venerdì 30 gennaio 2015

I VESTITI NUOVI DELL'IMPERATORE; HANS C. ANDERSEN

Cosa succede quanto nessuno ha il coraggio di affermare la verità? Cosa accade quando i potenti vengono adulati a tal punto che nessuno osa più indicarli per quello che sono davvero?
Accade che finiamo nel mondo peggiore possibile.
E solo la purezza di un bambino potrà salvarci.

I VESTITI NUOVI DELL'IMPERATORE; HANS C. ANDERSEN

Molti anni or sono, viveva un Imperatore, il quale dava tanta importanza alla bellezza ed alla novità dei vestiti, che spendeva per adornarsi la maggior parte de’ suoi danari. Non si curava de’ suoi soldati, non di teatri o di scampagnate, se non in quanto gli servissero di pretesto a far mostra di qualche nuovo vestito. Per ogni ora della giornata, aveva una foggia speciale, e, come degli altri re si dice ordinariamente: è al consiglio, - di lui si diceva sempre: è nello spogliatoio.
Nella grande città dov’egli dimorava, la vita era molto gaia, ed ogni giorno ci capitavano forestieri. Una volta ci vennero anche due bricconi, i quali si spacciarono per tessitori e raccontarono di saper tessere la più bella stoffa che si potesse vedere al mondo. Non solo i colori e il disegno erano straordinariamente belli, ma i vestiti che si facevano con tale stoffa avevano questa mirabile proprietà: ad ogni uomo inetto al proprio officio o più stupido di quanto sia lecito comunemente, essi rimanevano invisibili. 
"Ah, questi sì, sarebbero vestiti magnifici!" - pensò l’Imperatore: "Quando li avessi indosso, verrei subito a sapere quali sono nel mio regno gli uomini inetti all’officio che coprono; e saprei subito distinguere i savii dagli stolti! Sì, sì; bisogna che mi faccia tessere questa stoffa." E antecipò intanto ai due bricconi una buona somma di danaro, perchè potessero incominciare il lavoro.
Essi prepararono due telai, e fecero mostra di mettersi a lavorare; ma sui telai non avevano nulla di nulla. Nel domandare, però, non si peritavano: domandavano sempre le sete più preziose e l’oro più fino. E la roba, se la mettevano in tasca, e continuavano a lavorare ai telai vuoti, magari sino a notte inoltrata.
"Mi piacerebbe sapere a che punto sono col lavoro," pensava l’Imperatore; ma l’angustiava un poco il fatto che chiunque fosse troppo sciocco od impari al proprio officio non avrebbe potuto vedere la stoffa. Sapeva bene che, per conto suo, non c’era di che crucciarsi, ma, in ogni modo, stimò più opportuno di mandare prima un altro a vedere come andasse la faccenda. In città, tutti oramai sapevano la meravigliosa proprietà della stoffa, ed ognuno era curioso di vedere sino a che punto giungesse la stupidità o la buaggine del suo vicino.
"Manderò dai tessitori il mio vecchio onesto Ministro," - pensò l’Imperatore: "Può giudicare il lavoro meglio di qualunque altro, perchè ha ingegno e nessuno più di lui è adatto alla propria carica."
E il buon vecchio Ministro andò nella sala dove i due mariuoli facevano mostra di lavorare dinanzi ai telai vuoti. "Dio mi assista!" - fece il vecchio Ministro, e sgranò tanto d’occhi: "Io non vedo nulla di nulla!" Ma però si guardò bene dal dirlo.
I due bricconi lo pregarono di farsi più presso: non era bello il disegno? e i colori non erano bene assortiti? - e accennavano qua e là, entro al telaio vuoto. Il povero Ministro non si stancava di spalancar tanto d’occhi, ma nulla riusciva a vedere, poi che nulla c’era. "Mio Dio!" - pensava: "Ma ch’io sia proprio stupido? Non l’ho mai creduto, ma questo, già, di se stesso nessuno lo crede. E se non fossi adatto a coprire la mia carica? No, no; non è davvero il caso d’andar a raccontare che non vedo la stoffa."
"E così? Non dice nulla?" - domandò uno degli uomini, che stava al telaio.
"Oh, perfetto, magnifico, proprio magnifico!" - disse il vecchio Ministro, e guardò a traverso agli occhiali: "Che disegno, che colori!... Sì, dirò a Sua Maestà che il lavoro mi piace immensamente!"
"Oh, questo ci fa davvero tanto piacere!" dissero entrambi i tessitori; e indicavano i colori per nome, e additavano i particolari del disegno. Il vecchio Ministro stava bene attento, per poter dire le stesse cose quando fosse tornato con l’Imperatore; e così fece.
Intanto, i due bricconi domandavano dell’altro danaro, dell’altra seta, dell’altr’oro, tutto per adoprarlo nel tessuto, naturalmente. E tutto mettevano invece nelle proprie tasche; e sul telaio non ne andava nemmeno un filo; ma continuavano come prima a lavorare al telaio vuoto.
L’Imperatore mandò poco dopo un altro ottimo officiale dello Stato, affinchè gli riferisse sull’andamento del lavoro, e se mancasse poco alla fine. Ed accadde anche a lui precisamente quello ch’era accaduto al Ministro: guardava e guardava, e, poi che sul telaio vuoto nulla c’era, nulla riusciva a vedere.
"Non è vero che è un bel genere di stoffa?" - domandavano tutti e due i mariuoli; e mostravano e spiegavano le bellezze della stoffa che non c’era.
