mercoledì 27 gennaio 2016

DIECI STORIE ITALIANE DEGLI ULTIMI CENTO ANNI


Come ogni anno ci concentriamo sugli eventi che hanno caratterizzato la storia dell’ultimo secolo, ripassando i principali eventi che hanno riguardato l'Italia e di cui quest'anno ricorre il decennale, il ventennale, il trentennale e così via...
Il nostro ripasso di 
Storia potrà essere utile, oltre che per gli appassionati di storia, anche per gli studenti del V superiore in vista dell'Esame di Maturità, dato che la prima prova prevede, tra gli altri, il Tema di argomento storico (Tipologia C) e non è infrequente che l'argomento venga scelto proprio in concomitanza con un anniversario.

1) 1916 - L’ITALIA DICHIARA GUERRA ALLA GERMANIA
L’entrata in guerra dell’Italia nel primo conflitto mondiale non fu per nulla una scelta condivisa. Il paese vedeva contrapposti i neutralisti (cattolici, giolittiani, socialisti riformisti, sindacalisti) agli interventisti (massimalisti socialisti, alcuni intellettuali di spicco, membri importanti dell’esecutivo, imprenditori industriali, repubblicani, irredentisti). Com’è noto furono quest’ultimi a vincere, portando l’Italia in guerra nel ’15, schierata al fianco di Inghilterra e Francia. L’anno successivo, quando ormai il “sogno” di un conflitto rapido ed indolore era sfumato, oltre all’Austria l’Italia dichiarò guerra anche alla Germania, precisamente il 27 agosto 1916. L’impegno italiano nel conflitto non sarà certamente premiato al suo termine; tranne pochi territori aggiunti, ai rappresentanti del nostro governo furono rifiutate molte delle ricompense promesse tre anni primi. Nascerà così l’idea della “vittoria mutilata”, decisiva per l’ascesa del fascismo.

2) 1926 – PROMULGATE LE “LEGGI FASCISTISSIME”
Tra il 1922 ed il ed il 1925 il fascismo fece di tutto per assicurarsi un potere saldo e duraturo. Istituì la Milizia volontaria ed il Gran Consiglio del fascismo, organi al limite della legalità; cominciò ad avvicinarsi lentamente al fronte cattolico; riformò il sistema elettorale, assicurandosi la maggioranza anche con brogli e violenze; superò la crisi del delitto Matteotti.
Il 1926 segnò l’inizio della vera e propria dittatura di fatto.  Il 3 aprile 1926 venne istituito il sindacato fascista, unico autorizzato a restare in vita; con la conseguente negazione del diritto di sciopero prese il via una serie di riforme (“leggi fascistissime”) che cambieranno totalmente l’assetto istituzionale del paese, raggiungendo il culmine il 1 novembre 1926: vennero sciolti tutti i partiti antifascisti, soppressa la stampa avversa, espulsi dal parlamento i parlamentari dell’Aventino, reintrodotta la pena di morte per chi avesse attentato al re o al capo del governo, istituito un Tribunale speciale per la difesa dello Stato composto da membri del fascismo stesso, stabilito il confino per gli oppositori.
Terminò così la democrazia, dando vita ad una dittatura di partito che segnerà, in negativo, il successivo ventennio del paese.    

