venerdì 30 ottobre 2015

LA BIBLIOTECA DIMENTICATA; scrivete di meno e leggete di più!

Entrando in una magnifica biblioteca, piena di volumi rilegati di tutte le epoche, tomi antichi e moderni, letteratura di ieri e d’oggi, troviamo,  su di  un tavolo, un piccolo foglio con accanto una penna…cosa fare?

Aimè, oggi si legge poco, ma tanto, tanto poco; oggi ci si reca nelle librerie distrattamente, come per passare il tempo: nei centri commerciali si scorgono sovente delle coppie aggirarsi tra gli scaffali, come incuriosite, stupite che ci sia così tanto da leggere oltre ai libri beatamente ignorati a scuola. Queste coppie attendono che si faccia l’ora del film o che arrivino gli amici con cui andare a mangiare:  guardano, scrutano centinaia di copertine come un povero davanti ad una gioielleria,  sapendo che non compreranno nulla, sebbene loro ne abbiamo la possibilità.
Dei due è quasi sempre la donna quella “acculturata”, dimostra ciò sfiorando le superficie di qualche libro e dicendo frasi del tipo «Io questo l’ho studiato per la maturità!».

Si legge poco anche tra gli adulti e quel poco lo si lascia all’estate, sotto l’ombrellone, come se durante l’inverno i libri portassero freddo, tuttavia si pretende che i figli imparino chissà quali mattoni con davanti il pigro esempio di tali genitori.
A tutto ciò si associa un fenomeno incredibile: si scrive sempre di più.
Libri su libri di giovani speranzosi, vecchi esordienti, attori in declino, comici creativi, politici pentiti, narratori dell’ultima ora. Si scrive su tutto con la pretesa della verità, con la convinzione di avere qualcosa di profondissimo da dire…
C’è voglia di comunicare, bene, tuttavia le nuove frontiere dei media offrono mezzi infiniti per chi voglia condividere i propri pensieri. Si può contare su un pubblico di lettori impensabile per gli esordienti di cento anni fa: blog, forum, riviste online, facebook( e io sennò come farei a diffondere questi miei articoli?).
E’ un bene che ci siano questi spazi, è una conquista democratica, ma si abbia la decenza di non supporre che mille fan su una pagina ci hanno consegnato il titolo di “novelli Dante”! Soprattutto, non si scambi questo successo effimero per uno sprone a pubblicare libri di incerta qualità (magari attraverso case editrici a pagamento). Per carità, fermatevi, smettetela di uccidere gli alberi!

La scuola istruisce non sempre in maniera eccellente, lo sappiamo, ma la nostra cultura possiamo crearcela da soli, scegliendo di colmare le falle del sistema formativo: qualche classico, alcuni autori moderni, un saggio di critica su ciò che più ci interessa, non ci vuole molto ad avviare la lettura ed a stimolare la riflessione,  dovrebbe essere più facile rispetto allo “scrivere”… 
“Dovrebbe”.

Tornando all’inizio.
Cosa facciamo allora  in quella biblioteca?
 La maggioranza, ahimè, temo prenderà il foglio e la penna, scriverà di getto, cercando qualche citazione nel libro più a portata di mano, rigorosamente senza indicarne poi la fonte.

Spero, invece, che saremo sempre di più noi che scegliamo di accostarci con umiltà di fronte a tanta conoscenza, cercando di leggere il più possibile e di rileggere per capire, prima di avvicinarci, timorosi, alla penna, imbarazzati dalla presenza di tanti e tali autori, per scrivere (se proprio è il caso) qualcosa che sia vagamente degno di essere ricordato.

Restiamo umili.

domenica 18 ottobre 2015

LE MIGLIORI CENTO CITAZIONI CINEMATOGRAFICHE DI SEMPRE


Nel 2005 l'American Film Institute ha stilato la classifica delle migliori cento citazioni cinematografiche di tutti i tempi, divulgata il 21 giugno dello stesso anno durante una trasmissione televisiva di ben tre ore andata in onda sulla CBS e condotta dall'attore Pierce Brosnan.

