sabato 20 febbraio 2016

I DIECI TIPI DI GENITORI ALL’INCONTRO SCUOLA FAMIGLIA

Altrove abbiamo parlato in modo più serio e “professionale” dell’incontro scuola famiglia e della funzione corretta che questo importantissimo momento dovrebbe avere per la didattica. 
Questa volta, invece, tra il serio ed il faceto, vogliamo tratteggiare l’identikit dei dieci tipi di genitori più caratteristici che si possono scovare durante i colloqui. Anticipiamo già che, per il rispetto della par condicio, alla prossima occasione ci soffermeremo sui dieci tipi di insegnati nel medesimo contesto. 


1) L’INDIFFERENTE
Potete raccontagli che il figlio ha tentato di far saltare la scuola con il C4, oppure che è stato candidato precocemente al premio Nobel, tanto non gli interessa nulla. Guarda il docente con un volto apatico, occhi persi del vuoto, lasciando tutti nel dubbio (compreso lo stesso ragazzo) sulla propria voglia di interessarsi alla sorte della prole. Solitamente tende ad aprire maggiormente gli occhi quando comprende che il docente sta dicendo qualcosa di particolarmente rilevante, ma oltre al semplice annuire non andrà mai. L’unico segno di vita è racchiuso in quel braccio che ad un tratto comincia a tendere verso l’insegnante, come per dire: “Abbiamo finito? Qui il giro è lungo e ho l’auto in doppia fila”.

2) IL PUNITORE
Questo tipo sì che è deciso a far scontare al proprio pargolo ogni errore. Guarda il docente con aria complice, quasi avesse delle telecamere nascoste in classe e potesse scorgere tutti i tormenti che giorno dopo giorno la propria discendenza fa scontare a chi siede oltre la cattedra. Se il figlio è presente durante il colloquio la frase tipo è “poi continuiamo a casa”, o magari “altro che festa per il tuo compleanno”; se invece è assente assicura che “a casa gli farò capire bene come ci si comporta”, mimando con le mani gesti piuttosto eloquenti.
In alcuni casi il punitore agisce ed in effetti le cose cambiamo, ma di solito anno dopo anno continuerà a promettere chissà quali castighi, senza però che il comportamento del figlio muti mai.

3) L’INQUISITORE
Per lui/lei il momento dell’incontro non serve a parlare del figlio, ma a giudicare i docenti e la scuola. “Ma lei da quanto insegna?”; “che programma sta svolgendo?”; “come corregge i compiti?”; “da dove viene?”; “macchina a diesel o a benzina?”.  Tutte (o quasi) domande legittime, ma passare in questo modo il giorno dei colloqui di certo non giova allo studente, così come al rapporto con i docenti, i quali, talvolta sbagliando, finiscono per chiudersi a riccio, scaricando poi la stessa pignoleria sul figlio. Alle risposte del docente l’inquisitore annuisce con sguardo perplesso, come per dire “ho capito tutto, siete voi la rovina di mio figlio, non il fatto che io non ci sia mai per lui e perciò il suo idolo è diventato Unabomber”. Di solito l’inquisitore è a sua volta un insegnante, ma ciò non contribuisce a rendere più costruttivo il dialogo, anzi, la parità professionale si trasforma quasi in una gara, in un modo per sottolineare i meriti di qualche altra scuola o magari proprio di se stessi.

4) PIEZZ’ E CORE
Solitamente si tratta di madri, adoranti a tal punto della propria creatura dal non finire mai di tesserne le lodi. Nel caso in cui l’alunno le meriti il problema è relativo (semmai la situazione un tantino imbarazzante... ne parleremo dopo), ma quando i risultati scolastici o il comportamento non sono proprio dei migliori il quadro diventa patetico.
«Ma lui a casa è bravo, così bravo!» E certo, signora bella, basta lasciarlo davanti al pc o alla console per tutto il tempo, comprargli la minicar e non dargli mai limiti, che problemi potrebbe creare? «Ma è bello, buono, dolce!», insiste il genitore, magari stringendo il fanciullo come se gli insegnati/orchi stessero tentando di meditare il modo migliore per divorarlo.
«E’ vero tutto quello che dite, ma è sempre mio figlio!». Certo, come disse la madre del già citato Unamomber, che tra l’altro era un genio a scuola, tanto per dire.

5) IL GIUSTIFICATORE
Simile al tipo precedente, ma più razionale (apparentemente) e meno emotivo nel cercare scuse per difendere il figlio. «Gli è morta da poco la nonna……lo zio…il cane…». Gli zii o i cani possono essere più o meno tanti, ma 7 nonni morti fanno sorgere qualche dubbio. «Il compito era già su internet? Impossibile, lo ha scritto mio figlio!» (storia vera); il che significa che il giovane era solito spargere per la rete temi perfetti alle elementari, anni primi di doverli svolgere il classe alle superiori. «Ha copiato tutto dal libro, compreso il rimando alla nota o “vedi capitolo3”? E’ che lui impara a memoria»; detto come se fosse un vanto, eh! «Legge male? Scrive peggio? E’ un po’ dislessico…Certificato sanitario? No, ma per chi ci ha preso?», come se l’insegnate avesse proposto una sorta di scorta armata per Hannibal Lecter. Solitamente il giustificatore ha la necessità di salvaguardare la propria scarsa efficacia come genitore, e solo dopo vengono gli interessi del ragazzo.

