mercoledì 27 gennaio 2016

DIECI STORIE ITALIANE DEGLI ULTIMI CENTO ANNI


Come ogni anno ci concentriamo sugli eventi che hanno caratterizzato la storia dell’ultimo secolo, ripassando i principali eventi che hanno riguardato l'Italia e di cui quest'anno ricorre il decennale, il ventennale, il trentennale e così via...
Il nostro ripasso di 
Storia potrà essere utile, oltre che per gli appassionati di storia, anche per gli studenti del V superiore in vista dell'Esame di Maturità, dato che la prima prova prevede, tra gli altri, il Tema di argomento storico (Tipologia C) e non è infrequente che l'argomento venga scelto proprio in concomitanza con un anniversario.

1) 1916 - L’ITALIA DICHIARA GUERRA ALLA GERMANIA
L’entrata in guerra dell’Italia nel primo conflitto mondiale non fu per nulla una scelta condivisa. Il paese vedeva contrapposti i neutralisti (cattolici, giolittiani, socialisti riformisti, sindacalisti) agli interventisti (massimalisti socialisti, alcuni intellettuali di spicco, membri importanti dell’esecutivo, imprenditori industriali, repubblicani, irredentisti). Com’è noto furono quest’ultimi a vincere, portando l’Italia in guerra nel ’15, schierata al fianco di Inghilterra e Francia. L’anno successivo, quando ormai il “sogno” di un conflitto rapido ed indolore era sfumato, oltre all’Austria l’Italia dichiarò guerra anche alla Germania, precisamente il 27 agosto 1916. L’impegno italiano nel conflitto non sarà certamente premiato al suo termine; tranne pochi territori aggiunti, ai rappresentanti del nostro governo furono rifiutate molte delle ricompense promesse tre anni primi. Nascerà così l’idea della “vittoria mutilata”, decisiva per l’ascesa del fascismo.

2) 1926 – PROMULGATE LE “LEGGI FASCISTISSIME”
Tra il 1922 ed il ed il 1925 il fascismo fece di tutto per assicurarsi un potere saldo e duraturo. Istituì la Milizia volontaria ed il Gran Consiglio del fascismo, organi al limite della legalità; cominciò ad avvicinarsi lentamente al fronte cattolico; riformò il sistema elettorale, assicurandosi la maggioranza anche con brogli e violenze; superò la crisi del delitto Matteotti.
Il 1926 segnò l’inizio della vera e propria dittatura di fatto.  Il 3 aprile 1926 venne istituito il sindacato fascista, unico autorizzato a restare in vita; con la conseguente negazione del diritto di sciopero prese il via una serie di riforme (“leggi fascistissime”) che cambieranno totalmente l’assetto istituzionale del paese, raggiungendo il culmine il 1 novembre 1926: vennero sciolti tutti i partiti antifascisti, soppressa la stampa avversa, espulsi dal parlamento i parlamentari dell’Aventino, reintrodotta la pena di morte per chi avesse attentato al re o al capo del governo, istituito un Tribunale speciale per la difesa dello Stato composto da membri del fascismo stesso, stabilito il confino per gli oppositori.
Terminò così la democrazia, dando vita ad una dittatura di partito che segnerà, in negativo, il successivo ventennio del paese.    

3) 1936 – L’ITALIA CONQUISTA L’ETIOPIA E FONDA L’IMPERO
Il ricordo vergognoso della sconfitta subita ad Adua nel 1896 aveva segnato un’intera generazione di nazionalisti, ringalluzziti pian piano con l’affermarsi della dittatura. Mussolini seppe cogliere questo sentimento, cercando di dimostrare tutta la (finta) forza del suo regime in un’impresa coloniale ostacolata da quasi tutto il resto d’Europa (certo in modo piuttosto ipocrita); allo stesso tempo l’impresa etiopica era anche un ottimo modo per allontanare l’interesse dell’opinione pubblica dai problemi economici e sociali del paese. La spedizione in Africa iniziò nell’ottobre del 1935 e continuò per sette durissimi mesi, nei quali le truppe italiane subirono anche diverse sconfitte, spingendo i generali ad inviare oltre 400mila soldati ed a utilizzare le atroci armi chimiche. Il 9 maggio 1936 Mussolini annunciò al popolo “il ritorno dell’Impero sui colli fatali di Roma”, proclamando così imperatore Vittorio Emanuele III. Il successo politico di questa guerra spinse il duce a rafforzare l’intervento nella guerra spagnola ed a riavvicinarsi alla Germania di Hitler, siglando il 25 ottobre del 1936 l’Asse Roma-Berlino.

4) 1946 – L’ITALIA DIVENTA REPUBBLICA
Al termine della Seconda guerra mondiale l’Italia si trovò devastata da un conflitto che non solo era passato con drammatici esiti sul suo stesso suolo, ma aveva finito per creare divisioni e tensioni destinate a non essere colmate in poco tempo. Dopo un primo governo presieduto da Ferruccio Parri (Partito d’Azione), la palla passò nelle mani della D.C. con il premierato di De Gasperi. Le forze di sinistra contarono di rinunciare, per il momento, al governo diretto, puntando tutto sulla storica data del 2 giugno 1946, giorno nel quale si svolsero le elezioni per l’Assemblea costituente ed il referendum istituzionale per la scelta dell’assetto da dare al paese. Vinse la scelta della “Repubblica”, con un vantaggio di due milioni di voti, seppure molte furono le schede contestate e quelle annullate. La data è importante perché segnò anche il primo voto alle politiche delle donne, oltre ad una affluenza record pari quasi al 90% degli aventi diritto (dati molto distanti da oggi).

5) 1956 – IL DISASTRO DI MARCINELLE
Anche questa è una storia italiana, seppure svoltasi a molti chilometri di distanza dal nostro paese. Negli anni del secondo dopoguerra furono molti gli italiani che scelsero di emigrare, insoddisfatti per le condizioni nelle quali versava il paese. I primi governi democratici, invece di porre rimedio al fenomeno, spesso lo agevolarono, stipulando accordi con altri stati, tra i quali il Belgio, che prevedevano l’invio di manodopera in cambio di materie prime (in questo caso carbone). Contrariamente alla proverbiale precisione che gli europei continentali hanno sempre sbandierato con vanto, spesso nelle miniere ove lavoravano poveri connazionali o immigrati le misure di sicurezza era rispettate al minimo. Accadde ciò anche nella miniera di Bois du Cazier a Marcinelle, quando l’8 agosto 1956 una banale scintilla elettrica innescò un incendio diventato presto incontrollabile (sempre a causa di negligenze e omissioni), provocando così la morte di 262 persone, tra cui 136 delle quali italiane.
La commissione d’inchiesta non andrò troppo a fondo, assolvendo praticamente tutti gli imputati e stabilendo risarcimenti da nulla per le famiglie delle vittime. Una pagina brutta di storia che non solo rattrista la memoria degli italiani, ma turba gli animi dell’Europa intera. 

