolata ad inizio capitolo riassume tutta la sua personalità. Dopo aver scritto che Lisbeth ha vissuto nel suo letto per tre giorni recuperando le forze fisiche e mentali ci aspetteremmo una descrizione approfondita del suo dolore, della rabbia, della depressione:

Ma non piangeva.

Così come può apparire eroico e quasi inverosimile il desiderio di Mikael di combattere le devianze economiche, tale appare la reazione rabbiosa ma lucida della giovane. Riguarda tutto il filmato dello stupro, si tatua una sottile serpentina come memento, progetta una contro-violenza, sfrutta l'accaduto per ottenere una posizione di dominio nei confronti di chi l'ha dominata. Lo stupra con un oggetto, lo ricatta, lo umilia.
A questo punto occorre chiarire un dato fondamentale: Lisbeth è un personaggio letterario. Non la si può giudicare secondo i parametri del nostro universo, nel bene e nel male. Non la si può considerare un modello per la violenza che utilizza come unica arma di difesa, e così non la si può condannare secondo le nostre leggi o convinzioni morali per la ferocia con cui reagisce. I libri funzionano per allegorie, bisogna imparare a decodificarle per non guardare il dito invece della luna. Per capire il messaggio che Stieg Larsson voleva consegnare alle donne dobbiamo osservare la reazione di Lisbeth nel suo complesso, nella totalità dell'opera: riprende quasi subito la sua vita, non cambia le abitudini per paura o vergogna (sentimento che talvolta colpisce chi ha subito tali delitti); reagisce smascherando la pochezza di colui che ha compiuto lo stupro; accetta il caso proposto da Mikael proprio perché ha a che fare con “uomini che odiano le donne”. E' come se sentisse di dover agire nel mondo come guidata da una missione di giustizia (in tutto ciò la spinge anche l'esperienza della madre, vittima di violenza domestica e menomata a vita per l'ultima di esse), sceglie quindi di non diventare “egoista” concentrandosi solo sul torto da lei subito. Ma soprattutto inizia una storia d'amore con un altro uomo e questo punto è importantissimo. Proprio lei, una bambina che ha subito “tutto il male” (poi si capirà di cosa si tratta), una ragazza ripudiata dalla società e trattata con disprezzo, una donna che dopo tutto ciò viene violentata da chi doveva prendersi cura di lei, alla fine trova la forza di innamorarsi per la prima volta, risale dall'abisso più in pace col mondo di quando ci era caduta. Mirabile la maestria di Larsson nel trattare una tematica così complessa con forza ma senza morbosità, con speranza ma senza che questa si palesi in maniera facilmente consolatoria (come accade a molti letterati contemporanei zuccherosi fino al diabete). Certo l'autore non va per il sottile nemmeno nel propinare una estrema delusione alla sua figlia letteraria. Mikael non si è reso conto dei sentimenti di Lisbeth e continua a fare sesso con qualsiasi donna capiti a tiro: la violenza non ha fatto tanto male a Lisbeth di quanto ne farà la mancata corrispondenza amorosa.

La terza tematica che il romanzo affronta prende le mosse dalla classica trama gialla ma la estende oltre, dall'individuo alla società fino alla storia. Ci siamo già soffermati sulle novità di tecnica e stile che Larsson ha apportato al genere, ora dedichiamoci all'analisi delle devianze del mondo contemporaneo. Non si tratta, infatti, di normali omicidi perpetrati da un “semplice” assassino, ma in sottofondo l'autore ha voluto dirci molto di più.
Esponiamo i fatti seguendo l'albero genealogico della famiglia Vanger: Richard Vanger, fratello di Henrik, è stato un “fanatico nazionalista ed antisemita”. Aderisce ad uno dei primissimi partiti nazisti svedesi, entra nell'esercito, viene ripudiato dalla famiglia per le sue idee xenofobe, nel 1940 partecipa come volontario alla cosiddetta “Guerra d'inverno” ( la Russia invase la Finlandia che si era rifiutata di accettare l'installazione di basi sovietiche nel suo territorio) e in tale conflitto morì diventando un martire per le future generazioni di nazisti svedesi. Nell'ambito familiare si comportava come un tiranno, picchiando moglie e figli e perpetrando sottomissioni ed umiliazioni. Suo figlio Gottifried, cugino di Henrik, fu accolto in caso dalla zio alla morte del padre, venne integrato nella società di famiglia, ma non riuscì a stare lontano da donne ed alcool; nel corso della sua vita commise numerosi omicidi durante viaggi di rappresentanza svolti per l'impresa di famiglia: le vittime erano tutte ebree e vennero uccise secondo punizioni capitali descritte nel Levitico, ma il killer non fece mai nulla per nascondere i corpi. Sposatosi con Isabella divenne padre di Martin ed Harriet, entrambi vittime delle sue molestie. In particolare la ragazza fu stuprata spesso, anche da suo fratello, che il padre iniziò alla violenza e agli omicidi. Harriet uccise il padre dopo l'ennesimo abuso (ma tutti si convinsero che fosse affogato dopo essere caduto in acqua per l'ubriachezza) davanti agli occhi di Martin che da quel momento continuò la tradizione omicida paterna. Tuttavia qualcosa cambia nel passaggio generazionale. Martin non sceglie più le sue vittime in base all'etnia, le rapisce e le imprigiona per giorni nella cantina della sua casa ad Hedestad in cui perpetra numerosi abusi prima di ucciderle per poi occultarne i corpi.
Una discendenza abbastanza tragica, non c'è dubbio, ma non sono convinto che Larsson abbia voluto costruire questa “famiglia maledetta” slegata da ogni possibile contesto. Anche in questo caso ci troviamo di fronte ad allegorie capaci di aprire la nostra mente a profonde riflessioni sul mondo in cui viviamo. Credo che questi tre uomini rappresentino tre diversi tipi di devianze del mondo contemporaneo - occidentale, ognuna da collocare nel proprio spazio.
Richard rappresenta la massima degenerazione della volontà di potenza che le nazioni europee hanno coltivato nel secolo passato. L'intera storia moderna è un susseguirsi di guerre ed alleanze finalizzate alla creazioni degli Stati che, dopo la guerra dei Trent'anni, hanno raggiunto sostanziamene i confini di oggi (con il solo ritardo di Germania ed Italia). Le nazioni moderne hanno colonizzato il mondo, hanno stuprato le popolazioni di terre lontane, hanno profanato la loro dignità, hanno abbruttito se stessi con autoesaltazioni e nazionalismi esagerati. Il fascismo ed il nazismo sono state due ideologie giunte al culmine di questa devianza, hanno spinto i popoli ad odiare sempre di più, consegnando il mondo ad un conflitto globale. La vergogna che dobbiamo provare come europei è attribuita alla Svezia in questo libro, ma di certo nessuno di noi può sentirsi innocente (Italia fascista, Germania nazista, URSS dittatura comunista, Inghilterra coloniale e simpatizzante con Hitler nei primi anni incerti, Spagna franchista, Norvegia e Francia in diversi modi collaborazioniste, Austria invasa ma pronta ad accogliere l'invasore e, andando fuori dall'Europa, Usa entrati in guerra più per convenienza che altro senza dimenticare i finanziamenti americani al terzo Reich). Richard incarna tutto ciò: aderisce a questi movimenti e mette in pratica tale ideologia all'interno della famiglia, contamina la psiche di altri suoi familiari (non fu l'unico nazista dei Vanger) e così importa la devianza dalla sfera politica a quelle sociale e familiare.
A Gottifried spetta il compito di perpetrare questa decadenza morale e civile, ma spostandola dalla lotta tra nazioni a quella interna alla società. Tronfio di vizi, inadatto alla vita familiare, incapace al lavoro, sfrutta la sua posizione per dominare le donne con la violenza, nella maniera più abietta e crudele. Si comporta esattamente come gli stati moderni fecero con i “nuovi mondi”. Nel suo operare ci sono ancora delle tracce dell'ideologia paterna ed infatti uccide in nome di una etnia e di un credo religioso, punendo esseri colpevoli solo per la loro nascita. E' lo specchio degli estremismi che ancora oggi viviamo all'interno della società: il dominio del più forte, del superiore, del padrone sugli schiavi. Se la prende solo con chi è più debole, siano donne o i suoi figli. É lo specchio dei suoi anni. Basti pensare allo stragismo italiano (contemporaneo ai suoi delitti) per comprendere quanto possa fare male il conflitto sociale che poggia le sue basi su ideologie passate, ma si attua con ferocia moderna.
Martin è l'ultimo stadio. Siamo partiti dalle nazioni, ci siamo soffermati sulla società ed ora scopriamo il male in un ambito ancora più ristretto: all'interno dell'individuo, nella sua mente malata e perversa. Non uccide per cause etniche o religiose, non ci sono volontà di dominio sociali ed ideologiche. Ama cacciare più che uccidere, gode nel preparare il suo piacere malvagio ma fa di tutto per non condividerlo, infatti ha costruito una sala privata dove abusare delle vittime e i corpi vengono fatti sparire per sempre.
Martin uccide perché la sua è una devianza intima, generata dal male che lo ha preceduto ma coltivata in maniera tale che non gli si può concedere alcuna giustificazione. Mikael sembra mostrarsi indulgente con lui anche se egli stesso è stato vicino alla morte per mano del killer:

Martin in realtà non aveva nessuna scelta”. […] “Lui fu per così dire educato da suo padre”. (I; p. 550)

Ma Lisbeth non ha nessuna pietà, anche lei ha subito violenza e soprusi fin da bambina ma non ha mai provocato il male in maniera volontaria o sadica. La sua reazione alle parole di Mikael è decisa:

Cazzate”. […] “Martin aveva esattamente le stesse possibilità di tutti gli altri di reagire. Ha fatto la sua scelta. Lui uccideva e stuprava perché gli piaceva”. (I; p. 551)

Larsson si è immerso nel male. Dalla storia, alla società, all'individuo. Ha scavato nell'abisso per farci provare la sofferenza e restituirci la luce con la soluzione del caso che, come abbiamo visto, è ben più di un semplice giallo, è un'opera di riflessione e catarsi.


Il messaggio provvisorio

In conclusione, cosa ci lascia Uomini che odiano le donne? Abbiamo compreso come la trama sia tessuta con maestria, spiegato come i personaggi creati magnetici e ben caratterizzati, lo stile scelto innovativo pur senza rompere i canoni del genere, i temi proposti degni di un'opera moderna che faccia riflettere oltre che appassionare.
Ma cosa ci resta dopo un terzo della trilogia?
Se diamo uno sguardo ai personaggi negativi scoviamo l'avvocato Bjurman umiliato e depresso, il killer Martin defunto in un incidente, lo speculatore Wennestorm smascherato e giustiziato...tutto bene allora? Potrei dire di si, a giudicare dalla felice condizione di uno dei due protagonisti, Mikael, riabilitato pubblicamente e pieno di successi in ambito privato. Ma ancora una volta credo si debba prestare attenzione a Lisbeth, la vera protagonista della saga: ha punito Bjurman, tuttavia costui resta ancora nella sua vita e l'incapacità giuridica non le è stata revocata; Martin è morto, ma non ha avuto la soddisfazione di giustiziarlo ed inoltre i suoi delitti non saranno mai rivelati; ha scoperto la sua pignatta d'oro ed insieme l'amore, ma non sa cosa farsene della prima con il cuore spezzato. La sicurezza economica, inoltre, la rende finalmente libera, ma di fare cosa? Come un animale chiuso in gabbia fin dalla nascita avverte inquietudine e incertezza. Il finale brusco getta nel cestino (insieme ad Elvis) ogni tentazione di sentimentalismo o happy end degno di un libricino rosa. I restanti due sono quanto mai necessari.
Uomini che odiano le donne è una sorta di enorme prologo scritto per farci conoscere personaggi e protagonisti che poi si animeranno dinnanzi ai nostri occhi per svelare trame più profonde ed esorcizzare mali più remoti, più nascosti, ma anche per questo più pericolosi.


giovedì 23 ottobre 2014

IN MEMORIA DI STIEG LARSSON - ANALISI DELLA TRILOGIA MILLENNIUM, SECONDA PARTE (Uomini che odiano le donne: i personaggi e la vicenda del primo romanzo)

Seconda puntata del nostro ciclo di post dedicato a Stieg Larsson in vista dei dieci anni dalla sua morte. Nella prima parte abbiamo parlato della vita dell'autore, dei misteri sulla saga, del genere a cui appartiene la trilogia e dello stile. Oggi ci soffermeremo sul primo romanzo, "Uomini che odiano le donne", ripercorrendo la trama (ATTENZIONE SPOILER) ed i personaggi principali, oltre a quelli secondari. 