 6) IL RASSEGNATO/ADDOLORATO
Dopo anni di colloqui colmi di insufficienze e note, dopo tentativi più o meno sinceri di provare a raddrizzare il proprio figlio, alla fine alcuni genitori, semplicemente, si arrendono. Guardano il docente con occhi teneri, incapaci di provare più rabbia o sorpresa. Si sono semplicemente rassegnati all’idea che il proprio erede abbia deciso di passare 5-6 ore al giorno tormentando compagni e professori, per cui, più di qualche blando sguardo ammonitore, o dell’ennesima sfiduciata promessa di rimediare (“l’anno prossimo cambierà”; “dopo Natale si fa sul serio”) non se la sente di proporre davvero altro.
Il tutto molto triste. Perché, talvolta, basterebbe un minimo di mano ferma, per raddrizzare ragazzi che non sono del tutto perduti.

7) LO SPERANZOSO
Di solito i genitori così non hanno a che fare con figli rovinati, ma soltanto con ragazzi volenterosi, seppure non abbastanza capaci o decisi per fare qual salto in avanti. Ecco perché, al di là di tutto, la speranza non li abbandona mai. “Il prossimo anno cambierà”; “dopo Natale si fa sul serio” (frasi pronunciate con tono più deciso rispetto al tipo precedente). Molti docenti si lasciano trascinare da questa speranza, proprio perché i ragazzi in questione non sembrano davvero persi. Il rischio, però, è che nelle attuali classi pollaio simili studenti, ai quali basterebbe davvero poco, finiscano via via per sparire dietro le teste dei più svegli o dei più fastidiosi. Nonostante ciò la speranza non morirà mai, sia da parte del genitore (“Il quinto anno sarà tutta un’altra storia”; “Ora lo farò seguire da qualcuno a casa”; “Non si sa mai, un lavoro lo trova”) che del docente (“Domani lo coinvolgerò di più, devo solo ricordarmelo”).

 8) LA FAMIGLIA
Certe volte, agli incontri scuola famiglia, l’espressione viene presa fin troppo alla lettera. Capita così che vi si presenti proprio tutta la famiglia, con tanto di nonni rallentati dal bastone e memori di “una scuola che non c’è più”; zii più o meno reali che “si prenderanno cura del ragazzo” nel caso le cose non vadano bene; fratelli o sorelle dello studente, di solito sempre piccoli o comunque rompiscatole, intenti a rotolarsi per le aule ed urlare nei momenti più importanti del colloquio. L’insegnate capisce così che i problemi del ragazzo spesso nascono al di fuori della scuola, nell'affollatissima casa dove studiare non è affatto semplice. In tutto questo bailamme chi manca è proprio lo studente, rimasto per una volta solo, intento a godersi la pace.

9) L’IMBARAZZANTE
Come nel caso precedente, ma in questo l’imbarazzo è causato da un singolo genitore e dal suo comportamento bizzarro. In questi anni ne abbiamo viste di tutti i colori: madri avanti con l’età vestite come per andare in discoteca e vogliose di legare con i docenti più giovani; padri brizzolati arrancanti sulla moto, piuttosto socievoli con le professoresse carine, o con qualsiasi cosa respiri; commenti fuori luogo dei genitori, magari rivolti ad altri come loro, il tutto concluso dopo mezze risse; genitori decisamente inadeguati rispetto ai figli, del tipo che ti fanno pensare ad una relazione clandestina con tanto di illegittimità. Un bel campionario, a cui, purtroppo, spesso lo studente deve assistere in prima persona, nascondendo a stento il proprio disagio. 

10) L’ASSENTE
Naturalmente c’è anche chi…non c’è mai.
Di solito ciò si verifica maggiormente nelle scuole private, quando il genitore, una volta iscritto il figlio, è convinto che nulla possa ostacolare la sua promozione (“visto che pago”) e quindi non ha nemmeno la voglia di sentire le solite lamentele che lo hanno spinto a togliere il ragazzo dalle statali.
Ma anche in queste ultime esistono i fantasmi. Talvolta dietro si nascono storie davvero drammatiche, fatte di problemi giudiziari, violenze o abbandoni. In altri casi, però, è il disinteresse a farla da padrona; e questo non è accettabile.
Non voler conoscere l’andamento culturale/educativo della prole equivale ad un’ammissione di rinuncia, quasi ad una abdicazione rispetto al proprio ruolo.
Senza sapere, però, che così si rinuncia ad essere genitori; perché non è la natura a renderci tali, ma l’amore e la preoccupazione per chi dovremmo accudire.

lunedì 15 febbraio 2016

DIECI EVENTI STORICI DEGLI ULTIMI CENTO ANNI (ANNIVERSARI NEL 2016)


Ogni volta che passano 10, 20, 50 o 100 anni da un particolare evento si celebra la ricorrenza per ricordare l’accaduto, positivo o negativo che sia. Negli ultimi cento anni si sono verificati tanti avvenimenti importanti di cui ci rammentiamo ancora bene, data la rilevanza e la vicinanza temporale da essi. Ripercorriamo allora questi dieci momenti storici importanti che saranno ricordati senza dubbio da tutti i media nel corso del 2016.