6) 1966 – LIBERATA FRANCA VIOLA, PRIMA DONNA A RIFIUTARE IL MATRIMONIO RIPARATORE
Sembrerà incredibile, ma fino ad una ventina di anni fa lo stupro non era nemmeno considerato un reato contro la persona, ma soltanto come “oltraggio alla morale”. Vi parrà ancora più assurdo, ma, in caso di “matrimonio riparatore”, il reato di stupro veniva estinto dal punto di vista civile e penale. Questa barbarie portava ad una moltitudine di violenze sessuali, messe in atto da parte di uomini affatto raccomandabili quando venivano rifiutati; le famiglie delle vittime, per evitare uno scandalo, acconsentivano così alle nozze, annullando qualsiasi ipotesi di punizione per il colpevole. Non avvenne però questo nel caso di Franca Viola. La diciassettenne aveva rifiutato il fidanzamento con Filippo Melodia, nipote di un noto boss, venendo così rapita e stuprata per costringere la famiglia ad accettare le nozze una volta confermata la gravidanza. I parenti finsero di acconsentire, ma con un blitz svoltosi il 2 gennaio 1966 la donna fu liberata e Melodia venne arrestato con i suoi complici. Bisognerà aspettare il 1981 per veder abrogata la norma che annullava il reato di violenza in caso di matrimonio riparatore e solo nel ’96 lo stupro verrà legalmente riconosciuto come reato “contro la persona”. Tutto ciò, senza il coraggio di Viola e della famiglia, chissà quando sarebbe cambiato.

7) 1976 –  SCOPPIA LO SCANDALO LOCKHEED
L’azienda militare americana Lockheed era riuscita a conquistare un buon numero di commesse  militari per i suoi velivoli aerei, in particolare per l’Hercules C-130; il merito di questi traguardi aziendali, però, non era da ascrivere solo allo sviluppo tecnologico degli stessi o all’abilità dei manager, ma anche ad un cospicuo numero di tangenti versate a personalità importanti di diversi paesi. Furono coinvolti senatori americani, in Olanda addirittura le mazzette toccarono la famiglia reale (uscita però indenne dallo scandalo, vista l’impossibilità costituzionale di uno stato d’accusa nei confronti di un membro sovrano), importanti ministri furono coinvolti in Germania e Giappone, così come in Italia, dove fu ritenuto colpevole anche il generale Fanali. Lo scandalo esplose nel nostro paese il 6 febbraio del 1976.  La sentenza definitiva della Corte costituzionale stabilirà che ci furono tangenti, versate per avvantaggiare gli americani ai danni della produzione nostrana. Il sistema della Dc (seppure i membri di questo partito riuscirono praticamente tutti a farsi assolvere) e il partito del PSDI, oltre al blocco imprenditoriale-amministrativo italiano, apparsi fino a quel momento intoccabili, subirono numerose macchie con le condanne definitive che riguardarono il Ministro della Difesa Tanassi, il suo segretario Palmiotti, il conte-giurista Lefebvre d’Ovidio, il fratello di quest’ultimo, Antonio, il dirigente Crociani.
Il partito radicale portò avanti anche una dura campagna contro il presidente della repubblica Giovanni Leone, il quale si dimise nel ’78 ma in seguito fu completamente scagionato, ottenendo poi anche le scuse di Pannella e Bonino. 

8) 1986 – ATTACCO MISSILISTICO LIBICO CONTRO LAMPEDUSA
La storia dei rapporti tra Libia ed Italia è piuttosto complessa, paradossalmente molto di più dopo la decolonizzazione che prima. Lo stesso vale per gli avvenimenti intercorsi tra Libia e Stati Uniti, ma più in generale molte ambiguità hanno attraversato la vita di Mu’ammar Gheddafi. Salito al potere con l’idea di portare avanti una sorta di “terza via” tra capitalismo e comunismo, il dittatore pensò bene di nazionalizzare gran parte delle ricchezze del paese, sottraendole così allo sfruttamento statunitense. Gli Usa tentarono, dunque, di colpirlo diverse volte, soprattutto dopo diversi attentati subiti ed in seguito all'appoggio offerto dal generale ai palestinesi.
Il 14 aprile 1986 uno di questi attacchi americani inflisse un duro colpo alla Libia, con la distruzione di basi militari e la morte di una delle figlie di Gheddafi (di 15 mesi), oltre a diversi civili. La Libia non fece attendere la sua risposta, così il 15 aprile del 1986 lanciò due missili in direzione di un’istallazione militare americana sul suolo di Lampedusa. Ci fu molta paura tra i residenti, ma nessun danno a cose e persone. L’Italia rafforzò così le misure di sicurezza attorno all’isola, ma lo stesso ambasciatore libico tranquillizzo il nostro governo, affermando che l’obiettivo non era l’Italia, ma la base americana. In effetti, secondo la testimonianza di Andreotti, il presidente Craxi avrebbe addirittura avvertito il Rais dell’attacco americano, forse in seguito alla vicenda di Sigonella o per mantenere buoni rapporti con un vicino tanto pericoloso. In effetti, negli anni successivi, comincerà il processo di distensione tra Gheddafi e l’Occidente, interrotto all’improvviso con i bombardamenti sul suolo libico e l’uccisione di Mu’ammar, eventi non ancora del tutto chiariti.

