giovedì 23 aprile 2015

1992 - LA SERIE CHE MANCAVA...MA CHE NON CI MANCHERÀ

Romanzo criminale ci aveva dato un saggio notevole delle potenzialità italiane nel genere delle serie tv. Gomorra ci sta dimostrando che, volendo, con impegno e competenza, si possono raggiungere i livelli delle produzioni americane, anche e sopratutto ricorrendo ad attori emergenti (almeno per il grande pubblico). 1992-La serie, sinceramente, ci ha deluso.
L'inizio era stato promettente, con le prime due puntante dense di tensione, riferimenti particolareggiati alle indagini, storie personali apparentemente intriganti e ben integrate con quella reale. Ma in seguito, lentamente, si è spento tutto.
Le indagini del pool ad un certo punto sono praticamente sparite, per tornare solo nel finale in modo piuttosto frettoloso. Le storie personali sono diventate confuse e ridondanti, con i personaggi intenti a incartocciarsi su se stessi.
Gli ultimi due episodi hanno in parte riacceso una lucina, ma non so quanto una ipotetica serie 1993 potrà risollevare la mediocrità della prima.
Abbiamo così riassunto in dieci punti, tra il serio ed il faceto, le cose che meno ci hanno convinto di 1992-La serie.

1) Di Pietro il purista: Ok, una serie televisiva deve pensare anche al pubblico ed all'efficacia dei dialoghi. Ma secondo voi il mitico Tonino parla così come nella serie? Lo sguardo c'è, l'attore è bravo, ma spesso ne viene fuori qualcosa di simile ad una accademico della Crusca! Cosa che, non ce ne voglia l'ex Ministro, non è proprio corrispondente alla realtà.

2) Veronica "Bordello": Si, avrebbero potuto anche chiamare così il personaggio interpretato da Miriam Leone. Tra scene di cui promette sesso, in cui lo offre ed in cui lo pratica, facciamo fatica a ricordare parti recitate vere e proprie. Non che la cosa sia un dramma per gli occhi, ben inteso, ma forse si è andato un tantino oltre, troppo "a fondo". Così facendo si è svilito il ruolo da lei interpretato e, di conseguenza, anche il valore della stessa attrice.

3) Tea, le parole sono importanti! : Un dubbio ci assale? Ma Tea Falco parla davvero sempre così? Ci sono alcuni momenti in cui è stato necessario rimandare la scena d'accapo e sottotitolarla per capire qualcosa. Tra finali indistinte, parole smozzicate, esclamazioni sospirate, è stato davvero un personaggio "complesso"...ma da ascoltare!

 4) Rocco e i suoi macelli: Alessandro Roja ha interpretato il personaggio di Rocco Venturi dimostrando una notevole abilità, come già evidenziato in Romanzo criminale. Peccato che la storia costruita attorno al giovane ufficiale sia un po' contorta. Lui sa, ricatta, fa amicizia col nemico, scappa, torna, ricatta ancora ed alla fine si fa accoppare come un fessacchiotto qualsiasi. Il tutto piuttosto fumoso e senza il necessario approfondimento sulla personalità e la storia del personaggio. Ripensando alle imprese del Dandy non c'è paragone...

5) Il leghista buono: Pietro Bosco, interpretato da Guido Caprino, è un leghista che in fondo si mostra coraggioso, puro, talvolta anche dolce; un personaggio quasi del tutto positivo. Un leghista buono. Un ossimoro. Forse è quelle meglio riuscito dal punto di vista narrativo, anche se alla fine non sappiamo che strada prenderà davvero.

6) Tempismo imperfetto: Una serie, per avere maggior successo, deve cercare anche di "cogliere l'attimo", sopratutto quando si rifà a momenti storici relativamente recenti. Ci chiediamo, allora, perché mai mandare in onda 1992 nel 2015?! Avremmo capito nel 2012, quando si parlò molto di ciò che era accaduto negli ultimi venti anni; avremmo capito nel 2022, o anche nel 2017, con il venticinquennio, ma a nostro parere il timing della serie non è stato proprio quello più conveniente per la sua promozione.

7) Non è la Rai (o si?): Ok, una cosa penso si chiara a tutti; 1992 non è per nulla ai livelli di Gomorra o Romanzo criminale. Le due serie nostrane precedenti ci avevano abituato bene, troppo bene. Il giudizio non è totalmente negativo (e dopo chiariremo perché), ma purtroppo talvolta è sembrato di trovarsi davanti ad una fiction Rai, con tutta la scontatezza, la piattezza e la poca profondità che di solito contraddistinguono questi prodotti.

