sabato 30 maggio 2015

Daredevil - stagione 1

 IL SUPEREROE CIECO DI CASA MARVEL É IL PROTAGONISTA DI UNO DEI MIGLIORI SERIAL DEL GENERE GRAZIE AD ECCEZIONALI SCENE ACTION E A PERSONAGGI MAI SCONTATI.

Un vigilante cieco che vede il mondo come avvolto da fiamme, soprannominato Devil of Hell's Kitchen, è il preotagonista della più resente serie di Netfliux. Il supereroe Marvel non si presenta come un demonio in costume ma fin dal pilota (anzi dalla sigla, tutta in rosso cremisi)   si ha la sensazione che la New York dove vive sia un inferno di corruzione, criminalità e violenza. Nerflix sforna la serie di supereroi più bella della recente produzione, affidando a DREW GODDART di Lost e allo STEVEN DEKNIGHT di Spartacus le redini dello show.
Il risultato è un romanzo di formazione in capitoli, non unan serie bensì un film di 13 ore. Daredevil parte con una sigla liquida, simbolica e molto simile a quella di Hannibal, immerge lo spettatore in atmosfere buie squarciate da colori caldi. Ci attendono personaggi pieni di chiaro-scuri, molto realistici e uno scavo psicologico eccellente.

«Mewgaroo» La felpa porta-gatto






Un successo su internet la felpa gatto che imita il marsupio dei canguri per portare in giro il proprio felino e i suoi cuccioli. Si chiama «Mewgaroo» e, ovviamente come tutte le stranezze, non poteva che arrivare dal paese del sol levante. Si tratta, in pratica di una felpa con una grande tasca sul ventre per portare sempre con noi il nostro amato felino. 
Lo strambo e curioso capo è stato realizzato dall’azienda giapponese Unhabitat , specializzata in abbigliamento e cura degli animali. 
La felpa è un’incredibile hit, almeno in rete. Si può acquistare, infatti, sul sito ufficiale dell’azienda al prezzo di 45 euro circa. Disponibile in grigio con due orecchie sul cappuccio per lei, senza orecchie per lui. Inoltre, visto l’accumulo di pelo nella tasca, Mewgaroo è dotata di doppia federa lavabile e removibile. Tuttavia può essere usata anche per riporre oggetti, cibo e qualsiasi altra cosa.


mercoledì 27 maggio 2015

POLDARK - La serie

Dal grandissimo successo degli anni  '70 ci ritroviamo nuovamente catapultati nelle meravigliose terre della Cornovaglia del 1786, dove brame di potere ed amori si intrecciano in questa serie televisiva britannica, mandata in onda dalla BBc e basata sul filone della saga dei  Poldark di Winston Graham.

Questo sceneggiato televisivo britannico racconta la storia di Ross Poldark che, tornato dalla Guerra d'indipendenza Americana, si ritrova catapultato in un mondo che non conosce più: suo padre è morto, le terre abbandonate così anche le sue miniere e la fidanzata Elizabeth promessa in sposa al cugino Francis.


Con il cuore ferito mentre sta tornando a casa si ritrova ad aiutare un ragazzino da un pestaggio, scoprendo in seguito che questi non è altro che una ragazzina dal nome Delmeza. La raccoglie dalla strada e la assume come domestica, ritrovandosi ad adottare anche il suo cane.

Da quel momento in poi si susseguiranno  una serie di vicende senza sosta tra amori, intrecci,  lotte per il potere ed il predominio del mercato minerario che smuovono e mantengono in piedi una Cornovaglia del 1700 tra ‘colpi di pistola’, ricci banchieri (come la famiglia dei Warlaggen) e il destino che sembra incerto, quasi insicuro e traballante, della famiglia dei Poldark, forse legata ad un strano fato, ad una sorte che sembra intrecciare tutte queste pedine su una grossa scacchiera accarezza dal vento che scivola lungo i mari splendidi di un’Irlanda baciata dal sole e dal canto leggero di Delmeza.

In attesa della seconda stagione, il trailer della prima:




articolo di: Bianca Palmer

venerdì 22 maggio 2015

QUESTA RAGAZZA E' IL VOLTO DEL MALE?




