venerdì 22 maggio 2015

QUESTA RAGAZZA E' IL VOLTO DEL MALE?




Agli inizi del 2012 girava su internet una notizia a dir poco sorprendete, ripresa anche da quotidiani di livello nazionale, con titoli e contenuto da giornalino scolastico: Nicholas Holtzman, docente dell'Università di Washington, avrebbe individuato i tratti somatici del "male".
Proprio così, sembrava esser tornato alla ribalta Lombroso e la sua teoria sulla criminalità fisiologica, ampiamente smentita dalla scienza nei decenni successivi. Lombroso, tra l'altro, sosteneva che il volto del criminale suscita subito paura nelle persone normali, spaventate da una malvagità evidente e terribile. Come possiamo vedere, invece, questa ragazza non provoca alcuna paura.
La ricerca, in realtà, era più complessa ed aveva l'obiettivo di individuare la "dark triad", ovvero le caratteristiche somatiche del narcisismo, del machiavellismo e della psicopatia. Per far ciò Holtzman ha radunato una ottantina di studenti e scattato loro delle foto. Successivamente ha sottoposto i soggetti ad un test, chiedendo ad ognuno 10 indirizzi mail di parenti o amici, per allagare il campo della ricerca. In base ai risultati sono state selezionate 10 foto con il punteggio più alto in ognuna delle tre "caratteristiche oscure", ovviamente 3 per gli uomini e 3 per le donne. Per individuare il volto tipico del machiavellismo e delle altre due devianze sono state sovrapposte queste 10 foto con punteggio più alto, e lo stesso è stato fatto con le 10 foto che hanno ottenuto i punteggi più bassi, ottenendo così, per ogni sesso, 3 volti "pericolosi" (narcisista, machiavellico e psicopatico) ed altrettanti 3 "buoni".
Qui in basso il riassunto grafico:




L'immagine divenuta famosa, dunque, sarebbe soltanto il volto tipico della psicopatia, ed inoltre c'è da ricordare come la foto venisse spesso pubblicata con di fianco quella rappresentativa del volto "buono", generando così non poca confusione.
Ogni teoria che tenti di spiegare la malvagità umana con caratteri somatici ereditari è ormai considerata degna di biasimo, se non proprio di ilarità, ed infatti la ricerca aveva lo scopo d'individuare i modelli di malvagità così come sono percepiti dalla gente, non di provare la loro effettiva esistenza. 
Tuttavia, diffondere certe notizie con approssimazione, può generare pericolosi rigurgiti razzisti, affatto sopiti nei giorni nostri. 


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