8) Accorsi e ricorsi storici: Il nostro pool di autori (che bello chiamarci così :-)) è sempre stato concorde nel non aver mai apprezzato tantissimo Accorsi come attore. Stavolta, però, nelle prime puntate, ci aveva dato l'impressione di essere maturato: pause più azzeccate, battute recitate finalmente con adeguatezza ...Ad un certo punto, però, è tornato il vecchio Stefano. Sguardi semilanguidi, tono monocorde, frasi sospirate lì dove non c'azzeccava molto. In generale non il peggiore, anzi, tuttavia di tanto in tanto il suo "lato oscuro" è tornato alla ribalta.

9) Silvio il fantasma mascherato: Prima che la serie venisse messa in onda avevamo capito che si sarebbe basata soprattutto sull'inchiesta di Tangentopoli. E' stato così, ma al contempo anche la nascita di Forza Italia è stato uno dei temi portanti. Giusto, corretto, il collegamento tra le due cose c'è, ma nella serie manca un quid. Davvero si vuol far credere che B. si sia fatto convincere a scendere in campo? Ok, la storia è romanzata, ma così si lascia intendere che B. stava lì per i fatti suoi a far soldi ed a un tratto ha colto l'attimo. Lo avrà anche colto, ma i motivi sono ben altri. Forse 1993 potrà chiarire meglio tutto, ma per ora di Silvio abbiamo intravisto solo l'ombra, sia materialmente che dal punto di vista storico.

10) Attenditi l'inaspettato: In linea di massima le sorprese sono sempre ben accette nelle serie tv, soprattutto quando si tratta di chiudere un episodio per creare attesa, o per dare una svolta. Ma, per quanto riguarda 1992, ci sono diverse cose che non ci quadrano.
Facciamo qualche esempio.
Leonardo Notte è ricattato da Rocco Venturi, e fin qui ci siamo. Ma ad un certo punto, il caro Notte, pur di sfogarsi con qualcuno per il "misfatto" che lo tiene sotto scacco chi chiama? Proprio il Venturi, ed i due si fanno una bella bevuta al bar. Mah.
Restiamo sempre su Leonardo. Viene licenziato, quindi decide di parlare direttamente con Silvio B. per risollevare la sua posizione. Accompagna sua figlia alla festa di compleanno di Barbara B. (le due frequentano la stessa scuola), e poi le vediamo dialogare direttamente col cavaliere; così, come se nulla fosse. Se era così facile entrare ad Arcore poteva anche risparmiarsi di usare la figlia come medium.
Passiamo a Veronica. Dopo una serie di zoccolate si mette con il leghista Bosco, e capiamo che ad un certo punto si invaghisce davvero di lui perché si sente difesa, protetta, non solo usata. Alla fine di una puntata, però, se ne esce così alla richiesta di matrimonio di Pietro: "Quale matrimonio? Devi trovarmi un posto in tv, come da accordo". Ma questo suo ipercinismo si rimaterializza in maniera troppo improvvisa, smentendo il sentimento sincero dei giorni precedenti. Poi la gravidanza, ed ancora un turbinio di dubbi e controdubbi, che, sinceramente, ci è parso poco realistico, ma molto manierato.
E lo stesso Bosco non è da meno. Si caratterizza fin da subito per la sua integrità, arrivando giustamente a sfanculare Veronica dopo che la sua zoccolaggine si era fatta ormai troppo evidente. Però, ad un tratto, che fa? Se la riprende grazie ad un vecchio democristiano che le trova un posto in tv a condizione che Bosco voti una commessa d'armi conveniente per "amici". Insomma, il leghista svende la sua dignità per due volte (tre contando il voto finale contro il suo "amico") e senza eccessive esitazioni, un cambiamento anche in questo caso poco approfondito.


BAGLIORI DI SPERANZA:
Siamo arrivati ai lampi di luce, ai bagliori di speranza intravisti di rado nella serie.
Alcuni scene sono state costruite bene: la sequenza in cui Notte convince un imprenditore a stipulare un contratto pubblicitario sfruttando la lussuria nascosta da ipocrita perbenismo; il racconto di Dell'Utri sulla storia della "Repubblica delle banane"; il comizio alla buona, indirizzato alla pancia e non alla testa, di Pietro Bosco, molto attuale; il momento in cui Notte si rende conto che non c'è bisogno di cercare chissà dove i futuri politici, dato che lo stesso mondo dei pubblicitari altro non è se non un parallelo della politica, dove si deve promettere molto e mantenere il giusto; lo sguardo di Veronica quando capisce che la sorella giornalista è arrivata lì dove voleva lei (in onda su "Domenica in" con la Cuccarini) grazie alle sue doti da inviata, senza concedersi a nessuno.