UOMINI CHE ODIANO LE DONNE


Protagonisti e avvio della vicenda
 I protagonisti dell'opera sono due, Mikael e Lisbeth (anche se considererei quest'ultima la vera protagonista della trilogia) e vengono seguiti parallelamente in gran parte del primo libro, mentre nel secondo e nel terzo agiranno sempre in luoghi separati, uniti soltanto dalla tecnologia a distanza.
Mikael Blomkvist è un giornalista economico di successo, dotato di una morale ferrea e di un attaccamento al lavoro eccezionale. Smascherare truffatori e speculatori è una missione di vita, soprattutto in tempi come i nostri in cui la “vittoria” del capitalismo ha lasciato più vittime che superstiti. E' soprannominato Kalle Blomkvist (come il bambino-detective protagonista dei racconti di A. Lindgren, autrice di Pippi calze lunghe) in seguito ad una indagine risolta con successo nei primi anni della sua attività. Scrive le sue inchieste sulla rivista Millennium di cui è co-direttore insieme ad Erika Berger della quale è anche amante storico con il beneplacito del marito; il suo matrimonio, invece, non ha retto all'infedeltà.
Mikael ha un grande successo con l'altro sesso, più per la sua personalità che per il suo aspetto comunque non indifferente. Ogni occasione è buona per intrufolarsi tra le lenzuola di qualche donna (in linea di massima più grandi di lui) e il matrimonio è stato un tentativo praticamente contro natura vista la sua indole libertina. Spietato con i disonesti si dimostra molto generoso con gli amici ed i colleghi di lavoro, ma il tradimento della sua fiducia costa l'esilio immediato dalla cerchia delle proprie amicizie. É un accanito bevitore di caffè e consuma pasti composti quasi esclusivamente da tramezzini. Vive in uno splendido attico e non disdegna la solitudine, difatti si ritira spesso su un isolotto vicino Stoccolma (nel mondo reale è il luogo il cui è stato “concepito” letterariamente il romanzo) dove rilassarsi o portare a termine un articolo importante. Sembrerebbe tendere verso sinistra, ma la sua concezione politica è spesso nichilistica, come se la società vera dovesse reggersi al di fuori del poteri esterni, soprattutto grazie alla propria morale e alla volontà di vivere in pace. In alcune scelte sorprende per coraggio e decisione, ma talvolta appare come un bambinone incapace di assumersi le sue responsabilità.
Mikael si imbatte in un losco affare di speculazione economica messo in atto dal magnate della finanza Wennestrom. Si getta a capofitto nell'impresa, ma senza rendersi conto che alcuni dei testimone chiave non sono altro che doppiogiochisti: denunciato per diffamazione sarà condannato ad una pesante ammenda e a tre mesi di carcere. Consapevole della sconfitta rinuncia a difendersi nelle ultime fasi del processo, sperando di poter contrattaccare dopo aver scontato la pena e una volta calmate le acque.
Nelle settimane successive alla sentenza viene assunto da Henrik Vanger, magnate in declino dell'industria svedese, con il compito di scrivere la biografia della sua numerosa e complicata famiglia. In realtà il vero compito è un altro: Mikael deve risolvere la scomparsa di Harriet, nipote di Henrik, svanita nel nella quasi quaranta anni primi durante una riunione della azienda-famiglia tenutasi ad Hedestad, cittadina (immaginaria) di piccole dimensioni, collegata da un lembo di terra all'isolotto nel quale vive quasi tutta la stirpe dei Vanger. Dopo ripetuti rifiuti Mikael accetta per diversi motivi: il lavoro dovrà durare un anno (ottimo per fuggire dalla ribalta negativa) e sarà comunque lautamente pagato anche in caso di insuccesso; il giallo è reso accattivante dal fatto che Henrik riceve ogni anno un dipinto di fiori, stesso regalo che Harriet gli faceva in vita ed ora presumibilmente il suo assassino continua la tradizione per portare l'anziano alla pazzia; infine, il vecchio Henrik promette a Mikael di fornirgli prove sulle attività illecite di Wennestorm che in giovane età aveva lavorato per il gruppo Vanger. Nonostante le proteste di Erika e della sorella Annika il giornalista parte per il gelido nord.
Nel contempo Larsson delinea il carattere e la personalità di Lisbeth Salander. Ventiquattrenne dal corpo minuscolo, al punto da essere ritenuta spesso una ragazzina, ha vissuto un passato burrascoso ed anche il presente non è da meno. Dichiarata incapace di badare a se stessa viene internata a dodici anni e a diciotto affidata un tutore con il compito di seguirla nella sua vita sociale ed accertarsi che non si dia all'alcool, alla droga e persino alla prostituzione (viene trovata spesso ubriaca in compagni di uomini più grandi di lei). Lisbeth ha un carattere chiuso, è incapace di rapportarsi con il mondo esterno e con la gente, tende ad avere contatti con le persone soltanto per scontri fisico-verbali. La libertà d’azione  che le è stata parzialmente negata viene sostituita e controbilanciata da numerosi piercing e tatuaggi (tra cui uno a forma di drago inciso sulla schiena) che marcano il suo territorio, ossia il suo corpo. Lisbeth si è sempre rifiutata di rispondere alle domande degli psicologi e, secondo un ragionamento sommario, viene considerata quasi ritardata. In realtà ha delle peculiarità sorprendenti: è dotata di una memoria fotografica incredibile che le permette di ricordare ogni istante della sua vita o la singola pagina di un libro letto anni prima; nonostante il suo fisico difficilmente soccombe alla forza, sfruttando la sua agilità e soprattutto la sua rabbia; infine è sorprendente la sua abilità a computer, acquisita con tale accuratezza da divenire il più bravo hacker di Svezia e tra i primi al mondo. Fa parte di un gruppo di suoi simili che si riuniscono online in una sorta di “hacker city” pronti a scambiarsi favori per arrivare al cuore elettronico di ogni computer o sistema.IO SONO UN SADICO PORCO, UN VERME E UNO STUPRATORE ” ed infine lo ricatta grazie ad un filmato contenente lo stupro da lei subito in precedenza (aveva portato con sè una microcamera convinta di riprendere un secondo rapporto orale e denunciare l'avvocato).
Le sue amicizie fisiche si riducono a Plague (l'hacker che l'ha introdotta alla categoria), a delle ragazze appassionate di musica hard rock con cui passa qualche serata (soprattutto in silenzio a bere), alla sua amante Mimi e a Dragan Armanskij, direttore di una società di sicurezza per la quale lavora con l'incarico di scovare segreti sulle persone più difficili da avvicinare. Il suo primo tutore, Holger Palmgren, nutre un profondo amore paterno per lei, ma un ictus lo costringe quasi alla paralisi ed a mesi di coma per cui Lisbeth si convince che l'uomo è praticamente spacciato. Il nuovo tutore, Nils Bjurman, si mostra subito viscido ed invadente. Costringe la ragazza ad un rapporto orale in cambio dei soldi di cui lei avrebbe diritto e in un secondo momento la violenta per diverse ore dopo averla immobilizzata sul letto della sua camera. Lisbeth, tuttavia, non è una che si deprime. Dopo aver scartato l'ipotesi di un omicidio vendicativo si rifà viva a casa sua per chiedergli altri soldi: lo tramortisce con una pistola elettrica, lo lega, lo violenta con un vibratore, gli incide un tatuaggio sulla pancia con scritto “

I Personaggi 
Dragan Armanskij: originario della Croazia, discendente da ebrei armeni, dirige una società di sicurezza, la Milton security. Accetta di assumere Lisbeth su pressioni del suo amico Palmgren e dopo qualche incertezza si rende conto delle qualità della ragazza di cui è vagamente invaghito.