"E pure, io non sono sciocco!" - pensava l’officiale: "E allora, gli è che non sono adatto al mio alto officio. Sarebbe strana! In ogni modo, bisogna almeno non lasciarlo scorgere!" Per ciò, vantò la stoffa che non vedeva, e si dichiarò pienamente sodisfatto tanto dei bellissimi colori quanto dell’eccellente disegno. "È proprio stupendo!" - disse poi all’Imperatore.
E in città non si faceva che parlare di questa magnifica stoffa.
Poi l’Imperatore stesso volle esaminare il tessuto sin che stava ancora sul telaio. Accompagnato da tutto un seguito di eletti cortigiani, tra i quali si trovavano anche i due vecchi valentuomini, che primi vi erano andati, si recò da quei furbi mariuoli. Essi lavoravano ora con più lena che mai, ma sempre senza trama e senza filo.
"Non è vero che è proprio stupenda?" - dissero tutti e due i probi officiali: "Si degni la Maestà Vostra di osservare questo ornato, questi colori!" - ed accennavano al telaio vuoto, sempre credendo, ben inteso, che gli altri potessero vedere la stoffa.
"Che affare è questo?" - pensò l’Imperatore "Io non ci vedo nulla! Questa è grossa! Fossi mai per caso un grullo? O non fossi buono a far l’Imperatore? Sarebbe il peggio che mi potesse capitare..." - "Oh, è bellissimo!" - disse ad alta voce: "È proprio di mio pieno gradimento." Ed approvò sodisfatto, esaminando il telaio vuoto; perchè non voleva confessare di non vedervi nulla. Tutto il seguito, che lo accompagnava, aveva un bell’aguzzare gli occhi: non riusciva a vedervi più che non vi avessero veduto gli altri; e però tutti dissero con l’Imperatore "Bellissimo! Magnifico!" - e gli consigliarono di indossare per la prima volta il vestito fatto con quella splendida stoffa nel corteo di gala, ch’egli doveva guidare alla prossima festa. "Splendido, magnifico, meraviglioso!" - si ripetè di bocca in bocca; e tutti se ne rallegrarono cordialmente. L’Imperatore concedette ai due bricconi il permesso di portare all’occhiello il nastrino di cavaliere, col titolo di Tessitori della Casa Imperiale.
Tutta la notte, che precedeva il giorno della festa, i due bricconi rimasero alzati a lavorare, ed accesero più di sedici candele. Tutti poterono vedere quanto s’affaccendassero a terminare i nuovi vestiti dell’Imperatore. Fecero mostra di levare la stoffa dal telaio; tagliarono l’aria con certe grosse forbici, cucirono con l’ago senza gugliata, ed alla fine dissero: "Ecco, i vestiti sono pronti."
L’Imperatore stesso venne allora, con i più compiti cavalieri, e i due bricconi levavano il braccio in aria, come se reggessero qualche cosa, e dicevano: "Ecco i calzoni! Ecco la giubba! Ecco il mantello!" - e così via. "Son leggeri come ragnateli! Sembra di non portar nulla sul corpo! Ma questo è il loro maggior pregio!"
"Già!" - fecero tutti i cortigiani; ma niente riuscirono a vedere, poi che niente c’era.
"Si degni la Maestà Vostra di deporre i vestiti che indossa," - dissero i furfanti: "e noi misureremo alla Maestà Vostra i nuovi, dinanzi a questo grande specchio."
L’Imperatore si spogliò, e quei bricconi fecero come se gli indossassero, capo per capo, i vestiti nuovi, che dicevano d’aver preparati; e lo strinsero ai fianchi, fingendo di agganciargli qualchecosa, che doveva figurare lo strascico; e l’Imperatore si volgeva e si girava dinanzi allo specchio.
"Come gli tornano bene! Divinamente!" - esclamarono tutti: "Che ornati! Che colori! È proprio un vestito magnifico!"
"Fuori è pronto il baldacchino di gala, di sotto al quale la Maestà Vostra guiderà la processione!" - annunziò il Gran Cerimoniere.
"Eccomi all’ordine!" disse l’Imperatore. "Non mi sta bene?" - E si volse di nuovo allo specchio, perchè voleva fare come se esaminasse minuziosamente il proprio abbigliamento.
I paggi, i quali dovevano reggere lo strascico, camminavano chini a terra, come se tenessero realmente in mano un lembo di stoffa. Camminavano con le mani tese all’aria dinanzi a sè, perchè non osavano lasciar vedere di non averci nulla.
E così l’Imperatore si mise alla testa del corteo solenne, sotto il superbo baldacchino; e tutta la gente ch’era nelle strade e alle finestre, esclamava: "Mio Dio, come son fuor del comune i nuovi vestiti dell’Imperatore! Che stupendo strascico porta alla veste! Come tutto l’insieme gli torna bene!" Nessuno voleva dar a divedere che nulla scorgeva; altrimenti non sarebbe stato atto al proprio impiego, o sarebbe stato troppo sciocco. Nessuno dei vestiti imperiali aveva mai suscitato tanta ammirazione.
"Ma non ha niente in dosso!" - gridò a un tratto un bambinetto.
"Signore Iddio! sentite la voce dell’innocenza!" - esclamò il padre: e l’uno venne susurrando all’altro quel che il piccino aveva detto.
"Non ha niente in dosso! C’è là un bambino piccino piccino, il quale dice che l’Imperatore non ha vestito in dosso!"
"Non ha niente in dosso!" - gridò alla fine tutto il popolo. L’Imperatore si rodeva, perchè anche a lui sembrava veramente che il popolo avesse ragione; ma pensava: "Qui non c’è scampo! Qui ne va del decoro della processione, se non si rimane imperterriti!" E prese un’andatura ancora più maestosa; ed i paggi continuarono a camminare chini, reggendo lo strascico che non c’era.

