giovedì 15 ottobre 2015

POESIE D'AUTORE SUI GATTI

Vivono insieme a noi da millenni. Compagni di vita, di emozioni ed effusioni. Mai addomesticati, ma sempre liberi ed indipendenti; forse perciò così speciali.
I gatti sono sempre stati gli amici preferiti degli scrittori, soprattutto dei poeti.
Abbiamo deciso, così, di raccogliere alcune delle più famose poesie dedicate nel tempo ai magnifici felini.
Leggetele anche a loro, declamatele con calma. Vi guarderanno con quegli inconfondibili occhi vivi, magnetici.
E capiranno; state certi che capiranno tutto, come sempre.

[G.PASCOLI]
Era una gatta, assai trita, e non era
d’alcuno, e, vecchia, aveva un suo gattino.
Ora, una notte, (su per il camino
4s’ingolfava e rombava la bufera)

trassemi all’uscio il suon d’una preghiera,
e lei vidi e il suo figlio a lei vicino.
Mi spinse ella, in un dolce atto, il meschino
8tra piedi; e sparve nella notte nera.

Che nera notte, piena di dolore!
Pianti e singulti e risa pazze e tetri
11urli portava dai deserti il vento.

E la pioggia cadea, vasto fragore,
sferzando i muri e scoppiettando ai vetri.
14Facea le fusa il piccolo, contento. 

 [E. FLAIANO]
Lo Scienziato cerca un gatto,
un gatto nascosto
in una stanza buia.
Non lo trova ma…
ma ne deduce che è nero.
Il Filosofo cerca un gatto,
un gatto che non c’è
in una stanza buia.
Non lo trova ma…
ma continua a cercare.
Il Teologo, oh il Teologo
cerca lo stesso gatto.
Non lo trova ma…
ma dice di averlo trovato.

[C. BAUDELAIRE]
I fervidi innamorati e gli austeri dotti amano ugualmente,
nella loro età matura, i gatti possenti e dolci, orgoglio
della casa, come loro freddolosi e sedentari.
Amici della scienza e della voluttà, ricercano il silenzio e
l’orrore delle tenebre; l’Erebo li avrebbe presi per funebri
corsieri se mai avesse potuto piegare al servaggio la loro fierezza.
Prendono, meditando, i nobili atteggiamenti delle grandi
sfingi allungate in fondo a solitudini, che sembrano
addormirsi in un sogno senza fine:
le loro reni feconde sono piene di magiche scintille e di
frammenti aurei; come sabbia fine scintillano vagamente
le loro pupille mistiche. 

[C. BUKOWSKI]
Lo so. Lo so.
Sono limitati, hanno diverse
esigenze e
preoccupazioni
ma io li guardo e apprendo.
Mi piace il poco che sanno
che in fin dei conti
è molto.
Si lamentano ma
non si angustiano,
avanzano con sorprendente dignità.
dormono con una tale semplicità
che agli umani sfugge.
I loro occhi sono
più belli dei nostri
e possono dormire per venti ore
al giorno
senza esitazione o
rimorso.
Quando mi sento
abbattuto
devo solo guardare
i miei gatti
e mi torna il coraggio.
Studio queste
creature.
Sono i miei
maestri. 

[F. PESSOA]
Gatto che giochi per strada
come se fosse il tuo letto
invidio questa tua sorte
che nemmeno sorte si chiama.
Buon servo di leggi fatali
che governano pietre e persone,
possiedi istinti comuni
e senti solo ciò che senti.
Sei felice perché sei così,
tutto il nulla che sei è tuo.
Io mi vedo e non mi ho,
mi conosco e non sono io.

[U. SABA]
La tua gattina è diventata magra.
Altro male non è il suo che d’amore:
male che alle tue cure la consacra.

Non provi un’accorata tenerezza?
Non la senti vibrare come un cuore
sotto alla tua carezza?
Ai miei occhi è perfetta
come te questa tua selvaggia gatta,
ma come te ragazza
e innamorata, che sempre cercavi,
che senza pace qua e là t’aggiravi,
che tutti dicevano: «È pazza».
È come te ragazza. 

