giovedì 13 aprile 2017

LE 10 IPOCRISIE DEGLI ITALIANI D'OGGI

Italiani popolo di santi, poeti e navigatori; italiani brava gente; italiani simpatici; italiani popolo di lavoratori...
Noi italiani siamo decisamente contraddittori. Talvolta riusciamo ad apparire decisamente migliori di come siamo in realtà, salvo poi smentirci subito, alla prima occasione. Altre volte sembra che tutto e tutti vadano contro di noi, ma d'improvviso un gesto generoso ed inatteso ci riscatta agli occhi del mondo.
Abbiamo ideato il Rinascimento, ma anche la Controriforma; mentre le nazioni europee si formavano noi lottavamo gli uni contro gli altri, ma al contempo lingua e tradizione culturale ci univano più saldamente degli stati vicini; ci siamo inebriati alle parole di un misero duce e poi riscattati con un'accanita Resistenza.
Sono troppo giovane per poter vagheggiare il ricordo di un'Italia migliore, per rimpiangere i bravi italiani di una volta o per rammentare quando qui era tutta campagna e gli uomini si amavano come fratelli. Gli italiani che conosco io sono decisamente ipocriti; a parole pieni di virtù e buone intenzioni, nei fatti malevolmente furbi e sempre pronti ad ingannare il prossimo.
Ho raccolto 10 ipocrisie tipicamente (ma non esclusivamente) nostrane, tali da riassumere il carattere nazionale:

1) POPOLO DI SPORTIVI:
Gli italiani sono un popolo di sportivi: a parole sarebbero capaci di segnare un gol in rovesciata da trenta metri, schiacciare con una sola mano, vincere la coppa Davis, andare a meta contro la Nuova Zelanda. Nei fatti, però, le statistiche indicano che lo sport è praticato sempre meno, mentre la salute degli italici fisici non è proprio quella degna dei grandi atleti. Gli italiani, a parole, sarebbero anche dei gran signori, umili nella vittoria e moderati nell'accogliere una sconfitta. Nonostante ciò il tifo resta tutt'altro che pacifico, i dibattiti post-gara non sono proprio accademici e persino ad alti livelli si tenta di nascondere con l'arroganza atti di slealtà sportiva.

2) POPOLO DI ACCULTURATI:
Su internet il popolo italico si contraddistingue per un'incredibile sicumera nelle proprie conoscenze e capacità. C'è un terremoto? Tutti sismologi. Un attentato? Tutti analisti militari. La crisi economica? Ognuno ha la sua ricetta. Un nuovo libro? Tutti critici letterari. La partecipazione è senza dubbio positiva, tuttavia l'ignoranza dilagante mi fa dubitare seriamente sull'effettiva competenza dei diffusissimi soloni moderni. Le statistiche sull'analfabetismo di ritorno e sul rapporto tra italiani e lettura non sembrano essere molto rassicuranti. I nostri politici, per rappresentarci in maniera degna, sfoggiano continuamente e ripetutamente figure imbarazzanti, ma probabilmente fingono per non metterci a disagio con la loro sapienza. Eravamo il paese delle cultura, ora ci beiamo della nostra ignoranza, mentre i lettori scemano giorno dopo giorno.

3) POPOLO DI INFORMATI:
Oltre ad una vasta cultura gli italiani si dicono anche aggiornatissimi su tutto. Dopo anni ed anni di osservazioni e dibattiti ho capito una cosa: siamo un paese che legge solo i titoli. Nei decenni passati le persone conoscevano l'argomento del giorno, ma la loro analisi non si spingeva oltre il sottotitolo di prima pagina. Oggi, con internet, la situazione non è cambiata molto; i navigatori scorrono solo l'anteprima del link, ma non ci cliccano sopra praticamente mai. Su cosa sono informati, allora, gli italiani? A giudicare dalle statistiche direi che sono degli esperti di calcio. Osservando le classifiche delle notizie più lette online direi che su tette e culi non si fanno sfuggire un millimetro; riguardo quest'ultimo punto, oramai, le notizie di donne nude/modelle/attrici/adescatrici stanno lentamente conquistando le home di tutti i giornali online, anche quelli che si autodefiniscono "seri". Nella triste classifica seguono le notizie su cuccioli teneri e video divertenti (mah), palesemente preparati a tavolino.

4) POPOLO DI RIVOLUZIONARI:
Gli italiani raramente sono contenti: nei secoli di dominazione continua rimpiangevano sempre gli oppressori precedenti; poche regioni del nord hanno portato avanti l'Unità ed ora quelle stesse desiderano la secessione; eravamo un popolo di fascisti e subito dopo di partigiani. Oggi l'antipolitica la fa da padrona, sembra che nessuno riesca più a riconoscersi nella classe dirigente degli ultimi venti anni. Eppure i due "vecchi" schieramenti, messi insieme, hanno totalizzato circa il 60%. Ogni giorno si organizza una marcia, una sommossa, un ribellione, ma ci ritroviamo uniti assieme solo per la partita della nazionale. Tutti vogliono trasformare l'Italia in un paese moderno, ma alla fine dei conti la raccomandazione è sempre la prima strada, spesso rivendicata anche con la frase "Potevo mai non approfittarne?". Se il termine "rivoluzione" viene preso alla lettera (ritornare indietro) allora si, siamo un popolo di rivoluzionari.