martedì 27 gennaio 2015

COME POTREBBE NASCERE UN TERRORISTA ITALIANO


In Europa, negli ultimi giorni, ci siamo risvegliati consapevoli che i potenziali terroristi sono già tra noi. Ci siamo stupiti per la loro origine autoctona, per il loro rivoltarsi contro la nazione dove sono nati, agendo in nome di barbarismi lontani. 

Ma come nasce un terrorista non forestiero? O meglio, come potrebbe diventarlo?


Insegno in un quinto anno di un istituto superiore e la mia relativa giovane età (29 anni) mi permette di comunicare in maniera più franca con gli studenti. 

Tra loro c’è Nadir (nome di fantasia) nato in Italia da genitori marocchini, emigrati qui da vent’anni. La famiglia vive sul filo della povertà, come tante altre nel paese. I compagni di Nadir, però, non smettono mai di fargli notare quanto lui appartenga ad un altro mondo: lo isolano, lo considerano non italiano, pretendono che lui si debba conformare ai loro gusti, senza accettare nemmeno di ascoltare le musiche del paese dei suoi avi, come se l’avvicinamento dovesse avvenire solo da una sponda.
 Nadir mi ha confidato che nel suo quartiere gli unici amici che ha sono immigrati o figli di immigrati come lui, dato che i ragazzi italiani, anche spinti dalle famiglie, li hanno volutamente ghettizzati. Nadir e i suoi amici hanno formato una squadra di calcetto, continuamente bersagliata da insulti razziali e non solo durante i tornei.
Ecco perché, pian piano, ha cominciato a non sentirsi più italiano. Ecco perché, durante le discussioni in classe sui fatti degli ultimi giorni, si rivolge ad compagni con un “voi” quando si tratta di occidentali, e con un “noi” riferendosi ad un mondo che in realtà non ha mai conosciuto.
Ecco perché, nonostante ami la pizza più di falafel e nonostante il suo marcato accento napoletano, si sente uno straniero a casa sua.
Nadir non diventerà un terrorista, ne sono certo, perché ha una gran voglia di vita ed una curiosità che lo spingerà a formarsi ed informarsi, agevolando anche il mio ruolo di educatore, mai come in questi casi delicatissimo.
Ma sono tutti come lui? No. E allora cosa potrà mai nascere da un misto di isolamento, povertà, intolleranza subita e fragilità?