3) 1936 – L’ITALIA CONQUISTA L’ETIOPIA E FONDA L’IMPERO
Il ricordo vergognoso della sconfitta subita ad Adua nel 1896 aveva segnato un’intera generazione di nazionalisti, ringalluzziti pian piano con l’affermarsi della dittatura. Mussolini seppe cogliere questo sentimento, cercando di dimostrare tutta la (finta) forza del suo regime in un’impresa coloniale ostacolata da quasi tutto il resto d’Europa (certo in modo piuttosto ipocrita); allo stesso tempo l’impresa etiopica era anche un ottimo modo per allontanare l’interesse dell’opinione pubblica dai problemi economici e sociali del paese. La spedizione in Africa iniziò nell’ottobre del 1935 e continuò per sette durissimi mesi, nei quali le truppe italiane subirono anche diverse sconfitte, spingendo i generali ad inviare oltre 400mila soldati ed a utilizzare le atroci armi chimiche. Il 9 maggio 1936 Mussolini annunciò al popolo “il ritorno dell’Impero sui colli fatali di Roma”, proclamando così imperatore Vittorio Emanuele III. Il successo politico di questa guerra spinse il duce a rafforzare l’intervento nella guerra spagnola ed a riavvicinarsi alla Germania di Hitler, siglando il 25 ottobre del 1936 l’Asse Roma-Berlino.

4) 1946 – L’ITALIA DIVENTA REPUBBLICA
Al termine della Seconda guerra mondiale l’Italia si trovò devastata da un conflitto che non solo era passato con drammatici esiti sul suo stesso suolo, ma aveva finito per creare divisioni e tensioni destinate a non essere colmate in poco tempo. Dopo un primo governo presieduto da Ferruccio Parri (Partito d’Azione), la palla passò nelle mani della D.C. con il premierato di De Gasperi. Le forze di sinistra contarono di rinunciare, per il momento, al governo diretto, puntando tutto sulla storica data del 2 giugno 1946, giorno nel quale si svolsero le elezioni per l’Assemblea costituente ed il referendum istituzionale per la scelta dell’assetto da dare al paese. Vinse la scelta della “Repubblica”, con un vantaggio di due milioni di voti, seppure molte furono le schede contestate e quelle annullate. La data è importante perché segnò anche il primo voto alle politiche delle donne, oltre ad una affluenza record pari quasi al 90% degli aventi diritto (dati molto distanti da oggi).

5) 1956 – IL DISASTRO DI MARCINELLE
Anche questa è una storia italiana, seppure svoltasi a molti chilometri di distanza dal nostro paese. Negli anni del secondo dopoguerra furono molti gli italiani che scelsero di emigrare, insoddisfatti per le condizioni nelle quali versava il paese. I primi governi democratici, invece di porre rimedio al fenomeno, spesso lo agevolarono, stipulando accordi con altri stati, tra i quali il Belgio, che prevedevano l’invio di manodopera in cambio di materie prime (in questo caso carbone). Contrariamente alla proverbiale precisione che gli europei continentali hanno sempre sbandierato con vanto, spesso nelle miniere ove lavoravano poveri connazionali o immigrati le misure di sicurezza era rispettate al minimo. Accadde ciò anche nella miniera di Bois du Cazier a Marcinelle, quando l’8 agosto 1956 una banale scintilla elettrica innescò un incendio diventato presto incontrollabile (sempre a causa di negligenze e omissioni), provocando così la morte di 262 persone, tra cui 136 delle quali italiane.
La commissione d’inchiesta non andrò troppo a fondo, assolvendo praticamente tutti gli imputati e stabilendo risarcimenti da nulla per le famiglie delle vittime. Una pagina brutta di storia che non solo rattrista la memoria degli italiani, ma turba gli animi dell’Europa intera. 

6) 1966 – LIBERATA FRANCA VIOLA, PRIMA DONNA A RIFIUTARE IL MATRIMONIO RIPARATORE
Sembrerà incredibile, ma fino ad una ventina di anni fa lo stupro non era nemmeno considerato un reato contro la persona, ma soltanto come “oltraggio alla morale”. Vi parrà ancora più assurdo, ma, in caso di “matrimonio riparatore”, il reato di stupro veniva estinto dal punto di vista civile e penale. Questa barbarie portava ad una moltitudine di violenze sessuali, messe in atto da parte di uomini affatto raccomandabili quando venivano rifiutati; le famiglie delle vittime, per evitare uno scandalo, acconsentivano così alle nozze, annullando qualsiasi ipotesi di punizione per il colpevole. Non avvenne però questo nel caso di Franca Viola. La diciassettenne aveva rifiutato il fidanzamento con Filippo Melodia, nipote di un noto boss, venendo così rapita e stuprata per costringere la famiglia ad accettare le nozze una volta confermata la gravidanza. I parenti finsero di acconsentire, ma con un blitz svoltosi il 2 gennaio 1966 la donna fu liberata e Melodia venne arrestato con i suoi complici. Bisognerà aspettare il 1981 per veder abrogata la norma che annullava il reato di violenza in caso di matrimonio riparatore e solo nel ’96 lo stupro verrà legalmente riconosciuto come reato “contro la persona”. Tutto ciò, senza il coraggio di Viola e della famiglia, chissà quando sarebbe cambiato.