1500 giurati, scelti tra esperti di cinema, storici della materia ed addetti ai lavori (registi, attori, sceneggiatori, ecc.), hanno dovuto selezionare le citazioni prendendo in considerazioni solo frasi pronunciate in americano, magari anche durante dialoghi, ma senza considerare testi tratti da colonne sonore.
Un altro parametro fondamentale era quello della diffusione e divulgazione delle citazione: sono state scelte sono quelle entrate a far parte della tradizione popolare, diventando magari espressioni proverbiali, o battute ad effetto da pronunciare in momenti particolari. Allo stesso modo le frasi dovevano essere emblematiche, ovvero rappresentare a pieno il film da cui erano tratte, rendendolo così riconoscibili anche da una sola battuta.

I film candidati coprivano un arco temporale molto ampio, a cominciare dal 1927 con The Jazz Singer ed arrivando a Il Signore degli anelli - Le due torri del 2002. L'anno che contava più citazioni candidate è stato il 1939 con ben 19.

Il film con più citazioni presenti (6) è risultato Casablanca (1942, M. Curtiz), seguito da Via col vento (1939, V. Fleming) e Il mago di Oz (1939, F. Baum)  a quota 3; Un tram chiamato desiderio (1951, E. Kazan), Viale del tramonto (1950, B. Wilder), Il laureato (1967, M. Nichols) e Jerry Maguire (1996, C. Crowe) si fermano a due.

Humphrey Bogart è l'attore che vanta più citazioni, ben 5, ma addirittura ne erano 10 quelle in candidatura.

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LE PRIME DIECI CITAZIONI IN CLASSIFICA


giovedì 15 ottobre 2015

POESIE D'AUTORE SUI GATTI

Vivono insieme a noi da millenni. Compagni di vita, di emozioni ed effusioni. Mai addomesticati, ma sempre liberi ed indipendenti; forse perciò così speciali.
I gatti sono sempre stati gli amici preferiti degli scrittori, soprattutto dei poeti.
Abbiamo deciso, così, di raccogliere alcune delle più famose poesie dedicate nel tempo ai magnifici felini.
Leggetele anche a loro, declamatele con calma. Vi guarderanno con quegli inconfondibili occhi vivi, magnetici.
E capiranno; state certi che capiranno tutto, come sempre.

[G.PASCOLI]
Era una gatta, assai trita, e non era
d’alcuno, e, vecchia, aveva un suo gattino.
Ora, una notte, (su per il camino
4s’ingolfava e rombava la bufera)

trassemi all’uscio il suon d’una preghiera,
e lei vidi e il suo figlio a lei vicino.
Mi spinse ella, in un dolce atto, il meschino
8tra piedi; e sparve nella notte nera.

Che nera notte, piena di dolore!
Pianti e singulti e risa pazze e tetri
11urli portava dai deserti il vento.

E la pioggia cadea, vasto fragore,
sferzando i muri e scoppiettando ai vetri.
14Facea le fusa il piccolo, contento. 

 [E. FLAIANO]
Lo Scienziato cerca un gatto,
un gatto nascosto
in una stanza buia.
Non lo trova ma…
ma ne deduce che è nero.
Il Filosofo cerca un gatto,
un gatto che non c’è
in una stanza buia.
Non lo trova ma…
ma continua a cercare.
Il Teologo, oh il Teologo
cerca lo stesso gatto.
Non lo trova ma…
ma dice di averlo trovato.

[C. BAUDELAIRE]
I fervidi innamorati e gli austeri dotti amano ugualmente,
nella loro età matura, i gatti possenti e dolci, orgoglio
della casa, come loro freddolosi e sedentari.
Amici della scienza e della voluttà, ricercano il silenzio e
l’orrore delle tenebre; l’Erebo li avrebbe presi per funebri
corsieri se mai avesse potuto piegare al servaggio la loro fierezza.
Prendono, meditando, i nobili atteggiamenti delle grandi
sfingi allungate in fondo a solitudini, che sembrano
addormirsi in un sogno senza fine:
le loro reni feconde sono piene di magiche scintille e di
frammenti aurei; come sabbia fine scintillano vagamente
le loro pupille mistiche. 