lunedì 26 gennaio 2015

27 GENNAIO, GIORNATA DELLA MEMORIA

Il 27 gennaio 1945 veniva liberato il campo di concentramento di Auschwitz, un nome diventato ormai sinonimo di orrore. I pochi superstiti, salvati dall'Armata Rossa, furono i primi a testimoniare le atrocità praticate nei lager, rivelando così al mondo i crimini commessi dai nazisti negli anni di guerra. Un folle piano di sfruttamento, tortura e sterminio, basato su una presunta superiorità da celebrare col sangue di poveri innocenti.
Nel 2005 l'Onu ha stabilito che il 27 gennaio diventasse "Giorno delle Memoria", così da ricordare le vittime del nazismo: ebrei, Rom, omosessuali, malati di mente, handicappati, oppositori politici, prigionieri di guerra, Pentecostali, Testimoni di Geova, polacchi, slavi...

Per celebrare questa ricorrenza, in tema con il nostro blog, abbiamo scelto alcune testimonianze cinematografiche, musicali, fumettistiche e letterarie, utili per ricordare e riflettere.

Prima vennero; Martin Niemöller [per info clicca qui]

Prima vennero per i comunisti 
 e io non alzai la voce 
campo di concentramento di Auschwitz perché non ero un comunista. 
 Poi vennero per i socialdemocratici 
 e io non alzai la voce 
 perché non ero un socialdemocratico. 
Poi vennero per i sindacalisti 
 e io non alzai la voce 
perché non ero un sindacalista.  
Poi vennero per gli ebrei 
 e io non alzai la voce  
perché non ero un ebreo.  
Poi vennero per me 
e allora non era rimasto nessuno 
 ad alzare la voce per me.

-

Se questo è un uomo; Primo Levi 

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Auschwitz II-Birkenau : baracche in legno .MIECZYSLAW KOSCIELNIAKSenza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi. 

Auschwitz; Francesco Guccini e i Nomadi



Schindler's List; Steven Allan Spielberg

Ogni caso;Wisława Szymborska

Poteva accadere.
Doveva accadere.
E’ accaduto prima. Dopo.
Più vicino. Più lontano.
E’accaduto non a te.
Ti sei salvato perché eri il primo.
Ti sei salvato perché eri l’ultimo.
Perché da solo. Perché la gente.
Perché a sinistra. Perché a destra.
Perché la pioggia. Perché un’ombra.
Perché splendeva il sole.
Per fortuna là c’era un bosco.
Per fortuna non c’erano alberi.
Per fortuna una rotaia, un gancio, una trave, un freno,
un telaio, una curva, un millimetro, un secondo.
Per fortuna sull’acqua galleggiava un rasoio.
In seguito a, poiché, eppure, malgrado.
Che sarebbe accaduto se una mano, una gamba,
a un passo, a un pelo
da una coincidenza.
Dunque ci sei? Dritto dall’animo ancora socchiuso?
La rete aveva solo un buco, e tu proprio da lì? Non c’è fine al mio stupore, al mio tacerlo.
Ascolta
come mi batte forte il tuo cuore.

Maus; Art Spiegelman [per info clicca qui]
















Il pianista; Roman Polański

Citazioni letterarie: 

- Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte l'avvicinarsi del rombo che ucciderà noi pure, partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto si volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l'ordine, la pace e la serenità. [Il diario di Anne Frank]

Ed ero li sul marciapiede, incapace di fare una mossa. È arrivato il rabbino con la schiena curva, il viso rasato [...] La sua sola presenza tra i deportati ha aggiunto un tocco di irrealtà alla scena. È stato come una pagina strappata da qualche libro di storia [...] A uno a uno passavano davanti a me, gli insegnanti, gli amici, altri, tutti quelli di cui avevo avuto paura, tutti quelli che una volta avrebbero potuto ridere di me, tutti quelli con cui ho vissuto nel corso degli anni. Passavano, cadendo, trascinando gli zaini, trascinando la loro vita, abbandonando le loro case, gli anni della loro infanzia, servili come cani battuti. [Elie Wiesel, La notte]

domenica 18 gennaio 2015

GLI ATTENTATI DI PARIGI, L'IPOCRISIA SU CHARLIE HEBDO. LA NOSTRA RISPOSTA



Libere associazioni mentali, domande spontanee e riflessioni sui fatti di Francia, su Charlie Hebdo, sulla guerra che non deve esserci.


