sabato 16 gennaio 2016

I “MALEDETTI” DEGLI OSCAR


I premi, si sa, più sono prestigiosi e più vengono ambiti da chi tenta di raggiungerli. Talvolta, per bravura o fortuna, c’è chi riesce a cogliere traguardi strepitosi in brevissimo tempo.
 E’ il caso di Tatum O’Neal, premiata con l’Oscar quale miglior attrice non protagonista a soli 10 anni grazie al film Paper Moon; ma Shirley Temple fece meglio, vincendo il premio a 6 anni, seppur per l’apposita categoria di Oscar giovanile, oggi non più esistente. Passando a tempi più recenti, spiccano i premi ottenuti da Anna Paquin a soli 12 anni (Lezioni di piano) e la vittoria a 23 anni di Jennifer Lawrence, miglior attrice ne Il lato positivo.
Anche tra i registi c’è chi è stato particolarmente precoce, come Norman Taurog, premiato a soli 32 anni per il film Skippy.
Ci sono anche altri record legati alla velocità. Beatrice Strainght, ad esempio, vinse la statuetta come miglior attrice non protagonista recitando ne il Quinto potere per poco più di 5 minuti; ne bastarono 8 a Judi Dench in Shakespeare in Love; 15 e 16 a Anne Hathaway ed Anthony Hopkins, rispettivamente per I miserabili e Il silenzio degli innocenti.   

C’è anche, tuttavia, chi questo premio non l’ha mai vinto, oppure non ci è ancora riuscito, nonostante l’abbi sfiorato più volte.
Sfortuna? Poca bravura? Maledizione? O giochi di potere interni ad Hollywood?
Quale che sia il motivo, facciamo degli esempi.

Leonardo DiCaprio
Il più noto, senza dubbio, tra i “perdenti”.
Candidato ben cinque volte (Buon compleanno Mr.Grape, The Aviator, Diamanti di sangue e The Wolf of Wall Street, in quest’ultimo caso sia come attore che come produttore) è sempre risultato sconfitto. Anche nei premi Bafta vanta tre candidature per 0 titoli, mentre almeno 3 Golden Globe se li è portati a casa, sebbene a fronte di 13candidature.
Secondo una teoria abbastanza diffusa, l’ostilità dell’Academy sarebbe una sorta di punizione per le sue languide interpretazioni in Romeo + Giulietta e Titanic, considerate troppo sdolcinate e prime di spessore. Sarà anche vero (fino a un certo punto), ma di certo, dopo tutti questi anni, bisognerebbe anche passare oltre. Certo, farebbe meglio a fare così anche DiCaprio, fin troppo vincolato al ruolo di ricco-uomo-sofferente-confuso-deluso dalla vita. Forse, con The Revenant, sarà questa la volta buona?



Jim Carrey
La storia dell’attore di origine canadese è simile a quella di DiCaprio, ma fino ad un certo punto. Per Jim, infatti, non solo mancano all’appello gli Oscar (anche lui ha ottenuto 2 Golden Globe), ma persino le Nomination, nonostante le meritasse almeno per The Truman Show, Man on the Moon e Se mi lasci ti cancello (al secolo Eternal Sunshine of the Spotless Mind, una delle peggiori traduzioni di titoli della storia).
Anche qui la maledizione ha motivazione ben precise: l’attore, prima di poter solo essere candidato, dovrebbe scontare i suoi film non proprio “eleganti”, come Ace Ventura, The Mask, Scemo & più scemo
Anche in questo caso la nostra considerazione è la stessa: se un attore merita (ed almeno in The Truman show meritava eccome) non si dovrebbe badare troppo al passato, ma a ciò che si sta giudicando in quel momento.


I nominati
I film che hanno ricevuto più nomination senza vincere mai un premio li abbiamo già passati in rassegna altrove (clicca quiper leggere il post).
Per quanto riguarda gli attori nominati e tornati a casa sempre senza nulla ricordiamo alcuni nomi. Il grande Peter O’Toole (8 candidature, tra le quali ricordiamo Lawrence d’Arabia, Venus, Il leone d’inverno, L’ospite d’onore), vincitore “solo” di un Oscar alla carriera, accettato tra l’altro con riserva e senza farsi mancare il proposito di conquistarne uno “vero”, ma purtroppo se n’è andato prima di riuscirci.
Segue R. Burton con 7 candidature (La tunica, Alessandro il Grande, Becket e il suo re, nel quale recitò proprio con il compagno di sventure O’Toole).
A quota 6 abbiamo tre donne: Deborah Kerr (anche lei premiata per la carriera), Thelma Ritter (Eva contro Eva, La finestra sul cortile, Gli spostati) e Glenn Close (Il grande freddo, Attrazione fatale, Le relazioni pericolose), quest'uttima ancora in tempo per vincerne uno.

Il caso Kubrick

Passiamo ora dietro la cinepresa.
Uno degli scandali più eclatanti della storia del cinema riguarda senza dubbio Stanley Kubrick, visionario, perfezionista, straordinario regista, tra i migliori di sempre, ma snobbato sempre agli Oscar, tranne che per il premio relativo agli effetti speciali di 2001-Odissea nello spazio. Come possono mancare riconoscimenti per la regia o la sceneggiatura di capolavori quali Spartacus, Il dottor Stranamore, Arancia meccanica, Barry Lyndon, Full metal Jacket, Shining e Lolita?
Forse il maestro fu colpevole di aver criticato troppo il sistema politico-militarista americano? Le sue opere hanno raggiunto livelli così complessi da non poter essere comprese a fondo nella loro epoca? La società violenta e contorta ha avuto paura di specchiarsi e riconoscersi in alcune sue pellicole?  

Il deluso da record
L’addetto agli effetti sonori K. O’Connel invidierà senza dubbio quell’unico, misero premio conquista da Kubrick. Il tecnico irlandese, infatti, è stato candidato ben 20 volte (talvolta più nomination nello stesso anno) senza mai ottenere nulla.

Alla fine la gloria
O’Connel potrà consolarsi con alcuni esempi che dimostrano quanto sia davvero importante non mollare mai. Christopher Palmer, ad esempio, ha dovuto aspettare di compiere 82 anni per essere premiato come miglior attore non protagonista (Beginners); due in più di Jessica Tandy, vincitrice ottantenne nel 1990 con A spasso con Daisy. Paul Newman, Laurence Oliver e Henry Fonda, invece, ricevettero il premio per la loro recitazione solo dopo aver conseguito quello alla carriera!

Ci sono poi i casi particolari di Marlon Brando, Al Pacino e Martin Scorsese:

Brando fu premiato quasi subito, nel ’55, per la sua interpretazione in Fronte del porto, ma soltanto dopo aver perso nei precedenti tre anni; dovette poi attenderne diciotto per il secondo Oscar, conquistato per Il padrino, ed anche rifiutato in segno di protesta per le condizione con cui erano trattati i nativi americani. 

Al Pacino, incredibilmente, attese ben venti anni e otto nomination prima di vincere con Profumo di donna; tra l’altro anch'egli fu candidato per quattro anni di fila, non portando sorprendentemente a casa nulla per le sue interpretazioni ne Il padrino ed Il padrino – Parte II.

Il grande regista Scorsese, addirittura, dovette aspettare ventisei anni prima di essere premiato per la regia di The Departed – Il bene e il male, rimanendo a bocca asciutta per molto tempo, nonostante capolavori come Toro scatenato, Quei bravi ragazzi, L’età dell’innocenza, Gangs of New York e The Aviator.  

Nessun commento:

Posta un commento