9) 1996 – LA SINISRA RAGGIUNGE IL POTERE
Certo, non stiamo parlando del vecchio Pci, e nemmeno di una coalizione fortemente spostata verso il lato mancino, ma il Governo Prodi I fu il primo di sinistra (centro-sinistra) eletto al potere ( il 17 maggio 1996 ) dopo un’intera Prima Repubblica guidata dalla Dc  e successivamente dal Governo Berlusconi I.  La composizione piuttosto eterogenea già conteneva in sé i germi delle future crisi e fibrillazioni che ne segneranno il cammino: Pds, Ulivo, Ppi, Ri, FdV, Ud, oltre all’appoggio al di fuori del governo di socialisti, comunisti, repubblicani e contando anche l’appoggio esterno di Rifondazione Comunista. Tanti partiti, tante idee diverse e tanta difficoltà nel metterle in atto. Ricordiamo una contestatissima manovra correttiva da oltre 30 miliardi di lire, una finanziaria da 62, l’eurotassa (poi mai restituita), la riforma Bassanini che trasformò il volto della pubblica amministrazione (non sempre in modo positivo), il “pacchetto Treu” che creò le innumerevoli tipologie di contratto conosciute fino ad oggi, introdotte anche con buoni propositi, ma poi diventate un simbolo della precarietà; ed ancora, la riforma finanziara di Visco, anch’essa con luci ed ombre, l’equiparazione del servizio civile a quello militare. Due grandi progetti, poi,  nati con buone intenzioni, ebbero sorte meno rosea del previsto: la Biamerale per le riforme fu fatta saltare dallo stesso Berlusconi, con una possa più politica che obiettiva; le privatizzazioni (Telecom, Seat pagine gialle, beni demaniali, privatizzazione del collocamento, ecc.) non sempre hanno portato benefici nel lungo periodo. Proprio le questioni legate al lavoro e l’impegno nel Balcani costeranno il posto a Prodi, caduto per mano di alcuni deputati e senatori comunisti.

10) 2006 – ARRESTATO BERNARDO PROVENZANO

L’11 aprile 2006 terminò la latitanza di uno dei boss mafiosi più importanti e ricercati di tutti i tempi. Resosi autore di delitti e crimini già in giovane età, fu condannato per omicidio ed altri reati nel ’63, ma da allora si rese irreperibile, riuscendo nonostante tutto a scalare i vertici di Cosa nostra. La sua latitanza non si svolse mai troppo lontano da Bagheria, anzi, proprio restando nel “suo” territorio riuscì a controllore meglio gli affari, soprattutto nel settore edile ed industriale. Ebbe un ruolo importante anche nell’azione della mafia contro lo stato, portatrice di attentati e vittime soprattutto fuori dalla Sicilia. La sua posizione in merito non è ancora chiara, ma di certo, dopo i fatti dei primi anni ’90, fu lui ad ordinare un linea maggiormente silente, e i numerosi fallimenti nel tentativo di catturarlo sono stati ritenuti da molti la spia di una sorta di “accordo” stretto con frange occulte delle istituzioni. Finalmente catturato, fece di tutto per continuare a comunicare ordini all’esterno, fin quando il regime del 41-bis non gli venne applicato una seconda volte e con misure ancora più restrittive. 

domenica 24 gennaio 2016

DIECI EVENTI DI LETTERATURA INTERNAZIONALE DEGLI ULTIMI 100 ANNI



1) 1916 - KAFKA PUBBLICA LA METAMORFOSI
A fine 1915 (ma con in copertina la data del 1916) è stata pubblicato uno dei racconti lunghi più importanti della letteratura di tutti i tempi. La celebre storia di Gregor, risvegliatosi d'improvviso scarafaggio, fa sì che realtà ed irreale si confondano, in un mondo alienato dove emergono con forza le frustrazioni lavorative, le angosce familiari, i conflitti con le figure autoritarie, le ansie e le costrizioni di una società molto più orribile della stessa condizione assunta in quella strana mattina dal protagonista. Per la prima volta la psicanalisi entra in maniera così netta nel mondo letterario, fungendo da chiave interpretativa di una realtà moralmente e spiritualmente malata. L'abilità di Kafka sta anche nella scelta di un "allegorismo vuoto", ossia nella mancanza di un messaggio positivo che funga da speranza; lo stesso protagonista non ha nulla di eroico, anzi, in lui colpa ed innocenza si mescolano in modo indistinguibile. Una situazione sospesa nel tempo ed irrisolvibile, se non con la morte.

2) 1926 - HEMINGWAY PUBBLICA THE SUN ALSO RISES (FIESTA) 
La lotta vista non come funzionale ad un trionfo preciso, ma come prova di forza, ricerca di vitalità e coraggio in una umanità moderna ormai infiacchita. La guerra, la caccia, l'esplorazione, sperimentate più volte dallo stesso autore nella vita vera, non sembrano quindi condurre a nulla altro che a se stesse, e la stessa vittoria non ha senso in tale contesto. L'eroe moderno, secondo Hemingway, deve far di tutto per sentirsi vivo, per sfuggire alla decadenza odierna. Un'idea rispettata dall'autore anche nella vita, decisa infatti di interrompere volontariamente quando l'energia pareva ormai giunta alla fine.
Il romanzo pubblicato il 22 ottobre del 1926 narra la storia di un gruppo di ragazzi dediti alle avventure più sfrenate nell'Europa post - prima guerra mondiale, ma in realtà alla ricerca costante di emozioni per sfuggire ad un senso di indistruttibile stanchezza che segnerà la "generazione perduta" di quel periodo, come definita dallo stesso autore.

3) 1936 - PUBBLICATO VIA COL VENTO
Margaret Mitchell decise di scrivere un unico romanzo, ma il successo derivato è stato ben superiore alla molteplice produzione di altri autori. Via col vento (10 giugno 1936) fu da subito un successo editoriale senza precedenti, arrivato a vendere fino ad oggi oltre trenta milioni di copie. Dopo tre anni tra i primissimi posti delle classifiche, Victor Fleming decise di trasportare la storia sul grande schermo, ottenendo un riscontro di pubblico equiparabile a quello del libro. Certo, oggi alcuni elementi della storia, come le rivendicazioni sudiste o il modo in cui erano descritti i neri, ci appaiono giustamente fuori tempo. Ma, dal punto di vista della protagonista e del messaggio, è avvertibile qualcosa di ancora attuale: la forza nell'affrontare la vita e le sue insidie con determinazione, il coraggio di non sottomettersi ai voleri altri (non facile per quei tempi) ed il carattere ribelle fanno di Rossella un'eroina moderna; così come il sentimento di mancanza per un mondo scomparso e l'insofferenza per chi vuole imporre la propria superiorità agli sconfitti possono essere considerati temi eterni, di là del contesto relativo alla Guerra civile americana ed alle sue conseguenze.

4) 1946 - ESCE IL SAGGIO MIMESIS
Non un'opera di narrazione, dunque, segna quest'anno. Bensì uno dei più grandi e riusciti studi filologici comparativi di tutti i tempi. Il critico E. Auerbach era stato costretto a lasciare la madre patria tedesca a causa della sua origine ebraica; si era ritrovato così, stando alle sue parole, senza tanti libri a disposizione per i propri studi. Decise allora di passare in rassegna la letteratura universale, dalla Bibbia ai classici latini, da Dante a V. Wolf, selezionando solo un passo esemplificativo per ognuno di loro, vagliando così con attenzione l'evoluzione del concetto di "realtà" nella storia della letteratura. L'ironia antica con cui erano visti gli umili, la svolta del realismo, il permanere dell'attenzione per il mondo concreto anche nel secolo della psicanalisi e della distruzione dei concetti classici di spazio e tempo. Un capolavoro avvincente come un romanzo e immancabile per la crescita culturale degli umanisti di ieri ed oggi.