[P. NERUDA]
Vorrei dormire come un gatto
con tutti i peli del tempo,
con la lingua di pietra focaia,
con il sesso secco del fuoco
e, non parlando con nessuno,
stendermi sopra tutto il mondo,
sopra le tegole e la terra,
intensamente consacrato
a cacciare i topi in sogno.

[P. VERLAINE]
Lei giocava con la sua gatta
E che meraviglia era vedere
La bianca mano e la bianca zampa
Trastullarsi nell'ombra della sera!
Lei nascondeva - la scellerata -
Sotto i guanti di filo nero
Le micidiali unghie d'agata
Taglienti e chiare come un rasoio.
Anche l'altra faceva la smorfiosa
E ritraeva i suoi artigli d'acciaio,
Ma il diavolo non ci perdeva nulla
E nel boudoir, in cui tintinnava, aereo,
Il suo riso, scintillavano quattro punti fosforescenti.

[W. YEATS]
Il gatto andava qui e là
E la luna girava come trottola,
E il parente più stretto della luna,
Il gatto strisciante, guardò in su.
Il nero Minnaloushe fissava la luna,
Perché, per quanto vagasse e gemesse,
La luce fredda e limpida nel cielo
Turbava il suo sangue animale.
Minnaloushe corre fra l'erba
Alzando le sue zampe delicate.
Vuoi ballare, Minnaloushe, vuoi ballare?
Quando s'incontrano due parenti stretti
Che c'è di meglio che mettersi a ballare?
Forse la luna imparerà,
Stanca delle mode di corte,
Un nuovo passo di danza.
Minnaloushe striscia fra l'erba
Di luogo in luogo illuminato dalla luna,
La sacra luna sul suo capo
E' entrata in una nuova fase.
Lo sa Minnaluoshe che le sue pupille
Passeranno di mutamento in mutamento,
Che vanno dalla tonda alla lunata,
Dalla lunata alla tonda?
Minnaloushe striscia fra l'erba
Solo, importante e saggio,
E leva alla luna mutevole
I suoi occhi mutevoli. 


[G. RODARI] 
I gatti hanno un giornale
con tutte le novità
e sull'ultima pagina
la "Piccola Pubblicità".

"Cercasi casa comoda
con poltrone fuori moda:
non si accettano bambini
perché tirano la coda".

"Cerco vecchia signora
a scopo compagnia.
Precisare referenze
e conto in macelleria".

"Premiato cacciatore
cerca impiego in granaio."
"Vegetariano, scapolo,
cerca ricco lattaio".

I gatti senza casa
la domenica dopo pranzo
leggono questi avvisi
più belli di un romanzo:

per un' oretta o due
sognano ad occhi aperti,
poi vanno a prepararsi
per i loro concerti.

[T.S. ELLIOT] 
Il nome dei gatti è un argomento difficile,
non è certo un passatempo estivo.
Penserete che io sia matto da legare
quando vi dirò che i gatti devono avere ben tre diversi nomi.
Primo fra tutti c'è il nome che la famiglia usa tutti i giorni,
come Peter, Augustus, Alonzo o James.
O come Victor o Jonathan, George o Bill Bailey.
Sono tutti nomi appropriati.

Ci sono nomi più strani, se ritieni che suonino più dolci,
sia per i gatti che per le gatte,
come Plato, Admetus, Electra, Demeter,
ma sono ancora nomi pratici per tutti i giorni.
Ma vi dico che un gatto necessita di un nome particolare,
un nome tutto suo e ben più degno,
altrimenti come potrebbe andarsene in giro con la coda ben dritta,
o tener distesi i baffi o essere orgoglioso di sè stesso?

Di questo tipo di nomi vi darò un esempio,
come Munkustrap, Quazo o Coricopat,
come Bombalurina oppur Jellylorum,
nomi che non appartengono mai a più di un solo gatto.
Ma più su ed oltre c'è ancora un nome rimasto,
e questo è il nome che non indovinerete.
Il nome che nessuna umana ricerca scoprirà,
ma che il gatto conosce e non confesserà.