[C. BUKOWSKI]
Lo so. Lo so.
Sono limitati, hanno diverse
esigenze e
preoccupazioni
ma io li guardo e apprendo.
Mi piace il poco che sanno
che in fin dei conti
è molto.
Si lamentano ma
non si angustiano,
avanzano con sorprendente dignità.
dormono con una tale semplicità
che agli umani sfugge.
I loro occhi sono
più belli dei nostri
e possono dormire per venti ore
al giorno
senza esitazione o
rimorso.
Quando mi sento
abbattuto
devo solo guardare
i miei gatti
e mi torna il coraggio.
Studio queste
creature.
Sono i miei
maestri. 

[F. PESSOA]
Gatto che giochi per strada
come se fosse il tuo letto
invidio questa tua sorte
che nemmeno sorte si chiama.
Buon servo di leggi fatali
che governano pietre e persone,
possiedi istinti comuni
e senti solo ciò che senti.
Sei felice perché sei così,
tutto il nulla che sei è tuo.
Io mi vedo e non mi ho,
mi conosco e non sono io.

[U. SABA]
La tua gattina è diventata magra.
Altro male non è il suo che d’amore:
male che alle tue cure la consacra.

Non provi un’accorata tenerezza?
Non la senti vibrare come un cuore
sotto alla tua carezza?
Ai miei occhi è perfetta
come te questa tua selvaggia gatta,
ma come te ragazza
e innamorata, che sempre cercavi,
che senza pace qua e là t’aggiravi,
che tutti dicevano: «È pazza».
È come te ragazza. 

[P. NERUDA]
Vorrei dormire come un gatto
con tutti i peli del tempo,
con la lingua di pietra focaia,
con il sesso secco del fuoco
e, non parlando con nessuno,
stendermi sopra tutto il mondo,
sopra le tegole e la terra,
intensamente consacrato
a cacciare i topi in sogno.

[P. VERLAINE]
Lei giocava con la sua gatta
E che meraviglia era vedere
La bianca mano e la bianca zampa
Trastullarsi nell'ombra della sera!
Lei nascondeva - la scellerata -
Sotto i guanti di filo nero
Le micidiali unghie d'agata
Taglienti e chiare come un rasoio.
Anche l'altra faceva la smorfiosa
E ritraeva i suoi artigli d'acciaio,
Ma il diavolo non ci perdeva nulla
E nel boudoir, in cui tintinnava, aereo,
Il suo riso, scintillavano quattro punti fosforescenti.

[W. YEATS]
Il gatto andava qui e là
E la luna girava come trottola,
E il parente più stretto della luna,
Il gatto strisciante, guardò in su.
Il nero Minnaloushe fissava la luna,
Perché, per quanto vagasse e gemesse,
La luce fredda e limpida nel cielo
Turbava il suo sangue animale.
Minnaloushe corre fra l'erba
Alzando le sue zampe delicate.
Vuoi ballare, Minnaloushe, vuoi ballare?
Quando s'incontrano due parenti stretti
Che c'è di meglio che mettersi a ballare?
Forse la luna imparerà,
Stanca delle mode di corte,
Un nuovo passo di danza.
Minnaloushe striscia fra l'erba
Di luogo in luogo illuminato dalla luna,
La sacra luna sul suo capo
E' entrata in una nuova fase.
Lo sa Minnaluoshe che le sue pupille
Passeranno di mutamento in mutamento,
Che vanno dalla tonda alla lunata,
Dalla lunata alla tonda?
Minnaloushe striscia fra l'erba
Solo, importante e saggio,
E leva alla luna mutevole
I suoi occhi mutevoli. 


[G. RODARI] 
I gatti hanno un giornale
con tutte le novità
e sull'ultima pagina
la "Piccola Pubblicità".

"Cercasi casa comoda
con poltrone fuori moda:
non si accettano bambini
perché tirano la coda".

"Cerco vecchia signora
a scopo compagnia.
Precisare referenze
e conto in macelleria".

"Premiato cacciatore
cerca impiego in granaio."
"Vegetariano, scapolo,
cerca ricco lattaio".

I gatti senza casa
la domenica dopo pranzo
leggono questi avvisi
più belli di un romanzo:

per un' oretta o due
sognano ad occhi aperti,
poi vanno a prepararsi
per i loro concerti.