Agli inizi del 2012 girava su internet una notizia a dir poco sorprendete, ripresa anche da quotidiani di livello nazionale, con titoli e contenuto da giornalino scolastico: Nicholas Holtzman, docente dell'Università di Washington, avrebbe individuato i tratti somatici del "male".
Proprio così, sembrava esser tornato alla ribalta Lombroso e la sua teoria sulla criminalità fisiologica, ampiamente smentita dalla scienza nei decenni successivi. Lombroso, tra l'altro, sosteneva che il volto del criminale suscita subito paura nelle persone normali, spaventate da una malvagità evidente e terribile. Come possiamo vedere, invece, questa ragazza non provoca alcuna paura.
La ricerca, in realtà, era più complessa ed aveva l'obiettivo di individuare la "dark triad", ovvero le caratteristiche somatiche del narcisismo, del machiavellismo e della psicopatia. Per far ciò Holtzman ha radunato una ottantina di studenti e scattato loro delle foto. Successivamente ha sottoposto i soggetti ad un test, chiedendo ad ognuno 10 indirizzi mail di parenti o amici, per allagare il campo della ricerca. In base ai risultati sono state selezionate 10 foto con il punteggio più alto in ognuna delle tre "caratteristiche oscure", ovviamente 3 per gli uomini e 3 per le donne. Per individuare il volto tipico del machiavellismo e delle altre due devianze sono state sovrapposte queste 10 foto con punteggio più alto, e lo stesso è stato fatto con le 10 foto che hanno ottenuto i punteggi più bassi, ottenendo così, per ogni sesso, 3 volti "pericolosi" (narcisista, machiavellico e psicopatico) ed altrettanti 3 "buoni".
Qui in basso il riassunto grafico:




L'immagine divenuta famosa, dunque, sarebbe soltanto il volto tipico della psicopatia, ed inoltre c'è da ricordare come la foto venisse spesso pubblicata con di fianco quella rappresentativa del volto "buono", generando così non poca confusione.
Ogni teoria che tenti di spiegare la malvagità umana con caratteri somatici ereditari è ormai considerata degna di biasimo, se non proprio di ilarità, ed infatti la ricerca aveva lo scopo d'individuare i modelli di malvagità così come sono percepiti dalla gente, non di provare la loro effettiva esistenza. 
Tuttavia, diffondere certe notizie con approssimazione, può generare pericolosi rigurgiti razzisti, affatto sopiti nei giorni nostri. 


venerdì 15 maggio 2015

ALLA FINE L’AMORE. Riflessione sul messaggio de La montagna incantata [Thomas Mann]

Stretto tra due diverse prospettive, il giovane Hans capisce che l’uomo realizza se stesso solo quando sceglie liberamente, sciolto da qualsiasi condizionamento.
La vita, la morte: queste le due alternative, i due poli dai quali il giovane è stato costantemente attratto nel corso della sua vita.
 La montagna incantata [Thomas Mann]Hans si è reso conto prestissimo di quanto la morte sia solenne, profonda; essa lo ha accompagnato da sempre, ne ha segnato la giovinezza e l'età adulta, lo ha seguito fino al sanatorio nel quale ha deciso di auto rinchiudersi da anni, ed in cui si sta lasciando andare, scontando una sorta di morte anticipata.
 Ha capito che grandi onori sono dovuti alla signora con la falce, al punto che persino la ragione deve arrendersi, ma non l’amore. Ecco un varco, dall’alto di una Montagna incantata il giovane ha compreso, finalmente, che «l’amore è l’opposto della morte», ed infatti può sconfiggerla solo in quanto ne è simile nel suo essere indefinibile.
Resterà fedele alla morte, perché essa è troppo forte, ed è troppo irresistibile il suo fascino. Come negare l’influsso che essa ha avuto sulla Letteratura, la Musica, il Cinema?
Ma si può vivere solo pensando alla morte?
 No, sennò tanto varrebbe morire, lasciarsi andare. Ed ecco allora la frase della svolta, quella che da molti critici è considerata la conclusione dell’opera, collocata simbolicamente al centro del libro:

«Per rispetto alla bontà e all’amore l’uomo ha l’obbligo di non concedere alla morte il dominio sui propri pensieri».

