sabato 20 febbraio 2016

I DIECI TIPI DI GENITORI ALL’INCONTRO SCUOLA FAMIGLIA

Altrove abbiamo parlato in modo più serio e “professionale” dell’incontro scuola famiglia e della funzione corretta che questo importantissimo momento dovrebbe avere per la didattica. 
Questa volta, invece, tra il serio ed il faceto, vogliamo tratteggiare l’identikit dei dieci tipi di genitori più caratteristici che si possono scovare durante i colloqui. Anticipiamo già che, per il rispetto della par condicio, alla prossima occasione ci soffermeremo sui dieci tipi di insegnati nel medesimo contesto. 


1) L’INDIFFERENTE
Potete raccontagli che il figlio ha tentato di far saltare la scuola con il C4, oppure che è stato candidato precocemente al premio Nobel, tanto non gli interessa nulla. Guarda il docente con un volto apatico, occhi persi del vuoto, lasciando tutti nel dubbio (compreso lo stesso ragazzo) sulla propria voglia di interessarsi alla sorte della prole. Solitamente tende ad aprire maggiormente gli occhi quando comprende che il docente sta dicendo qualcosa di particolarmente rilevante, ma oltre al semplice annuire non andrà mai. L’unico segno di vita è racchiuso in quel braccio che ad un tratto comincia a tendere verso l’insegnante, come per dire: “Abbiamo finito? Qui il giro è lungo e ho l’auto in doppia fila”.

2) IL PUNITORE
Questo tipo sì che è deciso a far scontare al proprio pargolo ogni errore. Guarda il docente con aria complice, quasi avesse delle telecamere nascoste in classe e potesse scorgere tutti i tormenti che giorno dopo giorno la propria discendenza fa scontare a chi siede oltre la cattedra. Se il figlio è presente durante il colloquio la frase tipo è “poi continuiamo a casa”, o magari “altro che festa per il tuo compleanno”; se invece è assente assicura che “a casa gli farò capire bene come ci si comporta”, mimando con le mani gesti piuttosto eloquenti.
In alcuni casi il punitore agisce ed in effetti le cose cambiamo, ma di solito anno dopo anno continuerà a promettere chissà quali castighi, senza però che il comportamento del figlio muti mai.

3) L’INQUISITORE
Per lui/lei il momento dell’incontro non serve a parlare del figlio, ma a giudicare i docenti e la scuola. “Ma lei da quanto insegna?”; “che programma sta svolgendo?”; “come corregge i compiti?”; “da dove viene?”; “macchina a diesel o a benzina?”.  Tutte (o quasi) domande legittime, ma passare in questo modo il giorno dei colloqui di certo non giova allo studente, così come al rapporto con i docenti, i quali, talvolta sbagliando, finiscono per chiudersi a riccio, scaricando poi la stessa pignoleria sul figlio. Alle risposte del docente l’inquisitore annuisce con sguardo perplesso, come per dire “ho capito tutto, siete voi la rovina di mio figlio, non il fatto che io non ci sia mai per lui e perciò il suo idolo è diventato Unabomber”. Di solito l’inquisitore è a sua volta un insegnante, ma ciò non contribuisce a rendere più costruttivo il dialogo, anzi, la parità professionale si trasforma quasi in una gara, in un modo per sottolineare i meriti di qualche altra scuola o magari proprio di se stessi.

4) PIEZZ’ E CORE
Solitamente si tratta di madri, adoranti a tal punto della propria creatura dal non finire mai di tesserne le lodi. Nel caso in cui l’alunno le meriti il problema è relativo (semmai la situazione un tantino imbarazzante... ne parleremo dopo), ma quando i risultati scolastici o il comportamento non sono proprio dei migliori il quadro diventa patetico.
«Ma lui a casa è bravo, così bravo!» E certo, signora bella, basta lasciarlo davanti al pc o alla console per tutto il tempo, comprargli la minicar e non dargli mai limiti, che problemi potrebbe creare? «Ma è bello, buono, dolce!», insiste il genitore, magari stringendo il fanciullo come se gli insegnati/orchi stessero tentando di meditare il modo migliore per divorarlo.
«E’ vero tutto quello che dite, ma è sempre mio figlio!». Certo, come disse la madre del già citato Unamomber, che tra l’altro era un genio a scuola, tanto per dire.

5) IL GIUSTIFICATORE
Simile al tipo precedente, ma più razionale (apparentemente) e meno emotivo nel cercare scuse per difendere il figlio. «Gli è morta da poco la nonna……lo zio…il cane…». Gli zii o i cani possono essere più o meno tanti, ma 7 nonni morti fanno sorgere qualche dubbio. «Il compito era già su internet? Impossibile, lo ha scritto mio figlio!» (storia vera); il che significa che il giovane era solito spargere per la rete temi perfetti alle elementari, anni primi di doverli svolgere il classe alle superiori. «Ha copiato tutto dal libro, compreso il rimando alla nota o “vedi capitolo3”? E’ che lui impara a memoria»; detto come se fosse un vanto, eh! «Legge male? Scrive peggio? E’ un po’ dislessico…Certificato sanitario? No, ma per chi ci ha preso?», come se l’insegnate avesse proposto una sorta di scorta armata per Hannibal Lecter. Solitamente il giustificatore ha la necessità di salvaguardare la propria scarsa efficacia come genitore, e solo dopo vengono gli interessi del ragazzo.