1) 1916 - LA BATTAGLIA DELLO JUTLAND
La prima guerra mondiale sarà ricordata sempre per l’altro numero di morti, per la terribile sofferenza dei soldati costretti a combattere nelle trincee, ma anche per l’introduzione di nuovi metodi e mezzi di combattimento: le armi chimiche, l’aviazione militare, i mezzi corazzati e le armi automatiche; ma non bisogna dimenticare le innovazioni in campo marino. I tedeschi furono i primi ad usare il sottomarino, ma in superficie dovettero lottare duramente con le forze britanniche nella Battaglia dello Jutland, il primo scontro navale di così grande rilevanza.
Per eliminare il blocco navale posto dagli inglesi, i tedeschi decisero di schierare così la loro flotta, nonostante la superiorità numerica di quella nemica e la conoscenza da parte dei britannici del codice utile a decodificare le comunicazioni tra i tedeschi.
In poco più di un giorno (tra il 31 maggio ed il 1 giugno) tutto si concluse con la vittoria degli inglesi, nonostante le perdite di uomini e mezzi fossero state più numerose proprio tra le loro fila (6000 vittime contro le 2500 germaniche). I tedeschi si erano comportati degnamente in un scontro che li aveva visti contrapposti alla marina più attrezzata ed addestrata al mondo, ma nonostante ciò dovettero cedere il controllo del mare all’Intesa.

2) 1926 – NASCE IL COMMONWEALTH BRITANNICO
Dopo il primo conflitto mondiale tutti i paesi, chi più chi meno, subirono disagi economici, comprese gli stati vincitori. La Gran Bretagna, inoltre, aveva sempre più difficoltà a mantenere saldo il proprio potere imperiale, anche, se non soprattutto, per il ristagno economico degli anni ’20. Fu così che pian piano sorse l’idea di sciogliere il legame di dominio per passare ad una sorta di federazione di stati (il Commonwealth) che vedrà la luce effettivamente il 18 novembre del 1926, quando venne sancita la parità tra tutti gli stati membri, sebbene si mantennero tutti fedeli alla corona.
Il 28 aprile del 1949 verrà poi sancito il “moderno Commonwealth”, con il quale si stabilirono meglio gli accordi tra quei paesi che non appartenevano alla corona britannica (avendo un loro governo indipendente)  ma desideravano comunque restare legati con la Gran Bretagna, almeno dal punto di vista commerciale (come avvenne con l’India) .
Attualmente l’accordo conta 54 paesi aderenti, sebbene nel corso del tempo alcuni stati siano andati via e nonostante i legami economici e commerciali stiamo assumendo sempre minore importanza in un mondo globalizzato.

3) 1936 SCOPPIA LA GUERRA CIVILE SPAGNOLA
La Spagna degli anni ’30 era attraversata da numerosi tensioni civili, sociali e soprattutto politiche. La fine della monarchia, avvenuta nel ’31 con l’esilio volontario di re Alfonso XIII, non aveva di certo risollevato le sorti del paese, soprattutto a causa dell’immobilismo e del conservatorismo portato avanti dai governi di destra in quegli anni.  Le forze di sinistra si facevano portatrici delle rivendicazioni proprie dei ceti meno abbienti, ma non erano mai riuscite a compattarsi; nel febbraio del ’36, invece, si unirono nel Fronte popolare, uscito poi vincitore dalle elezioni. Subito le forze di destra, appoggiate dai proprietari e dal clero, decisero di schierarsi contro i vincitori, scatenando una serie di attentati e ritorsioni che il 17 luglio del 1936 porteranno alla guerra civile.
Il conflitto spagnolo sarà una sorta di “palestra” in vista della Seconda guerra mondiale, non a caso iniziata a pochi mesi dalla fine della guerra civile (1 settembre 1939).
Le forze di destra, composte da militari, monarchici e dal clero, furono guidate da Francisco Franco, che in seguito diverrà dittatore della Spagna. Germania nazista ed Italia fascista inviarono truppe e rifornimenti al loro alleato, mentre i paesi democratici (Francia ed Inghilterra su tutti) furono piuttosto restii nell’aiutare lo schieramento socialista-anarchico-comunista, favorendo solo l’invio di volontari. Oltre a questo, le stesse divisione interne al fronte di sinistra contribuiranno alla vittoria della destra. La dittatura di Franco terminerà solo alla sua morte nel 1975.

4) 1946 – IN EUROPA CALA LA “CORTINA DI FERRO”
Nell’immediato secondo dopoguerra le tensioni all’interno del fronte che aveva sconfitto i nazisti si mostrarono subito evidenti. Il presidente americano Roosevelt aveva sperato fino all’ultimo di mantenere aperto un canale di dialogo con Stalin, ma alla sua morte il presidente Truman applicò subito la teoria del “contenimento”, finalizzata a contrastare l’avanzata del comunismo in Europa, sia in Germania, sia nel resto del continente, ormai già controllato nel settore est dall’Urss che impose governi comunisti al potere.
Il 5 marzo 1946 , in un discorso tenuto a Fulton (Missouri), l’ex premier britannico Churchill condannò duramente le mosse dello stato sovietico, affermando che “una cortina di ferro è calata sul continente. […] Questa non è certo l’Europa liberata per costruire la quale abbiamo combattuto”.
La reazione indignata di Stalin non si fece attendere ed alla successiva conferenza di Parigi fu ratificata la mancanza di un intesa generale sul destino del mondo, portando a termine solo alcuni trattati relativi a paesi già pacificati da tempo (come l’Italia).
La mancata risoluzione del problema della Germania e la tensione ad est, però, crearono un clima sempre più pesante, reso evidente dall’invio nell’Egeo di truppe americane in sostegno della Turchia, impegnata in uno scontro con l’Urss a proposito dei Dardanelli. Stava per iniziare la “guerra fredda”.

