sabato 29 ottobre 2016

LE SETTE MERAVIGLIE DEL MONDO


Le sette meraviglie del mondo sono delle opere architettoniche e scultoree, considerate le migliori in assoluto in età antica da parte dei greci e dei romani.
Uno dei primi autori a codificare il canone delle sette meraviglie fu Antiparo di Sidone, nella Anthologia graeca, intorno alla metà del secondo secolo a.c. L'autore greco vicino ai neoteroi cita diversi elenchi precedenti al suo, risalenti fino a due secoli prima, testimoniando così una tradizione consolidata su questi capolavori architettonici.
L'opera di Sidone si basava, comunque, su fonti tratte da viaggi di singoli esploratori, i quali avevano condiviso l'ammirazione per le sette meraviglie, limitando le descrizioni ad artefatti umani, mentre per quanto riguarda le sette meraviglie naturali bisognerà aspettare i giorni nostri.
Tutte le opere sono situate lì dove fiorirono le più grandi civiltà del mondo antico, tra Egitto, Grecia e Mesopotamia, attorno al nostro caro Mediterraneo.

Secondo la leggenda i giardini pensili di Babilonia sarebbero stati fatti realizzare da Semiramide, regina assira collocata da Dante nel girone dei lussuriosi. In realtà i giardini furono edificati all'inizio del VI secolo a.c. da Nabucodonosor II; l'opera era stupefacente non solo per la commistione tra elementi naturali ed artificiali, ma soprattutto per la notevole perizia tecnica del sistema idrico.





La statua del dio Helios fu costriuta a Rodi per festeggiare il respingimento dell'assedio condotto da parte del macedone Demetrio. L'opera fu affidate a Carete di Lindo che riuscì incredibilmente a innalzarla per ben 30 metri. Una sessantina di anni dopo la statua crollò in seguito ad un terremoto e i rodiesi decisero di non ripararla, forse per motivi religiosi; con la conquista araba i resti furono distrutti. Il Colosso doveva assomigliare alla Statua della libertà, dato che reggeva una fiaccola ed aveva la testa cinta da una raggiera.






Mausoleo di Alicarnasso

Mausoleo di Alicarnasso


La gigantesca tomba fu fatta costruire da Artemisia per il fratello Mausolo a metà del IV secolo a.c., iniziando così la tradizione dei grandi monumenti funerari detti, appunto, "mausolei". Distrutto anch'esso da un terremoto, sopravvive solo nei resti dei cavalli e della quadriga, conservati al British Museum. L'opera fu progettata da da Satiro e Pitide.







Il tempio di Efeso fu probabilmente edificato su altre opere precedenti, raggiungendo dimensioni tali da non essere più eguagliato nel futuro. Secondo la leggenda fu arso dal pastore Erostrato, desideroso di passare alla storia, mentre la dea era distratta dalla nascita del grande Alessandro. La distruzione definitiva fu compiuta dai cristiani nel V secolo d.c.




Costruito sull'isola di Pharos di fronte al porto di Alessandra d'Egitto, all'inizio del III secolo a.c., l'opera segnò la dinastia di due re tolomei (Tolomeo I e Tolomeo II). Secondo fonti romane poteva essere scorto a 50 km di distanza, guidando le navi per i fondali impervi. Per produrre una luce così intensa vennero probabilmente usati degli specchi, seguendo tecniche consolidate dagli antichi egizi. Sopravvissuto fino al 1300, crollò in seguito a dei terremoti.



La statua di Zeus a Olimpia
La statua di Zeus a Olimpia
Realizzata nel 436 a.c. da Fidia, l'opera era collocata nella navata principale del tempio di Zeus. Lo scultore fu il più grande dell'epoca periclea, autore di opere encomiastiche, oltre che di quelle sacre sacre, lo ricordiamo anche per l'innovazione del panneggio bagnato. La statua rimase al suo posto per otto secoli, desiderata da tutti al punto che, secondo Svetonio, l'imperatore Caligola cercò inutilmente di impossessarsene. Il funzionario bizantino Lauso la portò nel suo palazzo, a Costantinopoli, e con esso finì distrutta in un incendio.


La Grande Piramide di Giza
La Grande Piramide di Giza

La Piramide di Giza è la più grande delle tre piramidi della necropoli. L'unica superstite delle sette meraviglie è anche la più antica, dato che fu edificata nel 2500 a.c., dopo un lavoro durato circa 15 anni. Alta quasi 150 metri e larga 230, l'opera è stata realizzata con tecniche non ancora pienamente decifrate, lasciando dietro di sé un alone di mistero comune a molti altri reperti antichi.

















mercoledì 19 ottobre 2016

LETTORI MODERNI: LA SCELTA DI NON SCEGLIERE

Leggere.