Bagliori, appunto, concentrati soprattutto nei primi episodi. Non a caso il drastico calo di telespettatori (praticamente dimezzato tra prima e ultima puntata) non fa che confermare questo declino.
Ora, non sappiamo se sperare in un 1993-La serie di stampo migliore, oppure se desiderare che tutto finisca qui.
Attenderemo la scelta migliore, fiduciosi, ma non troppo.

martedì 14 aprile 2015

1984 (George Orwell) - Incipit e explicit

Incipit 

Era una fresca limpida giornata d'aprile e gli orologi segnavano l'una. Winston Smith, col mento sprofondato nel bavero del cappotto per non esporlo al rigore del vento, scivolò lento fra i battenti di vetro dell'ingresso agli Appartamenti della Vittoria, ma non tanto lesto da impedire che una folata di polvere e sabbia entrasse con lui.
L'ingresso rimandava odore di cavoli bolliti e di vecchi tappeti sfilacciati. Nel fondo, un cartellone a colori, troppo grande per essere affisso all'interno, era stato inchiodato al muro. Rappresentava una faccia enorme, più larga d'un metro: la faccia d'un uomo di circa quarantacinque anni, con grossi baffi neri e lineamenti rudi ma non sgradevoli. Winston s'avviò per le scale. Era inutile tentare l'ascensore. Anche nei giorni buoni funzionava di rado, e nelle ore diurne la corrente elettrica era interrotta. Faceva parte del progetto economico in preparazione della Settimana dell'Odio. L'appartamento era al settimo piano, e Winston, che aveva i suoi trentanove anni e un'ulcera varicosa sulla caviglia destra, saliva lentamente, fermandosi ogni tanto per riposare. A ciascun pianerottolo, proprio di fronte allo sportello dell'ascensore il cartellone con la faccia enorme riguardava dalla parete. Era una di quelle fotografie prese in modo che gli occhi vi seguono mentre vi muovete. IL GRANDE FRATELLO  VI GUARDA, diceva la scritta appostavi sotto.
Dentro all'appartamento una voce dolciastra leggeva un elenco di cifre che aveva qualche cosa a che fare con la produzione della ghisa. La voce veniva da una placca di metallo oblunga, simile a uno specchio opaco, che faceva parte della superficie della parete di destra. Winston girò un interruttore e la voce si abbassò un poco, ma le parole si potevano distinguere, tuttavia, sempre assai chiaramente. Quell'apparecchio (che veniva chiamato teleschermo) si poteva bensì abbassare ma non mai annullare del tutto. Si diresse alla finestra, piccola fragile figuretta, la cui magrezza era accentuata dalla tuta azzurra in cui consisteva l'uniforme del Partito. I capelli erano biondi, molto chiari, il colorito della faccia lievemente sanguigno, la pelle raschiata da ruvide saponette e da lamette che avevano perso il filo da tempo, e dal freddo dell'inverno che proprio allora era finito.
Fuori, anche attraverso i vetri chiusi della finestra, il mondo pareva freddo. Giù, nella strada, mulinelli di vento giravano polvere e carta straccia a spirale e, sebbene splendesse il sole e il cielo fosse d'un luminoso azzurro, nessun oggetto all'intorno sembrava rimandare il colore, con l'eccezione dei cartelloni che erano incollati da per tutto. La faccia dai baffi neri riguardava da ogni cantone. Ce n'era una proprio nella casa di fronte. IL GRANDE FRATELLO VI GUARDA, diceva la scritta, mentre gli occhi neri fissavano con penetrazione quelli di Winston. Più sotto, a livello della strada, un altro cartellone, stracciato a un angolo, sbatteva col vento, scoprendo e nascondendo, alternativamente, la parola SOCING. Lontano, un elicottero volava fra un tetto e l'altro, se ne restava librato per qualche istante come un moscone, e poi saettava con una curva in altra direzione. Era la squadra di polizia, che curiosava nelle finestre della gente. Le squadre non erano gran che importanti tuttavia.
Quella che soprattutto contava era la polizia del pensiero, la cosiddetta Psicopolizia.



Explicit

Alzò lo sguardo verso quel volto enorme. Ci aveva messo quarant'anni per capire il sorriso che si celava dietro quei baffi neri. Che crudele, vana inettitudine! Quale volontario e ostinato esilio da quel petto amoroso! Due lacrime maleodoranti di gin gli sgocciolarono ai lati del naso. Ma tutto era a posto adesso, tutto era a posto, la lotta era finita. Era riuscito a trionfare su se stesso. Ora amava il Grande Fratello.