Holger Palmgren: Tutore di Lisbeth, si batte per la sua emancipazione e le concede una sostanziale libertà fino al suo ictus. Lisbeth resta al suo capezzale per una settimana prima che i medici lo diano per spacciato.

Nils Bjurman: Secondo tutore, sadico e maschilista, violenta la ragazza, ma poi viene punito e da quel momento vive nel terrore che lei possa tornare a completare l'opera.

Erika Berger: Co-direttrice di Millennium è una donna affascinante e sicura di sè. Vive un felice matrimonio con un esperto d'arte, ma non ha mai sospeso la relazione con Mikael, anche perché il marito ne è consapevole e l'accetta tranquillamente. E' il motore della rivista ed infatti terrà in piedi l'attività editoriale dopo “l'esilio” di Mikael, evitando il fallimento. Il suo carattere razionale frena l'emotività devastante del collega-amante.

Famiglia Vanger: Henrik, ex direttore del gruppo ma ancora oggi figura carismatica della famiglia. E' ossessionato dalla scomparsa di Harriet ed il suo impegno nel lavoro ne ha risentito anno dopo anno fino a portarlo ad una sorta di paranoia. Dopo aver indagato in solitario per anni (ispettore) assume Mikael. Cecilia: cugina di Harriet, vive triste ed isolata sull'isolotto familiare; intraprenderà una relazione con Mikael per poi allontanarsi da lui in maniera (apparentemente) inspiegabile. Isabella: madre di Harriet, mostra subito odio per Mikael e sembra disinteressata al destino della figlia. Martin: fratello di Harriet, è lui che ha ereditato la guida del gruppo; si mostra affabile con Mikael e lo aiuta ad ambientarsi ad Hedestad. Dirch Frode: avvocato di famiglia, contatta Armanskij affinché indaghi su Mikael per decidere se è l'uomo giusto per l'indagine a cui Henrik tiene tanto.