5) 1956 - MUORE BERTOLD BRECHT
Il 14 agosto 1956 scomparve uno dei più grandi autori e registi teatrali del '900, un intellettuale schierato senza dubbio, ma affatto condizionato da ordini di partito o schiavo di preconcetti. Brecht dovette fuggire dalla persecuzione nazista, dalla repressione anticomunista americana e non furono molto idilliaci nemmeno i rapporti con il regime della Germania Est. Nelle sue opere denuncio' con forza le ipocrisie della società borghese (Opera da tre soldi), lo sfruttamento delle classi subalterne (La madre, La linea di condotta), ma anche, più in generale, gli "errori" della società moderna, come ad esempio nell'opera Vita di Galileo: in questo dramma lo scienziato del seicento si autocondanna per aver abiurato, poiché così facendo ha scelto la strada della ricerca sottomessa oppure distaccata, finalizzata solo ad ampliare le conoscenze pure e perciò priva di valore per il popolo. Il teatro di Brecht, contrariamente alle tendenze del periodo, non voleva immergere lo spettatore nell'opera o annullare la barriera tra palco e realtà, ma evitare che l'emozione ed il sentimento bloccassero la riflessione. Perciò scelse scenografie spoglie, aggiunse cartelli didattici e filmati esemplificativi, mentre i suoi attori dovevano fare di tutto per segnare il distacco dai personaggi, per mostrare così chiaramente al pubblico la finzione e farlo concentrare solo sul messaggio. 

6) 1966 – NASCE DANIEL ESTULIN, AUTORE COMPLOTTISTA
Il 29 agosto 1966 nasceva un autore piuttosto particolare. La biografia del personaggio non è affatto certa e comprovata. Nato nell’Urss, si sarebbe poi trasferito in Canada e successivamente in Spagna per sfuggire alla repressione sovietica contro la libertà di parola rivendicata dal padre. Estulin sostiene anche di aver avuto nella sua famiglia alti esponenti del Kgb, per questo motivo piuttosto agevolati nello scovare notizie proibite per le masse. Da qui sarebbe nata la sua attività di scrittore “complottista”, dedicata soprattutto alla narrazione delle trame occulte portate avanti dal Gruppo Bilderberg (clicca qui persaperne di più). Il suo libro “La vera storia del gruppo Bilderberg” spiega che gli aderenti a questo gruppo avrebbero come obiettivo quello di creare un unico governo mondiale, ecco perché negli anni si sarebbero prodigati per mutare la politica economica e bellica globale in funzione di questo scopo. L’importanza degli appartenenti a questo gruppo è indubbia, così come la massima segretezza che contraddistingue le riunioni a cui prendono parte esponenti dei settori pubblici e privati, ma non tutte le affermazioni dell’autore hanno trovato ad oggi un puntuale riscontro.

7) 1976 – PUBBLICATO IL ROMANZO “RADICI”
Alex Haley, autore afroamericano, decise di raccogliere le numerose tradizioni orali tramandate da generazioni nella sua famiglia così da ripercorrerne il cammino a partire dagli anni della schiavitù. Anzi, l’opera non si sofferma solo sulle sofferenze dei suoi antenati e sulla lotta per l’emancipazione, ma torna ai racconti della sua terra, dell’Africa, cercando appunto le “radici” di quella che poi è diventata una “American family”, così come scritto nel titolo originale del romanzo. Riti ancestrali, personaggi mitici, luoghi della memoria, un campionario che gli afroamericani del 1976 (il libro fu pubblicato il 17 agosto) potevano solo immaginare, ma che pian piano iniziarono a riscoprire anche grazie alle due serie televisive ispirate dal testo, andate in onda a partire dal 1971.

8) 1986 - PRIMO PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA AD UN AFRICANO
Wole Soyinka, scrittore, drammaturgo, poeta e critico nigeriano, è uno degli intellettuali più importanti del secondo dopoguerra, giunto alla consacrazione definitiva con la conquista del Nobel per la letteratura nel 1986. Dopo la giovinezza trascorsa nel paese natio studio' in Inghilterra, dove divenne anche docente universitario. Tornato in Nigeria dovette affrontare anche la repressione politica, prima negli anni Settanta per un suo articolo contro la guerra civile e poi in seguito alla condanna a morte decretata contro di lui dal terribile dittatore Abacha, morto in circostanze oscure nel '98, lasciando in eredità un paese impoverito e dilaniato dai conflitti. Soyinka ora vive negli Usa, apprezzato e stimato non solo per le opere che trattano direttamente della sua terra, ma anche per il mondo in cui è riuscito a riadattare classici antichi e moderni, soprattutto teatrali, per parlare dei problemi più gravi che segnano tutt'oggi il continente africano, ma anche tematiche universali, come attestato dalla stessa motivazione per il Nobel: " in un'ampia prospettiva culturale e con una poetica fuori dagli schemi mostra il dramma dell'esistenza”.

9) 1996 – WISLAWA SZYMBORSKA VINCE IL NOBEL PER LA LETTERATURA
Se c’è un autrice che in questi anni, soprattutto dopo la sua morte, ha avuto un’improvvisa esplosione di notorietà è certamente W. Szymborska, poetessa polacca che raggiunse nell’ultimo periodo della sua vita anche uno straordinario successo commerciale. Passata attraverso l’occupazione nazista, cominciò a pubblicare le sue prime liriche al termine della guerra, dedicando diversi versi delle sue prime due raccolte all’ideologia socialista e soprattutto a personalità come Lenin e Stalin, adesione poi rifiutata nell’età più matura. Anzi, nei decenni della guerra fredda operò nettamente dalla parte della dissidenza.
Lo stile della poetessa si distinse sempre per la concisione, l’ironia, l’abilità nel condensare in pochi versi tematiche complesse a livello filosofico ed esistenziale; la motivazione del Nobel, infatti, afferma ciò: “
per la poesia che con ironica precisione permette al contesto storico e biologico di venire alla luce in frammenti di realtà umana”.