LE DOMANDE
In queste ultime settimane ne ho sentite tante tantissme. Nel giorno stesso degli attentati mi vennero in mente alcune domande, ancora oggi senza risposta.
- Visto che l’Islam non ha un clero, è scorretto dire che a causa di alcuni terroristi tutti i mussulmani hanno dichiarato guerra all’Occidente. Oppure, se per voi è così, allora anche dopo che Bush affermò che la sua guerra era una “missione di Dio” la cristianità ha dichiarato guerra all’Oriente?http://goo.gl/Pl7ndY
Se affermate di non riconoscervi nelle parole di Bush allora dovete accettare che non tutti i mussulmani si riconoscano nei terroristi.
-Conoscete la storia del periodico Charlie Hebdo? Su questa rivista sono apparse numerose vignette satiriche sul cristianesimo, del tipo che voi cattolici invochereste subito il presunto diritto a non essere derisi, depositereste una cinquantina di denunce, scomodereste sentinelle sedute per farle mettere in piedi, ecc.ecc. Date un’occhiata qui, ad esempio:http://goo.gl/WLTtEZ
Quindi non dite che è stato un attacco contro la “cristianità”, per favore.
-Voi integralisti di destra, siete certi che il mondo occidentale sia così puro? Forse dovreste tornare a scuola, studiando tutto ciò chi i civilissimi europei ed americani hanno fatto ai danni degli altri continenti. Quindi, non cominciate a blaterare sui confini, sulle espulsioni, sulla purezza nostra razza da difendere, perché siete voi che alimentate questa guerra. Inoltre, Charlie Hebdo non credo vi sia mai piaciuto: http://goo.gl/WyNHvn
- Oggi ho letto post di cristiani nostalgici delle crociate, mussulmani che affermavano “chi sbagli paga” ed ebrei convinti che la loro religione sia l’unica pura, atei che auguravano la morte a tutti i credenti.
Il problema degli uomini, purtroppo, è che sceglieranno sempre l’odio all’amore, perché odiare è decisamente più semplice e più istintivo. Per amare davvero, per amare anche il diverso, c’è bisogno di intelligenza e cultura, ma purtroppo molti ne sono privi.
Infine, chiedo a tutti, chi troverà giovamento dopo l’attacco di oggi? I movimenti che da sempre tentano di conciliare e pacificare, o gli estremisti (da una parte e dall’altra) che aspettano solo la scontro?
Pensateci bene…

I GIORNALISTI
Molti dei "grandi" giornalisti, opinionisti, editorialisti, tuttologi, massmediologi che in questi giorni condannano l'attacco ad un periodico satirico fino a ieri era noti per voler censurare, far chiudere, mettere all'indice i vari comici o vignettisti scomodi.
Pensateci bene, è facile di capire di chi stiamo parlando:
-Quelli che "L'editto bulgaro non è mai esistito".
-Quelli che volevano la censura di Luttazzi. 
- Quelli che "il papa non si tocca".
-Quelli che "il Presidente non si tocca".
Coerenza, questa sconosciuta.