5) 1956 – L'INSURREZIONE UNGHERESE STRONCATA DALL’URSS
Uno dei momenti più drammatici nello scontro tra il blocco capitalista e quello comunista si ebbe tra il 23 ottobre ed il 4 novembre del 1956. Nell’estate precedente un movimento popolare, guidato da studenti ed intellettuali, aveva fatto sentire la sua voce in seguito alla destalinizzazione che stava attraversando l’emisfero est, anche grazie alle dichiarazione fatte dallo stesso Kruscev, il quale aveva condannato l’operato del suo predecessore durante il XX congresso del Pcus. Ad ottobre le proteste diventarono insurrezione e a capo del governo fu posto Imre Nagy, comunista democratico. Il dialogo del nuovo esecutivo con gli schieramenti antisovietici, però, agito molto gli animi a Mosca; la situazione peggiorò ancora di più con l’uscita dell’Ungheria dal Patto di Varsavia. L’armata rossa irruppe nel paese e schiacciò in breve tempo la resistenza locale. I morti tra i civili furono tantissimi, così come le persecuzioni e gli incarceramenti. L’ex premier Nagy venne fucilato ed i comunisti tornarono al potere in modo esclusivo.
I fatti d’Ungheria scossero non poco l’occidente, anche tra le stesse forze di sinistra; in Italia, ad esempio, il Psi di Nenni condannò decisamente l’accaduto, al contrario del Pci, fedele a Mosca.

6)  1966 – LA FRANCIA DI DE GAULLE SI RITIRA DAL COMANDO DELLA NATO
Il cammino verso l’integrazione economica, politica e militare occidentale non è stato sempre così lineare e condiviso come spesso viene fatto credere. I nazionalismi, a torto o a ragione, hanno sempre fatto sentire la propria esistenza, e non sono dunque una novità dei giorni nostri. A prova di ciò si ricordi la lettera del 7 marzo 1966 con la quale l’allora presidente francese Charles De Gaulle annunciò al capo di stato americano Johnson l’intenzione di ritirare il proprio paese dal comando integrato della Nato, in seguito a tensioni geopolitiche preesistenti, aggravate dall’intervento degli Usa in Vietnam, pur continuando a restare all’interno del Patto e assicurando appoggio in caso di aggressione ad uno stato membro.
La Francia si propone di recuperare sul suo suolo l'intero esercizio della sua sovranità, attualmente ostacolata dalla presenza permanente di elementi militari alleati o dall' utilizzazione che viene fatta del suo spazio aereo. La Francia si propone di cessare la sua partecipazione ai comandi integrati e di non mettere più forze a disposizione della Nato".
La rinuncia del comando fu un gesto più che altro simbolico, sconfessato poi dai successori di De Gaulle, ma le azioni concrete che misero in difficoltà gli americani riguardarono il ritiro delle basi statunitensi dal suolo francese ed il rifiuto di conservare sul suolo gallico armi atomiche americane.
Certo, non sempre il nazionalismo è “conveniente”. Gli oltre 100.000 tra militari, amministrativi e familiari americani che lasciarono le basi in Francia portarono ad una evidente crisi economica alcune aree del paese, alla quale il presidente potette reagire solo con sgravi economici speciali.

7)  1976 – SCOPERTO IL VIRUS EBOLA
L’epidemia di Ebola del recente 2014, arrivata anche in Europa, è stata la più devastante della storia del virus, tornato così ala ribalta dopo molti anni, anche se non aveva mai smesso di fare vittime fin dal giugno del 1976, quando la febbre emorragica venne si manifestò nel Sudan e successivamente anche in Zaire (dove si ebbe la vera e propria epidemia) al termine della stessa terribile estate. Proprio il ceppo isolato in quest’ultimo paese è considerato tutt’oggi il più letale, ed infatti il virus prende il nome proprio da un affluente del fiume Congo che attraversa lo stato africano.
La terribilità del virus è data dalla facilità del contagio (che può avvenire tramite il contatto con un qualsiasi fluido corporeo dell’infetto, compreso il sudore), dalla mancanza di un protocollo di cura standardizzato e dalla possibilità che esso passi da una specie all’altra, come accaduto nel 2003, quando alcuni uomini furono contagiati da carcasse di gorilla e scimpanzé.