7) 1976 –  SCOPPIA LO SCANDALO LOCKHEED
L’azienda militare americana Lockheed era riuscita a conquistare un buon numero di commesse  militari per i suoi velivoli aerei, in particolare per l’Hercules C-130; il merito di questi traguardi aziendali, però, non era da ascrivere solo allo sviluppo tecnologico degli stessi o all’abilità dei manager, ma anche ad un cospicuo numero di tangenti versate a personalità importanti di diversi paesi. Furono coinvolti senatori americani, in Olanda addirittura le mazzette toccarono la famiglia reale (uscita però indenne dallo scandalo, vista l’impossibilità costituzionale di uno stato d’accusa nei confronti di un membro sovrano), importanti ministri furono coinvolti in Germania e Giappone, così come in Italia, dove fu ritenuto colpevole anche il generale Fanali. Lo scandalo esplose nel nostro paese il 6 febbraio del 1976.  La sentenza definitiva della Corte costituzionale stabilirà che ci furono tangenti, versate per avvantaggiare gli americani ai danni della produzione nostrana. Il sistema della Dc (seppure i membri di questo partito riuscirono praticamente tutti a farsi assolvere) e il partito del PSDI, oltre al blocco imprenditoriale-amministrativo italiano, apparsi fino a quel momento intoccabili, subirono numerose macchie con le condanne definitive che riguardarono il Ministro della Difesa Tanassi, il suo segretario Palmiotti, il conte-giurista Lefebvre d’Ovidio, il fratello di quest’ultimo, Antonio, il dirigente Crociani.
Il partito radicale portò avanti anche una dura campagna contro il presidente della repubblica Giovanni Leone, il quale si dimise nel ’78 ma in seguito fu completamente scagionato, ottenendo poi anche le scuse di Pannella e Bonino. 

8) 1986 – ATTACCO MISSILISTICO LIBICO CONTRO LAMPEDUSA
La storia dei rapporti tra Libia ed Italia è piuttosto complessa, paradossalmente molto di più dopo la decolonizzazione che prima. Lo stesso vale per gli avvenimenti intercorsi tra Libia e Stati Uniti, ma più in generale molte ambiguità hanno attraversato la vita di Mu’ammar Gheddafi. Salito al potere con l’idea di portare avanti una sorta di “terza via” tra capitalismo e comunismo, il dittatore pensò bene di nazionalizzare gran parte delle ricchezze del paese, sottraendole così allo sfruttamento statunitense. Gli Usa tentarono, dunque, di colpirlo diverse volte, soprattutto dopo diversi attentati subiti ed in seguito all'appoggio offerto dal generale ai palestinesi.
Il 14 aprile 1986 uno di questi attacchi americani inflisse un duro colpo alla Libia, con la distruzione di basi militari e la morte di una delle figlie di Gheddafi (di 15 mesi), oltre a diversi civili. La Libia non fece attendere la sua risposta, così il 15 aprile del 1986 lanciò due missili in direzione di un’istallazione militare americana sul suolo di Lampedusa. Ci fu molta paura tra i residenti, ma nessun danno a cose e persone. L’Italia rafforzò così le misure di sicurezza attorno all’isola, ma lo stesso ambasciatore libico tranquillizzo il nostro governo, affermando che l’obiettivo non era l’Italia, ma la base americana. In effetti, secondo la testimonianza di Andreotti, il presidente Craxi avrebbe addirittura avvertito il Rais dell’attacco americano, forse in seguito alla vicenda di Sigonella o per mantenere buoni rapporti con un vicino tanto pericoloso. In effetti, negli anni successivi, comincerà il processo di distensione tra Gheddafi e l’Occidente, interrotto all’improvviso con i bombardamenti sul suolo libico e l’uccisione di Mu’ammar, eventi non ancora del tutto chiariti.

