lunedì 1 giugno 2015

IL "DOVERE" DI CITTADINANZA


In una delle tante (troppe) interviste concesse a Salvini gli ho sentito dire che i figli (nati in Italia) degli immigrati residenti nel nostro paese da tempo è giusto che prendano la cittadinanza solo a 18 anni, perché “devono aver studiato, imparato la nostra cultura, terminato un ciclo di studi” e via così.
Bene; no, davvero, ottimo, mi ritrovo con una parte del ragionamento di Salvini, e ciò mi sorprende (non tanto che egli abbia ragionato, ma che io mi ritrovi col suo pensiero).
Però, sapete, io sono ancora più radicale. Secondo me l’esame di maturità dovrebbe essere necessario per ottenere il diritto di cittadinanza ed anche la possibilità di votare, ma questo step sarebbe da estendere a TUTTI, italiani compresi.
Si, perché quando negli esami preliminari di maturità (sostenuti dai privatisti, spesso persone ben oltre la maggiore età) sento dire che l’Unità d’Italia è avvenuta “verso il 1200” o che Dante era “un prete”, oppure quando ho sentito che “la Luna è un pianeta, no, no, una stella!”, o ancora che noi siamo nel 2015 perché tanti sono gli anni passati “dalla creazione del mondo”, allora io non vorrei solo bocciare queste persone, ma vorrei anche accertarmi che esse non possano mettere una croce su una scheda elettorale.
Fosse per me questo esame dovrebbe diventare qualcosa di durissimo, da far gestire ad una commissione di soli esterni, chiamati magari da regioni lontane, così da evitare promozioni sospette (e questo, soprattutto, per le scuole paritarie).
Già, mi chiedo, perché mai non deve possedere la cittadinanza italiana un mio studente di famiglia marocchina, educatissimo, studioso, preciso, curioso, attento, estremamente competente nella lingua italiana, ben ferrato sulla nostra (intesa mia e SUA, dato che si sente italiano) storia e sul nostro patrimonio letterario, mentre invece la devono possedere per diritto di nascita dei buzzurri che vengono a scuola solo per scaldare la sedia, cercando ogni giorno il modo di provocare i docenti, deridendo tutto ciò che faccia parte della cultura, e completamente privi di qualsiasi voglia di istruirsi, dato che i loro “patriottissimi” genitori italiani hanno già il posto pronto in azienda e la macchina da 20 mila euro da regalare al pargolo come premio per il pezzo di carta praticamente comprato?
Ebbene si, sono un reazionario. Voglio fare un passo indietro rispetto al suffragio universale. Per me potrebbero votare tutti, a condizione che dimostrino di conoscere la nostra storia e la nostra cultura, dato che solo chi conosce può evitare di essere imbrogliato e di certo è più difficile da comprare.
E adesso voglio anch’io i gattini nei commenti. 

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