La vicenda 
Dopo aver terminato di frugare nella vita e nel computer di Mikael, Lisbeth non smette di interessarsi al giornalista. Continua ad intrufolarsi nel suo hard disk e nel contempo indaga su Wennestorm, convinta che ci sia del marcio in lui.
Mikael si rende conto che l'indagine è sempre più complicata: ogni familiare potrebbe essere colpevole, non c'è modo di ricostruire gli ultimi spostamenti di Harriet e il suo diario non rivela che inutili informazioni, tra cui dei curiosi codici alfanumerici. Grazie all'aiuto della figlia scopre che si tratta di versetti biblici ed iniziali di donne uccise in maniera terribile negli anni precedenti alla scomparsa di Harriet. Si rende conto di aver bisogno di un assistente e gli viene suggerito proprio il nome di Lisbeth (Frode gliela consiglia svelandogli che è stata lei ad indagare sulla sua vita prima che fosse assoldato).
Mikael torna a Stoccolma per contattare  la ragazza che lo accoglie sorpresa: teme che voglia vendicarsi della sua indagine, ma pian piano scopre di aver davanti un uomo disposto ad ascoltarla (nei suoi rari momenti di loquacità), una persona che non si cura troppo delle sue stravaganze, non pretende di cambiarla, non mostra, insomma, sentimenti negativi o di pietà per lei, e ciò la fa sentire bene.
Le indagini sono complesse e le sorprese non mancano: il vecchio Henrik viene colto da infarto e buona parte della famiglia (Isabella; Cecila; Birger, politico arrivista ed inetto) vorrebbe silurare i due indagatori mentre Frode e Martin sono convinti ad andare avanti purché tutto ciò non danneggi la salute del patriarca.
Durante l'indagine Lisbeth, con delicatezza e tenerezza, inizia una relazione con il giornalista (la ragazza si propone all'uomo desiderato da tempo, a colui che l'aveva affascinata fin dai primi momenti in cui lei aveva scavato nella sua vita) e le investigazioni si riempiono di svariati colpi di scena: un gatto morto viene fatto trovare davanti alla loro baita e Mikael subisce un tentato omicidio da parte di un misterioso cecchino. Lisbeth scova tutte le donne citate nel diario di Harriet e ne scopre altre uccise sempre secondo un rituale religioso: le vittime, tutte con nomi ebraici, sono state massacrate seguendo alla lettera alcune punizioni capitali scritte nella Bibbia. Nel contempo Mikael cerca di ricostruire cosa sia accaduto poche ore prima che Harriet scomparisse: la ragazza d'improvviso aveva abbandonato una parata festiva, apparentemente scossa dopo aver visto una persona al di là della strada (tutto ciò il giornalista lo ricostruisce da alcune foto della sfilata nella quale era stata casualmente ritratta). Durante la giornata della scomparsa un incidente sul ponte taglia fuori l'isola dalla terra ferma e dunque il destino della giovane è sempre più misterioso. Le deve essere accaduto qualcosa durante la rimpatriata sull'isola oppure durante la confusione generata dall'incidente. Consapevoli che il mistero deve essere risolto all'interno della famiglia Vanger e che i delitti annotati sul diario di Harriet sono collegati alla sua scomparsa, i due si dividono i compiti: Lisbeth spulcerà gli archivi della società per trovare dei collegamenti tra i luoghi degli omicidi ed eventuali spostamenti dei membri della famiglia, mentre Mikael cercherà di rintracciare un fotografo che, scattando dalla spalle della giovane nel momento in cui il suo viso esprimeva paura e fastidio, ha probabilmente inquadrato anche la persona che ha provocato in lei il nervosismo, forse proprio il suo assassino.
 La soluzione verrà raggiunta nello stesso istante ma in due luoghi diversi. Mikael ha trovato la foto con il misterioso nemico di Harriet, ma costui è irriconoscibile, l'unico particolare saliente è uno stemma inciso sulla felpa. Un'altra foto gli farà andare di traverso il caffè: un'immagine delle prime battute di ricerca nella quale compaiono vari familiari, tra cui un giovane che indossa la stessa felpa di chi ha intimorito Harriet: Martin. Era già lì durante la parata e non si presentò solo in tarda serata come aveva affermato durante le prime indagini. La felpa era quella degli studenti di Uppsala, città in cui è stata uccisa l'ultima vittima di quei terribili anni, Lena Andersson. Certo Martin non era presente sull'isola quando Harriet sparì; certo Harriet non ha appuntato il nome di quest'ultima vittima nel suo diario: Mikael, comunque, decide di recarsi da lui per fargli alcune domande.
Lisbeth ha raggiunto pressoché la stessa conclusione. Ogni luogo di un delitto è stato visitato nello stesso momento da Gottifried, padre di Martin e Harriet, soggetto buono più per organizzare le feste con i clienti che per il lavoro d'azienda vero è proprio. Dedito all'alcool si è dimostrato un pessimo padre (così come Isabella una pessima madre) per cui Henrik prese i due nipoti sotto la sua protezione. Gottifried morì affogato dopo essere caduto nel fiume ubriaco fradicio, quindi Lisbeth ritiene che possa essere un buon colpevole, ma l'omicidio di Uppsala è cronologicamente seguente al suo decesso, al massimo lo si può accusare dei precedenti. D'improvviso l'illuminazione: Lisbeth legge una didascalia in cui è spiegato che il giovane Martin era studente ad Uppsala, così come l'ultima vittima della serie; Martin potrebbe aver proseguito l'opera del padre alla sua morte,  quindi Harriet potrebbe essere stata uccisa perché sapeva.
Lisbeth torna velocemente alla baita dove vive con Mikael, ma la trova deserta. Le telecamere di sicurezza hanno inquadrato Martin pochi minuti prima, mentre si aggirava furtivo. Corre verso la casa dell'uomo, si intrufola nel seminterrato armata di una mazza da golf e vede il fratello di Harriet in procinto di sbudellare (forse dopo averlo violentato) il SUO Mikael: “Ehi tu, porco schifoso, in questo buco ce l'ho il monopolio su quello lì”. Dopo averlo colpito ripetutamente con la mazza raccoglie la pistola mentre Martin fugge via. Durante il successivo inseguimento l'omicida sbanda per la velocità e muore tra le fiamma della sua auto accartocciata.
Il giallo, tuttavia, non è ancora concluso. Mikael e Lisbeth si lanciano alla caccia di Harriet dato che Martin, durante l'ultimo colloquio con il giornalista, ha negato di averla uccisa. Con l'aiuto di altri hacker amici di Lisbeth i due riescono a rintracciarla donna: fuggita nel bagagliaio dell'auto di Anita (dopo che il ponte fu liberato dalle auto incidentate) ha vissuto per anni sotto falsa identità vivendo una nuova esistenza in Australia (ogni anno mandava fiori ad Henrik nella speranza che lui capisse la verità) per sfuggire a suo fratello Martin nel timore che abusasse di lei così come aveva fatto il padre, il quale tentò anche di avviarla agli omicidi; tra l'altro fu la stessa ragazza ad ucciderlo nel fiume sotto gli occhi di Martin, divenuto da quel momento erede della sua follia omicida. Mikael la convince a tornare in Svezia per incontrare il vecchio zio e il tutto sembra ricomporsi per il meglio, tuttavia da qui si apre una interessante appendice nel romanzo.
Henrik fornisce a Mikael i documenti che dovevano incastrare Wennestorm, ma le accuse sono di basso profilo e comunque tutti i reati ormai sono caduti in prescrizione. Deluso e sconfortato il codirettore di Millennium trova ancora una volta in Lisbeth la sua ancora di salvezza. La ragazza gli confessa di aver iniziato una indagine sul magnate della finanza e con l'aiuto di Plague approfondisce il lavoro di hackeraggio: dal suo computer spuntano documenti compromettenti su truffe, traffico d'armi e di donne, legami con la malavita e speculazioni varie. Mikael comunica ad Erika che lei e tutta la redazione di Millennium dovranno fingere l’imminente chiusura del mensile per fallimento, mentre in realtà lui preparerà un numero speciale con in allegato un libro mediante il quale distruggerà la carriera di Wennestrom. Nelle settimane di redazione Lisbeth e Mikael convivono assieme nella sua casetta vicino Stoccolma: lei scruta il computer del nemico, lui prepara il resoconto e di notte l'amore li ricarica in vista del giorno dopo. Finalmente la ragazza si sente in pace col mondo.
Millennium, in effetti, annienta il suo avversario in questo secondo e decisivo round e sia Lisbeth che Mikael sembrano aver raggiunto la felicità: lui da un punto di vista professionale, lei da quello sentimentale. La ragazza decide di intraprendere una ulteriore avventura che le consentirà di vivere tranquilla per il resto della sua vita. Dopo aver chiesto un prestito a Mikael si lancia in una serie di travestimenti brillanti, viaggi in paradisi fiscali, operazioni finanziarie al limite e tanto altro, così si appropria di gran parte dei soldi di Wennestrom che nel frattempo è stato ucciso dalla malavita con la quale si era alleato (Lisbeth indirizzerà da lui i carnefici dopo aver scoperto che anche egli è stato un “uomo che odia le donne”).
Lisbeth ora è davvero in armonia. Sente crescere in lei qualcosa di nuovo, per la prima volta è innamorata. Compra un regalo di Natale (un cartellone pubblicitario anni '50 con l'immagine di Elvis, tanto amato da Mikael) così da avere un motivo per giustificare la sua visita dopo diverse settimane di assenza. Vuole dichiararsi apertamente a lui.
Giunta alla redazione di Millennium scorge il giornalista con Erika: i due si scambiano qualche parola, segue una risatina, un bacio sulla guancia e “il loro linguaggio del corpo non lasciava spazio a errori d'interpretazione”.

Rabbia e delusione attraversano l'animo della piccola Sally (come la chiamava l'uomo che le ha spezzato il cuore). Torna sui suoi passi.“Elvis lo lasciò cadere dentro un cassonetto dei rifiuti”. 

martedì 21 ottobre 2014

IN MEMORIA DI STIEG LARSSON - ANALISI DELLA TRILOGIA MILLENNIUM, PRIMA PARTE (Vita dell'autore, la saga, il genere e lo stile)

Stieg Larsson
Stieg Larsson
Il 9 novembre 2014 ricorreranno i dieci anni dalla prematura scomparsa di Stieg Larsson, autore della notissima trilogia Millennium. Purtroppo per lui il successo gli ha arriso soltanto dopo la morte, ma è stato davvero enorme: milioni di copie vendute, traduzioni in diverse lingue, primati in classifica vendite quasi in tutti i continenti. La saga di Larsson è piacevole ed attutale, ma andando oltre il gusto della semplice narrazione si scoprono ulteriori significati, complessi e profondi.
Abbiamo deciso così di presentare un commento analitico relativo ai suoi tre romanzi, all'adattamento cinematografico svedese ed a quello americano attualmente ancora in corso. Tenteremo di scandagliare in profondità la trilogia, portando alla luce la notevole maestria di Stieg e mostrano come la sua visione critica della società vada ben oltre i confini svedesi, aprendosi profeticamente a problematiche attuali e future.
Cominciamo allora con il primo dei sette appuntamenti che ci guideranno verso il 9 novembre. Oggi parleremo della sua vita, degli interrogativi sul saga, del genere e dello stile.