9) 1996 – LA SINISRA RAGGIUNGE IL POTERE
Certo, non stiamo parlando del vecchio Pci, e nemmeno di una coalizione fortemente spostata verso il lato mancino, ma il Governo Prodi I fu il primo di sinistra (centro-sinistra) eletto al potere ( il 17 maggio 1996 ) dopo un’intera Prima Repubblica guidata dalla Dc  e successivamente dal Governo Berlusconi I.  La composizione piuttosto eterogenea già conteneva in sé i germi delle future crisi e fibrillazioni che ne segneranno il cammino: Pds, Ulivo, Ppi, Ri, FdV, Ud, oltre all’appoggio al di fuori del governo di socialisti, comunisti, repubblicani e contando anche l’appoggio esterno di Rifondazione Comunista. Tanti partiti, tante idee diverse e tanta difficoltà nel metterle in atto. Ricordiamo una contestatissima manovra correttiva da oltre 30 miliardi di lire, una finanziaria da 62, l’eurotassa (poi mai restituita), la riforma Bassanini che trasformò il volto della pubblica amministrazione (non sempre in modo positivo), il “pacchetto Treu” che creò le innumerevoli tipologie di contratto conosciute fino ad oggi, introdotte anche con buoni propositi, ma poi diventate un simbolo della precarietà; ed ancora, la riforma finanziara di Visco, anch’essa con luci ed ombre, l’equiparazione del servizio civile a quello militare. Due grandi progetti, poi,  nati con buone intenzioni, ebbero sorte meno rosea del previsto: la Biamerale per le riforme fu fatta saltare dallo stesso Berlusconi, con una possa più politica che obiettiva; le privatizzazioni (Telecom, Seat pagine gialle, beni demaniali, privatizzazione del collocamento, ecc.) non sempre hanno portato benefici nel lungo periodo. Proprio le questioni legate al lavoro e l’impegno nel Balcani costeranno il posto a Prodi, caduto per mano di alcuni deputati e senatori comunisti.

10) 2006 – ARRESTATO BERNARDO PROVENZANO

L’11 aprile 2006 terminò la latitanza di uno dei boss mafiosi più importanti e ricercati di tutti i tempi. Resosi autore di delitti e crimini già in giovane età, fu condannato per omicidio ed altri reati nel ’63, ma da allora si rese irreperibile, riuscendo nonostante tutto a scalare i vertici di Cosa nostra. La sua latitanza non si svolse mai troppo lontano da Bagheria, anzi, proprio restando nel “suo” territorio riuscì a controllore meglio gli affari, soprattutto nel settore edile ed industriale. Ebbe un ruolo importante anche nell’azione della mafia contro lo stato, portatrice di attentati e vittime soprattutto fuori dalla Sicilia. La sua posizione in merito non è ancora chiara, ma di certo, dopo i fatti dei primi anni ’90, fu lui ad ordinare un linea maggiormente silente, e i numerosi fallimenti nel tentativo di catturarlo sono stati ritenuti da molti la spia di una sorta di “accordo” stretto con frange occulte delle istituzioni. Finalmente catturato, fece di tutto per continuare a comunicare ordini all’esterno, fin quando il regime del 41-bis non gli venne applicato una seconda volte e con misure ancora più restrittive. 

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