10) 2006 - ORHAN PAMUK VINCE IL NOBEL PER LA LETTERATURA

Autore complesso, compositore di trame profonde, creatore di personaggi indimenticabili ed eternamente affannati nella ricerca della propria identità. Questo è Pamuk, vincitore del Nobel per la letteratura del 2006. Un intellettuale stimato dal proprio paese, ma anche scomodo, come testimonia l'accusa che gli venne rivolta nel 2005 per aver definito "genocidio" quello degli armeni e dei curdi, sterminati dai turchi durante la prima guerra mondiale. Pamuk, così come i personaggi delle sue opere, oscilla tra la cultura araba e quella europea, interrogandosi spesso sui momenti di conflitto, ma anche dimostrando che la coesione di mondi (apparentemente) così lontani è possibile. Questa la motivazione del Nobel: " nel ricercare l'anima malinconica della sua città natale, ha scoperto nuovi simboli per rappresentare scontri e legami fra diverse culture".

sabato 16 gennaio 2016

I “MALEDETTI” DEGLI OSCAR


I premi, si sa, più sono prestigiosi e più vengono ambiti da chi tenta di raggiungerli. Talvolta, per bravura o fortuna, c’è chi riesce a cogliere traguardi strepitosi in brevissimo tempo.
 E’ il caso di Tatum O’Neal, premiata con l’Oscar quale miglior attrice non protagonista a soli 10 anni grazie al film Paper Moon; ma Shirley Temple fece meglio, vincendo il premio a 6 anni, seppur per l’apposita categoria di Oscar giovanile, oggi non più esistente. Passando a tempi più recenti, spiccano i premi ottenuti da Anna Paquin a soli 12 anni (Lezioni di piano) e la vittoria a 23 anni di Jennifer Lawrence, miglior attrice ne Il lato positivo.
Anche tra i registi c’è chi è stato particolarmente precoce, come Norman Taurog, premiato a soli 32 anni per il film Skippy.
Ci sono anche altri record legati alla velocità. Beatrice Strainght, ad esempio, vinse la statuetta come miglior attrice non protagonista recitando ne il Quinto potere per poco più di 5 minuti; ne bastarono 8 a Judi Dench in Shakespeare in Love; 15 e 16 a Anne Hathaway ed Anthony Hopkins, rispettivamente per I miserabili e Il silenzio degli innocenti.   

C’è anche, tuttavia, chi questo premio non l’ha mai vinto, oppure non ci è ancora riuscito, nonostante l’abbi sfiorato più volte.
Sfortuna? Poca bravura? Maledizione? O giochi di potere interni ad Hollywood?
Quale che sia il motivo, facciamo degli esempi.

Leonardo DiCaprio
Il più noto, senza dubbio, tra i “perdenti”.
Candidato ben cinque volte (Buon compleanno Mr.Grape, The Aviator, Diamanti di sangue e The Wolf of Wall Street, in quest’ultimo caso sia come attore che come produttore) è sempre risultato sconfitto. Anche nei premi Bafta vanta tre candidature per 0 titoli, mentre almeno 3 Golden Globe se li è portati a casa, sebbene a fronte di 13candidature.
Secondo una teoria abbastanza diffusa, l’ostilità dell’Academy sarebbe una sorta di punizione per le sue languide interpretazioni in Romeo + Giulietta e Titanic, considerate troppo sdolcinate e prime di spessore. Sarà anche vero (fino a un certo punto), ma di certo, dopo tutti questi anni, bisognerebbe anche passare oltre. Certo, farebbe meglio a fare così anche DiCaprio, fin troppo vincolato al ruolo di ricco-uomo-sofferente-confuso-deluso dalla vita. Forse, con The Revenant, sarà questa la volta buona?



Jim Carrey
La storia dell’attore di origine canadese è simile a quella di DiCaprio, ma fino ad un certo punto. Per Jim, infatti, non solo mancano all’appello gli Oscar (anche lui ha ottenuto 2 Golden Globe), ma persino le Nomination, nonostante le meritasse almeno per The Truman Show, Man on the Moon e Se mi lasci ti cancello (al secolo Eternal Sunshine of the Spotless Mind, una delle peggiori traduzioni di titoli della storia).
Anche qui la maledizione ha motivazione ben precise: l’attore, prima di poter solo essere candidato, dovrebbe scontare i suoi film non proprio “eleganti”, come Ace Ventura, The Mask, Scemo & più scemo
Anche in questo caso la nostra considerazione è la stessa: se un attore merita (ed almeno in The Truman show meritava eccome) non si dovrebbe badare troppo al passato, ma a ciò che si sta giudicando in quel momento.


I nominati
I film che hanno ricevuto più nomination senza vincere mai un premio li abbiamo già passati in rassegna altrove (clicca quiper leggere il post).
Per quanto riguarda gli attori nominati e tornati a casa sempre senza nulla ricordiamo alcuni nomi. Il grande Peter O’Toole (8 candidature, tra le quali ricordiamo Lawrence d’Arabia, Venus, Il leone d’inverno, L’ospite d’onore), vincitore “solo” di un Oscar alla carriera, accettato tra l’altro con riserva e senza farsi mancare il proposito di conquistarne uno “vero”, ma purtroppo se n’è andato prima di riuscirci.
Segue R. Burton con 7 candidature (La tunica, Alessandro il Grande, Becket e il suo re, nel quale recitò proprio con il compagno di sventure O’Toole).
A quota 6 abbiamo tre donne: Deborah Kerr (anche lei premiata per la carriera), Thelma Ritter (Eva contro Eva, La finestra sul cortile, Gli spostati) e Glenn Close (Il grande freddo, Attrazione fatale, Le relazioni pericolose), quest'uttima ancora in tempo per vincerne uno.

Il caso Kubrick

Passiamo ora dietro la cinepresa.
Uno degli scandali più eclatanti della storia del cinema riguarda senza dubbio Stanley Kubrick, visionario, perfezionista, straordinario regista, tra i migliori di sempre, ma snobbato sempre agli Oscar, tranne che per il premio relativo agli effetti speciali di 2001-Odissea nello spazio. Come possono mancare riconoscimenti per la regia o la sceneggiatura di capolavori quali Spartacus, Il dottor Stranamore, Arancia meccanica, Barry Lyndon, Full metal Jacket, Shining e Lolita?
Forse il maestro fu colpevole di aver criticato troppo il sistema politico-militarista americano? Le sue opere hanno raggiunto livelli così complessi da non poter essere comprese a fondo nella loro epoca? La società violenta e contorta ha avuto paura di specchiarsi e riconoscersi in alcune sue pellicole?  

