domenica 9 ottobre 2016

DIECI “STRANI” AUTORI DELLA NOSTRA LETTERATURA

 Esistono gli autori canonici, quelli delle Indicazioni nazionali e delle Linee guida, i classici intramontabili, Dante, Machiavelli, Manzoni, Leopardi, Pirandello, Montale e via così. Esistono i cosiddetti “minori” (che bruttissima espressione), mai molto facili da inquadrare, ma di solito passati rapidamente in rassegna per poi ritornare ai big. 
E allora chi saranno mai gli“strani”, così come definiti nel nostro titolo? Sono autori che magari conoscete, che forse avete anche studiato a scuola (ma non più di tanto); ciò che li contraddistingue, oltre a qualche eccentricità nelle loro opere o nella biografia, è la relativa marginalità, come se fossero stati messi da parte perché considerati poco ortodossi.

Canoni del genere sono sempre personali, per cui, prendete questa rassegna con lo spirito giusto, affatto orientato verso la completezza e l’oggettività assoluta.


1)      CECCO D’ASCOLI [1269-1327]
Un tipo davvero eccentrico. Esperto di astrologia, letteratura misteriosa, medicina, occultista ed eretico, al punto da essere arso vivo per la sua produzione. In particolar modo gli costò cara la stesura de l’Acerba opera di carattere enciclopedico (genere diffuso in Toscana allora) che aveva come obiettivo la descrizione del mondo vero, tangibile, quello che circonda la nostra esistenza acerba, contrapposta a quella ultraterrena matura; il suo obiettivo era didattico, ma ben circoscritto; non voleva affatto spingersi oltre la realtà, come invece aveva fatto Dante con la sua Commedia. Il problema fu che nella sua analisi, libera e ispirata anche da autori non proprio ben visti dalla Chiesa (anche perché mussulmani), percorse vie precluse dall’Inquisizione. La tradizione vuole che Cecco, mentre bruciava sul rogo, continuò a ripetere “L’ho detto, l’ho insegnato, lo credo!”, affatto deciso ad arrendersi fino all’ultimo.

2)      CENNE DE LA CHITARRA [n.?- 1336]
Già il nome (ovviamente non è quello di nascita) ha un qualcosa di curioso ed ironico, ed in effetti non può essere considerato altrimenti questo autore fiorentino, di solito appena accennato quando si passano in rassegna i cosiddetti scrittori comico-parodici. Lo potremmo definire, scherzando un po’ con il linguaggio moderno, un troll. La sua opera più famosa, Risposta per contrari, appartiene al genere occitano dell’enueg, caratterizzato da elenchi di disgrazie e sventure, ma lo spunto venne da un’opera di FOLGORE DI SAN GIMIGNANO, autore di un plazer (Sonetti de’ mesi), nel quale attribuiva ad ogni mese una gioia, un piacere. Cenne, per parodiarlo, ma soprattutto per ironizzare sulla realtà cortese declinante in quel periodo, attribuì invece ad ogni mese una sventura, un fastidio, tratteggiando così un mondo affatto gioioso. 

3)       PANORMITA [1394-1471]
All’anagrafe Antonio Beccadelli, ma meglio noto (o almeno, scolasticamente, praticamente ignoto) con il soprannome derivato dalla sua città natale, Palermo. E dire che la sua presenza a Napoli fu tutt’altro che trascurabile, dato che si deve a lui la fondazione di quella che sarà poi nota come “Accademia Pontaniana”. In cosa sta la particolarità dell’autore, oltre che nel nome? Più che altro nell’opera Hermaphroditus, raccolta di epigrammi osceni, ai limiti di quella che oggi sarebbe definita pornografia. Forse è dovuto a ciò il silenzio su di lui? Eppure venne onorato dalle più importanti famiglie dell’epoca (Aragona, Visconti, Medici), dedicando tra l’altro la sua raccolta all’iniziatore della signoria medicea, Cosimo.

4)      BURCHIELLO [1404-1449]
A proposito dei Medici, non ebbe buoni rapporti con tale famiglia Domenico di Giovanni, passato poi alla storia con il soprannome di Burchiello, derivato da un’espressione che rimanda allo gettare le merci a caso, in modo confuso; allo stesso modo si presentano le sue poesie, in realtà consapevolmente caratterizzate da storpiature linguistiche e formali. I suoi sonetti parodiano la tradizione toscana, l’umanesimo, il petrarchismo, e non esprimono alcuna fede per il valore della parola, per la filosofia platonica allora molto in voga. Ma, così facendo, mettevano in dubbio le basi culturali sulle quali si basava la notorietà dei Medici, ancora agli inizi della signoria, per cui desiderosi di farsi accettare politicamente e letterariamente. Venne dunque esiliato da Firenze, ma i guai non lo abbandonarono fino alla morte. Celebre il sonetto caudato Nominativi fritti, e mappamondi, spesso assegnato da imparare a memoria, ma senza che si presti la dovuta attenzione al valore connotativo trasmesso, ben più complesso di quello denotativo burlesco, come accennato sopra.

5)      LUIGI DA PORTO [1485-1529]
Nobile vicentino dall’indole accesa e dalla vita avventurosa, di certo non mancavano le occasioni per combattere in nome di amore o ideali nell’Italia di quel periodo, stravolta dalle invasioni dei grandi stati nazionali. Ma, proprio durante una pausa che Luigi dovette concedersi per una ferita, scrisse Historia nuovamente ritrovata di due nobili amanti, novella con protagonisti due giovani veronesi, Romeo e Giulietta, divisi dall’odio delle rispettive famiglie, ma uniti da un amore impossibile, terminato poi in tragedia. Vi ricorda forse qualcosa? L’ispirazione alla base della storia non è stata ancora decodificata fino in fondo: c’è un chiaro riferimento ad una novella di Masuccio Salernitano, ma forse potrebbe aver inciso anche un’esperienza diretta del Da Porto, come detto prima affatto estraneo a questioni di armi ed amori. 