8) 1986 – IL DISATRO DI CERNOBYL
Il 26 aprile del 1986 si verificò uno dei più gravi incidenti nucleari della storia umana, assieme a quello di Fukushima del 2011.
La località colpita si trovava allora in Ucraina, al confine con la Bielorussia.
Il disastro avvenne per una generale mancanza di attenzione per le norme di sicurezza, persino di quelle più elementari: carenze di personale, confusione nella gestione, trascuratezza delle strutture e difetti nella stessa progettazione della centrale V.I. Lenin.
L’incidente si verificò proprio nel corso di un test di sicurezza, il quale rese evidente nel modo più terribile le inadeguatezze della struttura a tutti i suoi livelli. Lo stato maggiore sovietico si mostrò incapace anche di gestire la diffusione dell’accaduto. Per giorni tenne tutto segreto, fin quando i rilevatori di una centrale svedese non captarono livelli di radioattività elevatissimi; soltanto dopo 36 ore dall’esplosione, dunque, iniziò l’evacuazione della popolazione vicina.
I morti, secondo le fonti ufficiali Oms, furono solo 65, ma successive inchieste hanno messo in dubbio tale ricostruzione. Un rapporto del Partito Verde Europeo parla di 9000 morti “presunti”, per malattie che avrebbero colpito nel breve e lungo periodo. Greenpeace, addirittura, stima che i decessi in tutta la popolazione mondiale siano stati tra i 300mila ed i sei milioni, considerando dunque anche gli effetti a lunghissima scadenza della nube tossica.
Comunque, il disastro generò un forte movimento di opposizione nucleare in tutto il mondo. Per restare in Italia, ricordiamo che le proteste contro questa forma di produzione di energia (già in corso negli anni precedenti) portarono al referendum per l’abrogazione del nucleare che segnò la chiusura delle centrali nel 1987, scelta confermata poi anche nel 2011 dopo i fatti giapponesi.

9) 1996 –  PRIMA CLONAZIONE ANIMALE DA “MADRE” ADULTA
Il 22 febbraio 1997 gli scienziati del Roslin Institute, in Scozia, annunciarono al mondo che qualche mese prima, il 5 luglio 1996, era nata la pecora Dolly (chiamata così in onore di Dolly Parton), nata prelevando campioni da cellule somatiche adulte; ben 277 erano state impiantate in ovociti, ma solo Dolly completò il percorso fino alla nascita. In precedenza simili esperimenti erano stati condotti sui girini, ma con successi modesti e senza andare oltre questo stato di vita. La notizia fece subito scalpore, dividendo non solo il mondo scientifico, ma anche la popolazione in generale, sui limiti che avrebbe dovuto mantenere la scienza. Dolly visse soltanto 7 anni, e secondo alcuni ciò sarebbe avvenuto proprio a causa dell’età già avanza delle pecora donatrice (6 anni); paradossalmente, quindi, è come se il clone fosse nato già adulto. Gli esperimenti successivi, tuttavia, non hanno dimostrato lo stesso precoce invecchiamento dei cloni, anzi, è stato rilevata addirittura una maggiore aspettativa di vita.

10) 2006 – IL MONTENEGRO RAGGIUNGE L’INDIPENDENZA

Le conseguenze del terribile conflitto esploso nella ex-Jugoslavia alla morte di Tito non sono ancora terminate, e dal punto di vista della sicurezza militare, oltre che da quello dello sviluppo economico, ci vorrà del tempo prima che la situazione possa assestarsi (si vedano le tensioni relative al Kosovo).
Uno degli ultimi stati a raggiungere la piena indipendenza, riconosciuta a livello internazionale, fu il Montenegro, distaccatosi dalla Serbia in modo ufficiale il 3 giugno 2006, in seguito ad un referendum che assegnò la vittoria ai separatisti con appena 2300 voti in più rispetto al minimo stabilito dall’U.E. per dichiarare valido il voto. I rapporti con gli ex connazionali serbi rimangono ancora piuttosto tesi, sia per le minoranze di tale origine che ancora risiedono nel paese, sia per il riconoscimento ufficiale del Kosovo proclamato dal Montenegro nel 2008.  Recentemente il paese ha iniziato anche il processo per entrare a far parte della Nato. 

mercoledì 10 febbraio 2016

DIECI EVENTI LETTERARI ITALIANI DEGLI ULTIMI CENTO ANNI


1) 1916 – NASCE GIORGIO BASSANI
 Il 4 marzo del 1916
nasceva a Bologna Giorgio Bassani, autore tra i più importanti del panorama culturale italiano del Novecento. Fu molto abile nell’inserire le tematiche della memoria e della psicanalisi nel romanzo, senza però stravolgerne la forma, mantenendosi sempre legato alla tradizione. Portò avanti il ruolo dell’intellettuale impegnato senza mai militare in modo evidente, mantenendo cioè una sorta di filtro da parte della propria persona nei confronti dei grandi temi, così come compiuto anche nei suoi libri. Tra questi ricordiamo le Cinque storie ferraresi (tra le quali Una notte del ’43 dal quale sarà tratto il magistrale film di Florestano Vancini), Dietro la porta, Gli occhiali d’oro (uno dei primissimi testi a trattare anche la tematica omosessuale, anch’esso poi portato sullo schermo da Montaldo); e, soprattutto, Il giardino dei Finzi-Contini (1962): ricordo borghese di una serena giovinezza perduta, crollata con l’irrompere brutale della grande Storia nelle piccole storie umane (la persecuzione anti-ebraica), con una decadenza che alla fine del romanzo sembra avvolgere tutto. Dall’opera è stato tratto il film di De Sica, vincitore dell’Oscar per il miglior film straniero, dell’Orso d’Oro, del Davide di Donatello e di un premio Bafta.     