Hans riflette su questa verità, su come ci è arrivato: attraverso un processo di tesi-antitesi-sintesi, conoscendo la vita ed i suoi opposti, ma infine scegliendo la vita, anzi di più, l’amore (è un concetto bellissimo questo: la vita da sola non basta, non ha senso senza amore), trovando la strada su una montagna nevosa, dove sembrava dominare il nichilismo.
Il corpo si era quasi arreso, ma ecco un’altra conclusione innovativa, tutt’altro che scontata dopo secoli di Positivismo e Materialismo che spingevano a studiare l’esistenza soprattutto dal punto di vista fisico, materiale, solo come “corpo”: il cuore non batte unicamente per motivi fisici, ma pulsa «umanamente come animo felice». Il cuore lo spegni con un colpo, ma puoi fermarlo anche da solo, con l’assenza della volontà di vita.
Si è svegliato dal sonno Hans, consapevole che i sogni sono stupendi, ma anche pericolosi perché fanno dimenticare che viviamo nella realtà e, per quanto crudele essa possa essere, è qui che dobbiamo camminare, soffrire, vivere.
Da queste vittorie della mente la vittoria del corpo. Riprende vigore, si alza, cammina, torna salvo al sanatorio. Ma ecco che il capitolo si chiude con una sconfitta, con una debolezza propria dell’uomo: tutto ciò che aveva pensato svanisce, si allontana dalla mente; quante volta abbiamo realizzato, creato, adottato un pensiero, una filosofia di vita che volevamo fare nostra, ma, dopo minuti, ore, giorni, mesi, l’abbiamo smarrita, o semplicemente dimenticata?
Questo avviene ad Hans, ed il resto dell’opera lo vedrà ancora interessato alla morte, con sedute spiritiche, lutti, e la scelta finale di andare in guerra, paradossalmente vista come unica strada per la vita.
Nel finale, tuttavia, ancora una sorpresa: il giovane Hans Castorp che va a morire lo ha fatto come sua scelta, come percorso di vita consapevole. Certo, non possiamo lodarlo per questo, neppure l’autore si sente di scommettere sulla sua sopravvivenza e sulla bontà della scelta. Tuttavia, non si preoccupa del destino verso cui sta andando incontro, dato che la maturazione spirituale è giunta ad un punto così elevato da permettergli di cogliere il vero senso della vita, come abbiamo visto in precedenza.


 "Avventure della carne e dello spirito che hanno potenziato la tua semplicità, ti hanno permesso di superare nello spirito ciò che difficilmente potrà sopravvivere nella carne. Ci sono stati dei momenti in cui nei sogni che governavi sorse per te, dalla morte e dalla lussuria del corpo, un sogno d’amore.

Ecco perché Mann riesce a donarci ancora un briciolo di speranza, illuminata dal cammino di Hans e dalla forza indomita propria degli scrittori. Da questa sua sofferenza, nonostante il vano immolarsi, l’amore con la A maiuscola può ancora trionfare, almeno come speranza:


“Chi sa se anche da questa mondiale sagra della morte, anche dalla febbre maligna che incendia tutt'intorno il cielo piovoso di questa sera, sorgerà un giorno l'amore?"

venerdì 8 maggio 2015

IL SORPASSO [la morte dell'Italia migliore]

Il sorpasso,1962, Dino Risi.

Bruno e Roberto sono due anime diverse, con una visione della vita totalmente inconciliabile. 
Bruno è un guascone che passa le giornate tra escamotage e scorrazzate in auto, alla ricerca di donne, denari e buon cibo. Roberto è uno studente coscienzioso, timido, metodico ed estremamente cortese, al punto da non riuscire mai a negare nulla all'amico appena conosciuto. 
Entrambi rappresentano due diverse "possibilità", due diverse strade identitarie che l'Italia al termine del boom economico si è trovata davanti: la buffoneria folle ed irresponsabile o la serietà composta ed onesta.
Il film si divide tra queste due alternative, incarnate magistralmente da Gassman e Trintignant,ed in costante attrazione reciproca. 
Bruno è deciso a mettere la testa a posta, rimandando ad un eterno domani il cambiamento e l'assunzione dei doveri di padre ed uomo adulto che ha evaso fino ad ora. Roberto, lentamente, comincia ad essere affascinato da questo stile di vita scapestrato e godereccio, sedotto dall'ampiezza dell'entrata della dimora del vizio. 
Roberto, alla fine, si lascia andare, al termine della corsa scopre che essere un po' come Bruno può far bene; comprende che non bisogna essere troppo seri, sempre e comunque. Tuttavia, vivere come Bruno vuol dire non avere mezze misure: divorzio, lavoro occasionale (per scelta), eterna fanciullezza balorda, fino alla fine, fino alla morte, ma non la sua, bensì quella del mite Roberto. Forse ora la sua vita cambierà, quella frase pronunciata alla fine dal triste Bruno, "il cognome non lo conosco", può far immaginare una svolta, il desiderio di non accontentarsi di rapporti superficiali, ma di fermarsi anche a riflettere. Non lo sapremo mai.
Gassman, nel pieno delle sue energie, con una mimica spettacolare ed una grande padronanza della personalità, scalmanata al punto da non avere confini: naturalmente esuberante. Eccede, e nell'eccedere è perfetto, perché anticipa l'italiano del futuro (il nostro presente), attaccato all'attimo, furbo, codardo, sottomesso ma attaccabrighe, un'eterna macchietta, descrizione che non lascia immuni neanche i rappresentati della nostra attuale classe politica.
Con quel salto nel vuoto non è morto solo Roberto, ma anche l'Italia migliore.
-
La pellicola di Risi non ebbe subito il successo meritato; in seguito è stata osannata da critici e pubblico del mondo intero, ispirando anche la pellicola Easy Rider
Nastro d'Argento e David di Donatello a Gassman.