LA VITA
Stieg Larsson è rimasto pressoché ignoto al grande pubblico durante tutta la sua vita e, come altri grandi scrittori, solo post mortem ha ricevuto la dovuta consacrazione. Esperto di movimenti nazisti e razzisti ha lavorato per Scotland Yard, per il Ministero della Giustizia svedese e per l'Osce. Da sempre impegnato in politica, fu contattato dalla polizia svedese dopo l'omicidio di Olof Palme proprio per la sua conoscenza dei movimenti estremisti contemporanei. Conobbe Eva Gabrielsson durante gli anni della contestazione e da subito si instaurò tra loro una relazione destinata a durare fino alla morte dello scrittore. La coppia non si è mai sposata anche per mantenere il più stretto riserbo sui loro movimenti in seguito a minacce ricevute da parte dei gruppi nazisti indagati dall’autore nei suoi reportage. Prima di dedicarsi alla prosa narrativa Larsson aveva scritto dei testi sull'estremismo di destra, sui movimenti nazionali e nel 1995 aveva fondato la rivista EXPO che denuncia e combatte ancora oggi i movimenti razzisti e xenofobi.
Panoramica di Stoccolma
Panoramica di Stoccolma
Nell'estate del 2002 Stieg Larsson e la sua compagna trascorrono le vacanze su un isolotto vicino Stoccolma dato che la donna deve terminare un libro sull'architettura della capitale svedese, ma il compagno passa diverse giornate nell'ozio, senza alcuna occupazione che lo distragga. Eva gli consiglia di approfondire il suo racconto iniziato cinque anni prima, la storia di un uomo che ogni anno riceve dei fiori per motivi misteriosi. Da questo incipit (rimasto pressoché identico in Uomini che odiano le donne) prende corpo una trama densa di mistero che lentamente si carica di significati complessi e profondi, tracimando dal filone classico del giallo-thriller. Larsson scrive in maniera molto rapida, i complicatissimi intrecci che noi lettori seguiamo con minuziosa attenzione sgorgano dalle sue dita in modo del tutto naturale. In poco meno di un anno e mezzo la trilogia è pronta per la pubblicazione. Durante l'estate del 2004 la corrispondenza con la sua editor verte più che altro su problemi marginali, come ad esempio il titolo del primo libro che Stieg si ostinò strenuamente a difendere da ogni possibile soluzione alternativa. Dopo pochi mesi (il 9 novembre 2004) l’autore si spegne in modo del tutto inaspettato. Nel 2005 comincia la pubblicazione dei suoi tre libri; fino ad oggi sono state vendute più di trenta milioni di copie e l’opera è stata tradotto in decine di lingue, affacciandosi di recente anche al mercato arabo. Una pioggia di riconoscimenti alla memoria sono stati conferiti all'autore.

LA SAGA UFFICIALE ED IL POSSIBILE CONTINUO APOCRIFOSecondo le intenzioni dell'autore la saga avrebbe dovuto comprendere dieci libri. Di ognuno esiste uno schema di base e numerose questioni sono sorte sull'esistenza del fantomatico quarto romanzo. Secondo il fratello ed il padre di Stieg, eredi universali in assenza di testamento e matrimonio con Eva, quest'ultima conserverebbe il quarto libro praticamente ultimato nel pc dell'autore, che, secondo le leggi svedesi, spetta comunque alla donna. I familiari hanno cercato con lusinghe e minacce di farsi consegnare l'opera, ma la donna si è sempre rifiutata, esternando versioni contrastanti sull'esistenza del quarto romanzo. A dire il vero dovrebbe trattarsi del quinto dato che Larsson aveva pensato ad una storia slegata dai primi tre, una trama in cui Lisbeth e Mikael lavorano insieme in un paesino sperduto del Canada del nord: la giovane sta superando i traumi del passato e per ognuna di queste “guarigioni” si cancella uno dei suoi tatuaggi. Il quarto libro di collegamento con la prima trilogia, invece, era ancora incompleto se non addirittura mai iniziato.
 Ad inizio 2011 Eva comunicò addirittura la sua intenzione di completare la serie con gli altri sette romanzi, confermando anche che il compagno scrisse duecento pagine del quinto (O quarto? Le notizie paiono confuse apposta) prima di morire. Di certo abbiamo solo che la donna ha redatto un libro, Stieg e io, uscito anche in versione italiana, nel quale conferma la trama del quarto inedito, ma annuncia anche che noi lettori non lo vedremo mai, inoltre ricorda come Stieg scrivesse non solo per il gusto di narrare, ma soprattutto per trasmettere messaggi ai lettori.
 Da poco anche alcuni giornalisti esperti dei “segreti dei libri” ed un amico di Larsson hanno pubblicato, in ottimo tempismo con il primo remake americano, I segreti della ragazza con il tatuaggio, opera che dovrebbe contribuire a far luce sulla vita di Stieg, sui retroscena che lo hanno spinto a caratterizzare i suoi personaggi in modo così particolare, sulla donna che gli ha ispirato la figura di Lisbeth, sui legami tra finzione e realtà all'interno della trilogia e soprattutto sulla sua morte. Tralasciamo le varie ipotesi di “decesso simulato” alla Elvis, un minimo d’attenzione è il caso di prestarla agli ultimi momenti di vita dell’autore. Il 9 novembre del 2004 si reca presso lo stabile dove è situata EXPO, ma trova l’ascensore guasto, quindi decide di salire a piedi (era in ottima forma e non aveva mai sofferto di alcun problema al cuore). Arrivato in redazione sta male, si accascia su una sedia e muore per infarto. Anticipiamo un estratto del terzo libro in cui l’autore descrive la morte di un suo personaggio, non a caso un giornalista:  

Videro Hakan alzarsi dalla scrivania e avvicinarsi alla porta. Aveva un'espressione stupita. Poi si piegò bruscamente in avanti afferrando lo schienale di una sedia per qualche secondo prima di cadere sul pavimento. Era morto prima ancora che l'ambulanza avesse fatto in tempo ad arrivare.Che la gente muoia sul posto di lavoro è insolito, anzi raro. Si dovrebbe avere la cortesia di mettersi in disparte, per morire. Di andare in pensione o in malattia e un bel giorno diventare oggetto di conversazione in mensa. A proposito, hai sentito che il buon vecchio Karlsson è morto venerdì scorso? Sì, il cuore. Il sindacato manderà dei fiori per i funerali.
                  