2) 1926 – GRAZIA DELEDDA VINCE IL NOBEL PER LA LETTERATURA
Uno dei Nobel italiani più “dimenticati”, nonostante appartenga ai primi e, inoltre, assegnato ad una donna. Autrice forse più nota all’estero che in Italia, trascurata a torto per decenni dalla critica nostrana. Il tema dominante delle sue opere fu la Sardegna, isola natia vista come madre arcigna, ma anche custode di fiabe, descritta più dal punto di vista spirituale e folcloristico che realista, segnando così un netto distacco tra l’autrice e la corrente Verista. Anzi, le sue opere sembrano sfociare verso un maturo decadentismo, avvertito nei paesaggi e nei personaggi, avvinghiati da una sorta di “colpa originale”. Tra i romanzi più noti, non possiamo che menzionare Canne al vento (1913), contraddistinto da una intricata storia familiare, quella delle sorelle Pintor, e dal favolismo che avvolge i pensieri e le azioni del servo Efix. Un connubio intrigante, replicato poi in altri libri della sterminata produzione della Deledda, la quale raggiunse anche un notevole successo di pubblico.

3) 1936 – MORTO LUIGI PIRANDELLO
 Il 10 dicembre 1936 scomparve Luigi Pirandello, poeta, saggista, romanziere, novelliere, autore teatrale e premio Nobel per la letteratura. Da giovanissimo si dedicò alla lirica, prima di abbandonarla per passare alla prosa che gli darà un grande successo. Dopo una prima fase legata alla sua regione (L’esclusa, I vecchi e i giovani), fu poi il tempo delle opere umoristiche (Suo marito, Si gira, Uno nessuno e centomila, Il fu Mattia Pascal), non mancando mai di dedicarsi alla novellistica (Novelle per un anno) ed al teatro. Quest’ultimo ebbe numerose fasi, dal comico al grottesco (Il gioco delle parti, Così è se vi pare), fino al rivoluzionario teatro nel teatro (Sei personaggi in cerca d’autore, Ciascuno a modo suo, Questa sera si recita a soggetto), tornando infine ai “miti” (I giganti della montagna), all’irrazionale così evitato in gran parte della sua produzione matura, cercando sempre di dare maggior valore alla VITA e non alla FORMA, al fluire libero e non agli incasellamenti, affidando all’arte il compito di salvare gli elementi positivi dalla vita, combattendo anche contro gli orrori contemporanei come il fascismo, in un prima momento “accettato” per quieto vivere, ma poi decisamente criticato.

4) 1946 – QUASIMODO “TORNA ALL’ORDINE” CON LA RACCOLTA CON IL PIEDE STRANIERO SUL CUORE
Dopo gli orrori della guerra molti poeti si resero conto di non poter più evitare di fare i conti con la realtà, restando chiusi nella serena cittadella delle lettere, immersi in una poesia ermetica ed oscura. Era il tempo della storia, anche dell’ideologia, ma soprattutto della riflessione su ciò che aveva da poco segnato il mondo intero e l’Italia, uscita dilaniata e divisa dal conflitto. Ecco perché Quasimodo, uno dei grandi dell’Ermetismo, decise di scrivere una raccolta che già nel titolo sembrava voler presentarsi come una scusante nei confronti dei lettori (anche se nel ’47 sarà ripubblicata col nome Giorno dopo giorno, proprio per segnare il ritorno al quotidiano). Anche la forma, ovviamente, risentì di questo passaggio: versi più lunghi, meno spazio alla retorica, una lingua maggiormente comprensibile. Poesie come Alle fronde dei salici hanno segnato, dunque, il simbolo di un ritorno all’ordine (così come avvenuto anche dopo la Prima guerra mondiale) che poi sarà maggiormente evidente nel neorealismo in prosa e nel cinema nostrano.

5) 1956 - MONTALE PUBBLICA LA RACCOLTA LA BUFERA ED ALTRO
Dopo le domande poste dalla raccolta Ossi di seppia e la pur debole speranza intravista nelle liriche de Le occasioni, il ’56 (di preciso il 15 giugno) fu l’anno in cui Montale mise fine ad ogni possibile auspicio di salvezza, personale e globale; o meglio, La bufera ed altro segnò l’addio alle certezze sulla letteratura, sui poteri vanamente attribuiti ad essa, dando il via poi ad un silenzio poetico che terminerà solo negli anni ’70, quando la salvezza umana e personale sarà relegata unicamente al ricordo, alla quotidianità più umile e prosaica. Il tutto in parte anticipato già nella raccolta sulla quale ci siamo soffermati, ove poesie quali L’anguilla e Gallo cedrone anticipano tematiche “viscerali” e volutamente basse, quasi l’uomo non potesse che affidarsi alla sua istintività per salvarsi dalla guerra (la Bufera, appunto, come descritto nell’omonima poesia), dando un definitivo saluto alle grandi ideologie passate e presenti, sia letterarie che politiche (per quest’ultime si guardi la sezione Soluzioni provvisorie, dove prospettiva occidentalista e comunista vengono poste sullo stesso piano in negativo). 

6) 1966 – INIZIA LA PUBBLICAZIONE DELLA DIVINA COMMEDIA NELL’EDIZIONE CRITICA DI PETROCCHI
Giorgio Petrocchi è stato un critico e filologo italiano. Membro dei Lincei e della Crusca, si occupò molto di letteratura cristiana (senza dimenticare i suoi lavori sul Pascoli, sull’Aretino, sul Bandello e così via), prestando particolare attenzione a Manzoni e Dante. Proprio riguardo la Commedia, si deve a lui la più importante edizione critica, basata su testi antichissimi (1330-1350), anteriori a Boccaccio, denominata per l’appunto La Commedia secondo l’antica vulgata e edita in quattro volumi tra il 1966 ed il 1967. Il corpus di testi consultati dal Petrocchi venne così diviso dallo stesso studioso: tradizione fiorentina antica, tradizione toscana occidentale, tradizione emiliana, tradizione fiorentina rinascimentale. Come suggerisce il titolo stesso dell’edizione, il critico non ritiene possibile seguire un percorso filologico di tipo lamarchiano, vista perduta la primissima tradizione manoscritta; ecco perché, scegliendo codici non “contaminati” dal copista Boccaccio, ritiene di aver ricostruito quella che doveva essere la versione allora più diffusa, non di certo quella originale, sulla quale ormai le speranze sono chiuse, a meno di miracolosi ritrovamenti.  

