sabato 25 febbraio 2017

LA BIBLIOTECA DIMENTICATA; scrivete di meno e leggete di più!

Entrando in una magnifica biblioteca, piena di volumi rilegati di tutte le epoche, tomi antichi e moderni, letteratura di ieri e d’oggi, troviamo,  su di  un tavolo, un piccolo foglio con accanto una penna…cosa fare?

Aimè, oggi si legge poco, ma tanto, tanto poco; oggi ci si reca nelle librerie distrattamente, come per passare il tempo: nei centri commerciali si scorgono sovente delle coppie aggirarsi tra gli scaffali, come incuriosite, stupite che ci sia così tanto da leggere oltre ai libri beatamente ignorati a scuola. Queste coppie attendono che si faccia l’ora del film o che arrivino gli amici con cui andare a mangiare:  guardano, scrutano centinaia di copertine come un povero davanti ad una gioielleria,  sapendo che non compreranno nulla, sebbene loro ne abbiamo la possibilità.
Dei due è quasi sempre la donna quella “acculturata”, dimostra ciò sfiorando le superficie di qualche libro e dicendo frasi del tipo «Io questo l’ho studiato per la maturità!».

Si legge poco anche tra gli adulti e quel poco lo si lascia all’estate, sotto l’ombrellone, come se durante l’inverno i libri portassero freddo, tuttavia si pretende che i figli imparino chissà quali mattoni con davanti il pigro esempio di tali genitori.
A tutto ciò si associa un fenomeno incredibile: si scrive sempre di più.
Libri su libri di giovani speranzosi, vecchi esordienti, attori in declino, comici creativi, politici pentiti, narratori dell’ultima ora. Si scrive su tutto con la pretesa della verità, con la convinzione di avere qualcosa di profondissimo da dire…
C’è voglia di comunicare, bene, tuttavia le nuove frontiere dei media offrono mezzi infiniti per chi voglia condividere i propri pensieri. Si può contare su un pubblico di lettori impensabile per gli esordienti di cento anni fa: blog, forum, riviste online, facebook( e io sennò come farei a diffondere questi miei articoli?).
E’ un bene che ci siano questi spazi, è una conquista democratica, ma si abbia la decenza di non supporre che mille fan su una pagina ci hanno consegnato il titolo di “novelli Dante”! Soprattutto, non si scambi questo successo effimero per uno sprone a pubblicare libri di incerta qualità (magari attraverso case editrici a pagamento). Per carità, fermatevi, smettetela di uccidere gli alberi!

La scuola istruisce non sempre in maniera eccellente, lo sappiamo, ma la nostra cultura possiamo crearcela da soli, scegliendo di colmare le falle del sistema formativo: qualche classico, alcuni autori moderni, un saggio di critica su ciò che più ci interessa, non ci vuole molto ad avviare la lettura ed a stimolare la riflessione,  dovrebbe essere più facile rispetto allo “scrivere”… 
“Dovrebbe”.

Tornando all’inizio.
Cosa facciamo allora  in quella biblioteca?
 La maggioranza, ahimè, temo prenderà il foglio e la penna, scriverà di getto, cercando qualche citazione nel libro più a portata di mano, rigorosamente senza indicarne poi la fonte.

Spero, invece, che saremo sempre di più noi che scegliamo di accostarci con umiltà di fronte a tanta conoscenza, cercando di leggere il più possibile e di rileggere per capire, prima di avvicinarci, timorosi, alla penna, imbarazzati dalla presenza di tanti e tali autori, per scrivere (se proprio è il caso) qualcosa che sia vagamente degno di essere ricordato.

Restiamo umili.

lunedì 20 febbraio 2017

20 FEBBRAIO: GIORNATA MONDIALE DELLA GIUSTIZIA SOCIALE

Il 26 ottobre 2007 l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha stabilito di osservare ogni anno la "giornata mondiale della giustizia sociale", più precisamente la celebrazione è stata collocata nella data del 20 febbraio.
Nonostante il progresso umano, nel corso dei secoli, abbia migliorato le condizioni civili e sociali di gran parte dell'umanità restano ancora tantissime cose da fare per estinguere la povertà, cancellare l'emarginazione, risolvere il problema della disoccupazione e così via.
Oggi i valori di uguaglianza, libertà, solidarietà, sicurezza sono riconosciuti (almeno in teoria) praticamente in tutto il mondo, tuttavia il cammino per la loro affermazione è stato lungo ed arduo. Ormai i diritti umani sono considerati basilari, al di là di ogni diritto di cittadinanza o di ogni superiorità economica e sociale, sebbene anche nei nostri giorni ci siano persone ancora convinte di poter impedire il libero sviluppo di ogni individuo, giustificando tale comportamento con una presunta superiorità. 
Nel 2006 l'Onu ha chiarito che per "giustizia sociale" si intende l'equa distribuzione dei frutti della crescita economica  , stabilendo che l'assenza di giustizia sociale comporta inevitabilmente il dominio del più forte, quindi della violenza e del caos. Gli stati, dunque, devono impegnarsi affinché ogni uomo possa accedere liberamente all'istruzione, ricevere adeguate cure e necessaria sicurezza, mantenendo così la società libera ed evitando i conflitti. 
Abbiamo accennato al fatto che il cammino verso la giustizia sociale è stato portato avanti per secoli attraverso moltissime difficoltà; questo è vero, ma, per essere più precisi, bisogna specificare che, sebbene il concetto di giustizia sociale esista da millenni, l'espressione specifica è notevolmente più recente così come l'interesse per il riconoscimento di questo valore (solo così si spiega il perdurare millenario della schiavitù).  
Il primo ad usare il termine "giustizia sociale" fu il gesuita Luigi Taparelli nel 1840 nel suo scritto Civiltà cattolica, riprendendo alcuni concetti espressi da Tommaso D'Aquino. Successivamente l'espressione fu ripresa dai movimenti socialisti e sindacalisti i quali, nel corso del '900, lottarono per l'ampliamento dei diritti sociali e politici.