L'IGNORANZA
Data l'ignoranza nella quale vivono moltissime persone è facile che si vengano a creare delle clamorose confusioni, soprattutto per quel che riguarda tutto ciò che è situato ad est del nostro continente. Leggendo i soliti deliri razzisti di qualche internauta retrogrado ho visto più volte delle maledizioni lanciate contro il mondo arabo in generale, nel quale vengono inclusi, ad esempio, anche gli iraniani. 
Il paese in questione è abitato anche da numerose persone di altre etnie, ma gli iraniani veri e propri non hanno nulla a che fare con gli arabi, essendo infatti persiani. Anzi, gli arabi presenti in Iran sono soltanto il 2%. Se il paese avesse mantenuto il suo vecchio nome (Persia) forse non si sarebbe generato questo malinteso, comunque utile per evidenziare l'ignoranza di molte persone spesso prontissime ad esternare ogni tipo di intolleranza senza avere la minima conoscenza di ciò di cui parlano.
La medesima confusione si riscontra spesso anche tra i termini arabo e mussulmano, ormai diventati praticamente sinonimi per molti, ma ovviamente non è così. E' ovvio che esistono mussulmani non arabi ed arabi non convertiti alla religione mussulmana.
Con arabo si intende un ceppo linguistico ed etnico (per quanto possa valere ancora questo concetto), mentre i mussulmani sono coloro che aderiscono all'Islam.
E apritelo un cavolo di libro, o pensate che li abbia scritti tutti il demonio? 
Ancora sull'ignoranza di molti, soprattutto dei razzisti.
Non tutti sanno che Allah non è un dio alternativo a quelle dei cristiani, ma si tratta proprio dello stesso. Da ciò deriva una ovvia vicinanza tra cristiani, ebrei e mussulmani la quale, se approfondita, potrebbe forse dare un contributo alla pacificazione mondiale (ma gli uomini saprebbero di certo trovare altri motivi di scontro). Per riassumere: le tre religioni credono nello stesso unico dio; credono nella figura di Abramo; cristiani e mussulmani credono in Gesù (sebbene per i mussulmani sia “solo” un profeta); le tre confessioni accettano l'idea del peccato originale, sebbene gli ebrei attendano ancora il redentore, i cristiani lo abbiamo individuato in Gesù e i mussulmani non lo abbiamo mai atteso, visto il perdono divino concesso ad Adamo ed Eva (Allah è detto anche "Il Misericordioso"); cristiani e mussulmani credono alla resurrezione dei morti.
Anche la figura di Maria accomuna cristiani e mussulmani, dato che da quest’ultimi è venerata al pari della madre di Maometto, alla sua prima moglie ed alla figlia superstite (Fatima). Ovviamente non viene ritenuta la madre di Dio, ma la madre di un profeta, il più importante prima di Maometto. Tra l’altro numerosissimi luoghi di devozione mariana (Fatima, Damasco, ecc. ecc.) sono visitati dagli stessi mussulmani al pari dei cristiani, per chiedere grazie e protezione.

IL PAPA

Ma i cattolici sanno che le parole del papa ("Se qualcuno insulta mia madre si aspetti un pugno") vanno contro la teologia che egli stesso rappresenta? Oltre ad essere una parziale giustificazione di ciò che è avvenuto nei giorni scorsi in Francia, ovvio...


CLICCA QUI PER IL VIDEO

LA MIA BATTAGLIA


E’ una questione di civiltà e di cultura.
Non ho mai preso tessere, non mi sono mai sentito inquadrato in nessuna religione, non mi sento di far parte di alcun gruppo a priori.
Il mio unico schieramento è delimitato dalla civiltà e dalla cultura.
La mia civiltà è quella che rispetta gli altri, quella che non tenta soprusi, quella che vive nell'onestà, quella che ripudia la violenza, quella che rifugge dall'odio, quella basata sul diritto, sulla solidarietà e sulla libertà.
La mia cultura è quella nata nella classicità e intrecciata con tutte le religioni. E’ quella di Dante (cristiano, eretico e del Dante che inseriva riferimenti al Libro del viaggio notturno di Mohyiddin ibn Arabi), è quella delle poesie ispirate dalle hargat mozarabiche o dal Cantico dei cantici e arrivate fino ai trovatori, è quella della matematica che senza gli arabi sarebbe ancora senza lo 0, è quella della Scuola Medica Salernitana e della filosofia ispirate da Averroè e Avicenna così come da Agostino.
I nemici della mi civiltà e della mia cultura non hanno colore, né razza, né religione. I miei nemici sono i fondamentalisti islamici e i vari Salvini, Magdi Allam, Giovanardi.
Il mio nemico è quello che pensa di poter esportare la democrazia con le armi o quello che pensa che una donna non possa stare a volto scoperto in presenza di un uomo.
Ecco perché, anche se non appartengo a nessuna fazione, ho scelto comunque da che parte stare. Rendetevi conto che vi state schierando anche voi, lo fate ogni volta che temete il vostro vicino per il colore della pelle o per come prega, per il suo accento o per il suo dio.