IL GENERE: UN GIALLO TRA TRADIZIONE ED INNOVAZIONE

Sherlock Holmes
Sherlock Holmes
Considerata nella sua complessità la trilogia è inquadrabile nella categoria del giallo-thriller, anche se dal secondo volume entra decisamente più nel poliziesco. La tradizione di questo filone viene fatta risalire al 1841, anno in cui Allan Poe pubblicò I delitti della via Morgue, risolti brillantemente dall'investigatore Auguste Dupin. Dopo qualche anno Sir Arthur Conan Doyle cominciò a scrivere i romanzi del detective più famoso al mondo, Sherlock Holmes, dando il via ad una vera è propria mania per tale genere che in seguito sarà continuato da Agatha Christie, Georges Simenon, Rex Stout. É difficile seguire la differenza lessicale e semantica tra i vari sotto-generi (giallo, thriller, noir, poliziesco, spy-story), ma tutto sommato credo sia abbastanza chiaro di cosa stiamo parlando. C'è soltanto una piccola specificazione da fare per evitare malintesi. I gialli di stampo “classico” non sono uguali in tutto e per tutto ed è necessario distinguere almeno due tipologie in base alla prospettiva che l'autore concede a noi lettori: nel caso di Sherlock Holmes chi legge non può quasi mai individuare il colpevole o il movente, il fascino della storia è dato dall'investigazione in sé, dai colpi di scena, ed al massimo è possibile ipotizzare lo sfondo del crimine, ma questo non sarà mai intuito nelle sue fondamenta prima della rivelazione finale (Conan Doyle dedica la seconda metà di ogni suo romanzo a ricostruire la genesi del delitto, creando delle magnifiche storie d'avventura, dei romanzi nei romanzi, che tuttavia noi non potremmo mai ricostruire in anticipo); Agatha Christie, invece, gioca con il lettore, gli concede quasi le stesse informazioni di Poirot e lo sfida a ricostruire una matassa che si va complicando sempre di più.
I romanzi di Larsson strizzano l'occhio ad entrambe le possibilità, con qualche differenza tra il primo, di tipo “Christiano”, ed i seguenti, in cui siamo travolti dalle informazioni e dagli eventi in maniera così impetuosa al punto che non possiamo immaginare la genesi della matassa, ma solo seguirne lo sviluppo.
L'indagine che Lisbeth e Mikael conducono assieme in Uomini che odiano le donne ha a che fare con il classico enigma della camera chiusa (ancora una volta dobbiamo risalire a Poe per rintracciare il padre di questo tema, ma tutti i successivi giallisti si sono cimentati almeno una volta con il luogo del delitto “impossibile”). Nel romanzo di Larsson la differenza risiede nel fatto che non ci troviamo in una camera, bensì su di un isolotto, ed inoltre il caso è piuttosto “freddo” dato il tempo trascorso, senza contare che non c'è nessun cadavere da esaminare. Queste varianti rispetto alla classica tematica gialla sono di per loro un artificio stilistico con il quale l'autore ammoderna il genere ed evita di ricadere in stereotipi. Così facendo obbliga i suo personaggi ad utilizzare strumenti tecnologici moderni per l'investigazione, ma tutto ciò non deve far storcere il naso ai cultori del giallo classico. In effetti Holmes sfruttava al massimo la “tecnologia” del tempo (intendendo con ciò tutte le cose che vanno oltre l'uomo): chimica, fisica, botanica, travestimenti vari, telegrafi e telefoni. Non dimentichiamo, inoltre, che Sherlock era un divoratore di notizie, leggeva giornali a ripetizione per poter aumentare il più possibile il suo bagaglio di conoscenze rispetto al mondo circostante, a condizione che queste informazioni avessero a che fare con possibili indagini future o con un imprecisato “piano globale” che farebbe impallidire i cospirazionisti di oggi (in un passaggio Watson si sorprende nel constatare come il suo amico ignori le più elementari nozioni di astronomia dato che queste non gli servirebbero mai in una indagine). Lisbeth utilizza la rete esattamente come farebbe un Holmes vivente oggi, inoltre i due si somigliano per le dedizione massima con cui si danno alle indagini (e così è anche Mikael), per i travestimenti frequenti, i cambi di umore repentini e per la noia che li coglie nei momenti di stanca in cui si concedono i vizi più vari (non dimentichiamo che S.H. era un eroinomane). Anche Mikael ha i tratti dell'investigatore classico: consuma le suole in interminabili camminate d’indagine, spulcia archivi, annota tutto e riesamina costantemente le prove. Larsson ha ammodernato il genere con diverse novità: sdoganando la ritrosia degli investigatori contemporanei per le nuove tecnologie; soffermandosi in maniera approfondita sulla loro vita privata che diviene parte integrante della trama; spostando il campo d'indagine da una stanza ad una nazione intera, arrivando fino ad altri continenti. E' riuscito nell'impresa di calare la classicità nella modernità senza stravolgere nessuna delle due.
Per quanto riguarda il filone poliziesco (del secondo e terzo romanzo) ci sono tutti gli elementi tipici: spie, detective corrotti ed integerrimi, prove create ad arte o ignorate, violenza hard boiled, conflitti a fuoco e corpo a corpo, mix tra polizia ufficiale e indagatori amatoriali, processo alla Perry Mason con tanto di colpi di scena durante l'udienza. Anche in questo caso però, è utile soffermarsi sulle innovazioni di Larsson. Nei due romanzi la vittima è contemporaneamente l'investigatrice e la presunta colpevole, creando un mix straordinariamente avvincente; i due protagonisti collaborano senza incontrarsi mai, ma solo grazie a mezzi informatici ed il loro rapporto non è certo idilliaco; il bene ed il male sono così indistinti che alcune pedine fanno parte di uno schieramento senza nemmeno rendersene conto; i personaggi secondari sono tanti, tantissimi e tutti importanti per il puzzle finale, descritti sempre con la massima precisione e mai trattati come comparse; l'indagine ha a che fare con i servizi segreti (da classico), ma la presenza del giornalista rende tutto in continuo contatto con i media, ovvero con coloro che rendono pubbliche le trame segrete.

