venerdì 15 maggio 2015

ALLA FINE L’AMORE. Riflessione sul messaggio de La montagna incantata [Thomas Mann]

Stretto tra due diverse prospettive, il giovane Hans capisce che l’uomo realizza se stesso solo quando sceglie liberamente, sciolto da qualsiasi condizionamento.
La vita, la morte: queste le due alternative, i due poli dai quali il giovane è stato costantemente attratto nel corso della sua vita.
 La montagna incantata [Thomas Mann]Hans si è reso conto prestissimo di quanto la morte sia solenne, profonda; essa lo ha accompagnato da sempre, ne ha segnato la giovinezza e l'età adulta, lo ha seguito fino al sanatorio nel quale ha deciso di auto rinchiudersi da anni, ed in cui si sta lasciando andare, scontando una sorta di morte anticipata.
 Ha capito che grandi onori sono dovuti alla signora con la falce, al punto che persino la ragione deve arrendersi, ma non l’amore. Ecco un varco, dall’alto di una Montagna incantata il giovane ha compreso, finalmente, che «l’amore è l’opposto della morte», ed infatti può sconfiggerla solo in quanto ne è simile nel suo essere indefinibile.
Resterà fedele alla morte, perché essa è troppo forte, ed è troppo irresistibile il suo fascino. Come negare l’influsso che essa ha avuto sulla Letteratura, la Musica, il Cinema?
Ma si può vivere solo pensando alla morte?
 No, sennò tanto varrebbe morire, lasciarsi andare. Ed ecco allora la frase della svolta, quella che da molti critici è considerata la conclusione dell’opera, collocata simbolicamente al centro del libro:

«Per rispetto alla bontà e all’amore l’uomo ha l’obbligo di non concedere alla morte il dominio sui propri pensieri».

Hans riflette su questa verità, su come ci è arrivato: attraverso un processo di tesi-antitesi-sintesi, conoscendo la vita ed i suoi opposti, ma infine scegliendo la vita, anzi di più, l’amore (è un concetto bellissimo questo: la vita da sola non basta, non ha senso senza amore), trovando la strada su una montagna nevosa, dove sembrava dominare il nichilismo.
Il corpo si era quasi arreso, ma ecco un’altra conclusione innovativa, tutt’altro che scontata dopo secoli di Positivismo e Materialismo che spingevano a studiare l’esistenza soprattutto dal punto di vista fisico, materiale, solo come “corpo”: il cuore non batte unicamente per motivi fisici, ma pulsa «umanamente come animo felice». Il cuore lo spegni con un colpo, ma puoi fermarlo anche da solo, con l’assenza della volontà di vita.
Si è svegliato dal sonno Hans, consapevole che i sogni sono stupendi, ma anche pericolosi perché fanno dimenticare che viviamo nella realtà e, per quanto crudele essa possa essere, è qui che dobbiamo camminare, soffrire, vivere.
Da queste vittorie della mente la vittoria del corpo. Riprende vigore, si alza, cammina, torna salvo al sanatorio. Ma ecco che il capitolo si chiude con una sconfitta, con una debolezza propria dell’uomo: tutto ciò che aveva pensato svanisce, si allontana dalla mente; quante volta abbiamo realizzato, creato, adottato un pensiero, una filosofia di vita che volevamo fare nostra, ma, dopo minuti, ore, giorni, mesi, l’abbiamo smarrita, o semplicemente dimenticata?
Questo avviene ad Hans, ed il resto dell’opera lo vedrà ancora interessato alla morte, con sedute spiritiche, lutti, e la scelta finale di andare in guerra, paradossalmente vista come unica strada per la vita.
Nel finale, tuttavia, ancora una sorpresa: il giovane Hans Castorp che va a morire lo ha fatto come sua scelta, come percorso di vita consapevole. Certo, non possiamo lodarlo per questo, neppure l’autore si sente di scommettere sulla sua sopravvivenza e sulla bontà della scelta. Tuttavia, non si preoccupa del destino verso cui sta andando incontro, dato che la maturazione spirituale è giunta ad un punto così elevato da permettergli di cogliere il vero senso della vita, come abbiamo visto in precedenza.


 "Avventure della carne e dello spirito che hanno potenziato la tua semplicità, ti hanno permesso di superare nello spirito ciò che difficilmente potrà sopravvivere nella carne. Ci sono stati dei momenti in cui nei sogni che governavi sorse per te, dalla morte e dalla lussuria del corpo, un sogno d’amore.

Ecco perché Mann riesce a donarci ancora un briciolo di speranza, illuminata dal cammino di Hans e dalla forza indomita propria degli scrittori. Da questa sua sofferenza, nonostante il vano immolarsi, l’amore con la A maiuscola può ancora trionfare, almeno come speranza:


“Chi sa se anche da questa mondiale sagra della morte, anche dalla febbre maligna che incendia tutt'intorno il cielo piovoso di questa sera, sorgerà un giorno l'amore?"

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