7) 1976 – PUBBLICATO IL ROMANZO “UN BORGHESE PICCOLO PICCOLO”
Nel 1976 Vincenzo Cerami pubblicò il romanzo Un borghese piccolo piccolo, trasportato poi sullo schermo da Mario Monicelli in una indimenticabile pellicola interpretata da Alberto Sordi, autore di una prova drammatica degna di lode. L’opera tratta di Giovanni, un tranquillo impiegato ministeriale, intenzionato a sistemare il proprio figlio Mario con un posto altrettanto sicuro; per riuscire nell’intento il piccolo borghese non esiterà a chiedere favori, entrando addirittura nella Massoneria per far superare al figlio la terribile prova scritta. Il giorno dell’esame, però, la tragedia: mentre si recano al ministero padre e figlio restano coinvolti in una rapina ed il ragazzo viene colpito a morte. Dopo qualche tempo la moglie, Amalia, si ammala per il dolore, e Giovanni prosegue in modo asettico e distaccato la sua esistenza, fin quando una mattina in questura non riconosce l’assassino di Mario. Non dice nulla alla polizia, ma lo rapisce, torturandolo per giorni fino alla morte, dopodiché riprende la sua solita vita. Raggiunta l’agognata pensione Amalia si spegne e Giovanni decide di tornare a seppellire in modo più dignitoso il corpo della sua vittima.
Opera densa di pessimismo sui tempi presenti e sugli italiani, densa anche di critiche profonde sul sistema di vita proprio del dopoguerra e, più in generale, sulla frustrazione e fragilità che attraversa le esistenze di tanti uomini medi, pronti a lasciarsi andare alla follia ed all’apatia da un momento all’altro.  

8) 1986 – PRIMO LEVI PUBBLICA IL SAGGIO “I SOMMERSI E I SALVATI”
Fin da Se questo è un uomo e La tregua, la tematica dell’olocausto e del dolore dell’uomo dinnanzi al male assoluto è stata sempre al centro della poetica di Primo Levi. L’impossibilità di superare un trauma storico ed umano così grande è confermato dal saggio pubblicato il  del 1986 I sommersi e i salvati, ultima opera del  torinese. L’opera parte dai Lager nazisti, ma si allarga anche agli orrori dei Gulag sovietici, mettendo al centro di tutto la memoria, vista dall’autore come una vera e propria condanna, come un peso impossibile da sopportare. A rendere più drammatici gli eventi ci sono anche i collaborazionisti, gli ebrei scelti dai nazisti come gestori dei crematori e degli altri prigionieri, entrati a far parte di una vergognosa “zona grigia” tra vittime e carnefici.
Nel libro il dolore personale è affrontato con la solita lucidità e scientificità, quasi a tentare un distacco da ciò che si era vissuto, così da poter proporre un’analisi obiettiva e non condizionata dall’emotività. Ma Levi non riuscì a fuggire a questo peso. I sommersi erano morti subito, ma anche i salvati come lui rimasero marchiati a vita, come testimonia in modo evidente il suicidio dell’anno successivo alla pubblicazione dell’opera.

9) 1996 – NASCE LA CORRENTE DEI “CANNIBALI”
L’ultima tappa della letteratura post-moderna italiana vide la nascita di un gruppo di scrittori i quali, paradossalmente, trovavano le proprie fonti di ispirazione al di fuori della letteratura: cinema (soprattutto Pulp), fumetti, musica, spot, un insieme caotico e magmatico come la realtà degli anni ’90, riportata su carta da autori come Tonelli (il caposcuola), Ammaniti, Santacroce, Scarpa, Luttazzi. Proprio quest’ultimo, insieme ad Ammaniti, aveva contribuito alla raccolti di racconti Gioventù cannibale, pubblicata il  del 1996 e contraddistinta da opere di altri autori quali Brancaccio, Novi, Pinketts. Si tratta di racconti ruvidi, diretti, proprio come le pellicole di Tarantino o i fumetti alla Dylan Dog, tali da suscitare scandalo nell’animo dei critici ortodossi. Ma, in realtà, la letteratura si rivelò specchio della realtà, se non proprio musa profetica, come affermò in seguito lo stesso Luttazzi: la storia del mostro di Firenze, Unabomber italiano, i sassi dal cavalcavia, le violenze gratuite e le ipocrisie della società perbenista, tutte perfettamente svelate in quest’opera e dalla corrente dei “cannibali”, oggi ormai così imitata da rischiare la tragica sorte manierista.  

