mercoledì 10 febbraio 2016

DIECI EVENTI LETTERARI ITALIANI DEGLI ULTIMI CENTO ANNI


1) 1916 – NASCE GIORGIO BASSANI
 Il 4 marzo del 1916
nasceva a Bologna Giorgio Bassani, autore tra i più importanti del panorama culturale italiano del Novecento. Fu molto abile nell’inserire le tematiche della memoria e della psicanalisi nel romanzo, senza però stravolgerne la forma, mantenendosi sempre legato alla tradizione. Portò avanti il ruolo dell’intellettuale impegnato senza mai militare in modo evidente, mantenendo cioè una sorta di filtro da parte della propria persona nei confronti dei grandi temi, così come compiuto anche nei suoi libri. Tra questi ricordiamo le Cinque storie ferraresi (tra le quali Una notte del ’43 dal quale sarà tratto il magistrale film di Florestano Vancini), Dietro la porta, Gli occhiali d’oro (uno dei primissimi testi a trattare anche la tematica omosessuale, anch’esso poi portato sullo schermo da Montaldo); e, soprattutto, Il giardino dei Finzi-Contini (1962): ricordo borghese di una serena giovinezza perduta, crollata con l’irrompere brutale della grande Storia nelle piccole storie umane (la persecuzione anti-ebraica), con una decadenza che alla fine del romanzo sembra avvolgere tutto. Dall’opera è stato tratto il film di De Sica, vincitore dell’Oscar per il miglior film straniero, dell’Orso d’Oro, del Davide di Donatello e di un premio Bafta.     


2) 1926 – GRAZIA DELEDDA VINCE IL NOBEL PER LA LETTERATURA
Uno dei Nobel italiani più “dimenticati”, nonostante appartenga ai primi e, inoltre, assegnato ad una donna. Autrice forse più nota all’estero che in Italia, trascurata a torto per decenni dalla critica nostrana. Il tema dominante delle sue opere fu la Sardegna, isola natia vista come madre arcigna, ma anche custode di fiabe, descritta più dal punto di vista spirituale e folcloristico che realista, segnando così un netto distacco tra l’autrice e la corrente Verista. Anzi, le sue opere sembrano sfociare verso un maturo decadentismo, avvertito nei paesaggi e nei personaggi, avvinghiati da una sorta di “colpa originale”. Tra i romanzi più noti, non possiamo che menzionare Canne al vento (1913), contraddistinto da una intricata storia familiare, quella delle sorelle Pintor, e dal favolismo che avvolge i pensieri e le azioni del servo Efix. Un connubio intrigante, replicato poi in altri libri della sterminata produzione della Deledda, la quale raggiunse anche un notevole successo di pubblico.

3) 1936 – MORTO LUIGI PIRANDELLO
 Il 10 dicembre 1936 scomparve Luigi Pirandello, poeta, saggista, romanziere, novelliere, autore teatrale e premio Nobel per la letteratura. Da giovanissimo si dedicò alla lirica, prima di abbandonarla per passare alla prosa che gli darà un grande successo. Dopo una prima fase legata alla sua regione (L’esclusa, I vecchi e i giovani), fu poi il tempo delle opere umoristiche (Suo marito, Si gira, Uno nessuno e centomila, Il fu Mattia Pascal), non mancando mai di dedicarsi alla novellistica (Novelle per un anno) ed al teatro. Quest’ultimo ebbe numerose fasi, dal comico al grottesco (Il gioco delle parti, Così è se vi pare), fino al rivoluzionario teatro nel teatro (Sei personaggi in cerca d’autore, Ciascuno a modo suo, Questa sera si recita a soggetto), tornando infine ai “miti” (I giganti della montagna), all’irrazionale così evitato in gran parte della sua produzione matura, cercando sempre di dare maggior valore alla VITA e non alla FORMA, al fluire libero e non agli incasellamenti, affidando all’arte il compito di salvare gli elementi positivi dalla vita, combattendo anche contro gli orrori contemporanei come il fascismo, in un prima momento “accettato” per quieto vivere, ma poi decisamente criticato.

