sabato 10 ottobre 2015

I LIBRI NON SONO TUTTI UGUALI

Il verbo leggere, come già ricordato in un precedente post, ha a che fare con la selezione, la scelta. 
 Certo, è giusto che ognuno abbia i suoi gusti, ma questa non dev'essere una scusa per appiattire i giudizi e crogiolarci nell'idea che tutti i libri siano uguali.
Non è così.
Eppure, molti ancora confondono la semplice lettura con la cultura, lo scorrere le pagine con l'approfondire, confinando i libri nel genere "passatempo", quasi fossero un gioco da tavolo. 


Volete un esempio?

Incontro scuola-famiglia. 
Madre: “Lo so, il mio figliolo non ama i libri, ma gli dico di leggere qualsiasi cosa, anche la Gazzetta o il libro di barzellette di Totti!”
Io: “In realtà, a 17 anni, sarebbe il caso di passare a ben altro, cara signora...”

L’importanza delle lettura non deve essere confusa con il "saper leggere". 
Se si hanno problemi proprio nella tecnica di lettura allora ok, tanto vale allenarsi con qualsiasi cosa. Ma, quando si parla di quasi maggiorenni, ormai conta anche COSA si legge. E non tutte le letture sono uguali. La Divina commedia non è come l’ultima biografia di un calciatore ventenne o come un libricino d'amore spicciolo. E’ superiore, punto. 
E chi legge solo cose da niente non arriverà mai a niente, umanamente e spiritualmente parando; materialmente e socialmente, invece, potrebbe benissimo diventare miliardario o premier.  

Se siete genitori, per favore, spiegate questo ai vostri figli, e non accontentatevi del "pezzo di carta" o del bel voto, ma sondate, anche a costo di rompere le scatole ai docenti che non vogliono far sviluppare delle menti, ma solo perdere tempo in aula snocciolando dati e riascoltandoli a memoria.

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