10) 2006 – MUORE ORIANA FALLACI

Il 15 settembre del 2006 si spegneva dopo una lunga malattia la scrittrice e giornalista Oriana Fallaci. Oggi tirata spesso in ballo a sproposito, citata senza molta accortezza, certo negli ultimi anni della sua vita assunse delle posizioni che gli autori di questo blog non si sentono per nulla di sottoscrivere. Nonostante ciò, è innegabile il ruolo che come intellettuale ha avuto nel secondo dopoguerra: partigiana, inviata di guerra, scrittrice mondana, contestatrice della contestazione (talvolta a torto, talvolta a ragione), esperta del medio oriente… Come romanziera ricordiamo il successo di opere quali Penelope alla guerra, Se il sole muore, Lettera a un bambino mai nato, Un uomo. Come accennato in precedenze, le posizioni che la Fallaci assunse dopo l’11 settembre (al limite o forse oltre l'intolleranza), le sue esagerate critiche all’aborto, la banalizzazione delle rivendicazioni omosessuali (nonostante l’amicizia che la legò a Pasolini) non sono affatto condivise dalla nostra redazione; ma negare l’importanza culturale della sua attività per motivi di differenza ideologica sarebbe indubbiamente sbagliato.

domenica 7 febbraio 2016

Vodka&Inferno - La morte fidanzata: Ciò che è male e ciò che è bene.



Titolo: Vodka&Inferno – La Morte Fidanzata
Autore: Penelope Delle Colonne
CE: Milena Edizioni
Genere: Romanzo Gotico
Pagine: 510
Anno di pubblicazione: 2016

Trama
“Prima Venezia di echi dissonanti
Poi Soroka di dolci inganni”.
Il 31 Ottobre 1893 viene ritrovato un cadavere nella laguna veneziana. Subito i ladri di cadaveri al seguito del signor Carnemolla si mettono al lavoro, pronti a rivendere la salma ai dottori che in segreto operano strani esperimenti sugli esseri umani. Tra di loro c’è però Frattaglia che si invaghisce talmente tanto di quel cadavere da seguirlo fino in Russia. Lì entrerà in contatto con la famiglia del defunto e col defunto stesso che tornerà dalla morte pronto a sottomettere l’intera città al suo volere grazie a una strana bevanda, la Vodka&Inferno, che opera come una sorta di filtro della verità: bianca e trasparente, innocua, ma se si infiamma diventa rossa come l’inferno e costringe chi la beve a dire il vero.



Ciò che è giusto e sbagliato, ciò che è male e bene, ciò che conduce al Paradiso e ciò che fa sprofondare all’inferno. Tematiche molto presenti nel Vodka&Inferno – La Morte Fidanzata scritto Penelope Delle Colonne. Cos’è il male e cos’è il bene? Partiamo da questo presupposto: Penelope non darà risposta certa a questa domanda, anzi, LA DOMANDA, che affligge l’uomo dalle origini di tutti i tempi. Il male e il bene si confondono in Vodka&Inferno, si mascherano, prendono strade tortuose prima di venire alla luce e, spesso, nemmeno vengono alla luce.
Partiamo dal principio: cos’è il bene e cos’è il male?
Il bene è costruzione, creazione. Il male è distruzione, nulla. Entrambi hanno bisogno l’uno dell’altro perché non c’è creazione senza distruzione, non c’è creazione senza il nulla primordiale e allora bene e male non sono che faccia della stessa medaglia. Collaborano quasi a braccetto per arrivare a un fine, ma quale fine?
La storia prende l’avvio in una Venezia putrida e scarna e dai pensieri di Frattaglia, piccolo orfanello necrofilo. In Frattaglia ci sono due vite: la prima è quella dell’orfano abbandonato e disprezzato da tutti che quasi porta il lettore a patteggiare per lui. Improvvisamente, però, emerge un’altra vita nello stesso personaggio: il necrofilo che fa scempio dei cadaveri a suo gusto, quello che è disposto a tutto per protrarre il suo amore malato, il furbo, l’opportunista, la scaltra volpe. L’assassino privo del bisogno, della coscienza, per giustificare le sue azioni.
Viktor. Viktor è vittima iniziale delle attenzioni morbose di Frattaglia. Ben presto, però, diventa il carnefice dell’orfanello veneziano, dittatore indiscusso della città di Soroka, pronto a qualsiasi cosa per salvare la sua famiglia. È un cattivo? Non si può dire per certo. Viktor, infatti, opera per salvare il sangue del suo sangue e per vendicarsi dei Rodčenko. I Rodčenko stessi, che quasi appaiono come vittime durante la storia, sono davvero vittime? Boris, freddo soldato e padre padrone, non si dedica in tutto e per tutto al bene della famiglia?
Forse la coppia più strana in questo senso è quella formata da Pëtr e Yuri. Chi è la vittima e chi il carnefice tra loro due? A primo acchito sicuramente Yuri sembrerebbe un accalappiatore di ragazzini senza scrupoli, ma Pëtr, nella sua feroce ingenuità, è davvero così vittima?
Chi ha ragione e chi torto?
Questa domanda pervade tutto il romanzo e di certo, in questo primo volume, non trova soddisfazione alcuna. Non si sa chi ha torto e chi ha ragione, non si sa cos’è male e cos’è bene. Perfino il cattivo, Marcabrù, ha tutte le ragioni del mondo per voler fuori dalle sue terre i Mickalov.
L’unica nota stonata in questo disegno perfetto è Balthazar il Turco, il Dottore della Peste. Balthazar è bene o male? Balthazar chi è?
Forse Dio?
Non sembra davvero un onnipresente e onnisciente che guida le gesta di tutti gli altri cittadini di Soroka?
In attesa del secondo volume, vi lasciamo con questi interrogativi.
 
D.A