4) 1946 – QUASIMODO “TORNA ALL’ORDINE” CON LA RACCOLTA CON IL PIEDE STRANIERO SUL CUORE
Dopo gli orrori della guerra molti poeti si resero conto di non poter più evitare di fare i conti con la realtà, restando chiusi nella serena cittadella delle lettere, immersi in una poesia ermetica ed oscura. Era il tempo della storia, anche dell’ideologia, ma soprattutto della riflessione su ciò che aveva da poco segnato il mondo intero e l’Italia, uscita dilaniata e divisa dal conflitto. Ecco perché Quasimodo, uno dei grandi dell’Ermetismo, decise di scrivere una raccolta che già nel titolo sembrava voler presentarsi come una scusante nei confronti dei lettori (anche se nel ’47 sarà ripubblicata col nome Giorno dopo giorno, proprio per segnare il ritorno al quotidiano). Anche la forma, ovviamente, risentì di questo passaggio: versi più lunghi, meno spazio alla retorica, una lingua maggiormente comprensibile. Poesie come Alle fronde dei salici hanno segnato, dunque, il simbolo di un ritorno all’ordine (così come avvenuto anche dopo la Prima guerra mondiale) che poi sarà maggiormente evidente nel neorealismo in prosa e nel cinema nostrano.

5) 1956 - MONTALE PUBBLICA LA RACCOLTA LA BUFERA ED ALTRO
Dopo le domande poste dalla raccolta Ossi di seppia e la pur debole speranza intravista nelle liriche de Le occasioni, il ’56 (di preciso il 15 giugno) fu l’anno in cui Montale mise fine ad ogni possibile auspicio di salvezza, personale e globale; o meglio, La bufera ed altro segnò l’addio alle certezze sulla letteratura, sui poteri vanamente attribuiti ad essa, dando il via poi ad un silenzio poetico che terminerà solo negli anni ’70, quando la salvezza umana e personale sarà relegata unicamente al ricordo, alla quotidianità più umile e prosaica. Il tutto in parte anticipato già nella raccolta sulla quale ci siamo soffermati, ove poesie quali L’anguilla e Gallo cedrone anticipano tematiche “viscerali” e volutamente basse, quasi l’uomo non potesse che affidarsi alla sua istintività per salvarsi dalla guerra (la Bufera, appunto, come descritto nell’omonima poesia), dando un definitivo saluto alle grandi ideologie passate e presenti, sia letterarie che politiche (per quest’ultime si guardi la sezione Soluzioni provvisorie, dove prospettiva occidentalista e comunista vengono poste sullo stesso piano in negativo). 

6) 1966 – INIZIA LA PUBBLICAZIONE DELLA DIVINA COMMEDIA NELL’EDIZIONE CRITICA DI PETROCCHI
Giorgio Petrocchi è stato un critico e filologo italiano. Membro dei Lincei e della Crusca, si occupò molto di letteratura cristiana (senza dimenticare i suoi lavori sul Pascoli, sull’Aretino, sul Bandello e così via), prestando particolare attenzione a Manzoni e Dante. Proprio riguardo la Commedia, si deve a lui la più importante edizione critica, basata su testi antichissimi (1330-1350), anteriori a Boccaccio, denominata per l’appunto La Commedia secondo l’antica vulgata e edita in quattro volumi tra il 1966 ed il 1967. Il corpus di testi consultati dal Petrocchi venne così diviso dallo stesso studioso: tradizione fiorentina antica, tradizione toscana occidentale, tradizione emiliana, tradizione fiorentina rinascimentale. Come suggerisce il titolo stesso dell’edizione, il critico non ritiene possibile seguire un percorso filologico di tipo lamarchiano, vista perduta la primissima tradizione manoscritta; ecco perché, scegliendo codici non “contaminati” dal copista Boccaccio, ritiene di aver ricostruito quella che doveva essere la versione allora più diffusa, non di certo quella originale, sulla quale ormai le speranze sono chiuse, a meno di miracolosi ritrovamenti.  

7) 1976 – PUBBLICATO IL ROMANZO “UN BORGHESE PICCOLO PICCOLO”
Nel 1976 Vincenzo Cerami pubblicò il romanzo Un borghese piccolo piccolo, trasportato poi sullo schermo da Mario Monicelli in una indimenticabile pellicola interpretata da Alberto Sordi, autore di una prova drammatica degna di lode. L’opera tratta di Giovanni, un tranquillo impiegato ministeriale, intenzionato a sistemare il proprio figlio Mario con un posto altrettanto sicuro; per riuscire nell’intento il piccolo borghese non esiterà a chiedere favori, entrando addirittura nella Massoneria per far superare al figlio la terribile prova scritta. Il giorno dell’esame, però, la tragedia: mentre si recano al ministero padre e figlio restano coinvolti in una rapina ed il ragazzo viene colpito a morte. Dopo qualche tempo la moglie, Amalia, si ammala per il dolore, e Giovanni prosegue in modo asettico e distaccato la sua esistenza, fin quando una mattina in questura non riconosce l’assassino di Mario. Non dice nulla alla polizia, ma lo rapisce, torturandolo per giorni fino alla morte, dopodiché riprende la sua solita vita. Raggiunta l’agognata pensione Amalia si spegne e Giovanni decide di tornare a seppellire in modo più dignitoso il corpo della sua vittima.
Opera densa di pessimismo sui tempi presenti e sugli italiani, densa anche di critiche profonde sul sistema di vita proprio del dopoguerra e, più in generale, sulla frustrazione e fragilità che attraversa le esistenze di tanti uomini medi, pronti a lasciarsi andare alla follia ed all’apatia da un momento all’altro.  