 Apriamo un dizionario per scoprire il significato di questo verbo: “interpretare funzionalmente la scrittura per informarsi”, “insegnare dalla cattedra” (prima le lezioni erano dedicate molto alla lettura diretta), “individuare una condizione emotiva” (“leggere il dolore sul volto”).
 Proviamo a consultare un vocabolario latino. Il primo significato del termine legĕre è “raccogliere”, più avanti è tradotto con “percorrere”, “costeggiare” e solo alla fine “leggere” così come lo intendiamo noi. Tra gli altri c’è una traduzione (derivata soprattutto dalle opere di Cicerone, Livio e Virgilio) che ormai è perduta nella semantica italiana, ma credo (e spero) debba restare strettamente legata al significato attuale del termine: scegliere”.  
In effetti i latini non leggevano di tutto, o almeno, non tutto alla stessa maniera. Il principio di “autorità” era fondamentale per loro, persino i Poetae Novi si rifacevano a degli scrittori, avevano rispetto per delle autorità a cui fare riferimento.
In epoca medioevale si è corso un brutto rischio: scegliere le opere in base al grado di devozione/compatibilità religiosa, ma gli intellettuali non si sono lasciati trascinare da questo falso parametro; si guardino, ad esempio, le fonti della Divina Commedia per scorgere quanto di pagano ci sia.

L’Umanesimo ha riacceso il desiderio di “raccogliere” la tradizione, di “percorrere” il cammino che conduce alla conoscenza in compagnia degli avi illustri, ma ha anche contribuito alla formazione di una idea libera della conoscenza, slegata dall'enciclopedismo medioevale, finalizzata allo sviluppo della capacità individuali dell’uomo.
L’età moderna ha partorito la stampa ed il vertiginoso aumento dello opere letterarie. Ha conosciuto il dogmatismo più severo del Barocco e la razionalità dell’Illuminismo; l’uomo ha rivolto lo sguardo all'indietro con il Neoclassicismo e dentro se stesso durante il Romanticismo.
Noi contemporanei siamo immersi dalla libri. Si scrive su eventi presenti, passati e futuri; si legge di meno e sempre peggio; si presta poca attenzione a ciò che si legge, le parole quasi volano via sotto i nostri occhi; non si rilegge quasi mai, si dimentica presto ogni cosa.
Oggi la lettura è una attività talmente rara che la si apprezza anche se non di qualità. Ci sono padri che regalano ai loro figli le autobiografie di calciatori ventenni (?!), madri che donano alle figlie libri d’amore talmente dolci da essere diabetici. Si leggono più “manuali di istruzione” che classici. Nelle classifiche di vendita troneggiano ricettari di cucina e ricettacoli di aforismi incastonati a forza in una fumosa trama. 
Oggi leggere non ha più nulla a che fare con lo scegliere.
Siamo vittime del de gustibus, dei ghost writer, dei libri auto editati, delle case editrici a pagamento. Abbiamo abdicato a qualsiasi idea di critica, scelta ponderata, aspirazione alla perfezione. La moltitudine degli scrittori cresce di pari passo con la nostra speranza di diventarlo e l’approssimazione nel farlo. Acquistiamo libri solo se in offerta, solo se con la copertina lucida,solo se il nome dell’autore ci è familiare, solo se la trama non è abbastanza pesante (“mica ci farà riflettere?”).
Abbiamo rinchiuso la lettura tra i vagoni del treno, sotto l’ombrellone, nelle sale di attesa. Ci siamo ritirati da ogni possibile valutazione, da ogni tentativo di giudizio. Oggi la scelta è stata delegata ai meno colti e chi denuncia l’assurdità di questa situazione è condannato o tacciato di snobismo.
 Non si è riusciti ad avvicinare la letteratura alle masse, ma si sta correndo il rischio di far entrare la massificazione nel mondo letterario.
Dinnanzi a questa spegnimento delle coscienze ogni tentativo di salvezza è solo palliativo. Forse da questa decadenza culturale avremo una rinascita. Forse l’unica soluzione è il crollo, il ciclico alternarsi di progresso e regresso, la crisi rigeneratrice a cui ogni istituzione sociale va incontro, come scriveva Polibio

Già, ma chi lo leggerebbe più Polibio…