[T.S. ELLIOT] 
Il nome dei gatti è un argomento difficile,
non è certo un passatempo estivo.
Penserete che io sia matto da legare
quando vi dirò che i gatti devono avere ben tre diversi nomi.
Primo fra tutti c'è il nome che la famiglia usa tutti i giorni,
come Peter, Augustus, Alonzo o James.
O come Victor o Jonathan, George o Bill Bailey.
Sono tutti nomi appropriati.

Ci sono nomi più strani, se ritieni che suonino più dolci,
sia per i gatti che per le gatte,
come Plato, Admetus, Electra, Demeter,
ma sono ancora nomi pratici per tutti i giorni.
Ma vi dico che un gatto necessita di un nome particolare,
un nome tutto suo e ben più degno,
altrimenti come potrebbe andarsene in giro con la coda ben dritta,
o tener distesi i baffi o essere orgoglioso di sè stesso?

Di questo tipo di nomi vi darò un esempio,
come Munkustrap, Quazo o Coricopat,
come Bombalurina oppur Jellylorum,
nomi che non appartengono mai a più di un solo gatto.
Ma più su ed oltre c'è ancora un nome rimasto,
e questo è il nome che non indovinerete.
Il nome che nessuna umana ricerca scoprirà,
ma che il gatto conosce e non confesserà.

Quando notate un gatto in profonda meditazione,
la ragione, vi dico, è sempre la stessa:
la sua mente è impegnata in una rapita contemplazione
del pensiero del pensiero del pensiero del suo nome.
Il suo gioioso, profondo, inscrutabile proprio nome.


sabato 10 ottobre 2015

I LIBRI NON SONO TUTTI UGUALI

Il verbo leggere, come già ricordato in un precedente post, ha a che fare con la selezione, la scelta. 
 Certo, è giusto che ognuno abbia i suoi gusti, ma questa non dev'essere una scusa per appiattire i giudizi e crogiolarci nell'idea che tutti i libri siano uguali.
Non è così.
Eppure, molti ancora confondono la semplice lettura con la cultura, lo scorrere le pagine con l'approfondire, confinando i libri nel genere "passatempo", quasi fossero un gioco da tavolo. 


Volete un esempio?

Incontro scuola-famiglia. 
Madre: “Lo so, il mio figliolo non ama i libri, ma gli dico di leggere qualsiasi cosa, anche la Gazzetta o il libro di barzellette di Totti!”
Io: “In realtà, a 17 anni, sarebbe il caso di passare a ben altro, cara signora...”

L’importanza delle lettura non deve essere confusa con il "saper leggere". 
Se si hanno problemi proprio nella tecnica di lettura allora ok, tanto vale allenarsi con qualsiasi cosa. Ma, quando si parla di quasi maggiorenni, ormai conta anche COSA si legge. E non tutte le letture sono uguali. La Divina commedia non è come l’ultima biografia di un calciatore ventenne o come un libricino d'amore spicciolo. E’ superiore, punto. 
E chi legge solo cose da niente non arriverà mai a niente, umanamente e spiritualmente parando; materialmente e socialmente, invece, potrebbe benissimo diventare miliardario o premier.  

Se siete genitori, per favore, spiegate questo ai vostri figli, e non accontentatevi del "pezzo di carta" o del bel voto, ma sondate, anche a costo di rompere le scatole ai docenti che non vogliono far sviluppare delle menti, ma solo perdere tempo in aula snocciolando dati e riascoltandoli a memoria.

martedì 6 ottobre 2015

MANZONI MARTORIATO; STORIE DI ORDINARIA DOCENZA

In questi anni di insegnamento, tra interrogazioni, esami di qualifica e idoneità varie, ho avuto spesso a che fare con il povero Manzoni. Povero, sì, soprattutto per come la sua memoria viene violentata. 

Questa è la top ten delle risposte più assurde e surreali:

1- Il confuso
Io «Parliamo di Manzoni»
Confuso «Ah, ehm, Manzoni…è quello di…cioè…»
Io «Promessi sposi, ricordi?»
Confuso «Ahhh, certo, la peste, quelle cose lì!»
Io «Sì, il libro parla anche della peste»
Confuso «Ora ricordo! Dieci ragazzi e dieci ragazze che scappano da Don Rodrigo e cominciano a raccontare storie per passare il tempo mentre tutti muoiono!»