Quando notate un gatto in profonda meditazione,
la ragione, vi dico, è sempre la stessa:
la sua mente è impegnata in una rapita contemplazione
del pensiero del pensiero del pensiero del suo nome.
Il suo gioioso, profondo, inscrutabile proprio nome.


sabato 10 ottobre 2015

I LIBRI NON SONO TUTTI UGUALI

Il verbo leggere, come già ricordato in un precedente post, ha a che fare con la selezione, la scelta. 
 Certo, è giusto che ognuno abbia i suoi gusti, ma questa non dev'essere una scusa per appiattire i giudizi e crogiolarci nell'idea che tutti i libri siano uguali.
Non è così.
Eppure, molti ancora confondono la semplice lettura con la cultura, lo scorrere le pagine con l'approfondire, confinando i libri nel genere "passatempo", quasi fossero un gioco da tavolo. 


Volete un esempio?

Incontro scuola-famiglia. 
Madre: “Lo so, il mio figliolo non ama i libri, ma gli dico di leggere qualsiasi cosa, anche la Gazzetta o il libro di barzellette di Totti!”
Io: “In realtà, a 17 anni, sarebbe il caso di passare a ben altro, cara signora...”

L’importanza delle lettura non deve essere confusa con il "saper leggere". 
Se si hanno problemi proprio nella tecnica di lettura allora ok, tanto vale allenarsi con qualsiasi cosa. Ma, quando si parla di quasi maggiorenni, ormai conta anche COSA si legge. E non tutte le letture sono uguali. La Divina commedia non è come l’ultima biografia di un calciatore ventenne o come un libricino d'amore spicciolo. E’ superiore, punto. 
E chi legge solo cose da niente non arriverà mai a niente, umanamente e spiritualmente parando; materialmente e socialmente, invece, potrebbe benissimo diventare miliardario o premier.  

Se siete genitori, per favore, spiegate questo ai vostri figli, e non accontentatevi del "pezzo di carta" o del bel voto, ma sondate, anche a costo di rompere le scatole ai docenti che non vogliono far sviluppare delle menti, ma solo perdere tempo in aula snocciolando dati e riascoltandoli a memoria.

martedì 6 ottobre 2015

MANZONI MARTORIATO; STORIE DI ORDINARIA DOCENZA

In questi anni di insegnamento, tra interrogazioni, esami di qualifica e idoneità varie, ho avuto spesso a che fare con il povero Manzoni. Povero, sì, soprattutto per come la sua memoria viene violentata. 

Questa è la top ten delle risposte più assurde e surreali:

1- Il confuso
Io «Parliamo di Manzoni»
Confuso «Ah, ehm, Manzoni…è quello di…cioè…»
Io «Promessi sposi, ricordi?»
Confuso «Ahhh, certo, la peste, quelle cose lì!»
Io «Sì, il libro parla anche della peste»
Confuso «Ora ricordo! Dieci ragazzi e dieci ragazze che scappano da Don Rodrigo e cominciano a raccontare storie per passare il tempo mentre tutti muoiono!»

2 – Il furbo
Io «In quali anni il Manzoni ha scritto la maggior parte delle sue opere più importanti?»
Furbo «Ehhhh…l’anno…non ricordo bene…Manzoni?»
Io «In che periodo si sviluppa la sua carriera letteraria?»
Furbo «La…carriera?»
Io «Almeno in che periodo è vissuto Manzoni?»
Furbo «Ah, ho capito! E’ nu trabbocchett! Maonzoni è ancora vivo!»

3- Il romantico
Io «Ricordi gli eventi che accadono a Renzo e Lucia nel romanzo?»
Romantico «Come! Si devono sposare, ma si lasciano, poi vengono rapiti…»
Io «Insomma. Ma alla fine come si conclude la storia?»
Romantico «Eh, non si vedono più! Finisce mal…»
Io «In realtà si sposano.»
Romantico «We, verament?! So cuntent, si, mi fa piacer!»

4- Il tragico
Io «Parliamo un po’ delle opere minori.»
Tragico «Minori? Non è che proprio l’aggia fatt ben ben.»
Io «Nemmeno qualcosa sulle tragedie?»
Tragico «Ahi, si, quello Manzoni ha passat nu sacc e guai!» 