Il deluso da record
L’addetto agli effetti sonori K. O’Connel invidierà senza dubbio quell’unico, misero premio conquista da Kubrick. Il tecnico irlandese, infatti, è stato candidato ben 20 volte (talvolta più nomination nello stesso anno) senza mai ottenere nulla.

Alla fine la gloria
O’Connel potrà consolarsi con alcuni esempi che dimostrano quanto sia davvero importante non mollare mai. Christopher Palmer, ad esempio, ha dovuto aspettare di compiere 82 anni per essere premiato come miglior attore non protagonista (Beginners); due in più di Jessica Tandy, vincitrice ottantenne nel 1990 con A spasso con Daisy. Paul Newman, Laurence Oliver e Henry Fonda, invece, ricevettero il premio per la loro recitazione solo dopo aver conseguito quello alla carriera!

Ci sono poi i casi particolari di Marlon Brando, Al Pacino e Martin Scorsese:

Brando fu premiato quasi subito, nel ’55, per la sua interpretazione in Fronte del porto, ma soltanto dopo aver perso nei precedenti tre anni; dovette poi attenderne diciotto per il secondo Oscar, conquistato per Il padrino, ed anche rifiutato in segno di protesta per le condizione con cui erano trattati i nativi americani. 

Al Pacino, incredibilmente, attese ben venti anni e otto nomination prima di vincere con Profumo di donna; tra l’altro anch'egli fu candidato per quattro anni di fila, non portando sorprendentemente a casa nulla per le sue interpretazioni ne Il padrino ed Il padrino – Parte II.

Il grande regista Scorsese, addirittura, dovette aspettare ventisei anni prima di essere premiato per la regia di The Departed – Il bene e il male, rimanendo a bocca asciutta per molto tempo, nonostante capolavori come Toro scatenato, Quei bravi ragazzi, L’età dell’innocenza, Gangs of New York e The Aviator.  

mercoledì 13 gennaio 2016

DIECI EVENTI CINEMATOGRAFICI DEGLI ULTIMI CENTO ANNI

Nel 2016 festeggeremo i 100 anni dall'uscita di uno dei film più importanti della storia del cinema, i 90 dall'introduzione di progressi nel campo del sonoro decisivi per gli sviluppi di questa tecnica, 50 dal premio Oscar conferito alla nostra Anna Magnani, 10 da una acquisizione tra imprese cinematografiche che ha segnato l'ultimo decennio nel mondo dei cartoni.
Queste ed altre ricorrenze sono ricordate nel nostro post dedicato a DIECI EVENTI CINEMATOGRAFICI DEGLI ULTIMI CENTO ANNI

1) 1916 – ESCE  IL FILM INTOLERANCE
Il 5 settembre 1916 uscì nelle sale americane il film epico Intolerance, diretto da D.W. Griffith. Più che un unico movie, è possibile considerarlo l’insieme di più storie (dalla durata complessiva di quasi tre ore), tutte legate dal tema dell’intolleranza: la caduta di Babilonia, la crocifissione del Cristo, la Notte di San Bartolomeo con il massacro degli Ugonotti, la storia di una lotta sindacale e di una madre risalente al 1914 ed ambientata negli Usa (in realtà un "dramma" molto complesso, l’unico filone a terminare positivamente). Le quattro sequenze sono legate dall'immagine ricorrente di una donna che culla un dondolo, metafora del fluire del tempo; sullo sfondo tre anziane rimandano alle mitiche Parche. Molti personaggi delle quattro storie non hanno nome, così da simboleggiare “tipi umani” presi nella loro universalità. Nell'immediato la pellicola fu un clamoroso insuccesso di pubblico e di critica, sia per la grande complessità ideologica, sia per la tematica pacifista decisamente fuori luogo in quel momento (presto gli Usa sarebbero entrati nel primo conflitto mondiale). Successivamente, invece, ne sono stati sottolineati i meriti tecnici, ideologici e registici, evidenziando le innovazioni sorprendenti per quei tempi.

2) 1926 – PROGRESSI NEL CAMPO DELLE TECNICHE SONORO
Il 1927 è considerato l’anno dell’affermazione del sonoro del cinema; il primato spetta alla pellicola uscita in quell’anno, The Jazz Singer, sebbene essa contenga solo un minuto scarso di dialoghi e gli apporti acustici siano limitati a nove canzoni “sincronizzate” con le immagini. L’anno precedente, tuttavia, aveva già visto due importanti innovazioni nel campo del sonoro che aprirono la strada per la “rivoluzione” successiva. Ci riferiamo al sistema Vitaphone, utilizzato nel 1926, il quale prevedeva la riproduzione combinata di traccia video e traccia audio, così da assemblarle insieme; il primo film a servirsi di questa tecnica fu Don Giovanni. La seconda innovazione fu quella del sistema audio Movietone, utilizzato dalla Fox e basato su un metodo non troppo differente da quello descritto in precedenza.  

3) 1936 – NELLE SALE ARRIVA TEMPI MODERNI
Il 5 febbraio del 1936 venne proiettato per la prima volta il film Modern Times, realizzato ed interpretato da Charlie Chaplin. Per la prima volta (escludendo forse Metropolis) sullo schermo venivano mostrati i segni dell’alienazione operaia e della Grande Depressione, con tutte le influenze negative che esse avevano apportato alle persone in quanto lavoratori ed esseri umani. Uno sguardo ironico, certo, ma affatto privo di forza: la descrizione delle macchine che rendono sempre più inutile l’uomo, le accuse contro la repressione, l’accenno all'uso di droga nelle carceri, la luce accesa su un enorme numero di americani costretti a vivere alla giornata, sono tutte tematiche che richiesero un grande impegno ed anche un certo coraggio. Il film ebbe da subito ottime recensioni negative, nonostante la scelta di mantenere in vita il genere “muto”. In patria ed all’estero fu apprezzato anche per le questioni sopracitate, ma ciò ovviamente non impedì l’insorgere di polemiche contro Chaplin, le quali lo accompagneranno anche più avanti nel corso della sua vita (fu perseguitato per la presunta "colpa" di essere comunista).