2 – Il furbo
Io «In quali anni il Manzoni ha scritto la maggior parte delle sue opere più importanti?»
Furbo «Ehhhh…l’anno…non ricordo bene…Manzoni?»
Io «In che periodo si sviluppa la sua carriera letteraria?»
Furbo «La…carriera?»
Io «Almeno in che periodo è vissuto Manzoni?»
Furbo «Ah, ho capito! E’ nu trabbocchett! Maonzoni è ancora vivo!»

3- Il romantico
Io «Ricordi gli eventi che accadono a Renzo e Lucia nel romanzo?»
Romantico «Come! Si devono sposare, ma si lasciano, poi vengono rapiti…»
Io «Insomma. Ma alla fine come si conclude la storia?»
Romantico «Eh, non si vedono più! Finisce mal…»
Io «In realtà si sposano.»
Romantico «We, verament?! So cuntent, si, mi fa piacer!»

4- Il tragico
Io «Parliamo un po’ delle opere minori.»
Tragico «Minori? Non è che proprio l’aggia fatt ben ben.»
Io «Nemmeno qualcosa sulle tragedie?»
Tragico «Ahi, si, quello Manzoni ha passat nu sacc e guai!» 

5 – Il cuoco
[premessa: talvolta, nelle scuole private, consegnano agli studenti che devono sottoporti alle idoneità delle tesine già pronte, con tutti i collegamenti fatti, così da non appesantire troppo le povere menti; nonostante ciò, spesso questi soggetti non riescono nemmeno a memorizzare tre pagine]

Io «Vedo che hai fatto una tesina sui carboidrati [Istituto Alberghiero], bene, perché hai scelto Manzoni?»
Cuoco «Manzoni? L’ultima volta l’ho fatto alle scuole medie!»
Io «Ok, ma nella tua tesina c’è un collegamento con un prodotto nominato nel romanzo. Ricordi la rivolta per il…»
[passano i secondi]
Cuoco «Ah, sì! Alla fine, la salsa!»
[se leggete gli ultimi righi del romanzo, in effetti, c’è la parola “sugo”, ma per tutt’altro motivo…]

6 – Braveheart 
Io «Qual è la trama del romanzo?»
Braveheart  «Mmm, la trama…»
Io «La storia d’amore, l’opposizione di Don Rodrigo, il rapimento, la fuga…»
Braveheart   «Ah, mo sì, mi ero confuso. Allora, questi si vogliono sposare, però Don Rodrigo vuol passar la prima notte di nozz con Lucia, perché allora così si facev. Renzo non è d’accord cu stu fatt, allora chillu Don la rapisce e la uccide. Poi Renzo scappa, ma aropp torn e si vendica.»

7 – Il letterale
Io «Quali sono le differenze tra il Fermo e Lucia ed i Promessi sposi?»
Letterale «Fermo e???»
Io «La prima versione dell’opera, quando Renzo si chiamava così.»
Letterale «E allora la differenza è il nome!»
Io «Certo, ma qualcos’altro?»
Letterale «Ehm…mmm…»
Io «Qualcosa sul carattere del giovane?»
Letterale «Ah, sì. Prima era più fermo, non faceva mai niente!»

8 – Il teologo
Io «Cosa accadde nel 1810?»
Teologo «Mmm…ha scritto il romanzo?»
Io «No, accadde qualcosa di importante nella sua biografia. La co…conv…convers…»
Teologo «La conversione!»
Io «Ok. In questo fu influenzato dalla moglie E. Blondel, calvinista, ma poi…»
Teologo «Uà, ma che stat ricend?!»
Io «Cioè?»
Teologo «Manzoni si è spusat con una calva?!»

9 – Il fantasioso
Io «Da quale autore di romanzi storici fu influenzato Manzoni?»
Fantasioso [sbirciando sul foglio] «Scott!»
Io «Bene. Ma cosa rifiutò dell’autore scozzese?»
Fantasioso «R-rifiutò…?»
Io [ormai stanco ed arrivato a rispondermi da solo] «Sì, rifiutava i riferimenti al fantastico ed al soprannaturale.»
Fantasioso «Ho capito! A Manzoni non ci piacevano quelle cose, tipo Il signore degli anelli!»