8) 1986 – PRIMO LEVI PUBBLICA IL SAGGIO “I SOMMERSI E I SALVATI”
Fin da Se questo è un uomo e La tregua, la tematica dell’olocausto e del dolore dell’uomo dinnanzi al male assoluto è stata sempre al centro della poetica di Primo Levi. L’impossibilità di superare un trauma storico ed umano così grande è confermato dal saggio pubblicato il  del 1986 I sommersi e i salvati, ultima opera del  torinese. L’opera parte dai Lager nazisti, ma si allarga anche agli orrori dei Gulag sovietici, mettendo al centro di tutto la memoria, vista dall’autore come una vera e propria condanna, come un peso impossibile da sopportare. A rendere più drammatici gli eventi ci sono anche i collaborazionisti, gli ebrei scelti dai nazisti come gestori dei crematori e degli altri prigionieri, entrati a far parte di una vergognosa “zona grigia” tra vittime e carnefici.
Nel libro il dolore personale è affrontato con la solita lucidità e scientificità, quasi a tentare un distacco da ciò che si era vissuto, così da poter proporre un’analisi obiettiva e non condizionata dall’emotività. Ma Levi non riuscì a fuggire a questo peso. I sommersi erano morti subito, ma anche i salvati come lui rimasero marchiati a vita, come testimonia in modo evidente il suicidio dell’anno successivo alla pubblicazione dell’opera.

9) 1996 – NASCE LA CORRENTE DEI “CANNIBALI”
L’ultima tappa della letteratura post-moderna italiana vide la nascita di un gruppo di scrittori i quali, paradossalmente, trovavano le proprie fonti di ispirazione al di fuori della letteratura: cinema (soprattutto Pulp), fumetti, musica, spot, un insieme caotico e magmatico come la realtà degli anni ’90, riportata su carta da autori come Tonelli (il caposcuola), Ammaniti, Santacroce, Scarpa, Luttazzi. Proprio quest’ultimo, insieme ad Ammaniti, aveva contribuito alla raccolti di racconti Gioventù cannibale, pubblicata il  del 1996 e contraddistinta da opere di altri autori quali Brancaccio, Novi, Pinketts. Si tratta di racconti ruvidi, diretti, proprio come le pellicole di Tarantino o i fumetti alla Dylan Dog, tali da suscitare scandalo nell’animo dei critici ortodossi. Ma, in realtà, la letteratura si rivelò specchio della realtà, se non proprio musa profetica, come affermò in seguito lo stesso Luttazzi: la storia del mostro di Firenze, Unabomber italiano, i sassi dal cavalcavia, le violenze gratuite e le ipocrisie della società perbenista, tutte perfettamente svelate in quest’opera e dalla corrente dei “cannibali”, oggi ormai così imitata da rischiare la tragica sorte manierista.  

10) 2006 – MUORE ORIANA FALLACI

Il 15 settembre del 2006 si spegneva dopo una lunga malattia la scrittrice e giornalista Oriana Fallaci. Oggi tirata spesso in ballo a sproposito, citata senza molta accortezza, certo negli ultimi anni della sua vita assunse delle posizioni che gli autori di questo blog non si sentono per nulla di sottoscrivere. Nonostante ciò, è innegabile il ruolo che come intellettuale ha avuto nel secondo dopoguerra: partigiana, inviata di guerra, scrittrice mondana, contestatrice della contestazione (talvolta a torto, talvolta a ragione), esperta del medio oriente… Come romanziera ricordiamo il successo di opere quali Penelope alla guerra, Se il sole muore, Lettera a un bambino mai nato, Un uomo. Come accennato in precedenze, le posizioni che la Fallaci assunse dopo l’11 settembre (al limite o forse oltre l'intolleranza), le sue esagerate critiche all’aborto, la banalizzazione delle rivendicazioni omosessuali (nonostante l’amicizia che la legò a Pasolini) non sono affatto condivise dalla nostra redazione; ma negare l’importanza culturale della sua attività per motivi di differenza ideologica sarebbe indubbiamente sbagliato.

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