LO STILE: LA NECESSITA' DEL REALISMO
Dopo aver tracciato la differenze della trilogia dal classico filone giallo, soffermiamoci sulla forma e sullo stile adottati.
Da un punto di vista strutturale i tre libri sono scanditi come un diario. E' evidente la consuetudine giornalistica dell'autore, per cui i volumi sono divisi in macro sezioni (che talvolta abbracciano alcuni mesi) e queste al loro interno sono scandite dal susseguirsi delle giornate. In Uomini che odiano le donne le diverse sezioni sono precedute da statistiche reali riguardanti le violenze subite dalle donne in Svezia; i dati sono stati presi da un'indagine eseguita nel 2001. In La ragazza che giocava con fuoco i capitoli sono preceduti da considerazioni sulla matematica (in particolar modo si tratta di equazioni) perché, in effetti, tutto il libro propone una serie di incognite difficili da risolvere: ci sono mostrati diversi personaggi, riproposti fatti del passato, ma manca spesso la “x” necessaria a far quadrare tutto e di volta in volta la soluzione ci viene presentata con un incastro matematico degno di una equazione perfettamente soddisfatta. La regina dei castelli di carta vede Lisbeth in lotta contro tutto e tutti, ma indomabile come un'amazzone, ed è per questo che le sezioni sono introdotte da resoconti storici sulle “donne guerriere”. La particolarità dei romanzi di Larsson risiede anche nel modo in cui combina materia propria del thriller con informazioni sulla vita dei personaggi. Questi due fili si intrecciano continuamente per cui noi veniamo a conoscere peculiarità di Lisbeth e Mikael a metà libro, alla fine, addirittura quasi alla conclusione della trilogia. Sorprendente, in particolare, l'inizio del secondo volume in cui l'autore lascia la storia sospesa per circa duecento pagine: ci viene descritta la vita di Lisbeth dopo che ha abbandonato la Svezia (delusa da Mikael e dal mondo) mentre cerca la pace su isole tropicali, tra cocktail e avventure romantiche con giovani nativi. Il rallentamento è costante, alcuni capitoli possono apparire privi di significato, ma ad un certo punto tutto torna e, anzi, ci sembra quasi che manchino delle informazioni, ci sentiamo come se qualcosa fosse stata lasciata in sospeso nonostante le 2000 pagine complessive (ma non dimentichiamo che i libri dovevano essere dieci).
Seven eleven
La catena preferita per la spesa di Lisbeth
Dal punto di vista prettamente stilistico ho letto spesso questa critica: “si sente che Larsson è un giornalista, non scrive come farebbe un letterato”. Innanzitutto bisogna chiarire che oggi nessuno ha la patente di letterato e difficilmente è possibile trovare chi vive soltanto con questo mestiere. Inoltre vorrei ricordare agli aspiranti critici che è necessario conoscere la storia della letteratura prima di seminare giudizi. Facciamo un rapido elenco di giornalisti-letterati italiani: Montale, Sciascia, D’Annunzio, Moravia, Pasolini, Vittorini, Gadda, ecc ecc. L’elenco è sommario e non cronologico perché andavo a memoria, ma con una piccola ricerca scoprirete che giornalismo e letteratura non sono tanto in contrasto.
Certo, lo stile e particolarissimo. Le infinite descrizioni sulle abitudini dei due protagonisti possono apparire superflue, talvolta seccanti, magari qualcuno sosterrà che manca ancora l'ultima mano e che probabilmente l'autore avrebbe rivisto qualche passaggio (in effetti concordo con quest'ultima tesi), ma c'è da dire che anche sotto questo aspetto tutto regge, c'è sempre un motivo per cui un particolare ci viene riportato. Facciamo degli esempi. Mikael viene descritto come un cultore del caffè, per decine e decine di volta l'autore ce lo ritrae nell'atto di berlo o prepararlo...perché? Perché è un lavoratore instancabile e chi scrive è ben consapevole che la frase “mise su il caffè e accese il pc” dà l'idea di qualcuno che si sta dando da fare per portare a termine un compito lungo e complesso. Larsson, inoltre, non si esime dal descrivere la lista della spesa dei suoi personaggi, ma molti si domandano perché lo faccia. Come direbbe Feuerbach “l'uomo è ciò che mangia”, per cui credo che anche il cibo abbia in ruolo importante e tra parentesi possiamo leggere tante cose sottintese dai loro spuntini: Mikael mangia spesso dei tramezzini preparati velocemente e mangiati quasi come per riflesso (significato: Mikael non bada al superfluo quando lavora, non ha tempo da perdere); in caso di cene importanti, però, non disdegna di cucinare lui stesso piatti elaborati (significato: quando deve conquistare o far colpo non si tira indietro); Lisbeth consuma una marea di confezioni di Billy pan pizza (significato: si accontenta di qualcosa di semplice e veloce, poiché deve passare ore davanti al pc); la stessa Lisbeth beve litri di coca-cola (la tiene sveglia ed inoltre non ce la fa apparire come una sorta di no-global – come molti la confondono – infatti per lei il mondo è tutto uguale, non coltiva particolari ideali). Questi esempi penso possano bastare per far comprendere lo stile realistico al massimo.
Lisbeth Salander Billys pan pizza
La marca di Pizza precotta amata da Lisbeth

Larsson si attiene alla legge non scritta secondo cui è meglio mostrare e non raccontare, sia il carattere di un autore che l'atmosfera che si vuole creare. A proposito di atmosfera, c'è anche chi si è annoiato per le descrizioni paesaggistiche, concentrate soprattutto nei primi mesi di indagine che Mikael trascorre ad Hedestad. Rendiamoci conto di un fattore importante: il tempo della storia e quello della lettura non possono assolutamente coincidere. Per leggere la trilogia, ad esempio, ho impiegato più o meno due settimane, ovvero  nulla in confronto agli avvenimenti narrati. Per il primo libro, in particolare, mi ci sono voluti circa tre giorni. Certo è probabile che io legga con notevole velocità, ma ciò potrebbe andare a sfavore dello scrittore. Per lui sarebbe meglio farci provare giorno per giorno ciò sentono i suoi personaggi, così da trasmetterci le loro emozioni o farci comprendere le reazioni. Arriviamo al punto: descrivere paesaggi innevati, climi glaciali, distese di alberi, strade isolate, è funzionale alla creazione di una rallentamento che si rivela fondamentale. Solo grazie a tale tecnica possiamo avvicinarci ai protagonisti, allo stesso modo le descrizioni delle violenze subite da Lisbeth devono essere crude: come identificarci in lei sennò? Come condividere la sua rabbia? Come provare quel sottile piacere quando influisce la punizione al suo carnefice? Le opere che vogliono denunciare una realtà particolare devono necessariamente essere realiste (o meglio, naturaliste). Ho scritto “realiste”, non “morbose” per evitare confusioni con altro genere di letteratura dedita più alla fascinazione di istinti repressi che a denunciare-rappresentare problemi reali della nostra società. Rileggendo attentamente l'opera si coglierà la bravura e la perizia in molti passaggi che magari all'inizio ci sono apparsi superflui o addirittura fastidiosi. E tralasciamo le critiche dei soliti moralisti, molto spesso ipocriti, i quali inorridiscono per una scena di stupro o sesso esplicito, ma nel loro segreto coltivano le più grosse repressioni, ignari di come l’arte non debba soggiacere al qualunquismo. Leggiamo e rileggiamo, dunque, per capire come tutto combaci e si combini perfettamente. Solo così potremo cogliere la maestria di uno dei più grandi narratori di inizio millennio.