5 – Il cuoco
[premessa: talvolta, nelle scuole private, consegnano agli studenti che devono sottoporti alle idoneità delle tesine già pronte, con tutti i collegamenti fatti, così da non appesantire troppo le povere menti; nonostante ciò, spesso questi soggetti non riescono nemmeno a memorizzare tre pagine]

Io «Vedo che hai fatto una tesina sui carboidrati [Istituto Alberghiero], bene, perché hai scelto Manzoni?»
Cuoco «Manzoni? L’ultima volta l’ho fatto alle scuole medie!»
Io «Ok, ma nella tua tesina c’è un collegamento con un prodotto nominato nel romanzo. Ricordi la rivolta per il…»
[passano i secondi]
Cuoco «Ah, sì! Alla fine, la salsa!»
[se leggete gli ultimi righi del romanzo, in effetti, c’è la parola “sugo”, ma per tutt’altro motivo…]

6 – Braveheart 
Io «Qual è la trama del romanzo?»
Braveheart  «Mmm, la trama…»
Io «La storia d’amore, l’opposizione di Don Rodrigo, il rapimento, la fuga…»
Braveheart   «Ah, mo sì, mi ero confuso. Allora, questi si vogliono sposare, però Don Rodrigo vuol passar la prima notte di nozz con Lucia, perché allora così si facev. Renzo non è d’accord cu stu fatt, allora chillu Don la rapisce e la uccide. Poi Renzo scappa, ma aropp torn e si vendica.»

7 – Il letterale
Io «Quali sono le differenze tra il Fermo e Lucia ed i Promessi sposi?»
Letterale «Fermo e???»
Io «La prima versione dell’opera, quando Renzo si chiamava così.»
Letterale «E allora la differenza è il nome!»
Io «Certo, ma qualcos’altro?»
Letterale «Ehm…mmm…»
Io «Qualcosa sul carattere del giovane?»
Letterale «Ah, sì. Prima era più fermo, non faceva mai niente!»

8 – Il teologo
Io «Cosa accadde nel 1810?»
Teologo «Mmm…ha scritto il romanzo?»
Io «No, accadde qualcosa di importante nella sua biografia. La co…conv…convers…»
Teologo «La conversione!»
Io «Ok. In questo fu influenzato dalla moglie E. Blondel, calvinista, ma poi…»
Teologo «Uà, ma che stat ricend?!»
Io «Cioè?»
Teologo «Manzoni si è spusat con una calva?!»

9 – Il fantasioso
Io «Da quale autore di romanzi storici fu influenzato Manzoni?»
Fantasioso [sbirciando sul foglio] «Scott!»
Io «Bene. Ma cosa rifiutò dell’autore scozzese?»
Fantasioso «R-rifiutò…?»
Io [ormai stanco ed arrivato a rispondermi da solo] «Sì, rifiutava i riferimenti al fantastico ed al soprannaturale.»
Fantasioso «Ho capito! A Manzoni non ci piacevano quelle cose, tipo Il signore degli anelli!»

10 – Il geografo [questo è uno dei più divertenti episodi della mia carriera scolastica in assoluto]
Io «Allora, parliamo di come Don Rodrigo si intromette tra Renzo e Lucia.»
Geografo «Renzo era già pronto per sposarsi, ma poi Lucia incontrò sto Don Rodrigo mentre tornava da un viaggio in Finlandia…»
Io «Cosa???»
Geografo «Sì, in Finlandia!» [con tono enfatico]
Io «Ma…che c’entra la Finlandia?! Non era nemmeno uno stato al tempo della storia!»
Geografo «Sta scritto sul libro! Mo vi faccio vedere!»
[prende il testo, lo sfoglia sicuro; poi me lo porge con fare soddisfatto, certo della sua ragione]
Io [leggendo dal libro] «
mentre ella tornava dalla filanda, ed era rimasta addietro dalle sue compagne, le era passato innanzi don Rodrigo» 

p.s. Prima che qualcuno si scagli contro i soliti “giovani ignoranti”, faccio presente che ho avuto anche classi pomeridiane, con studenti fino a 60 anni. Inoltre agli esami di idoneità e qualifica si presentano, molto spesso, over quaranta.

p.s. II Insegno in giro per la provincia di Napoli, ma ho avuto anche tanti candidati da esaminare del nord. Se non riuscite a capire come ciò sia possibile, ebbene, indagate su come funzionano molte scuole paritarie...