10 – Il geografo [questo è uno dei più divertenti episodi della mia carriera scolastica in assoluto]
Io «Allora, parliamo di come Don Rodrigo si intromette tra Renzo e Lucia.»
Geografo «Renzo era già pronto per sposarsi, ma poi Lucia incontrò sto Don Rodrigo mentre tornava da un viaggio in Finlandia…»
Io «Cosa???»
Geografo «Sì, in Finlandia!» [con tono enfatico]
Io «Ma…che c’entra la Finlandia?! Non era nemmeno uno stato al tempo della storia!»
Geografo «Sta scritto sul libro! Mo vi faccio vedere!»
[prende il testo, lo sfoglia sicuro; poi me lo porge con fare soddisfatto, certo della sua ragione]
Io [leggendo dal libro] «
mentre ella tornava dalla filanda, ed era rimasta addietro dalle sue compagne, le era passato innanzi don Rodrigo» 

p.s. Prima che qualcuno si scagli contro i soliti “giovani ignoranti”, faccio presente che ho avuto anche classi pomeridiane, con studenti fino a 60 anni. Inoltre agli esami di idoneità e qualifica si presentano, molto spesso, over quaranta.

p.s. II Insegno in giro per la provincia di Napoli, ma ho avuto anche tanti candidati da esaminare del nord. Se non riuscite a capire come ciò sia possibile, ebbene, indagate su come funzionano molte scuole paritarie... 

sabato 3 ottobre 2015

LE 10 PERSONE CULTURALMENTE PIÙ INUTILI SU FACEBOOK


Con il passare del tempo la platea di facebook si è decisamente allargata. Nato come sistema per connettere gli studenti universitari, ormai si è trasformato in una gigantesca piazza virtuale, un universo parallelo alla vita reale, ma non troppo dissimile da essa.
L'aumentare della folla, naturalmente, sta andando di pari passo con il peggioramento della qualità media degli utenti.
Gli amministratori del nostro blog, durante una discussione, si sono ritrovati concordi nel giudicare come i più detestabili quei personaggi che sguazzano sul social gettando discredito sulla parola "cultura".
Ne è uscito fuori questo post, il quale, tra il serio ed il faceto, vuole ritrarre un identikit di questi 10 tipi culturalmente più inutili; di sicuro ne avrete almeno uno tra i vostri contatti!

1) IL CONDIVISORE

Di solito questo individuo viene oscurato o cancellato dopo qualche settimana, perché finisce per intasare la vostra Home.
Non è difficile individuarlo. Condivide di tutto, ma davvero di tutto. Dall'evento storico del giorno, passando per l'ultimo film in uscita, fino alla citazione dell'autore maggiormente figo.
Condivide, ma non commenta quasi mai. Non si esprime, non interviene; si limita soltanto a cliccare un tasto, accumulando sulla propria bacheca tanta di quella roba che in un solo giorno ha più post di quanti possiate averne in un anno.
Noi ci siamo soffermati soltanto sul CONDIVISORE di tipo (finto)culturale, ma ovviamente ce ne sono di diversi tipi: dallo sportivo al politico, dall'indignato al romantico.
La caratteristica è sempre quella; usare Fb solo tramite un tasto, ignorando completamente il "mi piace" ed il "commenta".

2) IL CITAZIONISTA

Abbiamo parlato di questo personaggio già nel nostro post dedicato ai DIECI FINTI LETTORI.
Non è molto dissimile dal condivisore, se non fosse per un elemento: condivide solo citazioni.
Film famosi, libri classici e moderni, canzoni del passato e del presente; il tutto in modo completamente acritico, senza pensare alla veridicità della citazione postata.
Di solito questo personaggio non si limita soltanto a condividere citazioni sulla propria bacheca, ma viene anche a tormentarvi sotto i vostri post, commentando unicamente con citazioni, magari solo messe tra le virgolette alte, quasi anonime, oppure seguite da una sfilza di punti esclamativi, come per sottolineare l'importanza cruciale di ciò che ha citato.