4) 1946 – ANNO D’ORO DEL NEOREALISMO ITALIANO
Il cinema italiano del secondo dopoguerra raggiunse livelli così alti dal punto di vista qualitativo da rappresentare un metro di paragono piuttosto imbarazzante per le epoche successive, soprattutto quelle più attuali. Quest’epoca d’oro fu segnata dal genere del Neorealismo, nato in realtà poco prima della guerra, come reazione al cinema d’evasione (cosiddetto dei “Telefoni bianchi”) e orientato verso una maggiore attenzione per la realtà, alla maniera del Verismo letterario dell’800. Registi del calibro di Visconti, De Sica, Rossellini, De Santis, Lizzani, De Robertis ed anche il primo Fellini segnarono quest’epoca, che nel ’46 vide l’uscita nelle sale di due grandi pellicole, pluriapprezzate e pluripremiate: Sciuscià, di Vittorio de Sica e Paisà, di Roberto Rossellini. Il primo si sofferma sulla vita durissima dei bambini nel dopoguerra, tra povertà, sfruttamento e disinteresse politico-sociale per la loro condizione; Premio Oscar e Nastro d’Argento sancirono la grandezza della pellicola. Paisà (anch’esso nominato all’Oscar per la sceneggiatura) è il secondo film della trilogia della guerra di Rossellini, successivo a Roma città aperta e precedente a Germania anno zero; è la storia dell’insurrezione, della ribellione all’oppressione nazi-fascista, in un cammino che parte dalla Sicilia ed arriva alla Pianura padana.

5) 1956 – OSCAR AD ANNA MAGNANI
Il 21 marzo del 1956 fu conferito ad Anna Magnani il premio Oscar come miglior attrice protagonista (prima attrice italiana a vincere tale premio) per la sua interpretazione in La rosa tatuata, film con Burt Lancaster diretto da D. Mann. Verrà premiata anche con un Bafta ed un Golden Globe per la stessa interpretazione. Ultimo grande premio mancante alla sua meravigliosa collezione, frutto di una carriera cinematografica quasi irripetibile: 5 Nastri d’Argento per film come Roma città aperta, L’amore e Bellissima, 2 David di Donatello per Selvaggio è il vento (per il quale vinse anche l’Orso d’Argento) e Nella città l’inferno, Coppa Volpi per L’onorevole Angelina,  e via così. Anche la sua carriera teatrale fu memorabile, ma di certo resterà per sempre nell’immaginario comune soprattutto per le  interpretazioni neorealiste che segnarono la prima fase della sua carriera cinematografica.


6) 1966 – L’ANNO DEL DOTTOR ZIVAGO
Una delle storie più premiate di sempre, tra Nobel ed Oscar; questo è il Dottor Zivago. Tratto dal capolavoro di Pasternak, il quale successivamente subì numerose peripezie per questa epopea non ben vista dal regime comunista, il film del 1965 diretto da D. Lean ed interpretato da O.Sharif e J. Christie raggiunse ottimi risultati l’anno successivo, conquistando ben cinque Oscar (Sceneggiatura non originale, Fotografia, Scenografia, Costumi, Colonna sonora) e 5 Golden Globe. L’accompagnamento musicale (Il tema di Lara) ebbe un successo altrettanto strepitoso, vendendo centinaia di migliaia di copie, evento non certo usuale come oggi. La pellicola magari può apparirci in alcuni tratti melensa ed eccessivamente lenta, ma la bravura degli attori e la perfezione della ricostruzione storia ed ambientale non possono certo passare inosservate.



7)  1976 – INIZIANO LE RIPRESE DI STAR WARS (UNA NUOVA SPERANZA)
La saga di Guerre stellari fece il suo ingresso nelle sale cinematografiche nel 1977, ma le prime riprese del film iniziarono in Tunisia il 22 marzo del 1976. Già da qualche anno procedeva la scrittura della storia, ispirata dalle pellicole western molto in voga allora, oltre che dalle storie di cavalleria medioevale amate da Lucas, ma i lavori non riuscivano a vedere la luce per lo scetticismo della United Artists nell’affidare ad un regista così giovane un budget tanto ampio per una storia decisamente complessa. Alla fine il regista riuscì a lanciare il suo progetto creando una propria casa di produzione, dopo aver scoperto che la Fox aveva chiuso il proprio settore dedicato agli effetti visivi. Con una mossa molto astuta Lucas rinunciò al compenso da regista in cambio della proprietà completa del merchandising e dei sequel.   

8) 1986 – MUORE CARY GRANT
Il 29 settembre del 1986 si spense uno dei più grandi attori della storia del cinema. Interprete poliedrico, C. Grant riuscì a ottenere un notevole successo con film dei più disparati generi, dalla commedia (Il diavolo è femmina, Arsenico e vecchi merletti) ai i thriller, diretto in particolar modo da Hitchcock (Il sospetto, Caccia al ladro, Intrigo internazionale). Ricevette soltanto due nomination all’Oscar, vincendo però unicamente quello alla carriera nel 1970. Nonostante ciò l’Afi lo ha inserito al secondo posto tra i migliori attori di sempre. Scelse di gestire il suo ruolo in modo a-politico, non mancando però di schierarsi contro le persecuzioni anticomuniste degli anni ’50. Si sposò ben cinque volte.

9) 1996 – L’ANNO DELL GRANDI PELLICOLE
A metà degli anni ’90 il cinema mondiale era in grande spolvero, ed in particolare il 1996 fu caratterizzato da numerose uscite degne di nota. Ricordiamone alcune. Independence day, colossal rievocativo della “Guerra dei mondi”, pubblicizzato in modo martellante (addirittura durante il Super Bowl) al punto da incassare oltre 800 milioni di dollari e sorprendente per i suoi effetti speciali. Mission: Impossible, primo capitolo della longeva saga interpretata da Tom Cruise ed ancora oggi in produzione. Il gobbo di Notre Dame, uno dei migliori classici Disney di sempre. Jerry Maguire, pellicola giudicata in modo discorde dalla critica, ma diventata un cult soprattutto per alcune battute (come la notissima “coprimi di soldi!”). Il paziente inglese, trionfatore agli Oscar l’anno successivo (ben 9 su 12 nomination). Fargo, opera innovativa dei fratelli Coen, trasformata con grande successo in serie negli anni recenti. Evita, film interpretato interamente attraverso canzoni.  

