mercoledì 19 ottobre 2016

LETTORI MODERNI: LA SCELTA DI NON SCEGLIERE

Leggere.

 Apriamo un dizionario per scoprire il significato di questo verbo: “interpretare funzionalmente la scrittura per informarsi”, “insegnare dalla cattedra” (prima le lezioni erano dedicate molto alla lettura diretta), “individuare una condizione emotiva” (“leggere il dolore sul volto”).
 Proviamo a consultare un vocabolario latino. Il primo significato del termine legĕre è “raccogliere”, più avanti è tradotto con “percorrere”, “costeggiare” e solo alla fine “leggere” così come lo intendiamo noi. Tra gli altri c’è una traduzione (derivata soprattutto dalle opere di Cicerone, Livio e Virgilio) che ormai è perduta nella semantica italiana, ma credo (e spero) debba restare strettamente legata al significato attuale del termine: scegliere”.  
In effetti i latini non leggevano di tutto, o almeno, non tutto alla stessa maniera. Il principio di “autorità” era fondamentale per loro, persino i Poetae Novi si rifacevano a degli scrittori, avevano rispetto per delle autorità a cui fare riferimento.
In epoca medioevale si è corso un brutto rischio: scegliere le opere in base al grado di devozione/compatibilità religiosa, ma gli intellettuali non si sono lasciati trascinare da questo falso parametro; si guardino, ad esempio, le fonti della Divina Commedia per scorgere quanto di pagano ci sia.

L’Umanesimo ha riacceso il desiderio di “raccogliere” la tradizione, di “percorrere” il cammino che conduce alla conoscenza in compagnia degli avi illustri, ma ha anche contribuito alla formazione di una idea libera della conoscenza, slegata dall'enciclopedismo medioevale, finalizzata allo sviluppo della capacità individuali dell’uomo.
L’età moderna ha partorito la stampa ed il vertiginoso aumento dello opere letterarie. Ha conosciuto il dogmatismo più severo del Barocco e la razionalità dell’Illuminismo; l’uomo ha rivolto lo sguardo all'indietro con il Neoclassicismo e dentro se stesso durante il Romanticismo.
Noi contemporanei siamo immersi dalla libri. Si scrive su eventi presenti, passati e futuri; si legge di meno e sempre peggio; si presta poca attenzione a ciò che si legge, le parole quasi volano via sotto i nostri occhi; non si rilegge quasi mai, si dimentica presto ogni cosa.
Oggi la lettura è una attività talmente rara che la si apprezza anche se non di qualità. Ci sono padri che regalano ai loro figli le autobiografie di calciatori ventenni (?!), madri che donano alle figlie libri d’amore talmente dolci da essere diabetici. Si leggono più “manuali di istruzione” che classici. Nelle classifiche di vendita troneggiano ricettari di cucina e ricettacoli di aforismi incastonati a forza in una fumosa trama. 
Oggi leggere non ha più nulla a che fare con lo scegliere.
Siamo vittime del de gustibus, dei ghost writer, dei libri auto editati, delle case editrici a pagamento. Abbiamo abdicato a qualsiasi idea di critica, scelta ponderata, aspirazione alla perfezione. La moltitudine degli scrittori cresce di pari passo con la nostra speranza di diventarlo e l’approssimazione nel farlo. Acquistiamo libri solo se in offerta, solo se con la copertina lucida,solo se il nome dell’autore ci è familiare, solo se la trama non è abbastanza pesante (“mica ci farà riflettere?”).
Abbiamo rinchiuso la lettura tra i vagoni del treno, sotto l’ombrellone, nelle sale di attesa. Ci siamo ritirati da ogni possibile valutazione, da ogni tentativo di giudizio. Oggi la scelta è stata delegata ai meno colti e chi denuncia l’assurdità di questa situazione è condannato o tacciato di snobismo.
 Non si è riusciti ad avvicinare la letteratura alle masse, ma si sta correndo il rischio di far entrare la massificazione nel mondo letterario.
Dinnanzi a questa spegnimento delle coscienze ogni tentativo di salvezza è solo palliativo. Forse da questa decadenza culturale avremo una rinascita. Forse l’unica soluzione è il crollo, il ciclico alternarsi di progresso e regresso, la crisi rigeneratrice a cui ogni istituzione sociale va incontro, come scriveva Polibio

Già, ma chi lo leggerebbe più Polibio…

2 commenti:

  1. Un'altra etimologia interessante è quella della parola "cultura", dal verbo colo, anch'esso, come il verbo lego, nel campo dell'agricoltura.
    Non so se sia proprio per la rarità dell'azione che la lettura sia vista oggi come un'attività nobile a priori, ma credo si sia perso il significato. Basta guardare le statistiche dell'Istat, che hanno causato molte polemiche, che contemplano solo i numeri. Ci si indigna perché un italiano su due non legge nemmeno un libro all'anno, come se cambiasse qualcosa nel caso in cui leggesse un harmony.
    Io penso che ci sia una differenza abissale da leggere uno, due o anche libri come passatempo e leggerne molti come percorso verso personale (attività che richiede molto tempo e che non sì può pretendere da tutti): questa differenza è data dall'impegno, dal sudore e dalla raccolta dei propri frutti, per tornare al senso etimologico.

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    1. * anche dieci libri (pardon, col T9 perdo i pezzi :D)

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