3) IL PIACIONE MINACCIOSO

Anche in  questo caso non ci troviamo dinnanzi ad una tipologia di utente legata solo al mondo della cultura. Stiamo parlando, comunque, di quelle persone che cominciano mettendosi il "mi piace" da sole, evidenziando così in maniera piuttosto triste la solitudine della propria bacheca, ma che successivamente cominciano a mettere "mi piace" a qualsiasi post di chiunque. Il loro obiettivo è quello di riceverne altrettanti a propria volta, facendo in modo che subdolamente traspari la minaccia del tipo "se tu non metti mi piace ai miei post io non li metterò più ai tuoi".
Questi elementi si possono scovare soprattutto nel mondo del fan-fiction o degli autori di racconti online, i quali bramano come l'aria attenzioni così da non restare ignorati.
La fine drammatica a cui si assiste è questa: i PIACIONI trovano altri loro simili, finendo così per scambiarsi i like a vicenda, sebbene in realtà nessuno legga nulla scritto dalle altre persone.
Davvero molto triste.

4) L'UNTO DEL SIGNORE

Alcune persone si alzano la mattina e credono di essere Dio.
Ne conoscerete tante, senza dubbio. Per quanto riguarda la nostra rassegna ci riferiamo a coloro che svolgono un mestiere nell'ambito culturale (giornalista, docente, editore, scrittore, sceneggiatore, fotografo) e che sono affette dalla sindrome del Messia.
Ogni cosa che pensano, scrivono o mettono in atto è come oro.
L'autore di questo post è un docente, ed ammetto che molti miei colleghi sono soliti incensare il proprio operato, pubblicando post che li ritraggono come dei docenti alla Keating (il "prof-capitano" de L'attimo fuggente), mentre in realtà odiano a morte i propri alunni ed il proprio mestiere. Lo stesso vale per giornalisti attivi in sconosciute testate online che sembrano parlare di sé quasi fossero dei Montanelli dei giorni nostri. O anche editor di case editrice minuscole che si lamentano degli scrittori e dei loro concorrenti (tutte persone orribili, ovvio); ma anche autori che hanno pubblicato una decina di copie e sembrano volersi ergere a poeti vate; ed infine curiosi personaggi attivi con ruoli marginalissimi nel mondo del cinema, ma vanagloriosi come una star sul red carpet.
Non è certo una legge matematica, ma solitamente l'umiltà va di pari passo con la qualità delle persone; nei casi descritti entrambe sembrano essere in deficit.

5) LO SCRITTORE INCOMPRESO (E PER QUESTO HA PAGATO)

Ok, pubblicare oggi non è per nulla facile. Non basta aver scritto un capolavoro; c'è bisogno anche di una buona capacità di auto-promuoversi, oltre che di tanta fortuna.
Molti, perciò, decidono di pubblicare con case editrici a pagamento. Nulla di illegale, ovvio. E, a pensarci bene, non stiamo parlando neanche di un delitto morale. Tuttavia, almeno dal nostro punto di vista, preferiremmo restare nell'oblio o usare delle piattaforme online per la vendita diretta delle opere, invece che pagare degli editori per stampare e (forse) promuovere il nostro libro.
Tanti, come abbiamo detto, non riescono a resistere. Pur di vedere la propria opera stampata e rilegata accettano di sganciare del denaro; ma, nonostante ciò, si sentono comunque come i vincitori di un premio letterario prestigioso, o come autori acclamati dalle folle.
Decantano le proprie lodi con sprezzo del ridicolo; promuovono le loro presentazioni come se fossero attese da tutta la stampa specializzata (quando poi le foto testimoniano un deserto deprimente).
Ed infine, aggrediscono: attaccano se voi parlate male dell'auto-pubblicazione, odiano chi è riuscito a pubblicare senza pagare, detestano chi attira più attenzione sui social rispetto a loro.
Non sanno che potranno anche comprare il diritto di veder rilegato il proprio libro, ma ce ne passa per ottenere il giusto e meritato rispetto.

6) IL DOTTO IGNORANTE

Un tempo non era necessaria un'istruzione di altissimo livello per ottenere un lavoro. Anzi, con l'impegno e la serietà riuscivano a fare carriera anche persone che magari non avevano potuto completare il ciclo di studi inferiore. Oggi non è più così; persino i pluri-laureati fanno fatica a trovare un dignitoso impiego, ed allo stesso tempo l'istruzione obbligatoria è diventata praticamente alla portata di tutti.
  Ebbene, tralasciando il caso di coloro che non riescono a studiare per cause esterne, molti scelgono di restare ignoranti. Il bello è che, ormai, se ne vantano pure.
Se scrivete qualche elogio della cultura verranno a commentare stizziti, rivendicando la loro esperienza "nella vita vera, più utile di quella sui libri"; se deprecate la bassezza culturale della nostra classe dirigente insinueranno che "non conta la preparazione, ma l'onestà" (come se entrambe fossero impossibili).
Insomma, si vanteranno continuamente di essere ignoranti, criticando chiunque abbia scelto, invece, di percorrere il cammino opposto.
L'unica cosa divertente è che, se li farete davvero incazzare, scriveranno un qualche post polemico zeppo di errori grammaticali, così da non far altro che confermare la loro inutilità.