6)      CARLO GOZZI [1720-1806]
Autore non di certo totalmente ignorato dai manuali e dai programmi, ma forse conosciuto più che altro per essere fratello di Gasparo, fondatore della Gazzetta veneta. Eppure Carlo ebbe un’educazione molto particolare, basata soprattutto su studi non formali. Si appassionò a quello che viene definito il filone anti-classicista (Folengo, Ruzzante, Aretino, Pulci), e le sue opere non mancarono mai di contraddistinguersi per una forte carica comica, presente persino nelle tragedie. Oppositore di Goldoni e della sua riforma teatrale (considerata esterofila o comunque non in linea con la tradizione italica) scrisse delle fiabe teatrali dominate da elementi mitici, soprannaturali, magici, al punto da risultare troppo innovative per l’epoca. Saranno apprezzate, infatti, soprattutto durante il romanticismo; paradossalmente il difensore della tradizione divenne uno dei più grandi precursori culturali della sua era.

7)      VINCENZO MONTI [1754-1828]
“E no, dai, questo è un autore noto”, direte voi.
Certo, eppure non studiato più di tanto, se non per la sua traduzione dell’Iliade. Ma ciò che rende particolare la vicenda del poeta di origini ravennati fu il suo incredibile trasformismo, forse da far studiare proprio in tempi come i nostri, caratterizzati da pennivendoli e voltagabbana. Il caro Vincenzo fu capace di passare da una fazione all’altra, sempre in cerca di salvezza: esaltatore della Roma classica di Pio VI nella Prosopopea di Pericle, illuminista con l’odo al Signor di Montgolfier, anti-rivoluzionario con la Bassvilliana, napoleonico con il Caio Gracco e La spada di Federico II, reazionario con Il ritorno di Astrea.
Insomma, andava lì dove lo portava la convenienza.

8)      GUIDO GOZZANO [1883-1916]
Poeta torinese, vita breve, sovente malato: un perfetto crepuscolare, ed infatti così viene studiato. Ma cosa c’è, allora, di tanto strano in lui? La particolarità è proprio nel mondo di interpretare la crisi di valori sociali ed intellettuali messa in luce dai crepuscolari. Mentre altri esponenti della corrente (che però non fu mai una scuola) scelsero la via della disperazione, della poesia umile e modesta, simbolo della decadenza personale e collettiva, Gozzano usò l’arma più potente: l’ironia. Le sue opere testimoniano la crisi, ma lo fanno citando la tradizione in modo buffo, stravolgendo la forma, destrutturando ciò che ha sempre innalzato la poesia. In particolare l’ironia caratterizza la raccolta poetica I colloqui, come ad esempio risulta evidente dal poemetto La signorina Felicita ovvero la Felicità, ove è descritta una storia d’amore apparentemente tradizionale e borghese, ma in realtà segnata fin dall’inizio dall'impossibilità di un finale sereno, proprio a causa dell’inutilità del presente, della scomparsa dei valori dominanti di un passato nei quali gli autori potevano rispecchiarsi. Un’opera ed un autore, dunque, molto più complessi di come vengono proposti di solito.

9)      GIAN PIETRO LUCINI [1867-1914]
Un autore, lui sì, davvero strano. Dapprima futurista, ma poi antimilitarista; ispirato dal Carducci, ma aperto alle innovazioni; simbolista e decadente, ma al contempo anarchico e rivoluzionario. Una personalità non facile da inquadrare, così come la sua produzione. Al culmine della sua attività poetica (Revolverate) divennero chiare le sue idee e le sue scelte: disprezzo per la morale borghese, antimonarchico ed anti ecclesiastico, antimilitarista, rivoluzionario. Ecco, quest’ultimo è il termine giusto. Dal punto di vista letterario furono rivoluzionarie le sue scelte stilistiche (uno dei primi a servirsi del verso libero), mentre dal punto di vista ideologico lo si può considerare il più “moderno” della sua generazione: contrario alle guerre imperialiste, alle ipocrisie borghesi, all’esaltazione di valori che non sono affatto tali, oppositore fiero della prostituzione intellettuale. La consapevolezza che “Oggi è tempo di Satira!” risuona attuale più che mai.


10)  EDOARDO SANGUINETI [1930-2010]
Concludiamo con un autore che, grazie al suo lavoro critico, è stato proprio uno dei maggiori riscopritori dell’opera di Lucini. Sanguineti fece parte del gruppo dei Novissimi e del Gruppo 63, orientati verso una letteratura innovativa e rivoluzionaria; ne uscirà poi durante il ’68, soprattutto per la sua volontà di portare la rivoluzione anche al di fuori dei libri, nella società vera. La sua produzione fu incentrata sul tentativo di distruggere le certezze illusorie del presente, partendo proprio da uno sconvolgimento formale, operando sulla lingua come se essa fosse qualcosa di vivo, da sconvolgere, in netto contrasto sia con i realisti che con gli ermetici. Laborintus, Triperuno, Postkarten, sono solo alcune delle opere dove questa carica rivoluzionaria è più evidente che mai. Anche se negli ultimi anni si assistette ad una sorta di ripiegamento, ad un ritorno nella fiducia rivoluzionaria confinata unicamente nella letteratura, il suo pensiero ed il suo stile innovativo restano un esempio per le generazioni future di poeti e romanzieri. 

Nessun commento:

Posta un commento