5) POPOLO DI COMPLOTTISTI :
In Italia abbiamo avuto stragi misteriose, rapimenti dubbi ed omicidi apparentemente privi di mandanti. Alle nostre spalle lo stato si è mosso talvolta in modo discutibile, mentre la classe politica non ha di certo operato sempre per il bene dei cittadini, bensì mossa da chissà quali interessi "superiori". Nonostante ciò, l'italiano medio non crede ai complotti, anzi, a suo parere tutto scorre in maniera naturale e trasparente, con precise cause e precisi effetti. Anche in questo caso, però, si nasconde una profonda ipocrisia. Gli italiani, infatti, diventano complottisti non appena vengono toccati i propri interessi: "Sono stato bocciato al concorso? i promossi erano tutti dei raccomandati!"; "Sono stato sconfitto alle elezioni come vice-amministratore del comitato di quartiere? L'altro chissà come si è comprato i voti"; "Mi hanno negato quel permesso? Chissà chi hanno voluto favorire"; "L'arbitro ha dato rigore contro? Siamo alle solite, il sistema ci teme".

6) POPOLO DI CINEASTI RAFFINATI:
Gli italiani vanno abbastanza spesso al cinema, i dati lo confermano. Il problema è cosa guardano. Un tempo eravamo una nazione produttrice e fruitrice di cinema d'alto livello. Un cinema che, pur non rinunciando alla vocazione popolare, riusciva a mantenersi innovativo, mai banale, affatto volgare. Oggi, invece, ai primi posti delle classifiche ci sono i cine-panettoni o le performance di cominci, magari non così disastrose, ma di certo non degne di record e primati. O forse si. Probabilmente, se il pubblico italiano è di basso livello, è naturale che opere volgari o appena sufficienti appaiano come dei capolavori immortali. Anche per quanto concerne la ricezione dei film stranieri non siamo così tanto originali; andiamo a guardare tutto ciò che viene iper-pubblicizzato, dimostrando ancora una volta di non possedere un minimo di coscienza critica ed autonoma.

7) POPOLO DI SALUTISTI:
La dieta mediterranea è apprezzata in tutto il mondo, grazie alla varietà, alla qualità ed alla salubrità dei prodotti che la compongono. Siamo invidiati per la nostra cucina, eppure, lentamente, abbiamo scelto di allontanarci da questa  salutare strada: i dati sull'obesità degli italiani si commentano da soli. Anche in questo campo siamo riusciti a farci imporre dei modelli dagli americani, mangiatori di grande quantità e bassissima qualità. In Italia siamo da sempre noti produttori di vino, e quasi ogni italiano si atteggia a sommelier, tuttavia le nostre scelte non sono sempre di ottimo livello. Se il benessere comincia a tavola, beh, non v'è dubbio, ci stiamo decisamente rovinando la salute.  


8) POPOLO DI ANIMALISTI/AMBIENTALISTI:
Il rispetto per gli animali è un valore positivo e lodevole, non a caso il patrono del nostro paese è proprio San Francesco. Negli ultimi anni, però, l'amore verso cuccioli più o meno carini si sta trasformando in una moda, peraltro assai conveniente per alcuni: politici in cerca di facile successo tra il pubblico; giornali desiderosi di attirare gente sui propri siti con video giornalieri del tipo "cucciolo di tigre bengalese semiestinta sorride alla mamma che lo allatta mentre fa la spaccata"; case produttrici di vestiti, cibi raffinati, profumi per i nostri amici pelosi, magari talvolta questi prodotti sono stati testati proprio su altri animali. Di certo gli italiani, a parole, sono tutti animalisti, ma alcuni dati sembrano andare decisamente contro questa interpretazione (abbandoni, maltrattamenti). Lo stesso vale anche per l'ambiente naturale, osannato ed amato da tutti, ma non rispettato adeguatamente, come confermato da altri dati. Insomma, un popolo di amanti del creato solo in teoria, ma la pratica si rivela tutt'altro che coerente con le intenzioni professate.

9) POPOLO DI DEVOTI:
La penisola italica ha accolto la sede della Chiesa e si è legata al suo destino per quasi duemila anni. Gli italiani sono stati sempre credenti e devoti, o almeno ne hanno dato l'apparenza. Oggi, in particolare, è rimasta solo l'obbedienza esteriore, una maschera di bigottismo e conservatorismo totalmente distaccata da ogni concezione spirituale delle religione. Sulla fedeltà le statistiche non sono proprio coerenti con le buone intenzioni professate; l'amore per i beni materiali cresce sempre di più, ed il modello del Cristo parsimonioso è sempre più lontano; "Non rubare" e "Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare...", due insegnamenti infranti dinnanzi al muro dell'evasione. L'amore verso il prossimo non è certo coltivato con l'adeguata passione, ormai ho come l'impressione che gli italiani stiano perdendo la bontà e la solidarietà per cui erano famosi; non siamo più dei "buoni cristiani", ammesso che lo siano mai stati.

10) POPOLO DI "LEGGE ED ORDINE": 
C'è una cosa che mi ha sempre affascinato di noi italiani. Siamo giustizialisti fino al midollo quando guardiamo le colpe degli altri: pena di morte auspicata ogni giorno; legge del taglione come se piovesse; carcere a vita per i politici "ladri". Eppure, quando siamo noi a commettere qualche infrazione più o meno grave, diveniamo improvvisamente un paese di anarchici: "Perché fermate me? ci sono altri senza cintura!"; "Io un evasore? i veri ladri sono in Parlamento!"; "Una multa? Spenderò il triplo in avvocati pur di non pagarla!". Siamo bravissimi a delineare i limiti della libertà altri, tuttavia noi stessi vorremmo essere autorizzati a fare tutto.