 6) IL RASSEGNATO/ADDOLORATO
Dopo anni di colloqui colmi di insufficienze e note, dopo tentativi più o meno sinceri di provare a raddrizzare il proprio figlio, alla fine alcuni genitori, semplicemente, si arrendono. Guardano il docente con occhi teneri, incapaci di provare più rabbia o sorpresa. Si sono semplicemente rassegnati all’idea che il proprio erede abbia deciso di passare 5-6 ore al giorno tormentando compagni e professori, per cui, più di qualche blando sguardo ammonitore, o dell’ennesima sfiduciata promessa di rimediare (“l’anno prossimo cambierà”; “dopo Natale si fa sul serio”) non se la sente di proporre davvero altro.
Il tutto molto triste. Perché, talvolta, basterebbe un minimo di mano ferma, per raddrizzare ragazzi che non sono del tutto perduti.

7) LO SPERANZOSO
Di solito i genitori così non hanno a che fare con figli rovinati, ma soltanto con ragazzi volenterosi, seppure non abbastanza capaci o decisi per fare qual salto in avanti. Ecco perché, al di là di tutto, la speranza non li abbandona mai. “Il prossimo anno cambierà”; “dopo Natale si fa sul serio” (frasi pronunciate con tono più deciso rispetto al tipo precedente). Molti docenti si lasciano trascinare da questa speranza, proprio perché i ragazzi in questione non sembrano davvero persi. Il rischio, però, è che nelle attuali classi pollaio simili studenti, ai quali basterebbe davvero poco, finiscano via via per sparire dietro le teste dei più svegli o dei più fastidiosi. Nonostante ciò la speranza non morirà mai, sia da parte del genitore (“Il quinto anno sarà tutta un’altra storia”; “Ora lo farò seguire da qualcuno a casa”; “Non si sa mai, un lavoro lo trova”) che del docente (“Domani lo coinvolgerò di più, devo solo ricordarmelo”).

 8) LA FAMIGLIA
Certe volte, agli incontri scuola famiglia, l’espressione viene presa fin troppo alla lettera. Capita così che vi si presenti proprio tutta la famiglia, con tanto di nonni rallentati dal bastone e memori di “una scuola che non c’è più”; zii più o meno reali che “si prenderanno cura del ragazzo” nel caso le cose non vadano bene; fratelli o sorelle dello studente, di solito sempre piccoli o comunque rompiscatole, intenti a rotolarsi per le aule ed urlare nei momenti più importanti del colloquio. L’insegnate capisce così che i problemi del ragazzo spesso nascono al di fuori della scuola, nell'affollatissima casa dove studiare non è affatto semplice. In tutto questo bailamme chi manca è proprio lo studente, rimasto per una volta solo, intento a godersi la pace.

9) L’IMBARAZZANTE
Come nel caso precedente, ma in questo l’imbarazzo è causato da un singolo genitore e dal suo comportamento bizzarro. In questi anni ne abbiamo viste di tutti i colori: madri avanti con l’età vestite come per andare in discoteca e vogliose di legare con i docenti più giovani; padri brizzolati arrancanti sulla moto, piuttosto socievoli con le professoresse carine, o con qualsiasi cosa respiri; commenti fuori luogo dei genitori, magari rivolti ad altri come loro, il tutto concluso dopo mezze risse; genitori decisamente inadeguati rispetto ai figli, del tipo che ti fanno pensare ad una relazione clandestina con tanto di illegittimità. Un bel campionario, a cui, purtroppo, spesso lo studente deve assistere in prima persona, nascondendo a stento il proprio disagio. 

10) L’ASSENTE
Naturalmente c’è anche chi…non c’è mai.
Di solito ciò si verifica maggiormente nelle scuole private, quando il genitore, una volta iscritto il figlio, è convinto che nulla possa ostacolare la sua promozione (“visto che pago”) e quindi non ha nemmeno la voglia di sentire le solite lamentele che lo hanno spinto a togliere il ragazzo dalle statali.
Ma anche in queste ultime esistono i fantasmi. Talvolta dietro si nascono storie davvero drammatiche, fatte di problemi giudiziari, violenze o abbandoni. In altri casi, però, è il disinteresse a farla da padrona; e questo non è accettabile.
Non voler conoscere l’andamento culturale/educativo della prole equivale ad un’ammissione di rinuncia, quasi ad una abdicazione rispetto al proprio ruolo.
Senza sapere, però, che così si rinuncia ad essere genitori; perché non è la natura a renderci tali, ma l’amore e la preoccupazione per chi dovremmo accudire.

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