10) 2006 – LA DISNEY ACQUISTA LA PIXAR

Nata nel 1979 da una costola della Lucas Film (come già detto in precedenza sorta a sua volta per carenze della Fox nel settore degli effetti speciali), la Pixar si rivelò al pubblico per The Adventures of André and Wally B, primo movie ad essere girato interamente in computer grafica. Con Tin Toy (1988) arrivò un altro record, quello del primo film in CGI premiato con un Oscar; nel 1986, è il caso di ricordarlo, la Pixar era stata comperata da S. Jobs e resa indipendente, ma a partire dal notissimo e pluripremiato Toy Story cominciò a collaborare in modo stretto con la Disney. Il 23 gennaio del 2006 quest’ultima raggiunse un accordo per l’acquisizione della Pixar; da questo connubio nasceranno successi clamorosi come Ratatouille, Wall-E, Up, The Brave, Inside Out, Il viaggio di Arlo. 

domenica 10 gennaio 2016

I PRIMATI DEGLI OSCAR

Il premio Oscar resta tutt'oggi il più ambito nel mondo della cinematografia, nonostante le numerose altre rassegne del cinema e sebbene l’assegnazione dei premi non faccia mai mancare polemiche più o meno accese (ma quando mai avviene il contrario?), non solo negli Usa, ma anche a livello globale.
L’Academy Award è anche il più antico riconoscimento cinematografico ancora oggi esistente, dato che la prima edizione risale al 1929

Altrove abbiamo parlato dei film che hanno ricevuto più nomination senza portare a casa nessun premio, questa volta, invece, vogliamo soffermarci sui trionfatori, sia per quanto riguarda le pellicole che per i singoli attori e registi (o altri addetti ai lavori).


La persona ad aver ricevuto più statuette è Walt Disney (ben 22!), vincendone addirittura 5 in una sola edizione, nel 1954. Tra i premi ricordiamo: il primo, ottenuto da produttore, vinto grazie a Fiori ed Alberi, miglior cortometraggio d’animazione nel 1932, mentre l’ultimo conquistato in tale categoria arrivò nel 1969 con Troppo vento per Winny-Puh; l’Oscar onorario del 1932 per celebrare la creazione di Topolino, ottenuto poi anche nel ’39 grazie alle innovazioni riconosciute a Biancaneve e i sette nani.


I film più premiati sono stati: Ben-Hur, con 11 Oscar su 12 nomination; Titanic, sempre con 11 statuette ma su 14 nomination; Il Signore degli Anelli, ancora con 11 premi, conseguiti facendo il pieno con le 11 nomination (unico film ad esserci riuscito); Via col vento, 10 (di cui uno alla memoria ed uno speciale) su 13; West Side Story, 10 su 11; seguono Gigi, L’ultimo imperatore ed Il paziente inglese con 9 trofei. Ovviamente sul podio delle pellicole con più nomination ritroviamo due titoli sopracitati (Titanic con 14 e Via col vento con 13) a cui si aggiunge, in testa alla classifica, Eva contro Eva con 14 nomination e “solo” 6 Oscar vinti.
Sono tre i film ad aver vinto i cinque premi maggiori (Miglior film, regia, attore, attrice e sceneggiatura): Accadde una notte, Qualcuno volò sul nido del cuculo ed Il silenzio degli innocenti.

Gli attori ad aver ottenuto più riconoscimenti sono: Katharine Hepburn con 4 Oscar (ricordiamo Indovina chi viene a cena?) su 12 nomination;  Meryl Streep con 3 statuette su ben 19 nomination (fin’ora), magnifica in opere come Kramer contro Kramer; Jack Nicholson con 3 Oscar su 12 nomination (ma anche per lui non crediamo sia finita qui), memorabile in Qualcuno volò sul nido del cuculo e istrionico in Qualcosa è cambiato; Ingrid Bergman, 3 Oscar su 7 nomination; Daniel Day-Lewis (forse mai abbastanza celebrato) con 3 Oscar su 5 nomination, tornato alla ribalta negli anni 2000 (Il petroliere, Lincoln) a distanza di anni dal successo de Il mio piede sinistro ed in seguito ad un ritiro dai palcoscenici mondani, dovuto all'insofferenza per il mondo dello spettacolo; Walter A. Brennan con 3 Oscar su 4 nomination. 

Sono ben cinque gli attori che hanno vinto due Oscar consecutivi: Luise Rainer, Spencer Tracy,  Katharine Hepburn, Jason Robards e, più recentemente, Tom Hanks, miglior attore protagonista nel 1994 con Philadelphia e nel 1995 con Forrest Gump.


Passiamo ora ai registi. Al primo posto dei più titolati troviamo Billy Wilder con 7 Oscar (tra miglior regia, miglior sceneggiatura, miglior film e premio alla memoria). Segue Francis Ford Coppola a quota 6, due dei quali ottenuti per la sceneggiatura e la regia de Il Padrino – Parte II. Il nostro immaginifico e visionario Federico Fellini ne vinse 5, di cui 4 per il miglior film straniero (un record condiviso con De Sica e quasi certamente ineguagliabile) ed uno alla carriera; sempre a 5 troviamo anche il buon vecchio Clint Eastwood, tra l’altro il regista più anziano premiato visti i suoi 75 anni al tempo di Million dollar baby. 4 statuette per il grande Vittorio De Sica, come accennato, premiato per Sciuscià, Ladri di biciclette, Ieri, oggi, domani, Il giardino dei Finzi-Contini; allo stesso numero sono arrivati fino ad ora anche Spielberg (Schindler’s List, Salvate il soldato Ryan), i fratelli Coen (memorabile Fargo), Woody Allen (tre per la sceneggiatura di uno dei più grandi “scrittori” di cinema) e Nick Park, genio dei film d’animazione. Nel passato, sempre a 4, vi erano arrivati anche Bergman, Ford, Mankiewicz e Capra.  


Tra i costumisti ricordiamo Edith Head con le sue 8 statuette; tra i creatori di effetti visivi D. Muren con 9 premi (Star Wars, E.T., Indiana Jones, Terminator, Jurassic Park). I compositori più vincenti sono A. Newman con 9,  A. Menken con 8 e J. Williams con 5.
 I direttori della fotografia più vincenti sono stati J. Ruttenberg e L. Shamroy con 4 premi. 
Per quando riguarda il miglior trucco, Rick Baker ha portato a casa 7 statuette. 
Il miglior “punteggio pieno” per le singole persone va al curatore di effetti sonori M. Berger con un magnifico 4 su 4. 

giovedì 7 gennaio 2016

Vodka&Inferno ~ La morte Fidanzata ANTEPRIMA


Siamo lieti di segnalare un romanzo da molti atteso: Vodka&Inferno, La morte fidanzata. La scrittrice è Penelope Delle Colonne una nostra cara amica. Possiamo quindi confermare che si tratta di uno scritto di qualità, che affronta tematiche spesso indigeste in un contesto gotico-horror davvero eccezionale. La Russia ottocentesca è stata descritta con grande cura di particolari.
Non si tratterà di un solo romanzo bensì di una saga che conterà più volumi. La strana famiglia Mickalov e gli altri clan che man mano emergeranno nella trama, ci accompagnerà per molto tempo, dunque! 
Non ci resta che aspettare MARZO 2016!