7) IL FOTOGRAFO ALLA MODA

Ci sono individui che spendono una marea di soldi pur di assistere alle prime di importanti opere teatrali, anche se totalmente annoiati dalle stesse, nonostante i sorrisi sgargianti impressi sulle foto postate su Fb poco prima che inizi lo spettacolo; sono gli stessi che comprano i libri più "in", immortalando immediatamente un'immagine di loro con la copertina in bella mostra, magari seduti ad un qualche caffè letterario; sempre costoro vanno alle anteprime cinematografiche delle pellicole più pubblicizzate, passando magari il tempo a postare commenti ed immagini sui social, dimostrando così di fregarsene delle settima arte.
Insomma, vogliono provare al mondo di essere immersi nel mondo della cultura, così da apparire (sulle bacheche) come in realtà non sono.

8) IL FOTOGRAFO

Un paesaggio autunnale in bianco nero...
Un tramonto multicolore...
 Un vecchio seduto a fumare il suo sigaro...
Il sorriso di un bambino...
Un gioco di ombre...
Basta! Ormai l'arte della fotografia è stata svilita dal perfezionamento delle tecnologie e dall'ampia diffusione di programmi usati per modificare le proprie istantanee.
Da qui è nato un proliferare di aspiranti Cartier-Bresson, prima rintracciabili soprattutto su Fb, ma ormai sostanzialmente migrati su Instagram, Tumblr e così via.
Qualcuno riesce, magari, anche a diventare famoso, come il tizio che immortala il cul...ehm, i luoghi più belli al mondo.
Per carità, tra di loro ci sarà certamente anche qualcuno bravissimo. Ma per uno veramente valido ce ne sono almeno migliaia che hanno stancato con le loro immagini banali e ripetitive, postate fino alla noia contando sui facili "mi piace" degli amici.


9) IL TAGGATORE

Questo nono elemento può anche essere una sintesi di quelli precedenti. Può presentarsi come uno scrittore, ma anche come fotografo, giornalista o magari tutto assieme!
Ciò che lo contraddistingue, però, è la determinazione con la quale è solito taggare i suoi contatti nei propri "lavori" appena postati. All'inizio la cosa può sembrare innocua, ma a lungo andare non ne potrete più di notifiche su notifiche, e soprattutto della pretesa, spesso avanzate dai taggatori, di ricevere anche dei commenti per le magnifiche creazioni.
Spesso il taggatore lo vedrete litigare con chi non ne può più e magari sbrocca in pubblico, oppure leggerete suoi post rivolti ad anonimi cattivoni che si non resi colpevoli di essersi cancellati dalle sue amicizie, perché stanchi di subire questa situazione.
Un consiglio; modificate la vostra privacy in modo da poter pre-approvare i tag e poi ignorate, ignorate, ed ignorate. Alla fine il taggatore resterà solo con i suoi fake.


10) LO SPAMMATORE

Non molto dissimile dal taggatore, lo spammatore si contraddistingue per la maggiore aggressività della propria auto-promozione.
Oltre ai tag, infatti, è solito venire a consigliarvi di leggere le sue opere in privato, oppure pubblicizzarle ovunque, anche sotto commenti o post che non c'entrano un tubo.
Vi perseguiterà in ogni modo, aggiungendovi ai suoi numerosi gruppi (perché non può averne uno solo?!) o consigliandovi la propria pagina con un tono tra il minaccioso e l'inquietante.
Anche qui l'importante è ignorare e sperare che presto tutto passi. Di solito, infatti, dopo qualche tempo lo spammatore sparisce. Ma poi torna, pieno zeppo di materiale da consigliarvi a tutti i costi...